mercoledì 7 gennaio 2026

Yevhen Sverstyuk: etica cristiana fondamento della identità e libertà nazionale ucraina, di Carlo Sarno


Yevhen Sverstyuk: etica cristiana fondamento della identità e libertà nazionale ucraina

di Carlo Sarno


 

INTRODUZIONE

Yevhen Sverstyuk (13 dicembre 1928 – 1 dicembre 2014) è stato un eminente scrittore, filosofo, critico letterario e dissidente ucraino, considerato una delle figure morali più autorevoli dell'Ucraina contemporanea.

Profilo e Attività Dissidente
Sverstyuk fu un protagonista del movimento dei "Sessantini" (Shistdesyatnyky), un gruppo di intellettuali che negli anni '60 si oppose moralmente e culturalmente al regime sovietico.
Impegno Civile: Partecipò attivamente a riunioni letterarie semi-legali e protestò contro la discriminazione della cultura ucraina e la russificazione.
Prigionia: Nel 1972 fu arrestato durante una ondata di repressioni contro l'intelligentsia ucraina. Fu condannato al massimo della pena: 7 anni di campi di lavoro forzato e 5 anni di esilio in Siberia per "agitazione e propaganda antisovietica".
Samizdat: Fu autore di testi cruciali della stampa clandestina (samvydav), tra cui il celebre saggio sull'incendio della Biblioteca Centrale Scientifica di Kiev del 1964, visto come un attacco deliberato al patrimonio ucraino.

Ruolo Culturale e Opere
Dopo il rilascio e con l'indipendenza dell'Ucraina, Sverstyuk divenne un punto di riferimento per il rinascimento spirituale e culturale del paese.
PEN Ukraine: Ha ricoperto la carica di presidente del PEN Club ucraino dal 1993 al 2010.
Editoria: Nel 1989 fondò e diresse il giornale ortodosso "Nasha Vira" (La Nostra Fede).

Opere Principali:
Sobor u ryshtovanni (Cattedrale nell'impalcatura, 1970).
Bludni syny Ukraïny (I figli prodighi dell'Ucraina, 1993), per il quale ricevette il prestigioso Premio Nazionale Taras Shevchenko nel 1995.
Hohol' i ukrains'ka nich (Gogol e la notte ucraina, 2013).

Eredità Spirituale
Sverstyuk è ricordato come un "faro morale" per la sua incrollabile dedizione alla verità e alla libertà. È stato membro del gruppo di iniziativa "1° Dicembre", creato nel 2011 per promuovere i valori democratici e l'unità nazionale in Ucraina. È morto a Kiev all'età di 86 anni ed è sepolto nel cimitero di Baikove.



IL PENSIERO DI YEVHEN SVERSTYUK

Il pensiero di Yevhen Sverstyuk è un sistema organico che intreccia etica cristiana, resistenza morale e identità nazionale, ponendo al centro l'idea che l'uomo sia fatto di un "materiale che non si spezza".
Ecco i principi fondamentali della sua visione:

1. Il Primato della Morale sulla Politica
Sverstyuk credeva che la vera libertà non nascesse da riforme istituzionali, ma da una scelta interiore di dignità.
Resistenza al Totalitarismo: Per lui, il regime sovietico non era solo un oppressore politico, ma un "vandalismo spirituale" che mirava a distruggere la coscienza individuale.
Coerenza Etica: Sosteneva che l'intellettuale dovesse testimoniare la verità a qualunque costo, come dimostrato dalla sua partecipazione attiva al gruppo dei Sixtiers.

2. Etica Cristiana e "Voce del Silenzio"
Sebbene vivesse in un'epoca di ateismo di stato, Sverstyuk vedeva nel Cristianesimo la radice della cultura e della forza morale ucraina.
La Fede come Bussola: La sua filosofia non era dogmatica, ma vissuta come un impegno per la giustizia. Fondò il giornale Nasha Vira (La nostra fede) proprio per ricollegare l'Ucraina alle sue radici spirituali.
Il "Cielo Stellato" e la "Legge Morale": Citava spesso Kant per spiegare come l'ordine cosmico e l'onestà interiore fossero un unico principio divino impresso nell'anima.

3. La "Cattedrale" e l'Identità Nazionale
Nel suo celebre saggio Sobor u ryshtovanni (Cattedrale nell'impalcatura), Sverstyuk utilizza l'immagine della cattedrale come simbolo dell'anima della nazione.
Contro la Massificazione: La "cattedrale" rappresenta ciò che è sacro, eterno e distintivo di un popolo, contrapposto alla grigia uniformità imposta dal sistema sovietico.
Difesa della Cultura: La tutela della lingua e della letteratura ucraina non era per lui un nazionalismo di esclusione, ma una necessità vitale per preservare l'umanità stessa del popolo.

4. Responsabilità Civile e Verità
Negli ultimi anni, attraverso il Gruppo 1° Dicembre, ha promosso una visione di società basata sul dialogo e sul rispetto della persona.
Libertà come Responsabilità: La libertà non era intesa come arbitrio, ma come il dovere di agire secondo giustizia e verità, superando la mentalità coloniale di sottomissione.

Il suo lascito intellettuale è sintetizzato nel suo rifiuto di piegarsi al compromesso: per Sverstyuk, vivere nella verità era l'unica forma di vera vittoria contro ogni forma di oscurantismo.



L'ETICA CRISTIANA DI SVERSTYUK

L'etica cristiana di Yevhen Sverstyuk non era una dottrina teologica astratta, ma una filosofia dell'azione e una bussola per la sopravvivenza morale in condizioni disumane. Per lui, il cristianesimo era l'unica forza capace di resistere all'atomizzazione e allo svuotamento dell'uomo operato dal materialismo sovietico.
Ecco i punti chiave per comprendere la profondità della sua visione religiosa:

1. La Fede come Fondamento della Libertà Individuale
Per Sverstyuk, il rapporto tra l'uomo e Dio è lo spazio ultimo della libertà interiore che nessun regime può confiscare.
L'individuo contro il "Collettivo": In un sistema che voleva l'uomo come "ingranaggio" dello Stato, l'etica cristiana di Sverstyuk riaffermava la sacralità della persona in quanto immagine di Dio.
Autonomia Morale: La fede forniva i criteri per distinguere il bene dal male anche quando le leggi dello Stato erano ingiuste. Come diceva spesso, la paura di Dio libera dalla paura degli uomini.

2. Il Concetto di "Pentimento" e "Verità"
Sverstyuk vedeva nel pentimento (metanoia) non un atto di sottomissione, ma un atto di coraggio e di onestà intellettuale.
La Guarigione della Nazione: Riteneva che l'Ucraina post-sovietica non potesse rinascere solo economicamente, ma avesse bisogno di un "pentimento nazionale" per le complicità con il regime del passato.
Vivere nella Verità: Questo concetto (simile a quello di Václav Havel) per Sverstyuk era profondamente cristiano: la verità non è un'informazione, è una persona e un modo di stare al mondo.

3. La "Cultura" come Liturgia
Per Sverstyuk, la cultura ucraina e la fede cristiana erano rami dello stesso albero.
Sacralità del Verbo: Considerava la parola (il Logos) come qualcosa di sacro. Per questo combatteva la degradazione del linguaggio operata dalla propaganda, vedendola come un peccato contro lo spirito.
La Cattedrale Interiore: Nella sua opera Sobor u ryshtovanni, la cattedrale non è solo un edificio, ma un simbolo della presenza del divino nella storia umana. Distruggere una chiesa o una tradizione significava per lui accecare l'anima di un popolo.

4. Il martirio e la sofferenza come testimonianza
Sverstyuk interpretò i suoi 12 anni di prigionia e confino non come una sconfitta, ma come un'opportunità di testimonianza cristiana (martyria).
Nessun odio per il nemico: Sorprendentemente, nei suoi scritti non c'è traccia di odio verso i suoi carcerieri. La sua etica cristiana gli imponeva di mantenere la dignità anche di fronte agli oppressori, cercando di preservare la propria umanità per non diventare come loro.
L'imitazione di Cristo: Vedeva nella sofferenza dei dissidenti un riflesso della via del Calvario, una necessità storica per la redenzione e la futura resurrezione dell'Ucraina.

5. Ecumenismo e Dialogo
Nonostante la sua profonda appartenenza alla tradizione ortodossa, il suo pensiero era aperto e universale.
Unità dei Valori: Collaborò con cattolici, ebrei e intellettuali laici, convinto che l'etica cristiana offrisse un terreno comune basato sul Decalogo, che lui considerava la "costituzione morale" dell'umanità.
"Il cristianesimo non è un'ideologia, è una qualità della vita." — Yevhen Sverstyuk



SVERSTYUK E I DISSIDENTI SESSANTINI UCRAINI

Yevhen Sverstyuk non fu solo un membro del movimento dei dissidenti sessantini (i Shistdesyatnyky), ma ne rappresentò la coscienza morale e il perno intellettuale. Se altri erano il "fuoco" poetico del movimento, lui ne era la "luce" analitica e filosofica.
Ecco come si articolava la sua relazione con questo gruppo fondamentale:

1. Il ruolo di "Ponte" e Mentore
Mentre molti sessantini iniziarono il loro percorso come giovani comunisti idealisti che credevano nel "socialismo dal volto umano", Sverstyuk portò nel gruppo una dimensione più profonda:
Radici spirituali: Introdusse una prospettiva metafisica e religiosa in un ambiente ancora molto influenzato dal materialismo.
Consapevolezza storica: Aiutò i colleghi a ricollegarsi alla tradizione ucraina pre-sovietica, che il regime aveva cercato di cancellare.

2. I legami personali con le figure chiave
Sverstyuk operava in stretta sinergia con i nomi più noti del dissenso ucraino:
Vasyl Stus: Con il più grande poeta del gruppo condivideva il destino del lager. Sverstyuk fu uno dei pochi a comprendere immediatamente la portata profetica della poesia di Stus, vedendola come un atto di resistenza spirituale.
Ivan Svitlychnyi: Sverstyuk riconosceva in Svitlychnyi il "motore" organizzativo del movimento, mentre lui ne curava l'impostazione teorica attraverso i suoi saggi circolanti nel samizdat.
Lina Kostenko: Condivideva con lei il rifiuto totale del compromesso estetico e politico con il regime.

3. La Difesa della Lingua e della Cultura
La relazione di Sverstyuk con gli altri dissidenti si cementò nella lotta contro la russificazione.
Il Samizdat: Sverstyuk era uno dei principali autori di saggi clandestini. I suoi testi passavano di mano in mano tra i sessantini, fornendo loro gli argomenti intellettuali per difendere l'identità ucraina non come un "folklorismo", ma come una cultura europea di alto livello.
Proteste collettive: Firmò insieme agli altri le storiche lettere di protesta (come la "Lettera dei 139") contro gli arresti degli intellettuali, trasformando un gruppo di poeti in un movimento di resistenza civile.

4. Il destino comune: il "Grande Pogrom" del 1972
Il legame tra Sverstyuk e i sessantini fu sigillato dalla repressione. Nel gennaio 1972, il KGB scatenò un'ondata di arresti per decapitare il movimento.
Solidarietà nel Lager: Anche nei campi di detenzione in Mordovia e nell'esilio siberiano, Sverstyuk mantenne i contatti con gli altri dissidenti. La loro relazione si trasformò in una fratellanza di sofferenza, dove la mutua assistenza morale era vitale per non soccombere psicologicamente.

5. La continuazione nel post-1991
A differenza di altri che si persero nella politica attiva dopo l'indipendenza, Sverstyuk continuò a incarnare lo spirito originale del movimento:
Rimase una voce critica, ricordando ai suoi ex compagni e alla nuova classe dirigente che l'indipendenza politica senza rinascita morale sarebbe stata una vittoria vuota.



SAMVYDAV (AUTO-PUBBLICAZIONE)

Il Samizdat ucraino (in ucraino Samvydav, "auto-pubblicazione") fu l'infrastruttura vitale che permise ai dissidenti degli anni '60 e '70 di aggirare la censura sovietica per difendere l'identità nazionale e linguistica minacciata dalla russificazione.

Caratteristiche e Funzionamento
Il Samizdat non era solo un metodo di stampa clandestina, ma un movimento etico basato sulla fiducia reciproca.
Produzione: I testi venivano dattiloscritti in poche copie (spesso con carta carbone) e passati di mano in mano. Chi riceveva una copia aveva il compito morale di riprodurla ulteriormente.
Contenuti: A differenza del samizdat russo, focalizzato sui diritti umani universali, quello ucraino poneva al centro la questione nazionale, la storia proibita e la preservazione della lingua ucraina come lingua ufficiale e di alta cultura.

I Principali Collaboratori e Opere
Il movimento vedeva la collaborazione tra poeti, filologi, storici e giornalisti che rischiavano decenni di lager per ogni pagina diffusa:
Ivan Svitlychnyi: Considerato il "cuore" e l'organizzatore del samizdat a Kiev. La sua casa era il centro di smistamento dei testi e di registrazione delle poesie di autori proibiti.
Vyacheslav Chornovil: Fondò e diresse lo Ukrainsky Visnyk (Il Messaggero Ucraino) nel 1970, la più importante testata periodica clandestina che documentava le violazioni dei diritti umani e la repressione culturale.
Ivan Dzyuba: Autore del trattato fondamentale Internazionalismo o Russificazione? (1965). Scritto originariamente per le autorità, circolò nel samizdat diventando il manifesto intellettuale della difesa linguistica.
Vasyl Stus: Il più grande poeta del periodo, le cui opere circolavano quasi esclusivamente via samizdat. La sua resistenza linguistica estrema lo portò a morire in un campo di lavoro.
Lina Kostenko: Figura di riferimento letterario i cui versi, spesso censurati ufficialmente, venivano imparati a memoria o trascritti dai lettori, diventando parte del patrimonio collettivo non ufficiale.
Myroslava Zvarychevska: linguista e bibliotecaria a Leopoli, promotrice della resistenza pedagogica,  era una figura chiave per la distribuzione del Samizdat nell'Ucraina occidentale. Collaborava strettamente con il circolo di Kiev, di cui Sverstyuk era uno dei principali ideologi e autori.

Battaglie Specifiche
Il Samizdat denunciò sistematicamente il "linguicidio" (distruzione deliberata della lingua) e la discriminazione dell'ucraino nelle scuole e nelle università. Momenti chiave furono:
La Conferenza sulla Cultura e la Lingua del 1963 a Kiev, dove oltre 1.000 persone chiesero il ripristino dell'ucraino come lingua ufficiale.
La documentazione dei roghi di libri e biblioteche ucraine come atti di vandalismo culturale di Stato.



SVERSTYUK E SKOVORODA

Il legame tra Yevhen Sverstyuk e Hryhoriy Skovoroda (il filosofo itinerante del XVIII secolo) è profondo e costituisce l'architrave del pensiero di Sverstyuk. Non si tratta solo di studio accademico, ma di una vera affinità elettiva: Sverstyuk vedeva in Skovoroda il modello ideale dell'intellettuale ucraino.
Ecco i punti fondamentali della loro relazione:

1. Skovoroda come "Codice Morale"
Per Sverstyuk, Skovoroda non era un reperto del passato, ma una guida vivente per resistere al regime sovietico.
La libertà interiore: Sverstyuk mutuò da Skovoroda l'idea che la vera libertà sia interiore e indipendente dalle circostanze esterne (anche dal carcere).
Il rifiuto del potere: Come Skovoroda fuggì dai ranghi ecclesiastici e accademici per restare fedele a se stesso, Sverstyuk rifiutò i privilegi del sistema letterario sovietico per restare un "uomo libero".

2. Il concetto di "Lavoro Affine" (Srodna pratsya)
Sverstyuk rielaborò la celebre teoria di Skovoroda secondo cui ogni uomo deve trovare l'occupazione che corrisponde alla sua natura profonda.
Resistenza alla massificazione: In epoca sovietica, dove lo Stato decideva il ruolo di ognuno, Sverstyuk usò la filosofia di Skovoroda per incoraggiare i giovani a cercare la propria vocazione autentica, vedendola come un atto di ribellione spirituale.

3. Skovoroda nel Samizdat
Sverstyuk scrisse testi fondamentali su Skovoroda che circolarono clandestinamente.
Nel suo saggio Sulla via verso Skovoroda, egli descrive il filosofo come il simbolo dell'Europa ucraina: un pensatore che unisce la mistica orientale al razionalismo occidentale, fornendo una base culturale per l'identità nazionale che non fosse basata sull'odio, ma sull'auto-perfezionamento.

4. La "Filosofia del Cuore"
Sverstyuk ereditò da Skovoroda la centralità del "cuore" come organo della conoscenza.
Contro il razionalismo arido e il materialismo dialettico marxista, Sverstyuk proponeva la "filosofia del cuore" di Skovoroda: un approccio alla vita basato sull'intuizione morale, sulla bontà e sulla ricerca della verità divina presente in ogni uomo.

5. Una vita speculare
Sverstyuk fu spesso soprannominato lo "Skovoroda del XX secolo".
Come il filosofo del '700 morì chiedendo che sulla sua tomba fosse scritto "Il mondo mi ha dato la caccia, ma non mi ha catturato", così Sverstyuk visse la prigionia e l'esilio senza mai lasciare che il sistema "catturasse" la sua anima o lo costringesse al compromesso.

Sverstyuk ha dedicato gran parte della sua vita a "ripulire" la figura di Skovoroda dalle interpretazioni sovietiche (che volevano presentarlo erroneamente come un filosofo contadino ateo), restituendogli la sua dimensione di mistico e pensatore cristiano.



SVERSTYUK E SHEVCHENKO

La relazione tra Yevhen Sverstyuk e Taras Shevchenko (il poeta nazionale ucraino) è quella tra un "profeta" e il suo più acuto interprete moderno. Sverstyuk non considerava Shevchenko solo un letterato, ma la pietra angolare dell'etica e dell'identità ucraina.
Ecco gli aspetti principali del loro legame intellettuale e storico:

1. Shevchenko come Bussola Morale
Per Sverstyuk, Shevchenko incarnava l'ideale dell'uomo che non si piega al potere.
Contro il mito sovietico: Sverstyuk combatté strenuamente l'interpretazione ufficiale sovietica che riduceva Shevchenko a un "rivoluzionario ateo e contadino". Al contrario, egli ne sottolineava la profonda spiritualità cristiana e il ruolo di guida spirituale per una nazione libera.
La "Parola" come Resistenza: Come Shevchenko usò la poesia per risvegliare la coscienza ucraina sotto l'Impero Russo, Sverstyuk usò i suoi saggi su Shevchenko per alimentare il dissenso contro l'URSS.

2. Il Premio Nazionale Taras Shevchenko
Il legame tra i due fu suggellato dal massimo riconoscimento culturale ucraino:
Nel 1995, Sverstyuk ricevette il Premio Nazionale Taras Shevchenko per il suo libro Bludni syny Ukraïny (I figli prodighi dell'Ucraina), pubblicato nel 1993.
Questo premio riconobbe ufficialmente il suo impegno decennale nel preservare l'eredità morale del poeta durante gli anni della persecuzione.

3. Saggi e Interpretazioni
Sverstyuk dedicò numerosi scritti alla figura del "Kobzar" (soprannome di Shevchenko):
Nei suoi saggi, Sverstyuk citava spesso l'idea di Shevchenko delle "tavolette invisibili scritte con una penna invisibile" all'interno del petto di ogni uomo, collegandola alla legge morale universale.
Egli vedeva nel poeta il simbolo della resurrezione nazionale: Shevchenko era colui che aveva dato voce a un popolo "muto", e Sverstyuk si considerava un continuatore di quella missione nel XX secolo.

4. Il "Culto" dei Dissidenti
Durante gli anni '60 e '70, Sverstyuk e altri dissidenti (i Sessantini) trasformarono le commemorazioni annuali presso il monumento di Shevchenko in atti di sfida politica. Per Sverstyuk, onorare Shevchenko significava affermare il diritto dell'Ucraina a esistere come nazione sovrana e libera dalla censura.

In sintesi, se Shevchenko fu il fondatore dell'Ucraina moderna attraverso la poesia, Sverstyuk ne fu il custode morale, interpretando i versi del poeta come un imperativo etico per la libertà individuale e collettiva.



SVERSTYUK E CHORNOVIL

La relazione tra Yevhen Sverstyuk e Vyacheslav Chornovil è stata quella di una fratellanza d'armi durata cinquant'anni. Sebbene avessero temperamenti diversi — Chornovil il leader politico impetuoso, Sverstyuk il filosofo morale riflessivo — entrambi sono stati le colonne portanti del dissenso ucraino.
Ecco i cardini del loro rapporto:

1. Il binomio del Samvydav
Negli anni '60, i due furono i motori della stampa clandestina:
Chornovil era il giornalista d'inchiesta che documentava i processi farsa e le violazioni dei diritti nel suo celebre Ukrainsky Visnyk (Il Messaggero Ucraino).
Sverstyuk era il saggista che forniva la base teorica e morale a quelle stesse pubblicazioni. Insieme, trasformarono il malcontento culturale in un movimento di opposizione strutturato.

2. La protesta del cinema "Ukraina" (1965)
Entrambi furono protagonisti dello storico atto di sfida del 4 settembre 1965 durante la prima del film Le ombre degli avi dimenticati a Kiev. Mentre Vasyl Stus e Chornovil incitavano la folla ad alzarsi in piedi contro gli arresti politici, Sverstyuk era tra gli organizzatori morali che avevano preparato il terreno per quella storica protesta pubblica.

3. Il destino dei Lager
Furono travolti entrambi dal "Grande Pogrom" del 1972. Condivisero il destino della prigionia e dell'esilio siberiano, mantenendo una fitta corrispondenza e sostenendosi a vicenda nella resistenza contro i tentativi del KGB di spezzare la loro volontà. Chornovil riconosceva in Sverstyuk l'unica autorità morale a cui non poteva ribellarsi.

4. Visioni divergenti ma complementari
Dopo l'indipendenza (1991), le loro strade presero direzioni diverse, pur rimanendo parallele:
Chornovil scelse la politica attiva, fondando il movimento Rukh e candidandosi alla presidenza.
Sverstyuk scelse di restare un intellettuale indipendente, criticando anche i suoi stessi compagni quando riteneva che la rincorsa al potere stesse offuscando i valori morali originali del movimento.

5. Il lutto e l'eredità
La morte tragica e sospetta di Chornovil in un incidente stradale nel 1999 fu un colpo durissimo per Sverstyuk. Negli anni successivi, Sverstyuk si impegnò a preservare la memoria di Chornovil non come un "politico di parte", ma come un eroe nazionale, sottolineando come la loro lotta comune fosse stata prima di tutto una battaglia per la dignità umana.

In sintesi, erano le due facce della stessa medaglia: Chornovil era l'azione, Sverstyuk era la coscienza.


SVERSTYUK E VASYL STUS

La relazione tra Yevhen Sverstyuk e Vasyl Stus è stata definita da una profonda affinità spirituale e da un comune destino di resistenza, tanto che Sverstyuk descrisse Stus come "una roccia che è al di là del potere dei venti variabili".
Ecco i punti cardine del loro legame:

1. Fratellanza nel Dissenso
Entrambi furono figure centrali dei Sessantini (Shistdesyatnyky). Condivisero la celebre protesta al cinema "Ukraina" di Kiev nel 1965 e furono entrambi arrestati durante la grande ondata repressiva del 1972. Mentre Stus era la voce poetica più radicale, Sverstyuk ne era l'interprete filosofico, riconoscendo nella poesia di Stus un "imperativo morale" necessario per la nazione.

2. Esperienza del Gulag
Condivisero anni di prigionia e isolamento nei campi di lavoro forzato (Lager). Sverstyuk ricordava come l'atmosfera dei campi tendesse a rendere le persone "indistinte", ma che la statura morale di Stus emergesse proprio in quel contesto come una forma di cristianesimo popolare e nazionale vissuto nel sacrificio.

3. Interpretazione della Poesia
Sverstyuk fu uno dei primi a comprendere che la lirica di Stus non era solo letteratura, ma un atto ontologico.
Filosofia dell'"Uomo in piedi": Sverstyuk lodava lo stoicismo di Stus, definendo la sua capacità di resistere alle umiliazioni del KGB come una testimonianza della dignità umana assoluta.
Contro l'oblio: Dopo la morte di Stus in cella di isolamento nel 1985, Sverstyuk si adoperò per far sì che la sua opera non venisse letta solo come un documento politico, ma come un "massimo etico" per i lettori contemporanei.

4. Il Caso Medvedchuk
Sverstyuk fu un testimone chiave nel denunciare il ruolo del difensore d'ufficio di Stus, Viktor Medvedchuk. Sverstyuk ricordò pubblicamente come Stus avesse immediatamente percepito l'avvocato come un "tipo aggressivo del Komsomol" che non aveva alcun interesse a difenderlo realmente, ma agiva come complice dell'accusa.

5. Memoria Storica
Nel 1989, Sverstyuk partecipò attivamente alla storica cerimonia di traslazione delle spoglie di Stus (insieme a quelle di Yuriy Lytvyn e Oleksa Tykhyi) dalla Russia al cimitero Baikove di Kiev. Questo evento, che vide migliaia di persone in strada, segnò per Sverstyuk la "risurrezione" simbolica dello spirito di resistenza ucraino.

IPer Sverstyuk, Vasyl Stus rappresentava la prova vivente che l'integrità morale può "superare gli imperi" e che la parola poetica è l'arma definitiva contro il totalitarismo.



LA TEOLOGIA DEL CUORE FERITO UCRAINO

La relazione tra Yevhen Sverstyuk e quella che potremmo definire la "teologia del cuore ferito" ucraino è consustanziale. Sverstyuk è stato il principale architetto moderno di questa visione, che trasforma la sofferenza storica dell'Ucraina non in vittimismo, ma in una fonte di autorità morale.
Ecco come Sverstyuk ha elaborato e incarnato questo concetto:

1. Dalla "Filosofia del Cuore" alla "Teologia del Cuore Ferito"
Sverstyuk parte dalla tradizione di Hryhoriy Skovoroda e Pamfil Yurkevych (la Cordocrazia o filosofia del cuore), ma la cala nel contesto tragico del XX secolo (Holodomor, Lager, repressioni).
Il Cuore come Sede della Verità: Per Sverstyuk, il cuore non è emozione, ma l'organo dove Dio parla all'uomo.
La Ferita come Apertura: La sofferenza dell'Ucraina non è un segno di abbandono divino, ma una "ferita aperta" che permette alla luce della verità di entrare. Un cuore ferito è un cuore che ha smesso di essere di pietra e ha iniziato a provare compassione.

2. Il Sacrificio come "Imitatio Christi"
Sverstyuk interpreta la storia dei dissidenti (come Vasyl Stus) attraverso una lente teologica:
Il Martirio Nazionale: La sofferenza del popolo ucraino viene letta come una partecipazione al Calvario di Cristo. Per Sverstyuk, il "cuore ferito" dell'Ucraina è la garanzia della sua futura resurrezione.
Nobiltà del Dolore: Egli sosteneva che solo chi è passato attraverso la sofferenza e la "ferita" della persecuzione può parlare con vera autorità morale, contrapponendosi alla "salute morale apparente" del sistema sovietico, che era in realtà un deserto spirituale.

3. La Guarigione attraverso la Parola (il Logos)
Nella visione di Sverstyuk, il cuore ferito non deve chiudersi nell'odio, ma guarire attraverso la Verità.
Contro il risentimento: Sverstyuk ammoniva che il rischio del "cuore ferito" è quello di diventare amaro o vendicativo. La sua teologia insiste invece sul perdono attivo e sulla ricostruzione della dignità umana.
Il ruolo della Cultura: La letteratura e la lingua sono i balsami che curano la ferita dell'anima nazionale.

4. Il "Figlio Prodigo" e il Ritorno a Casa
Nel suo saggio I figli prodighi dell'Ucraina, Sverstyuk applica la parabola evangelica all'intera nazione.
L'Ucraina è il "figlio prodigo" che ha il cuore ferito dai propri errori e dalle sottomissioni al potere straniero.
Il ritorno "alla casa del Padre" (alle radici cristiane e nazionali) è l'unico modo per curare quella ferita e ritrovare l'integrità.

5. La "Cattedrale" Interiore
Sverstyuk usava spesso l'immagine della cattedrale danneggiata per descrivere l'uomo ucraino: un edificio sacro che, pur avendo le mura sbrecciate e il cuore ferito, conserva intatta la sua natura divina. Il compito del dissidente era restare "custode" di quella cattedrale interiore.

In sintesi
Per Sverstyuk, la teologia del cuore ferito è la consapevolezza che la sofferenza accettata con dignità è l'unica forza capace di sconfiggere il male. Egli ha insegnato agli ucraini che le proprie ferite storiche non sono un marchio di schiavitù, ma il distintivo di un popolo che ha saputo restare umano nel mezzo della disumanità.



LA CATTEDRALE NELL'IMPALCATURA

Il saggio Sobor u ryshtovanni (La Cattedrale nell'impalcatura), scritto da Yevhen Sverstyuk nel 1970, è considerato il manifesto spirituale del dissenso ucraino. In quest'opera, il concetto di "cuore ferito" e di "cattedrale" si fondono in un'unica potente metafora della condizione umana e nazionale.
Ecco i punti chiave per approfondire il saggio:

1. La Cattedrale come Simbolo dell'Anima
Il punto di partenza è il romanzo La Cattedrale di Oles Honchar, che all'epoca era sotto attacco da parte della censura sovietica. Sverstyuk va oltre la critica letteraria:
L'edificio e l'uomo: La cattedrale non è solo un monumento architettonico, ma la proiezione esterna della "cattedrale interiore" di ogni individuo.
L'Impalcatura: Rappresenta le ideologie, la propaganda e le costrizioni del regime. L'impalcatura nasconde la bellezza della cattedrale, la soffoca e cerca di sostituirsi ad essa. Sverstyuk invita a guardare oltre le strutture provvisorie (il potere politico) per riscoprire l'eterno.

2. Il "Cuore Ferito" della Modernità
Sverstyuk descrive l'uomo sovietico come un essere dal "cuore ferito" perché separato dalle sue radici.
Il Vandalismo Spirituale: Il saggio denuncia la distruzione delle chiese e delle tradizioni come una ferita inflitta direttamente alla psiche della nazione. Senza la "cattedrale", l'uomo diventa un nomade spirituale, cinico e manipolabile.
La perdita del Sacro: Il "cuore ferito" è quello che ha perso il senso del sacro, riducendo tutto a materia, utilità e produzione.

3. La Resistenza della Bellezza
Sverstyuk sostiene che la cattedrale, anche se ferita o in rovina, conserva una forza intrinseca.
Autorità Morale: La bellezza della cattedrale (la cultura, la fede, la lingua) è un'autorità che non ha bisogno di esercito per imporsi; essa "ferisce" la coscienza dell'oppressore semplicemente esistendo.
Il custode del tempio: Il dissidente è colui che, nonostante le ferite, decide di restare "dentro la cattedrale", rifiutando di vivere nelle baracche ideologiche costruite dal regime.

4. Il legame con la Tradizione Cristiana
Nel saggio, Sverstyuk utilizza un linguaggio profondamente intriso di teologia:
Parla del bisogno di purificazione e di ascesi.
Suggerisce che la "guarigione" del cuore ferito ucraino possa avvenire solo attraverso il ritorno ai valori evangelici di verità e amore, che sono le fondamenta invisibili della cattedrale.

5. L'impatto del Saggio
Circolazione: Il testo circolò massicciamente nel Samvydav, diventando una sorta di "catechismo" per i giovani intellettuali.
Conseguenze: Fu proprio questo saggio a segnare il destino di Sverstyuk. Per il regime, l'idea che esistesse un'autorità morale superiore allo Stato (la "Cattedrale") era un atto di tradimento supremo. Fu una delle prove principali che portarono alla sua condanna nel 1972.
"Non si può costruire una cattedrale se non la si ha già nel cuore." — Yevhen Sverstyuk

Il saggio si conclude con un appello alla responsabilità individuale: non basta che la cattedrale esista, bisogna che ognuno si faccia carico della sua protezione.



L'ANIMA DELL'UCRAINA DOPO L'INDIPENDENZA

Dopo il 1991, con il crollo dell'Unione Sovietica, l'impalcatura fisica e ideologica del regime cadde, ma Sverstyuk osservò con preoccupazione che la "Cattedrale" (l'anima dell'Ucraina) era ancora profondamente ferita e minacciata da nuove sfide.
Ecco come Sverstyuk ha reinterpretato il suo pensiero nel contesto dell'Ucraina indipendente, fino alla sua morte nel 2014:

1. Dall'Impalcatura Ideologica a quella Materialistica
Sverstyuk si rese conto che, rimosso il comunismo, sorgeva una nuova impalcatura: il materialismo selvaggio e il cinismo post-sovietico.
La critica all'edonismo: Ammonì che la libertà non poteva ridursi a libero mercato e consumo. Se l'uomo riempie la pancia ma lascia vuota la "Cattedrale" interiore, rimane uno schiavo.
Il pericolo del nichilismo: Vedeva nel vuoto di valori della nuova classe dirigente (spesso composta da ex burocrati sovietici "riciclati") una ferita altrettanto grave di quella inflitta dal KGB.

2. La Ricostruzione Morale: Il Gruppo "1° Dicembre"
Negli ultimi anni della sua vita (2011-2014), Sverstyuk fu tra i fondatori del Gruppo di iniziativa "1° Dicembre".
Obiettivo: Questo gruppo di intellettuali (tra cui il cardinale Lubomyr Husar) si propose come un'autorità morale non politica.
Messaggio: Sverstyuk insisteva sul fatto che l'indipendenza politica era solo un guscio; la vera indipendenza richiedeva una "metanoia" (conversione) morale del popolo. Il suo motto era: "Dobbiamo essere persone libere, non solo cittadini di uno Stato libero".

3. La Difesa della "Cattedrale" durante la Rivoluzione della Dignità (2013-2014)
Durante l'Euromaidan, Sverstyuk (ormai ottantacinquenne) vide nei giovani che protestavano al freddo la manifestazione vivente della sua teoria.
La Bellezza contro la Forza: Interpretò il Maidan non come una rivolta politica, ma come una "Rivoluzione della Dignità". Per lui, quegli studenti stavano difendendo la "Cattedrale" ucraina contro un nuovo tentativo di riportarla sotto l'impalcatura di un regime autoritario e coloniale.
La benedizione ai giovani: Poco prima di morire (dicembre 2014), espresse la sua gioia nel vedere una generazione che aveva finalmente "guarito il cuore ferito" attraverso il coraggio e la solidarietà.

4. Il ruolo della Chiesa nel post-1991
Sverstyuk continuò a dirigere il giornale Nasha Vira, sostenendo che la Chiesa non dovesse diventare un'istituzione di potere, ma rimanere un luogo di verità.
Ecumenismo spirituale: Promosse l'unità tra le varie confessioni cristiane ucraine, vedendole come pietre diverse di un'unica "Cattedrale" nazionale che doveva proteggere il popolo dall'alienazione morale.

5. L'eredità: La Cattedrale senza confini
Negli ultimi scritti, la sua visione si fece ancora più universale. La "Cattedrale" non era più solo l'identità ucraina, ma la coscienza dell'Europa. Sverstyuk morì convinto che l'Ucraina avesse la missione di ricordare a un'Europa stanca e secolarizzata che esistono valori per cui vale la pena soffrire e, se necessario, morire.

Yevhen Sverstyuk è sepolto nel cimitero di Baikove a Kiev. La sua vita è stata la prova che, anche se l'impalcatura del potere sembra indistruttibile, essa è destinata a cadere, mentre ciò che è costruito nel "cuore ferito" dell'uomo rimane eterno.



SVERTYUK E MYROSLAV MARYNOVIC

La relazione tra Yevhen Sverstyuk e Myroslav Marynovych è una delle più luminose del dissenso ucraino: un legame tra "maestro" e "discepolo" trasformatosi in una profonda fratellanza spirituale e intellettuale.
Ecco i fondamenti del loro rapporto:

1. La successione generazionale del dissenso
Marynovych appartiene alla generazione successiva a quella di Sverstyuk. Quando Marynovych co-fondò il Gruppo Helsinki Ucraino nel 1976, Sverstyuk era già un'icona morale, un punto di riferimento che aveva tracciato la strada con il suo saggio La Cattedrale nell'impalcatura. Marynovych ha spesso dichiarato di aver attinto alla "verticale morale" di Sverstyuk per resistere agli interrogatori del KGB.

2. La "Cordocrazia" e la fede comune
Entrambi sono i massimi esponenti della filosofia del cuore applicata alla politica:
Etica Cristiana: Condividono l'idea che la resistenza al male non debba basarsi sull'odio per l'oppressore, ma sulla forza della propria fede.
Il Lager come accademia: Entrambi hanno vissuto l'esperienza del Gulag (Marynovych nel campo Perm-36). Nelle loro memorie, descrivono il campo di prigionia non solo come luogo di tortura, ma come uno spazio di straordinaria libertà interiore dove il "cuore ferito" incontra Dio.

3. Il Gruppo "1° Dicembre"
Dopo l'indipendenza, hanno lavorato fianco a fianco per decenni. Nel 2011 sono stati tra i fondatori del Gruppo di iniziativa 1° Dicembre, un'assemblea di saggi creata per dare una direzione etica alla nazione. Insieme hanno redatto appelli cruciali per la società civile, richiamando gli ucraini alla responsabilità personale e alla "verità nella vita pubblica".

4. L'eredità nell'Università Cattolica (UCU)
Marynovych, come vicerettore dell'Università Cattolica Ucraina a Leopoli, ha contribuito a istituzionalizzare il pensiero di Sverstyuk. L'UCU è oggi il luogo dove la "teologia del cuore" di Sverstyuk viene studiata e applicata alla formazione delle nuove classi dirigenti, portando avanti l'idea che non ci sia vera politica senza un fondamento morale.

5. Un'amicizia di "Luce"
Marynovych è stato uno dei più toccanti oratori al funerale di Sverstyuk nel 2014. Nel suo libro di memorie L'universo dietro il filo spinato, descrive Sverstyuk come l'uomo che gli ha insegnato che "l'impalcatura cade, ma la Cattedrale resta".
Oggi Marynovych è considerato l'erede spirituale vivente di Sverstyuk.



L'AMORE DI GESU' E SVERSTYUK

Per Yevhen Sverstyuk, l'amore di Gesù non era un sentimento astratto, ma la "forza gravitazionale" che tiene insieme l'universo morale. Nella sua visione, l'amore cristiano è l'unica alternativa reale al potere bruto e alla logica del dominio.
Ecco i punti essenziali per comprendere questa relazione:

1. L'Amore come Fondamento della Dignità
Sverstyuk credeva che l'essere umano fosse amabile perché creato a immagine di Dio.
Resistenza al disprezzo: Nei lager sovietici, dove il sistema cercava di annullare la dignità dei prigionieri, Sverstyuk vedeva nell'amore di Gesù lo scudo definitivo. Se Dio ti ama, nessun carceriere può renderti un oggetto.
La libertà dell'amato: Chi si sente amato da Cristo è intrinsecamente libero; non ha bisogno dell'approvazione del Partito o dello Stato per sentirsi degno di esistere.

2. L'Amore nella "Cattedrale"
Nel suo celebre saggio, la Cattedrale è l'opera costruita dall'amore e per l'amore.
Lavoro d'amore: Sverstyuk contrapponeva le grandi opere del regime (costruite con il lavoro forzato e l'odio di classe) alla Cattedrale, costruita con la dedizione e il sacrificio gratuito.
Bellezza e Carità: Per lui, la bellezza dell'arte e della cultura ucraina era l'espressione tangibile dell'amore di Gesù che agisce attraverso la creatività umana.

3. L'Amore come Verità (il Logos)
Sverstyuk non separava mai l'amore dalla Verità.
Amore non sentimentale: Riprendendo i Vangeli, sosteneva che "l'amore senza verità è debolezza, ma la verità senza amore è crudeltà".
Vivere nella Verità: Amare Gesù significava, per Sverstyuk, avere il coraggio di dire la verità anche quando costava la prigione. Il suo sacrificio personale era un atto d'amore verso Dio e verso il proprio popolo.

4. Il Perdono e il "Cuore Ferito"
Qui la sua etica tocca il punto più alto. Sverstyuk insegnava che l'amore di Gesù guarisce il cuore ferito ucraino impedendogli di marcire nell'odio.
Superare il risentimento: Nonostante i 12 anni di sofferenze, Sverstyuk non ha mai predicato la vendetta. L'amore di Gesù gli ha permesso di guardare ai suoi oppressori con pietà cristiana, vedendoli come anime perse piuttosto che come nemici onnipotenti.

5. L'Amore come "Srodna pratsya" (Vocazione)
Influenzato da Skovoroda, vedeva l'amore di Gesù nel compimento della propria vocazione. Servire la propria cultura e la propria lingua con umiltà era, per lui, il modo più alto di rispondere all'amore di Dio.

Per Sverstyuk l'amore di Gesù è "l'impalcatura invisibile" che sostiene il mondo: quando tutte le impalcature umane cadono, resta solo ciò che è stato costruito con amore.



UNA RIFLESSIONE DI SVERSTYUK SUL VANGELO

Una delle riflessioni più potenti di Yevhen Sverstyuk sul Vangelo riguarda la Parabola del Figlio Prodigo (Luca 15, 11-32), che egli reinterpreta nel suo saggio fondamentale Bludni syny Ukraïny (I figli prodighi dell'Ucraina, 1993).
Ecco i punti chiave della sua lettura evangelica:

1. L'Ucraina come "Figlio Prodigo"
Sverstyuk non legge la parabola solo a livello individuale, ma nazionale.
La partenza: Il "paese lontano" dove il figlio sperpera l'eredità rappresenta, per Sverstyuk, il periodo sovietico. In quegli anni, l'Ucraina si sarebbe allontanata dalla "casa del Padre" (le sue radici cristiane e la sua cultura autentica) per inseguire i "baccelli dei porci" (l'ideologia materialista e atea).
La carestia spirituale: Lo sperpero dei beni non è economico, ma spirituale: la perdita della lingua, della memoria storica e della dignità umana.

2. Il "Tornare in sé" (Metanoia)
Il momento cruciale della parabola, quando il figlio "rientra in se stesso", è per Sverstyuk il modello della conversione morale necessaria all'Ucraina post-1991.
Consapevolezza del peccato: Egli sostiene che la nazione debba ammettere di aver "peccato contro il Cielo" accettando la menzogna e il compromesso con il regime.
Dignità ritrovata: Il ritorno non è un atto di umiliazione servile, ma il recupero della propria identità di figli. Dio (il Padre) non aspetta il figlio per punirlo, ma per restituirgli la "veste più bella" (la dignità regale dell'uomo).

3. La critica al "Fratello Maggiore"
Sverstyuk rivolge una critica feroce anche a chi è rimasto "in casa" ma con il cuore indurito.
In ambito ucraino, questo rappresenta chi ha conservato esternamente la fede o la cultura ma l'ha trasformata in un formalismo arido o in un nazionalismo privo di amore.
La vera metanoia evangelica, secondo Sverstyuk, deve includere la gioia per il ritorno dell'altro e la capacità di perdonare, superando l'invidia e il risentimento.

4. Il Cristo come "Logos" e Verità
Oltre alla parabola, Sverstyuk riflette costantemente sul Prologo del Vangelo di Giovanni: "In principio era il Verbo (Logos)".
Per lui, difendere la parola ucraina era un modo di onorare il Logos divino. La menzogna sovietica era "anti-evangelica" perché separava la parola dalla realtà.
Vivere il Vangelo significava per lui ricostruire l'armonia tra ciò che si dice e ciò che si è, testimoniando la Verità fino al martirio, proprio come Gesù.

5. La sofferenza come via alla Resurrezione
Sverstyuk interpreta la propria prigionia alla luce della Passione di Cristo. La sofferenza non è fine a se stessa, ma è il "travaglio" necessario per la resurrezione spirituale. Il Vangelo gli ha insegnato che la croce (il lager) è l'unico piedistallo su cui può poggiare la vera vittoria morale.
"Il Vangelo ci insegna che non siamo schiavi del destino, ma figli chiamati a tornare a casa." — Yevhen Sverstyuk



IL GRUPPO "1° DICEMBRE"

Nella visione di Yevhen Sverstyuk, la parabola del Figlio Prodigo è diventata la strategia operativa del Gruppo "1° Dicembre": non un semplice richiamo religioso, ma una road map per la ricostruzione civile dell'Ucraina.
Ecco come questa visione evangelica ha plasmato l'impegno del Gruppo:

1. Il riconoscimento della "Carestia Spirituale"
Come il figlio della parabola si ritrova a desiderare il cibo dei porci, il Gruppo "1° Dicembre" ha diagnosticato nell'Ucraina moderna una carestia di valori.
L'impegno: Sverstyuk ha spinto il Gruppo a denunciare che la corruzione e il cinismo politico erano i "baccelli" di cui si nutriva una nazione che aveva dimenticato la propria dignità regale.
L'azione: I loro appelli non chiedevano riforme tecniche, ma un "ritorno in sé" dei cittadini, invitandoli a smettere di svendere la propria integrità per un guadagno immediato.

2. La Metanoia come Programma Civile
Il momento in cui il figlio "rientra in se stesso" è stato tradotto dal Gruppo nel concetto di responsabilità personale.
Non dare la colpa agli altri: Sverstyuk insegnava che, come il figlio prodigo non incolpa il padrone dei porci ma riconosce il proprio errore, così gli ucraini dovevano smettere di incolpare solo i politici o i nemici esterni.
Autonomia morale: La missione del Gruppo era convincere ogni ucraino che la "casa del Padre" (una società giusta) si ricostruisce partendo dalla propria onestà quotidiana.

3. La lotta contro il "Complesso del Fratello Maggiore"
Sverstyuk vedeva nel fratello maggiore della parabola (quello che non perdona e giudica) il rischio di un nazionalismo risentito o di un'auto-esaltazione morale.
Inclusione e Dialogo: Sotto l'influenza di Sverstyuk, il Gruppo "1° Dicembre" ha sempre promosso un dialogo nazionale ampio, cercando di unire est e ovest del Paese.
Perdono sociale: La visione del ritorno implicava la capacità di accogliere chi, pur avendo servito il vecchio sistema, era sinceramente pronto alla conversione morale.

4. Il "Padre" come Modello di Autorità
Il Gruppo stesso, composto da "saggi" (intellettuali, ex dissidenti, leader religiosi), ha cercato di incarnare la figura del Padre misericordioso della parabola.
Autorità senza Potere: Come il padre che aspetta all'orizzonte senza forzare il figlio, il Gruppo non ha cercato cariche politiche, ma è rimasto una guida morale che indica la strada, rispettando la libertà del popolo di scegliere il proprio destino.

5. Il Maidan come "Abbraccio del Padre"
Sverstyuk ha vissuto gli ultimi mesi della sua vita vedendo nella Rivoluzione della Dignità il momento culminante del ritorno.
I giovani che tornavano ai valori della verità e del sacrificio erano, per lui, il figlio prodigo che finalmente rientrava a casa.
Il Gruppo "1° Dicembre" ha sostenuto il Maidan proprio come lo spazio in cui la "veste più bella" (la dignità umana) veniva restituita a un intero popolo.

In breve, per Sverstyuk e il Gruppo "1° Dicembre", la politica ucraina non doveva essere una lotta per il potere, ma un pellegrinaggio verso la verità.



LA RESISTENZA SPIRITUALE DELL'UCRAINA

Il "ritorno" del Figlio Prodigo, inteso come metanoia e riscoperta della propria dignità regale, costituisce oggi il nucleo della resistenza spirituale ucraina contro l'invasione. Per Myroslav Marynovych e gli eredi di Sverstyuk, la guerra non è solo un conflitto territoriale, ma la difesa di questa casa spirituale ritrovata.
Ecco come questo concetto sostiene la resilienza del popolo:

1. Il Rifiuto della "Schiavitù dei Baccelli"
La resistenza spirituale si basa sulla consapevolezza di non voler più tornare a nutrirsi dei "baccelli" del totalitarismo e della sottomissione.
Libertà come Identità: Il ritorno a casa ha significato per gli ucraini riscoprire di essere figli, non servi. Questa consapevolezza rende inaccettabile qualsiasi compromesso che preveda la perdita della sovranità o della dignità umana.
La Scelta Morale: La resistenza non è mossa da un ordine superiore, ma dalla scelta interiore di migliaia di individui che hanno "ripreso i sensi" (Luca 15,17) e hanno deciso di proteggere la propria casa.

2. La Solidarietà come "Abbraccio del Padre"
Nella parabola, il padre corre incontro al figlio e lo abbraccia. Oggi, questa accoglienza incondizionata si manifesta nel fenomenale movimento del volontariato ucraino.
Comunità di Cura: La resistenza spirituale si esprime nel soccorso ai profughi e nel sostegno reciproco. È il superamento dell'atomizzazione sociale sovietica: il popolo si riconosce come una famiglia che si ritrova e si sostiene nel momento del bisogno.
Guarigione del Cuore: L'amore per il prossimo diventa l'antidoto al trauma e alla disperazione, trasformando la sofferenza in azione costruttiva.

3. La "Veste Più Bella": La Dignità (Hidnisti)
Sverstyuk insisteva che il padre restituisse al figlio la sua dignità originale. La Rivoluzione della Dignità (Euromaidan) è stata l'inizio di questo processo, che la guerra ha portato a compimento.
Eroismo del Quotidiano: La resistenza spirituale non è solo dei soldati, ma di chiunque continua a fare il proprio dovere con onestà sotto le bombe. È la difesa della "Cattedrale" interiore contro il caos.
Verità contro Menzogna: La resistenza si fonda sul rifiuto della propaganda russa. Vivere nella Verità (il Logos) è l'atto di chi è tornato alla "casa del Padre" e non accetta più le narrazioni deformate del passato coloniale.

4. Il Sacrificio come Via alla Risurrezione
Riprendendo la teologia di Sverstyuk, la resistenza attuale è vista come un passaggio pasquale.
Oltre la Paura: La fede nella vittoria non è un ottimismo ingenuo, ma la certezza che la morte e la distruzione non hanno l'ultima parola. Il sacrificio di chi dà la vita è letto come l'atto supremo di amore che "vince il mondo".
Speranza Attiva: Come il figlio prodigo non si è limitato a desiderare la casa ma si è messo in cammino, così l'Ucraina oggi è in cammino verso una vittoria che è innanzitutto trasformazione morale.

5. Il ruolo dell'Università Cattolica Ucraina (UCU)
L'UCU, sotto la guida di Marynovych, funge da laboratorio di questa resistenza. Attraverso il sostegno spirituale e la riflessione etica, l'università aiuta a mantenere la rotta del "ritorno", evitando che la guerra inaridisca il cuore del popolo.

Per gli eredi di Sverstyuk, l'Ucraina non sta solo combattendo per dei confini, ma per il diritto di rimanere nella "casa" della Verità, della Libertà e della Dignità.



LE NUOVE GENERAZIONI UCRAINE

Nelle nuove generazioni ucraine (i nati dopo il 1991), il "ritorno" di cui parlava Sverstyuk si è trasformato da aspirazione filosofica in identità vissuta. Se per i Sessantini la libertà era una conquista sofferta contro un sistema onnipresente, per i giovani di oggi è l'aria naturale che respirano, difesa con una determinazione che ha sorpreso il mondo.
Ecco come il pensiero di Sverstyuk e Marynovych si riflette nei giovani ucraini:

1. La fine del "Doppio Pensiero"
Sverstyuk lottava contro la schizofrenia morale sovietica (dire una cosa in pubblico e pensarne un'altra in privato).
Schiettezza e Trasparenza: Le nuove generazioni hanno interiorizzato il valore della Verità come integrità personale. Questo si vede nel loro rifiuto viscerale della corruzione e nella richiesta di trasparenza totale nelle istituzioni, un'applicazione pratica del "vivere nella verità".

2. Dall'Individualismo alla Comunità (Il Volontariato)
Il "ritorno alla casa del Padre" si manifesta nell'esplosione del volontariato di massa.
Orizzontalità: I giovani non aspettano ordini dall'alto (tipico della mentalità coloniale). Agiscono in reti orizzontali, mossi da una responsabilità personale che Sverstyuk chiamava "servizio".
Esempio: Molti studenti dell'Università Cattolica Ucraina (UCU) vedono il loro studio non come carriera, ma come preparazione per servire il bene comune, unendo professionalità ed etica.

3. La "Cattedrale" come Cultura Viva
Per i giovani, la cultura ucraina non è più un reperto da museo o un "folclore" perseguitato, ma un linguaggio moderno e competitivo.
Creatività Digitale: La difesa della lingua avviene sui social, nella musica techno, nel design e nel cinema. Hanno rimosso l'impalcatura del complesso di inferiorità verso la cultura russa, sentendosi parte integrante dello spazio culturale europeo e globale.

4. La "Dignità" (Hidnisti) come Bussola
Il termine Hidnisti (Dignità), centrale in tutto il pensiero di Sverstyuk, è diventato il valore supremo per i partecipanti all'Euromaidan e per i giovani soldati.
Sacrificio Consapevole: Molti giovani professionisti hanno lasciato lavori in tech o arte per difendere il Paese. Non lo fanno per odio, ma per proteggere la "casa" — lo spazio di libertà che permette loro di essere se stessi. È la realizzazione della "metanoia" collettiva: il passaggio dal "suddito" al "cittadino".

5. Il superamento del trauma attraverso l'azione
Invece di chiudersi nel "cuore ferito" e nel vittimismo dei padri, le nuove generazioni usano il trauma della guerra per costruire.
Resilienza Attiva: Trasformano il dolore in innovazione sociale e tecnologica. Marynovych osserva spesso con ammirazione come questi giovani abbiano saltato la fase del "cinismo post-sovietico" per approdare direttamente a una forma di idealismo pragmatico.

Le nuove generazioni sono il Figlio Prodigo che non vuole più andarsene. Hanno capito che la "casa del Padre" (l'Ucraina libera e dignitosa) non è un luogo geografico, ma un impegno morale quotidiano. Come diceva Sverstyuk, hanno scoperto che "l'uomo è fatto di un materiale che non si spezza".



LA CATTEDRALE DI SVERSTYUK E IL CASTELLO INTERIORE DI S. TERESA D'AVILA

Il parallelo tra la "Cattedrale nell'impalcatura" di Yevhen Sverstyuk e il "Castello Interiore" di Santa Teresa d'Avila è una delle relazioni più profonde per comprendere la spiritualità del dissenso ucraino. Sebbene appartengano a epoche e contesti diversi, entrambi descrivono l'anima come uno spazio sacro inviolabile.
Ecco i punti di contatto tra le due visioni:

1. L'Anima come Dimora Divina
Santa Teresa: Descrive l'anima come un castello fatto di un solo diamante o di un limpidissimo cristallo, nel cui centro abita Dio. Il Castello Interiore è il luogo dell'intimità assoluta.
Sverstyuk: La "Cattedrale" è il tempio dello spirito che ogni uomo porta in sé. Non è un edificio di pietra, ma la sede dei valori eterni e della presenza del Logos. Per Sverstyuk, come per Teresa, l'essenza dell'uomo è sacra e regale.

2. La Protezione dall'Esterno (Impalcatura vs Mura)
Sverstyuk: L' "Impalcatura" rappresenta le pressioni esterne: l'ideologia sovietica, la paura, la censura e il materialismo che cercano di nascondere o soffocare la cattedrale.
Santa Teresa: Il castello è circondato da "animali velenosi" (le tentazioni del mondo, le distrazioni, l'ego) che impediscono di entrare nelle mansioni più profonde.
Sintesi: Entrambi sostengono che il mondo esterno cerchi costantemente di alienare l'uomo dal proprio centro. La resistenza consiste nel non farsi distrarre dalle "strutture provvisorie" esterne.

3. La Libertà come Spazio Interiore
Per entrambi, la libertà non dipende dalle circostanze fisiche:
Sverstyuk ha vissuto questa filosofia nei Lager: mentre il corpo era prigioniero dell'impalcatura totalitaria, la sua "Cattedrale" era libera.
Teresa scriveva che l'anima ha una libertà che nessuna clausura può limitare.
Questa è la "libertà dei figli di Dio": un luogo dove il potere politico (il KGB per Sverstyuk, l'Inquisizione o le prove mondane per Teresa) non ha giurisdizione. Myroslav Marynovych ha spesso descritto il Gulag proprio come il luogo dove ha scoperto questo "Castello" inespugnabile.

4. Il Lavoro di "Restauro" e Ascesi
Metanoia: Per Sverstyuk, il ritorno alla Cattedrale richiede una conversione morale (metanoia), un faticoso lavoro di rimozione delle macerie lasciate dal regime.
Orazione: Per Santa Teresa, l'ingresso nel castello avviene attraverso l'orazione e l'umiltà.
In entrambi i casi, la pienezza dell'essere non è un dato di fatto, ma un cammino di purificazione.

5. Bellezza e Verità
La Cattedrale di Sverstyuk è il luogo della Bellezza che salva, così come il Castello di Teresa è irraggiante di Luce. Entrambi vedono nella bellezza estetica e spirituale la prova suprema dell'esistenza di Dio, contrapposta al "grigiore" e alla "bruttezza" del peccato o dell'oppressione ideologica.

In sintesi, Sverstyuk ha modernizzato l'intuizione di Santa Teresa: ha trasformato il castello mistico in una cattedrale civile e nazionale, dimostrando che l'anima è l'unico materiale "che non si spezza" sotto il peso della storia.



LA CATTEDRALE DI SVERSTYUK E LA CHIESA DELLE CATACOMBE

La "Cattedrale" di Sverstyuk è stata la corazza spirituale della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina (UGCC) e di altre comunità cristiane durante il lungo inverno della clandestinità (1946-1989). Quando il regime sovietico sciolse ufficialmente la Chiesa con il "Sinodo farsa" di Leopoli, i fedeli furono costretti a trasformare le loro case e i loro cuori nelle uniche cattedrali superstiti.
Ecco come la visione di Sverstyuk si è intrecciata con la vita della Chiesa sotterranea (Katakombna Tserkva):

1. La Cattedrale senza Mura: Il "Tempio nel Cuore"
In assenza di edifici fisici (molte chiese furono distrutte o trasformate in magazzini e musei dell'ateismo), i cristiani ucraini applicarono alla lettera il concetto di Sverstyuk:
Liturgie Clandestine: Le messe venivano celebrate in appartamenti privati, boschi o scantinati. Sverstyuk scriveva che la "Cattedrale" non dipende dalle pietre, ma dalla presenza del Logos. Per i fedeli, la "Cattedrale interiore" era più reale e solida dei palazzi del Partito.
Il Sacerdozio del Popolo: Ogni famiglia divenne una piccola "cattedrale" dove i genitori trasmettevano la fede in segreto, proteggendo la "veste bianca" del battesimo dall'impalcatura della propaganda atea.

2. Resistenza al "Vandalismo Spirituale"
Sverstyuk denunciava che il regime voleva non solo chiudere le chiese, ma sradicare il senso del sacro.
La Chiesa del Silenzio: I cristiani clandestini risposero con il silenzio orante e la fermezza morale. Figure come il Cardinale Josyf Slipyj, che passò 18 anni nei Lager, incarnarono perfettamente l'idea di Sverstyuk: un uomo la cui dignità regale (la "Cattedrale") rimane intatta nonostante le catene (l' "Impalcatura").
Fedeltà alla Verità: Rifiutare di unirsi alla Chiesa ortodossa controllata dallo Stato era, per migliaia di ucraini, l'atto pratico di "vivere nella verità".

3. Il Samvydav Religioso
Proprio come i saggi di Sverstyuk, circolavano clandestinamente libri di preghiere, vite dei santi e messaggi dei vescovi nascosti.
Cultura e Fede: Sverstyuk vedeva nella conservazione del rito e della lingua ucraina un unico atto di resistenza. I cristiani clandestini non difendevano solo una religione, ma l'anima stessa della nazione che l'impalcatura sovietica voleva uniformare al modello russo-ateo.

4. Il "Ritorno" del 1989
Quando la Chiesa uscì dalle catacombe poco prima del crollo dell'URSS, Sverstyuk vide in questo evento la resurrezione della Cattedrale.
L'abbraccio del Padre: Le oceaniche processioni per le strade di Leopoli nel 1989 furono per lui l'immagine plastica del Figlio Prodigo (il popolo ucraino) che tornava finalmente alla casa del Padre, rivestito della sua dignità originale.

5. L'eredità nell'Università Cattolica (UCU)
Oggi, l'Università Cattolica Ucraina di Leopoli, fondata sugli ideali di quei martiri e di pensatori come Sverstyuk e Myroslav Marynovych, insegna alle nuove generazioni che la fede è la forza che permette di restare "umani" anche quando le strutture del mondo crollano.

La "Cattedrale" di Sverstyuk è stata, in definitiva, la teoria che ha spiegato la pratica eroica di milioni di cristiani ucraini: l'idea che l'unico spazio che il totalitarismo non potrà mai conquistare è quello dove l'uomo incontra Dio nel segreto del suo castello interiore.



PRINCIPI FONDAMENTALI DI SVERSTYUK

Ecco una sintesi strutturata del mondo intellettuale e spirituale di Yevhen Sverstyuk, che connette la sua filosofia ai protagonisti del dissenso e alla realtà ucraina attuale.

1. I Pilastri del Pensiero: La "Cattedrale" e il "Cuore"
Il pensiero di Sverstyuk è una filosofia della resistenza morale fondata sull'etica cristiana e sulla dignità umana.
La Cattedrale nell'Impalcatura: È la sua metafora centrale. La "Cattedrale" rappresenta l'anima eterna dell'uomo e della nazione; l'"Impalcatura" sono le ideologie (come il comunismo) e le oppressioni temporanee. Il compito dell'uomo è proteggere la cattedrale interiore.
La Teologia del Cuore Ferito: Influenzato dalla "filosofia del cuore" di Skovoroda, Sverstyuk vede la sofferenza (storica e personale) non come una sconfitta, ma come una "ferita" che rende l'uomo sensibile alla Verità e lo apre all'amore di Dio.
Vivere nella Verità: Concetto cardine condiviso con il dissenso europeo. Significa rifiutare il compromesso morale e la menzogna sistemica, agendo come se si fosse liberi anche sotto una dittatura.
La Metanoia (Conversione): Per Sverstyuk, la libertà politica è inutile senza una trasformazione interiore. Il popolo deve compiere un "ritorno a casa" (come il Figlio Prodigo) abbandonando la mentalità servile dell' Homo Sovieticus.

2. Le Relazioni Chiave: Una Fratellanza di Luce
Sverstyuk non è stato un pensatore isolato, ma il perno di una rete di intellettuali che hanno cambiato la storia:

Relazione:   Natura del legame
Hryhoriy Skovoroda:   Il Maestro ideale.   -  Sverstyuk ne ha ereditato la scelta della libertà interiore e il concetto di "lavoro affine" (srodna pratsya).
Taras Shevchenko:   Il Profeta.  -  Sverstyuk ha liberato la sua figura dai miti sovietici, restituendogli il ruolo di guida spirituale e cristiana dell'Ucraina.
Vasyl Stus:   La Roccia morale.   -  Sverstyuk vedeva nel poeta-martire l'incarnazione del sacrificio cristiano e della dignità che non si spezza nel lager.
Vyacheslav Chornovil:  Il Binomio d'azione.  -   Chornovil era il leader politico e giornalistico del dissenso; Sverstyuk ne era la profondità filosofica ed etica.
Myroslav Marynovych:  L'Erede spirituale.  -  Insieme hanno fondato il Gruppo 1° Dicembre, portando il pensiero dei dissidenti nelle istituzioni morali e nell'Università Cattolica (UCU).

3. L'Eredità: Dalla Resistenza alla Rinascita
Il pensiero di Sverstyuk è oggi la base della resistenza spirituale ucraina:
Identità Nazionale: Non basata sull'etnia, ma sulla scelta etica di appartenere a una cultura che onora la libertà e il Logos (la Parola).
Le Nuove Generazioni: I nati dopo il 1991 hanno trasformato la "Metanoia" di Sverstyuk in realtà. La loro resistenza alla guerra è vista come il rifiuto definitivo di tornare sotto l'"impalcatura" coloniale.
Il Ruolo del Gruppo 1° Dicembre: Rimane il custode di questa "bussola morale", richiamando costantemente la politica alla responsabilità e alla dignità.



CONCLUSIONI

Yevhen Sverstyuk, cuore della resistenza spirituale ucraina, ci lascia una lezione universale: la vera libertà non viene concessa dai decreti, ma nasce dalla scelta quotidiana di proteggere la propria "Cattedrale interiore".
Yevhen Sverstyuk ha insegnato che l'Ucraina è una "Cattedrale" che deve essere costantemente restaurata nel cuore di ogni cittadino attraverso la Verità, l'Amore di Gesù e il coraggio della Responsabilità.











Nessun commento:

Posta un commento

Post più popolari