Ivan Dzyuba: sovranità intellettuale per una libera e indipendente Ucraina
di Carlo Sarno
Ivan Dzyuba con la moglie Marta.
INTRODUZIONE
Ivan Dzyuba (1931–2022) è stato uno dei più autorevoli intellettuali, critici letterari e dissidenti ucraini dell'era sovietica. Considerato un "architetto dell'indipendenza ucraina", ha dedicato la sua vita alla difesa della cultura e dell'identità nazionale.
Profilo e attività principale
Intellettuale e Dissidente: Esponente di spicco dei "Sestigisti" (Shistdesyatnyky), un movimento di giovani intellettuali ucraini che negli anni '60 sfidarono il totalitarismo sovietico.
L'opera fondamentale: È celebre soprattutto per il saggio "Internazionalismo o russificazione?" (1965), un'analisi critica basata su principi leninisti che denunciava la politica di assimilazione russa forzata in Ucraina. Quest'opera, inizialmente inviata alle autorità sovietiche, divenne un pilastro del movimento clandestino (samizdat).
Carriera Accademica: È stato membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze dell'Ucraina e autore di numerosi studi su figure centrali come Taras Shevchenko.
Impegno politico e riconoscimenti
Ruolo Istituzionale: Dopo l'indipendenza, ha servito come Ministro della Cultura dell'Ucraina (1992–1994).
Onorificenze: Nel 2001 è stato insignito del titolo di Eroe dell'Ucraina, la massima onorificenza statale del paese.
Scomparsa: Dzyuba è deceduto a Kiev il 22 febbraio 2022, all'età di 90 anni, appena due giorni prima dell'inizio dell'invasione russa su vasta scala.
La sua eredità rimane fondamentale per la comprensione delle dinamiche tra nazionalismo ucraino e imperialismo russo nel XX e XXI secolo.
IL PENSIERO DI IVAN DZYUBA
Il pensiero di Ivan Dzyuba rappresenta una delle critiche più sofisticate e pericolose per il regime sovietico, poiché non attaccava il sistema dall'esterno, ma utilizzava la stessa logica marxista-leninista per smascherarne le contraddizioni.
I pilastri fondamentali del suo pensiero includono:
1. Critica alla "Russificazione" come Tradimento di Lenin
Nel suo saggio principale, "Internazionalismo o russificazione?", Dzyuba sosteneva che la politica del Cremlino sotto Stalin e Krusciov non fosse "internazionalismo" (solidarietà tra pari), ma un ritorno allo sciovinismo russo di epoca zarista.
Egli citava gli scritti di Lenin sulla "questione nazionale" per dimostrare che il vero socialismo avrebbe dovuto garantire l'autodeterminazione e lo sviluppo delle culture nazionali.
Denunciava come l'uso forzato della lingua russa e la soppressione della cultura ucraina fossero forme di colonialismo camuffate da ideologia comunista.
2. La Cultura come Atto di Resistenza
Per Dzyuba, la cultura non era un semplice ornamento, ma l'essenza stessa dell'identità di un popolo.
Contro il Realismo Socialista: Criticò aspramente il realismo socialista imposto dallo Stato, definendolo un metodo che riduceva gli scrittori a "consumatori passivi" di ordini di partito.
Dignità Umana: Il suo pensiero era centrato sulla dignità dell'individuo, che può realizzarsi pienamente solo all'interno della propria comunità culturale e nazionale.
3. I "Sestigisti" e il Ruolo dell'Intellettuale
Dzyuba credeva che l'intellettuale avesse il dovere morale di difendere la verità, anche a costo della libertà.
Insieme ad altri "Sessantini", promosse un risveglio culturale che cercava di liberare l'arte ucraina dai dogmi sovietici e dal provincialismo.
Dichiarò che l'assimilazione culturale russa mirava a creare una massa amorfa di cittadini privi di radici, rendendo così più facile il controllo totalitario.
4. Continuità e Indipendenza
Sebbene dopo l'arresto nel 1972 fu costretto a una parziale autocritica per evitare la prigione a lungo termine, il suo lavoro rimase una guida per il movimento nazionale. Dopo il 1991, continuò a esortare lo Stato ucraino a sviluppare in modo proattivo la propria cultura per proteggersi dalle influenze imperiali persistenti.
IL SAGGIO: INTERNAZIONALISMO O RUSSIFICAZIONE?
Il saggio "Internazionalismo o russificazione?" (Internatsionalizm chy rusyfikatsiia?), scritto tra il settembre e il dicembre del 1965, è una delle analisi politiche più lucide e influenti del XX secolo sul tema del colonialismo sovietico.
Ecco i punti chiave per approfondire l'opera:
1. Il contesto: la genesi del saggio
Dzyuba scrisse il testo in risposta a un'ondata di arresti di giovani intellettuali ucraini nell'agosto del 1965. Non fu concepito come un manifesto eversivo, ma come un promemoria critico inviato ufficialmente al Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Ucraina e al governo dell'URSS per denunciare gli errori nelle politiche nazionali.
2. La tesi centrale: il ritorno allo sciovinismo
Dzyuba utilizza una prospettiva marxista-leninista per dimostrare che la dirigenza sovietica (sotto Stalin e Krusciov) aveva tradito l'eredità di Lenin.
L'accusa: Il regime spacciava per "internazionalismo" quella che era in realtà una politica di russificazione forzata.
Lo sciovinismo russo: L'autore identifica nel "grande sciovinismo russo" (ereditato dallo zarismo) il principale ostacolo allo sviluppo del socialismo e delle repubbliche sovietiche.
Contro l'assimilazione: Egli sostiene che l'unificazione delle nazioni sotto il comunismo non dovesse significare l'assorbimento delle culture minori in quella russa, ma la loro piena fioritura in condizioni di uguaglianza.
3. La struttura e i temi trattati
Il saggio è documentato con estrema precisione e affronta diversi pilastri della società:
Meccaniche della russificazione: Analizza come l'istruzione, l'amministrazione e l'economia fossero usate per marginalizzare la lingua ucraina.
Danno psicologico: Descrive come la russificazione creasse un "complesso di inferiorità" nelle popolazioni rurali e un vuoto culturale nelle città.
Il fantasma del "nazionalismo borghese": Dzyuba smonta l'etichetta di "nazionalista borghese" usata dal regime per reprimere qualsiasi espressione di patriottismo ucraino, definendola una tattica per nascondere il vero problema: l'egemonia russa.
4. Impatto e conseguenze
Sebbene inviato privatamente, il saggio iniziò a circolare clandestinamente come samizdat (auto-pubblicazione illegale) e fu pubblicato all'estero in inglese nel 1968.
Condanna: Le autorità sovietiche lo definirono un "libello anti-sovietico".
Repressione: Nel 1972, Dzyuba fu espulso dall'Unione degli Scrittori, arrestato e condannato a 5 anni di prigione e 5 di esilio. Fu rilasciato anticipatamente nel 1973 dopo una forzata ritrattazione pubblica.
Il saggio è oggi considerato un documento fondamentale che ha preparato il terreno ideologico per il movimento di indipendenza ucraino degli anni '90.
DZYUBA E LA CRITICA LETTERARIA UCRAINA
Il contributo di Ivan Dzyuba alla critica letteraria ucraina è vasto e copre oltre settant'anni di attività (1950–2022). Egli è considerato uno dei più fini interpreti della letteratura nazionale, capace di coniugare rigore accademico e impegno civile.
I suoi principali contributi includono:
1. Il rinnovamento degli studi su Taras Shevchenko
Dzyuba ha rivoluzionato la critica "shevchenkiana", liberandola dalle formule politiche fisse dell'era sovietica che riducevano il poeta a un semplice rivoluzionario sociale.
Approccio anticoloniale: Nel suo studio sul poema Kavkaz ("Il Caucaso", 1995), ha analizzato l'opera come una critica precoce e potente all'imperialismo russo.
Opere monumentali: Ha pubblicato sintesi fondamentali come Taras Shevchenko: Zhyttia i tvorchist ("Taras Shevchenko: Vita e opere", 2008), considerate pietre miliari per la comprensione del "profeta" ucraino nel contesto moderno.
2. La lotta contro il "provincialismo" e la "grafomania"
Già alla fine degli anni '50, Dzyuba si distinse per la critica alla letteratura ucraina sovietica ufficiale, che riteneva piatta e provinciale.
Rivitalizzazione: Come portavoce dei Sestigisti (shistdesiatnyky), promosse il talento di autori come Lina Kostenko, Vasyl Symonenko e Ivan Drach, esortandoli a liberarsi dall'influenza russa per guardare ai modelli dell'Europa occidentale.
Dignità letteraria: Sfidò il dogma del "realismo socialista", denunciando come questo metodo costringesse gli scrittori al ruolo di "consumatori passivi" di direttive di partito.
3. Ricerca storica e contemporanea
I suoi interessi di ricerca hanno spaziato dai classici ai contemporanei, documentati in oltre 400 lavori accademici.
Figure chiave: Ha scritto studi approfonditi su Olga Kobylianska, Lesya Ukrainka, Oleksandr Dovzhenko e Mykola Vinhranovskyi.
Critica militante: Negli ultimi trent'anni ha continuato a mappare il panorama letterario ucraino, scrivendo di autori moderni come Serhiy Zhadan e affrontando i problemi della cultura ucraina nel Donbas (sua terra d'origine).
4. Ruoli istituzionali e editoriali
Il suo impatto si è manifestato anche attraverso la guida di istituzioni culturali d'eccellenza:
È stato direttore della sezione di critica del prestigioso giornale Vitchyzna (1957–1962) e redattore capo di Suchasnist.
Ha presieduto il Comitato per il Premio Nazionale Taras Shevchenko e co-diretto la redazione dell'Enciclopedia dell'Ucraina Moderna (Encyclopedia of Modern Ukraine).
Per la sua straordinaria capacità di leggere la letteratura come uno strumento di emancipazione nazionale, Dzyuba è spesso descritto come l'"André Malraux ucraino", un intellettuale pubblico che ha saputo fondere arte, politica e verità storica.
DZYUBA E I DISSIDENTI SESSANTINI UCRAINI
Ivan Dzyuba è stato una figura centrale e un punto di riferimento morale per i Sessantini, il movimento di giovani intellettuali ucraini che negli anni '60 cercò di liberare la cultura nazionale dai dogmi sovietici.
Ecco come si articolavano i suoi rapporti con il gruppo:
Un leader intellettuale e portavoce
Dzyuba non era solo un membro del movimento, ma ne era il principale portavoce teorico. Mentre altri si esprimevano attraverso la poesia o l'arte, lui forniva la base analitica e politica alle loro rivendicazioni.
Collaborazioni chiave: Lavorò a stretto contatto con figure come Ivan Svitlychny, Yevhen Sverstyuk, Lina Kostenko, Ivan Drach, Vasyl Stus e Myroslava Zvarychevska.
Difesa legale e politica: Quando i primi dissidenti furono arrestati nel 1965, Dzyuba non si limitò a scrivere il suo saggio più famoso, ma firmò numerose petizioni e lettere aperte in loro difesa.
La protesta al cinema "Ukraina" (1965)
Uno dei momenti più alti della sua militanza con i Sessantini fu la protesta del 4 settembre 1965 al cinema "Ukraina" di Kiev, durante la prima del film Le ombre degli avi dimenticati di Sergei Parajanov.
Insieme a Vasyl Stus e Vyacheslav Chornovil, Dzyuba interruppe la proiezione per denunciare pubblicamente gli arresti segreti degli intellettuali ucraini avvenuti nelle settimane precedenti.
Solidarietà umana e Babyn Yar
La sua relazione con gli altri dissidenti superava i confini del nazionalismo ucraino in senso stretto, abbracciando una visione di solidarietà universale.
Nel 1966, insieme ad altri membri del gruppo, partecipò a una commemorazione spontanea e non autorizzata a Babyn Yar per il 25° anniversario del massacro nazista, denunciando apertamente l'antisemitismo sovietico e legando la tragedia ebraica a quella ucraina.
Il trauma della ritrattazione (1973)
Il rapporto con il movimento visse un momento critico nel 1973. Dopo un anno di carcere e a causa di gravi problemi di salute (tubercolosi), Dzyuba firmò una ritrattazione forzata per ottenere la grazia.
Mentre alcuni dissidenti più radicali videro questo atto come una debolezza, la maggior parte dei Sestigisti continuò a rispettarlo, riconoscendo l'immenso valore del suo contributo intellettuale e il fatto che, una volta tornato a scrivere, non divenne mai un servitore del regime, ma continuò a difendere l'identità ucraina in modo più sottile.
Dzyuba ha incarnato l'anima "analitica" dei Sessantini, trasformando il loro fermento creativo in una sfida politica strutturata che avrebbe influenzato le generazioni successive fino all'indipendenza.
Per comprendere appieno l'ambiente in cui operava Dzyuba, è fondamentale guardare ai suoi compagni di strada. I Sestigisti erano un gruppo eterogeneo: poeti, critici, giornalisti e artisti uniti dal rifiuto della mediocrità sovietica.
Ecco tre figure chiave che hanno avuto un rapporto profondo con Dzyuba:
1. Vasyl Stus (1938–1985): Il martire e la coscienza morale
Se Dzyuba era l'analista del movimento, Stus ne era l'anima tragica ed eroica. È considerato il più grande poeta ucraino del secondo Novecento.
Il legame con Dzyuba: Stus fu colui che, durante la protesta al cinema "Ukraina" nel 1965, si alzò in piedi dopo l'appello di Dzyuba gridando: "Chi è contro il ritorno dello stalinismo, si alzi!".
Il destino: A differenza di Dzyuba, Stus non scese mai a compromessi. Passò gran parte della sua vita nei gulag, dove morì nel 1985 durante uno sciopero della fame. Rappresenta la linea della "resistenza totale" che Dzyuba ammirava profondamente, pur avendo scelto una via di sopravvivenza diversa.
2. Ivan Svitlychny (1929–1992): L'organizzatore e il "motore"
Svitlychny era il vero collante logistico e intellettuale dei Sestigisti. Critico letterario e traduttore, la sua casa a Kiev era il quartier generale del movimento.
Il ruolo: Era lui a gestire la circolazione del samizdat (le opere clandestine). Fu Svitlychny a incoraggiare Dzyuba a scrivere e a diffondere "Internazionalismo o russificazione?".
L'influenza: Era noto per la sua capacità di scoprire nuovi talenti e per il suo rigore morale. La sua prigionia e le torture subite ne minarono la salute, portandolo a una morte prematura poco dopo l'indipendenza dell'Ucraina.
3. Lina Kostenko (1930 – vivente): La voce della dignità letteraria
Lina Kostenko è l'ultima grande protagonista vivente di quella stagione. Poetessa amatissima, incarna il rifiuto della censura attraverso il "silenzio creativo".
La resistenza: Quando negli anni '60 e '70 le sue opere vennero bandite, lei si rifiutò di cambiare una sola riga per compiacere il Partito. Per 15 anni non pubblicò nulla, diventando un simbolo di integrità.
Il rapporto con Dzyuba: Dzyuba fu uno dei primi a riconoscere il suo genio, dedicandole saggi critici che la elevavano a erede dei grandi classici europei. Ancora oggi, la Kostenko è una figura di riferimento per la difesa della lingua ucraina.
Questi intellettuali non erano solo colleghi, ma amici intimi. Spesso si riunivano per leggere poesie proibite o ascoltare musica occidentale, creando una sorta di "microcosmo di libertà" nel cuore di una Kiev pesantemente sorvegliata dal KGB.
IL RUOLO DELLE DONNE NEL MOVIMENTO DEI SESSANTINI
Il ruolo delle donne nel movimento dei Sessantini fu cruciale e multidisciplinare: non furono solo muse o compagne, ma leader intellettuali, distributrici di samizdat e custodi della memoria storica sotto i colpi della repressione.
Ecco le figure e le funzioni principali:
1. Leader e icone del dissenso
Alcune donne divennero i volti più noti e rispettati del movimento, sfidando il regime con una fermezza che spesso superava quella dei colleghi uomini.
Lina Kostenko: Rappresentò l'eccellenza poetica. Il suo rifiuto di pubblicare opere censurate la trasformò in un simbolo vivente di integrità morale.
Alla Horska: Artista monumentale e anima "bohémien" del gruppo a Kiev. Fu una delle fondatrici del Club della Gioventù Creativa (Suchasnyk). Il suo assassinio nel 1970, orchestrato dal KGB, segnò il passaggio del movimento da una fase culturale a una di aperta tragedia politica.
2. Le "Custodi" e le distributrici (Il ruolo di Myroslava Zvarychevska)
Mentre gli uomini scrivevano saggi teorici (come Dzyuba), le donne spesso gestivano la complessa e pericolosa logistica della dissidenza.
Distribuzione: Figure come Myroslava Zvarychevska e Nadiya Svitlychna erano fondamentali per la copiatura a macchina e la distribuzione e divulgazione dei testi proibiti.
Supporto ai prigionieri: Molte donne organizzarono reti di mutuo soccorso per le famiglie dei dissidenti arrestati, mantenendo vivi i contatti tra i campi di prigionia e il mondo esterno.
3. I "Fiori" della protesta (Il coraggio civile)
Le donne introdussero nel dissenso forme di protesta estetiche e simboliche molto potenti.
Durante il processo di Leopoli del 1966, donne come Lina Kostenko e Lyudmyla Semykina sfidarono le guardie armate lanciando fiori ai condannati, un gesto di bellezza e umanità contro la brutalità della cella.
4. Nadiya Svitlychna: La voce della memoria
Sorella di Ivan Svitlychny, Nadiya fu una delle figure più attive. Dopo aver scontato quattro anni nei campi di lavoro, emigrò negli Stati Uniti dove divenne la "voce" del dissenso ucraino a Radio Liberty, documentando sistematicamente le violazioni dei diritti umani nell'URSS.
5. Il sacrificio delle "Mogli dei dissidenti"
Molte donne, pur non essendo attiviste in prima linea, subirono persecuzioni terribili (licenziamenti, ostracismo sociale, minacce sui figli) solo per essersi rifiutate di denunciare i mariti, come nel caso di Olena Antoniv (moglie di Chornovil).
In sintesi, senza il contributo femminile, il movimento dei Sessantini sarebbe rimasto un esercizio intellettuale isolato; le donne gli diedero una dimensione sociale e una continuità operativa che il KGB non riuscì mai a spezzare del tutto.
DZYUBA E SKOVORODA
La relazione tra Ivan Dzyuba e Hryhoriy Skovoroda (il più grande filosofo ucraino del XVIII secolo) è di natura squisitamente intellettuale e scientifica. Dzyuba ha dedicato gran parte della sua carriera di studioso a reinterpretare Skovoroda, liberandolo dalle letture ideologiche imposte durante il periodo sovietico.
I punti principali della loro connessione nel 2026 includono:
L'opera critica: Dzyuba è autore di fondamentali saggi critici su Skovoroda. Il suo approccio mirava a restituire al filosofo la sua dimensione originale di pensatore "libero" e mistico, in contrasto con la propaganda sovietica che cercava di dipingerlo come un precursore del materialismo o un rivoluzionario sociale ateo.
Skovoroda come simbolo di libertà: Per Dzyuba, la figura di Skovoroda — noto per il suo celebre epitaffio "Il mondo mi ha dato la caccia, ma non mi ha preso" — rappresentava l'archetipo dell'intellettuale ucraino che preserva la propria integrità interiore contro ogni forma di oppressione esterna. Questa era una tematica molto cara a Dzyuba, che vedeva in Skovoroda un modello morale per i dissidenti "Sestigisti".
Analisi della "Filosofia del Cuore": Dzyuba ha approfondito la "filosofia del cuore" (kordiotsentryzm) di Skovoroda, evidenziando come questa tradizione filosofica sia un elemento distintivo e fondante dell'identità culturale e spirituale ucraina.
Contributo all'Enciclopedia: Come co-redattore dell'Enciclopedia dell'Ucraina Moderna, Dzyuba ha supervisionato e curato le voci relative alla filosofia barocca ucraina, assicurando che l'eredità di Skovoroda fosse trattata con rigore accademico e storico.
Dzyuba considerava Skovoroda non solo un oggetto di studio, ma una bussola etica per l'Ucraina moderna, vedendo nel suo pensiero la radice della resistenza culturale contro l'omologazione imperiale russa.
DZYUBA E TARAS SHEVCHENKO
La relazione tra Ivan Dzyuba (1931–2022) e Taras Shevchenko (1814–1861) è fondamentale per la cultura ucraina contemporanea. Dzyuba non è stato solo uno studioso del grande poeta, ma colui che ne ha de-sovietizzato l'immagine, restituendo a Shevchenko il ruolo di guida spirituale e politica della nazione.
I punti chiave della loro connessione includono:
1. La de-costruzione del mito sovietico
Prima dell'intervento di Dzyuba, la propaganda sovietica presentava Shevchenko esclusivamente come un "democratico rivoluzionario" e un precursore dell'internazionalismo proletario, minimizzando la sua spinta nazionale.
Reinterpretazione: Dzyuba ha dimostrato che il radicalismo di Shevchenko non era solo sociale, ma profondamente nazionale e anticoloniale.
Analisi del "Kavkaz": Nel suo celebre saggio sul poema Kavkaz ("Il Caucaso"), Dzyuba ha evidenziato come Shevchenko avesse identificato nell'Impero Russo una prigione dei popoli, collegando il destino dell'Ucraina a quello delle altre nazioni oppresse.
2. L'opera monumentale "Vita e Opere"
Nel 2008, Dzyuba ha pubblicato il volume "Taras Shevchenko. Vita e opere" (Taras Shevchenko. Zhyttia i tvorchist), considerato la sintesi definitiva della critica shevchenkiana moderna.
Metodo: L'opera combina il racconto biografico con un'analisi letteraria raffinata, spiegando come Shevchenko sia riuscito a creare una lingua e un'identità per un popolo che rischiava l'assimilazione.
Attualità: Dzyuba sottolineava che Shevchenko, come la Bibbia, offre risposte per ogni epoca storica, specialmente nei momenti di crisi nazionale.
3. Ruolo Istituzionale e Premi
Il legame tra i due nomi si riflette anche nelle istituzioni culturali ucraine:
Premio Nazionale Taras Shevchenko: Dzyuba ha presieduto per anni il comitato del più alto riconoscimento culturale del paese (il Premio Shevchenko), definendo i criteri di eccellenza artistica per l'Ucraina indipendente.
4. Parallelismo Morale
Per Dzyuba, Shevchenko non era solo un autore da studiare, ma un modello di resistenza morale. Come Shevchenko aveva sfidato l'autocrazia zarista, Dzyuba e i Sessantini si ispirarono alla sua opera per sfidare il totalitarismo sovietico negli anni '60.
In sintesi, se Shevchenko è il "padre" della nazione ucraina, Dzyuba è stato l'intellettuale che ne ha curato e protetto l'eredità, rendendola accessibile e rilevante per le generazioni del XXI secolo.
DZYUBA E LESJA UKRAINKA
La relazione tra Ivan Dzyuba (1931–2022) e Lesja Ukrainka (1871–1913) si fonda sull'attività di Dzyuba come critico letterario, impegnato a restituire alla scrittrice la sua statura di intellettuale europea e moderna, oltre l'immagine di "poetessa del popolo" stereotipata dal regime sovietico.
I punti salienti del suo contributo critico includono:
Analisi della "Donna di Marmo": Uno dei lavori più noti di Dzyuba è lo studio intitolato "Vytiahty z kam'ianoho pokrovu" ("Tirarla fuori dal guscio di pietra"). In questo testo, Dzyuba critica la tendenza a musealizzare Lesja Ukrainka, esortando a riscoprire la vitalità e la complessità filosofica dei suoi drammi.
Modernismo e respiro europeo: Dzyuba ha evidenziato come Lesja Ukrainka non fosse solo una patriota ucraina, ma una figura di spicco del modernismo europeo. Ha analizzato i suoi poemi drammatici (come Canto della foresta o Il convitato di pietra) sottolineando la loro connessione con i grandi miti della cultura occidentale.
La "Scelta Generosa": Come per Shevchenko e Skovoroda, Dzyuba vedeva in Lesja Ukrainka un modello di resistenza etica. Egli ne descriveva la capacità di trasformare la sofferenza fisica e la repressione politica in una forza creativa universale.
Pubblicazioni e curatela: Dzyuba ha partecipato attivamente alla pubblicazione di opere critiche dedicate alla scrittrice, assicurandosi che le nuove edizioni (specialmente quelle post-indipendenza) includessero interpretazioni libere dai vincoli del realismo socialista.
Oggi il lavoro di Dzyuba rimane il punto di riferimento per chiunque voglia studiare Lesja Ukrainka non solo come icona nazionale, ma come una delle voci più sofisticate e coraggiose della letteratura mondiale a cavallo tra XIX e XX secolo.
DZYUBA E I POETI E SCRITTORI DISSIDENTI
La relazione tra Ivan Dzyuba e la galassia dei dissidenti era quella di un "faro teorico". Mentre gli altri fornivano il fuoco emotivo e poetico, Dzyuba forniva l'impalcatura logica per smontare l'ideologia sovietica.
Ecco i legami specifici con le diverse anime della dissidenza:
1. Il sodalizio con i "Sessantini"
Dzyuba non era solo un membro, ma il coordinatore intellettuale del gruppo.
Vasyl Stus: Il rapporto con il più grande poeta dissidente era di profonda devozione reciproca. Stus vedeva in Dzyuba l'autorità morale; fu proprio durante la presentazione del film Le ombre degli avi dimenticati (1965) che Stus si alzò in piedi per sostenere l'appello di Dzyuba contro gli arresti.
Lina Kostenko: Dzyuba fu il primo a dare una veste critica "alta" alla sua poesia, proteggendola dall'accusa di essere solo una scrittrice lirica e presentandola come una voce civile di statura europea.
2. Il ruolo di "Avvocato del Samizdat"
Dzyuba fungeva da ponte tra la produzione letteraria clandestina e la realtà politica.
Ivan Svitlychny: Erano i "due motori" di Kiev. Svitlychny raccoglieva e distribuiva i testi (anche quelli di Dzyuba), mentre Dzyuba li analizzava, dando loro una dignità accademica che terrorizzava il KGB perché rendeva il dissenso "scientifico" e non solo emotivo.
Yevhen Sverstyuk: Insieme a lui, Dzyuba ha ridefinito il concetto di resistenza cristiana e filosofica, collegando il dissenso moderno alle radici di Skovoroda e Shevchenko.
3. La solidarietà nei processi
Dzyuba usava la sua fama (relativa) per proteggere i poeti meno noti.
Firmò innumerevoli appelli per la scarcerazione di poeti come Ihor Kalynets e politici come Vyacheslav Chornovil.
Il suo saggio "Internazionalismo o russificazione?" divenne la "Bibbia" dei prigionieri politici nei Gulag: possederlo era un atto di sfida che univa scrittori di diverse generazioni.
4. Il trauma della "Ritrattazione" (1973)
Un momento complesso nella relazione con gli altri dissidenti fu quando Dzyuba, malato e sotto pressione, firmò una dichiarazione di fedeltà al regime per uscire dal carcere.
Reazioni: Mentre alcuni (come Stus) rimasero inizialmente feriti dalla scelta, la maggior parte dei poeti e scrittori continuò a considerarlo un maestro, capendo che la sua sopravvivenza era necessaria per preservare la memoria storica dell'Ucraina.
Sintesi del rapporto
Per i poeti dissidenti, Dzyuba era colui che "dava le parole alla loro rabbia", trasformando il dolore della repressione in un'analisi politica inoppugnabile che avrebbe poi portato, decenni dopo, all'indipendenza del 1991.
DZYUBA E I POETI DELLA DIASPORA
Il legame tra Ivan Dzyuba e i poeti della diaspora ucraina (in particolare quelli basati in Nord America e in Europa Occidentale) è stato fondamentale per rompere l'isolamento culturale imposto dalla cortina di ferro.
Oggi l'analisi critica riconosce a Dzyuba un ruolo di "ponte" unico tra l'Ucraina sovietica e l'emigrazione. Ecco i punti chiave di questa relazione:
1. La pubblicazione di "Internazionalismo o russificazione?" all'estero
Il legame più forte nacque paradossalmente da una separazione: quando il saggio di Dzyuba fu contrabbandato fuori dall'URSS, fu la diaspora a garantirne la sopravvivenza.
Pubblicazione a Londra (1968): Il saggio fu pubblicato in inglese e ucraino dalla rivista Suchasnist (Modernità), legata alla diaspora. Questo diede a Dzyuba una fama internazionale che, inizialmente, lo protesse da un arresto immediato.
Riconoscimento dei poeti esuli: Scrittori come Yevhen Malanyuk e i membri della Scuola di New York (come Bohdan Boychuk) videro in Dzyuba la prova vivente che la cultura ucraina non era morta sotto il dominio sovietico, ma stava producendo un'analisi intellettuale di altissimo livello.
2. Il dialogo con la "Scuola di New York"
Dzyuba fu uno dei pochi intellettuali in Ucraina a seguire con attenzione e recensire (spesso clandestinamente) le opere dei poeti della diaspora.
Sintonie estetiche: Dzyuba apprezzava il modernismo e l'esistenzialismo dei poeti di New York (Boychuk, Rubchak, Tarnawsky), vedendo in loro quella "europeizzazione" della letteratura ucraina che lui stesso auspicava per i Sestigisti in patria.
Superamento del provincialismo: Per Dzyuba, la diaspora non era un "ghetto" di esuli nostalgici, ma un laboratorio di sperimentazione linguistica che doveva ricongiungersi con la madrepatria.
3. La rivista Suchasnist
Dopo l'indipendenza dell'Ucraina (1991), il legame divenne istituzionale.
Direzione editoriale: Dzyuba divenne redattore capo della versione kieviana di Suchasnist, la storica rivista della diaspora che si era trasferita in Ucraina. Sotto la sua guida, la rivista pubblicò sistematicamente i poeti della diaspora che erano stati banditi per decenni (come Emma Andijewska e Vasyl Barka), realizzando il sogno di una "letteratura ucraina integrale".
4. Il ruolo di critico della "Grande Ucraina"
Dzyuba coniò l'idea che la letteratura ucraina fosse un unico organismo con due polmoni: uno in patria e uno nella diaspora.
Riconoscimento dei meriti: Egli lodò pubblicamente i poeti esuli per aver preservato la purezza della lingua ucraina e per aver esplorato temi metafisici vietati dal realismo socialista.
Sintesi del legame
Mentre il regime sovietico dipingeva i poeti della diaspora come "traditori nazionalisti", Dzyuba li descriveva come compagni di viaggio intellettuali. Grazie a lui, la letteratura della diaspora è stata reintegrata nel canone nazionale ucraino non come un'appendice curiosa, ma come una parte essenziale e d'avanguardia dell'identità nazionale.
LA RITRATTAZIONE FORZATA DI DZYUBA E LE SUE CONSEGUENZE
La ritrattazione di Ivan Dzyuba nel 1973 rappresentò per il KGB non solo una vittoria legale, ma soprattutto una potente arma di guerra psicologica utilizzata per frammentare il movimento dei Sessantini, mettere i dissidenti l'uno contro l'altro e seminare il dubbio tra i suoi membri.
Il KGB sfruttò questa "capitolazione" attraverso diverse tattiche di manipolazione:
1. La pubblicazione forzata e la propaganda
Dopo mesi di isolamento e pressioni psicologiche legate alla sua salute (era malato di tubercolosi), Dzyuba fu indotto a scrivere una dichiarazione di pentimento pubblicata sul giornale Literaturna Ukraina.
L'obiettivo: Il regime voleva dimostrare che persino il "teorico più brillante" del movimento riconosceva i propri errori ideologici.
Effetto isolamento: Presentando Dzyuba come un "uomo ritrovato" dal sistema, il KGB mirava a isolarlo dai compagni che erano ancora in prigione o nel Gulag, facendolo apparire come un privilegiato o un traditore.
2. Creare il "Sospetto di Collaborazione"
Il KGB utilizzò il rilascio anticipato di Dzyuba per alimentare sospetti di delazione.
Infiltrazione di agenti: Attraverso una rete di informatori (come l'agente "Nina" in contesti simili), vennero diffuse voci secondo cui il prezzo della libertà di Dzyuba non era stata solo la ritrattazione, ma la fornitura di informazioni sui colleghi.
Il contrasto con i "Martiri": Il KGB mise intenzionalmente in risalto la differenza di trattamento tra Dzyuba (che ottenne un lavoro come correttore di bozze dopo il rilascio) e figure come Vasyl Stus, che invece rifiutarono ogni compromesso e subirono torture e isolamento estremo.
3. Screditare l'opera "Internazionalismo o russificazione?"
Il KGB cercò di annullare l'impatto del saggio più importante di Dzyuba usando le parole dell'autore stesso.
Revisionismo: Obbligando Dzyuba a dichiarare che il suo libro era basato su "posizioni errate", il KGB fornì agli ufficiali carcerari uno strumento per deridere i dissidenti che venivano puniti proprio per aver distribuito quel testo.
Danno d'immagine: La ritrattazione fu inviata anche all'estero per confondere la diaspora ucraina, che fino a quel momento aveva considerato Dzyuba un leader infallibile.
4. La reazione dei dissidenti: tra delusione e comprensione
La strategia del KGB ebbe successo parziale:
Rottura dei legami: Alcuni dissidenti radicali, come Stus, vissero la ritrattazione come un colpo durissimo alla morale del gruppo. Stus scrisse testi in cui ribadiva la necessità della "resistenza totale", ponendosi implicitamente in contrapposizione alla scelta di Dzyuba.
Il fallimento finale: Nonostante i tentativi di divisione, molti dissidenti (tra cui Vyacheslav Chornovil) compresero le circostanze disumane della detenzione di Dzyuba. Col tempo, la sua figura fu riabilitata all'interno del movimento, non come un traditore, ma come una vittima di una delle più sofisticate operazioni di "rottura morale" del KGB.
Questo episodio rimane uno dei casi più studiati negli archivi dell'SBU (ex KGB) per comprendere come il potere sovietico cercasse di distruggere la solidarietà tra intellettuali attraverso la manipolazione delle fragilità umane.
DZYUBA E VYACHESLAV CHORNOVIL
La relazione tra Ivan Dzyuba (1931–2022) e Vyacheslav Chornovil (1937–1999) è stata una delle più significative collaborazioni della dissidenza ucraina, definendo il passaggio della resistenza da un piano puramente culturale a uno politico e istituzionale.
I punti principali del loro rapporto includono:
1. Il sodalizio militante degli anni '60
Dzyuba e Chornovil furono, insieme a Vasyl Stus, i protagonisti del gesto di sfida più celebre del periodo: la protesta del 4 settembre 1965 al cinema "Ukraina" di Kiev.
Azione coordinata: Mentre Dzyuba pronunciò il discorso iniziale denunciando gli arresti segreti degli intellettuali (tra cui Myroslava Zvarychevska), Chornovil fu tra i primi ad alzarsi in piedi, trasformando una prima cinematografica in un atto di ribellione pubblica contro lo stalinismo.
2. Teoria e Documentazione
I due operavano in modo complementare per scardinare il sistema sovietico:
Dzyuba l'ideologo: Fornì la base teorica con il saggio "Internazionalismo o russificazione?", dimostrando il tradimento delle politiche nazionali da parte del Cremlino.
Chornovil il documentarista: Utilizzò proprio il clima di repressione generato dagli scritti di Dzyuba per redigere Woe from Wit (Il male dall'ingegno), una raccolta di documenti che esponeva l'illegalità dei processi contro i dissidenti, tra cui quelli per la diffusione delle opere di Dzyuba stesso.
3. La transizione verso l'Indipendenza e il Rukh
Dopo gli anni della repressione, i due si ritrovarono ai vertici del movimento che portò alla fine dell'URSS nel 1991:
Fondazione del Rukh: Entrambi furono figure chiave del Movimento Popolare d'Ucraina (Rukh). Chornovil ne divenne il leader carismatico e politico, mentre Dzyuba continuò a fungere da autorità intellettuale e culturale.
Ruoli istituzionali: Nel 2026, la storia ucraina ricorda come, dopo l'indipendenza, Chornovil si dedicò alla competizione politica per la presidenza e alla guida del parlamento, mentre Dzyuba servì come Ministro della Cultura (1992–1994).
4. Differenze di approccio
Nonostante la profonda stima, i due rappresentavano due anime diverse della resistenza:
Chornovil era un uomo d'azione, pronto al confronto diretto e al carcere duro (che scontò per molti anni).
Dzyuba era un intellettuale accademico che, pur subendo arresti, cercò di mantenere spazi di manovra culturale anche attraverso compromessi forzati (come la ritrattazione del 1973) per preservare la continuità degli studi letterari ucraini.
La morte di Chornovil in un sospetto incidente stradale nel 1999 fu un duro colpo per Dzyuba, che continuò per il resto della sua vita (fino al 2022) a difendere la memoria del compagno come uno dei padri fondatori della democrazia ucraina.
DZYUBA E LINA KOSTENKO
La relazione tra Ivan Dzyuba e Lina Kostenko (nata nel 1930) è stata una delle alleanze intellettuali più profonde e durature della storia ucraina contemporanea, fondata sulla reciproca stima professionale e sulla comune militanza nel movimento dei Sessantini.
I punti cardine del loro rapporto, consolidati nella memoria storica del 2026, sono:
1. Il binomio critico-poetessa
Dzyuba è stato il principale interprete e difensore critico dell'opera di Lina Kostenko.
Nobilitazione letteraria: In un'epoca in cui la critica sovietica cercava di marginalizzare la Kostenko come una scrittrice puramente lirica o "difficile", Dzyuba ne sottolineò il vigore civile e la statura europea.
Saggi fondamentali: Dzyuba scrisse numerosi studi sulla sua poesia, descrivendola come una "fortezza morale" della cultura ucraina. Egli vedeva in lei l'erede diretta di Lesja Ukrainka per la capacità di unire perfezione estetica e fermezza politica.
2. La protesta al cinema "Ukraina" (1965)
Entrambi furono protagonisti della storica protesta del 4 settembre 1965 contro gli arresti degli intellettuali (tra cui Myroslava Zvarychevska).
Mentre Dzyuba teneva il discorso di denuncia dal palco, Lina Kostenko era tra il pubblico a sostenere l'azione, partecipando attivamente alla successiva distribuzione di fiori e volantini in segno di solidarietà con i prigionieri [1].
3. Solidarietà durante il "Grande Silenzio"
Quando Lina Kostenko scelse il "silenzio creativo" per 15 anni (rifiutandosi di pubblicare opere censurate), Dzyuba fu uno dei pochi a mantenere vivo l'interesse critico sulla sua figura.
Resistenza comune: Entrambi subirono pesanti restrizioni: Dzyuba fu arrestato nel 1972, mentre alla Kostenko fu impedito di pubblicare. Nonostante le pressioni del KGB per metterli l'uno contro l'altro, il loro legame di rispetto non si spezzò mai.
4. Il ruolo istituzionale nel dopo-indipendenza
Dopo il 1991, le loro strade si incrociarono nuovamente nelle istituzioni culturali:
Premio Shevchenko: Dzyuba, come presidente del comitato del Premio Nazionale Taras Shevchenko, lavorò per garantire che l'opera della Kostenko ricevesse i massimi onori statali.
Autorità morali: Fino alla scomparsa di Dzyuba nel 2022, i due sono stati considerati le "coscienze della nazione", intervenendo raramente ma con estrema autorevolezza sui temi della lingua e dell'identità ucraina di fronte alle minacce imperiali russe.
In sintesi, se Lina Kostenko ha rappresentato la voce poetica della dignità ucraina, Ivan Dzyuba è stato lo scudo critico che ha permesso a quella voce di essere compresa e preservata nella sua interezza filosofica.
DZYUBA E L'INDIPENDENZA CULTURALE E SPIRITUALE DELL'UCRAINA
Il valore di Ivan Dzyuba (1931–2022) per l'Ucraina del 2026 risiede nel suo ruolo di "chirurgo intellettuale": egli ha operato una decontaminazione spirituale rimuovendo le incrostazioni ideologiche sovietiche per riscoprire l'autentica identità nazionale.
Ecco una sintesi del suo lascito, dei concetti chiave e della sua rete di relazioni:
1. Il Pensiero: La decolonizzazione della mente
Il cuore del pensiero di Dzyuba è l'analisi del colonialismo interno.
Internazionalismo vs Russificazione: Ha smascherato la retorica sovietica, dimostrando che l'unione dei popoli era un paravento per l'assimilazione forzata.
Marxismo come arma: Ha usato le fonti classiche (Lenin) per battere il regime sul suo stesso terreno, rendendo il dissenso "scientifico" e difficilmente attaccabile sul piano logico.
Dignità Culturale: La cultura non è un accessorio, ma l'unico spazio in cui l'individuo può resistere alla massificazione totalitaria.
2. Le Relazioni: Il perno dei "Sessantini"
Dzyuba non agì isolato, ma fu il catalizzatore di una generazione straordinaria:
Il braccio politico (Chornovil e Horyn): Mentre loro organizzavano la protesta e documentavano i soprusi, Dzyuba forniva la giustificazione intellettuale.
L'anima poetica (Stus e Kostenko): Dzyuba nobilitò la loro arte, elevandola da semplice lirismo a manifesto di resistenza civile.
Il ponte con la Diaspora: Grazie a lui, la cultura prodotta in esilio e quella interna si fusero in un unico "polmone" nazionale, rompendo l'isolamento imposto dal KGB.
3. La Decontaminazione Spirituale
Il valore di Dzyuba per l'Ucraina contemporanea si esprime in tre processi di "pulizia" simbolica:
De-sovietizzazione dei Classici: Ha liberato figure come Shevchenko, Skovoroda e Lesja Ukrainka dall'immagine di "statuine di gesso" del regime, restituendo loro una voce viva, complessa e anticoloniale.
Superamento del Complesso di Inferiorità: Ha combattuto l'idea dell'ucraino come "piccolo russo" o cultura provinciale, dimostrando la statura europea della letteratura nazionale.
Etica della Verità: Nonostante la sofferta ritrattazione del 1973 (usata dal KGB per dividere il movimento), la sua intera vita post-carcere è stata una testimonianza di come si possa ricostruire una coscienza nazionale pezzo dopo pezzo, attraverso lo studio e l'integrità accademica.
1. La pubblicazione forzata e la propaganda
Dopo mesi di isolamento e pressioni psicologiche legate alla sua salute (era malato di tubercolosi), Dzyuba fu indotto a scrivere una dichiarazione di pentimento pubblicata sul giornale Literaturna Ukraina.
L'obiettivo: Il regime voleva dimostrare che persino il "teorico più brillante" del movimento riconosceva i propri errori ideologici.
Effetto isolamento: Presentando Dzyuba come un "uomo ritrovato" dal sistema, il KGB mirava a isolarlo dai compagni che erano ancora in prigione o nel Gulag, facendolo apparire come un privilegiato o un traditore.
2. Creare il "Sospetto di Collaborazione"
Il KGB utilizzò il rilascio anticipato di Dzyuba per alimentare sospetti di delazione.
Infiltrazione di agenti: Attraverso una rete di informatori (come l'agente "Nina" in contesti simili), vennero diffuse voci secondo cui il prezzo della libertà di Dzyuba non era stata solo la ritrattazione, ma la fornitura di informazioni sui colleghi.
Il contrasto con i "Martiri": Il KGB mise intenzionalmente in risalto la differenza di trattamento tra Dzyuba (che ottenne un lavoro come correttore di bozze dopo il rilascio) e figure come Vasyl Stus, che invece rifiutarono ogni compromesso e subirono torture e isolamento estremo.
3. Screditare l'opera "Internazionalismo o russificazione?"
Il KGB cercò di annullare l'impatto del saggio più importante di Dzyuba usando le parole dell'autore stesso.
Revisionismo: Obbligando Dzyuba a dichiarare che il suo libro era basato su "posizioni errate", il KGB fornì agli ufficiali carcerari uno strumento per deridere i dissidenti che venivano puniti proprio per aver distribuito quel testo.
Danno d'immagine: La ritrattazione fu inviata anche all'estero per confondere la diaspora ucraina, che fino a quel momento aveva considerato Dzyuba un leader infallibile.
4. La reazione dei dissidenti: tra delusione e comprensione
La strategia del KGB ebbe successo parziale:
Rottura dei legami: Alcuni dissidenti radicali, come Stus, vissero la ritrattazione come un colpo durissimo alla morale del gruppo. Stus scrisse testi in cui ribadiva la necessità della "resistenza totale", ponendosi implicitamente in contrapposizione alla scelta di Dzyuba.
Il fallimento finale: Nonostante i tentativi di divisione, molti dissidenti (tra cui Vyacheslav Chornovil) compresero le circostanze disumane della detenzione di Dzyuba. Col tempo, la sua figura fu riabilitata all'interno del movimento, non come un traditore, ma come una vittima di una delle più sofisticate operazioni di "rottura morale" del KGB.
Questo episodio rimane uno dei casi più studiati negli archivi dell'SBU (ex KGB) per comprendere come il potere sovietico cercasse di distruggere la solidarietà tra intellettuali attraverso la manipolazione delle fragilità umane.
DZYUBA E VYACHESLAV CHORNOVIL
La relazione tra Ivan Dzyuba (1931–2022) e Vyacheslav Chornovil (1937–1999) è stata una delle più significative collaborazioni della dissidenza ucraina, definendo il passaggio della resistenza da un piano puramente culturale a uno politico e istituzionale.
I punti principali del loro rapporto includono:
1. Il sodalizio militante degli anni '60
Dzyuba e Chornovil furono, insieme a Vasyl Stus, i protagonisti del gesto di sfida più celebre del periodo: la protesta del 4 settembre 1965 al cinema "Ukraina" di Kiev.
Azione coordinata: Mentre Dzyuba pronunciò il discorso iniziale denunciando gli arresti segreti degli intellettuali (tra cui Myroslava Zvarychevska), Chornovil fu tra i primi ad alzarsi in piedi, trasformando una prima cinematografica in un atto di ribellione pubblica contro lo stalinismo.
2. Teoria e Documentazione
I due operavano in modo complementare per scardinare il sistema sovietico:
Dzyuba l'ideologo: Fornì la base teorica con il saggio "Internazionalismo o russificazione?", dimostrando il tradimento delle politiche nazionali da parte del Cremlino.
Chornovil il documentarista: Utilizzò proprio il clima di repressione generato dagli scritti di Dzyuba per redigere Woe from Wit (Il male dall'ingegno), una raccolta di documenti che esponeva l'illegalità dei processi contro i dissidenti, tra cui quelli per la diffusione delle opere di Dzyuba stesso.
3. La transizione verso l'Indipendenza e il Rukh
Dopo gli anni della repressione, i due si ritrovarono ai vertici del movimento che portò alla fine dell'URSS nel 1991:
Fondazione del Rukh: Entrambi furono figure chiave del Movimento Popolare d'Ucraina (Rukh). Chornovil ne divenne il leader carismatico e politico, mentre Dzyuba continuò a fungere da autorità intellettuale e culturale.
Ruoli istituzionali: Nel 2026, la storia ucraina ricorda come, dopo l'indipendenza, Chornovil si dedicò alla competizione politica per la presidenza e alla guida del parlamento, mentre Dzyuba servì come Ministro della Cultura (1992–1994).
4. Differenze di approccio
Nonostante la profonda stima, i due rappresentavano due anime diverse della resistenza:
Chornovil era un uomo d'azione, pronto al confronto diretto e al carcere duro (che scontò per molti anni).
Dzyuba era un intellettuale accademico che, pur subendo arresti, cercò di mantenere spazi di manovra culturale anche attraverso compromessi forzati (come la ritrattazione del 1973) per preservare la continuità degli studi letterari ucraini.
La morte di Chornovil in un sospetto incidente stradale nel 1999 fu un duro colpo per Dzyuba, che continuò per il resto della sua vita (fino al 2022) a difendere la memoria del compagno come uno dei padri fondatori della democrazia ucraina.
DZYUBA E LINA KOSTENKO
La relazione tra Ivan Dzyuba e Lina Kostenko (nata nel 1930) è stata una delle alleanze intellettuali più profonde e durature della storia ucraina contemporanea, fondata sulla reciproca stima professionale e sulla comune militanza nel movimento dei Sessantini.
I punti cardine del loro rapporto, consolidati nella memoria storica del 2026, sono:
1. Il binomio critico-poetessa
Dzyuba è stato il principale interprete e difensore critico dell'opera di Lina Kostenko.
Nobilitazione letteraria: In un'epoca in cui la critica sovietica cercava di marginalizzare la Kostenko come una scrittrice puramente lirica o "difficile", Dzyuba ne sottolineò il vigore civile e la statura europea.
Saggi fondamentali: Dzyuba scrisse numerosi studi sulla sua poesia, descrivendola come una "fortezza morale" della cultura ucraina. Egli vedeva in lei l'erede diretta di Lesja Ukrainka per la capacità di unire perfezione estetica e fermezza politica.
2. La protesta al cinema "Ukraina" (1965)
Entrambi furono protagonisti della storica protesta del 4 settembre 1965 contro gli arresti degli intellettuali (tra cui Myroslava Zvarychevska).
Mentre Dzyuba teneva il discorso di denuncia dal palco, Lina Kostenko era tra il pubblico a sostenere l'azione, partecipando attivamente alla successiva distribuzione di fiori e volantini in segno di solidarietà con i prigionieri [1].
3. Solidarietà durante il "Grande Silenzio"
Quando Lina Kostenko scelse il "silenzio creativo" per 15 anni (rifiutandosi di pubblicare opere censurate), Dzyuba fu uno dei pochi a mantenere vivo l'interesse critico sulla sua figura.
Resistenza comune: Entrambi subirono pesanti restrizioni: Dzyuba fu arrestato nel 1972, mentre alla Kostenko fu impedito di pubblicare. Nonostante le pressioni del KGB per metterli l'uno contro l'altro, il loro legame di rispetto non si spezzò mai.
4. Il ruolo istituzionale nel dopo-indipendenza
Dopo il 1991, le loro strade si incrociarono nuovamente nelle istituzioni culturali:
Premio Shevchenko: Dzyuba, come presidente del comitato del Premio Nazionale Taras Shevchenko, lavorò per garantire che l'opera della Kostenko ricevesse i massimi onori statali.
Autorità morali: Fino alla scomparsa di Dzyuba nel 2022, i due sono stati considerati le "coscienze della nazione", intervenendo raramente ma con estrema autorevolezza sui temi della lingua e dell'identità ucraina di fronte alle minacce imperiali russe.
In sintesi, se Lina Kostenko ha rappresentato la voce poetica della dignità ucraina, Ivan Dzyuba è stato lo scudo critico che ha permesso a quella voce di essere compresa e preservata nella sua interezza filosofica.
DZYUBA E L'INDIPENDENZA CULTURALE E SPIRITUALE DELL'UCRAINA
Il valore di Ivan Dzyuba (1931–2022) per l'Ucraina del 2026 risiede nel suo ruolo di "chirurgo intellettuale": egli ha operato una decontaminazione spirituale rimuovendo le incrostazioni ideologiche sovietiche per riscoprire l'autentica identità nazionale.
Ecco una sintesi del suo lascito, dei concetti chiave e della sua rete di relazioni:
1. Il Pensiero: La decolonizzazione della mente
Il cuore del pensiero di Dzyuba è l'analisi del colonialismo interno.
Internazionalismo vs Russificazione: Ha smascherato la retorica sovietica, dimostrando che l'unione dei popoli era un paravento per l'assimilazione forzata.
Marxismo come arma: Ha usato le fonti classiche (Lenin) per battere il regime sul suo stesso terreno, rendendo il dissenso "scientifico" e difficilmente attaccabile sul piano logico.
Dignità Culturale: La cultura non è un accessorio, ma l'unico spazio in cui l'individuo può resistere alla massificazione totalitaria.
2. Le Relazioni: Il perno dei "Sessantini"
Dzyuba non agì isolato, ma fu il catalizzatore di una generazione straordinaria:
Il braccio politico (Chornovil e Horyn): Mentre loro organizzavano la protesta e documentavano i soprusi, Dzyuba forniva la giustificazione intellettuale.
L'anima poetica (Stus e Kostenko): Dzyuba nobilitò la loro arte, elevandola da semplice lirismo a manifesto di resistenza civile.
Il ponte con la Diaspora: Grazie a lui, la cultura prodotta in esilio e quella interna si fusero in un unico "polmone" nazionale, rompendo l'isolamento imposto dal KGB.
3. La Decontaminazione Spirituale
Il valore di Dzyuba per l'Ucraina contemporanea si esprime in tre processi di "pulizia" simbolica:
De-sovietizzazione dei Classici: Ha liberato figure come Shevchenko, Skovoroda e Lesja Ukrainka dall'immagine di "statuine di gesso" del regime, restituendo loro una voce viva, complessa e anticoloniale.
Superamento del Complesso di Inferiorità: Ha combattuto l'idea dell'ucraino come "piccolo russo" o cultura provinciale, dimostrando la statura europea della letteratura nazionale.
Etica della Verità: Nonostante la sofferta ritrattazione del 1973 (usata dal KGB per dividere il movimento), la sua intera vita post-carcere è stata una testimonianza di come si possa ricostruire una coscienza nazionale pezzo dopo pezzo, attraverso lo studio e l'integrità accademica.
CONCLUSIONE
Dzyuba ha lasciato un'Ucraina capace di guardare al proprio passato senza le lenti deformanti di Mosca. Oggi la sua figura è celebrata non solo come quella di un dissidente, ma come l'architetto di una sovranità intellettuale che è stata il presupposto indispensabile per la resistenza fisica e politica del Paese.
Ivan Dzyuba è stato un vero gigante della cultura ucraina che ha saputo trasformare l'erudizione in un'arma di liberazione nazionale.
La sua capacità di navigare tra il rigore accademico e la militanza civile resta una delle testimonianze più potenti del XX secolo, fondamentale per chiunque voglia comprendere le radici della resistenza identitaria dell'Ucraina di oggi.
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