lunedì 19 gennaio 2026

Vasyl Stus: il volto ucraino davanti a Dio, di Carlo Sarno


Vasyl Stus: il volto ucraino davanti a Dio

di Carlo Sarno






INTRODUZIONE

La relazione tra Vasyl Stus (1938-1985) e la dimensione religiosa ucraina non è istituzionale, ma profondamente etica e simbolica, radicata nel concetto di sacrificio e resistenza.

1. Religiosità e Missione Profetica
Sebbene Stus operasse in un contesto sovietico ateo, la sua poesia è intrisa di motivi religiosi, citazioni bibliche e formulazioni liturgiche.
Missione Messianica: La critica letteraria evidenzia una "stilizzazione messianica" della sua figura: Stus vedeva il suo impegno civile come una missione profetica che richiedeva il sacrificio totale della vita per la nazione.
Sacralizzazione: Dopo la sua morte in un lager sovietico, la figura di Stus è stata oggetto di una vera "sacralizzazione" in Ucraina, diventando un'icona del martirio nazionale.

2. Legame con l'Identità Nazionale e le Chiese
Durante il periodo sovietico, la difesa della cultura ucraina da parte di Stus coincideva con la lotta delle Chiese ucraine clandestine (come la Chiesa Greco-Cattolica Ucraina) contro l'imperialismo religioso russo.
Opposizione al Sistema: Stus condivideva con i fedeli delle Chiese perseguitate lo stato di emarginazione e la resistenza contro il regime che aveva tentato di eliminare sia la lingua ucraina che le istituzioni religiose autoctone.
Ritorno Spirituale: Nella sua celebre poesia di commiato, Stus scrive: "Popolo mio, a te ritorno, e nella morte conquisterò la vita", un'immagine che richiama la resurrezione e il legame indissolubile tra spirito e terra natia.

3. Eredità nelle Chiese Oggi
Oggi, le diverse confessioni in Ucraina (sia la Chiesa Ortodossa dell'Ucraina che quella Greco-Cattolica) celebrano Stus come un pilastro morale.
Le sue opere, come la raccolta Palinsesto, sono studiate per il loro "cammino interiore" quasi ascetico, che riflette una fede incrollabile nella verità contro la menzogna del regime.



LA POETICA CRISTIANA DI STUS

La poetica di Vasyl Stus non è una dottrina teologica formale, ma un personalismo cristiano radicale. La sua visione spirituale si articola attraverso tre principi teologici fondamentali:

1. La Teologia del Martirio e della Croce
Stus rielabora il concetto di sofferenza non come passività, ma come missione salvifica.
Imitatio Christi: La sua vita e morte nel lager sovietico sono lette come una "ascesa al Golgota". Il poeta accetta il destino del martirio (dal greco mártys, testimone) come unico modo per preservare la verità contro un sistema che la nega.
Olocausto della parola: Emblematico è il suo rifiuto di salvare i propri scritti collaborando con il regime; egli lascia che i suoi versi vengano bruciati, vivendo questo atto come un "olocausto" spirituale in cui la propria missione va oltre l'opera artistica stessa.

2. Personalismo e Cognizione di Dio
In Stus, la libertà dell'individuo nasce dal suo legame profondo con il divino.
Conoscenza di Dio: Il miglioramento di sé avviene attraverso la "cognizione di Dio". Dio è il centro della spiritualità del poeta, l'ideale morale elevato che gli permette di ottenere una libertà interiore che trascende le mura della prigione.
L'Identità come Scelta: La sua poesia descrive un processo di "autocreazione" davanti a Dio, dove l'anima si spoglia delle paure mondane per trovare un equilibrio vitale nell'ontologia divina.

3. Simbolismo e Liturgia
Il linguaggio di Stus è densamente intriso di forme liturgiche e richiami biblici.
Stilizzazione Messianica: Stus utilizza citazioni bibliche e preghiere per trasformare la propria esperienza biografica in una missione profetica per l'intera nazione ucraina.
Palinsesti Spirituali: Nella raccolta Palinsesto i concetti di dolore e morte sono integrati in una visione in cui la fine fisica porta alla "conquista della vita". Questo richiama la dialettica cristiana della Risurrezione attraverso la morte.



STUS E L'ESISTENZIALISMO CRISTIANO

La cifra filosofica di Vasyl Stus risiede nella sintesi tra l'esistenzialismo europeo (Sartre, Camus) e una fede cristiana incrollabile, creando una forma di "resistenza ontologica" tipica dei dissidenti sovietici.

1. La Libertà come Condanna e Grazia
Stus incarna il paradosso sartriano dell'essere "condannati alla libertà", ma lo declina in chiave teologica. Per lui, la prigionia fisica nel lager non era un limite, ma lo spazio della scelta assoluta.
Autotrascendenza: Come sottolineato in diversi saggi critici su Enciclopedia dell'Ucraina Moderna, Stus non subisce il destino, lo "scrive". La sua libertà risiede nel dire "no" al male, un atto che lo eleva al di sopra della materia e lo ricongiunge a Dio.

2. Il "Dasein" (Esserci) e la Solitudine Davanti a Dio
Il poeta vive l'isolamento del lager come la condizione kierkegaardiana del "singolo" davanti all'Assoluto.
Angoscia e Speranza: L'angoscia esistenziale di Stus non sfocia nel nichilismo, ma in una ricerca di autenticità. La sua è una "filosofia dell'azione morale" dove l'individuo deve restare fedele a se stesso anche quando il mondo intero crolla.
Dialogo con l'Assoluto: Nelle lettere e nelle poesie, Dio non è una consolazione esterna, ma l'interlocutore di un monologo interiore in cui l'uomo si spoglia di ogni maschera sociale per trovare la propria essenza divina.

3. La Stoica Accettazione del Destino (Amor Fati)
Sebbene Stus sia cristiano, la sua poetica assorbe elementi dello stoicismo, mediati dalla riflessione esistenzialista sul sacrificio.
Il dovere di essere: "Sii te stesso fino in fondo", scriveva Stus. Questa non è solo un'esortazione etica, ma una necessità ontologica: rinnegare i propri principi equivarrebbe all'annientamento dell'anima, una morte ben peggiore di quella fisica nel lager di Perm-36.
L'identità come resistenza: L'essere "ucraino" non era per Stus un dato etnico, ma una scelta esistenziale di fedeltà alla verità contro la menzogna del regime, un atto di fede paragonabile alla testimonianza dei primi martiri cristiani.



PALINSESTO E L'ESISTENZIALISMO CRISTIANO

In "Palinsesto", l'opera culmine della maturità di Stus, l'esistenzialismo cristiano si manifesta attraverso l'idea della stratificazione dell'anima, dove il dolore del presente viene raschiato via per rivelare la verità eterna.
Ecco come i temi trattati si riflettono nella raccolta:

1. Il Palinsesto come Metafora Ontologica
Il titolo stesso suggerisce una visione teologica della storia e dell'individuo. Come un'antica pergamena raschiata e riscritta, l'uomo nel lager deve "cancellare" la propria sofferenza fisica per far riemergere l'immagine di Dio (Imago Dei) impressa nel suo profondo.
La riscrittura del sé: Il poeta non vede il lager come fine, ma come un processo di purificazione dove l'io superficiale muore per permettere all'io spirituale (il "testo originale") di tornare visibile.

2. Lo Spazio Sacro del Lager
In "Palinsesto", il tempo e lo spazio del confino perdono la loro natura oppressiva per diventare spazio liturgico.
La cella come eremo: La prigionia viene trasfigurata in ascesi. Stus descrive la solitudine non come abbandono, ma come l'unica condizione possibile per l'incontro autentico con l'Assoluto.
Verticalità: Le immagini poetiche tendono costantemente verso l'alto (il cielo, le stelle, lo spirito) in opposizione all'orizzontalità piatta e degradante del sistema sovietico.

3. La Dialettica tra Croce e Risurrezione
La raccolta è percorsa da una tensione costante tra il corpo martoriato e l'anima invitta.
Il destino accettato: Molte poesie riflettono il concetto di amor fati. Stus scrive: "Sia lodato il mio dolore, l'unico che non mi tradisce". Qui il dolore è vissuto come "dono" cristiano che garantisce l'autenticità dell'esistenza.
Vittoria sulla morte: Il tema della risurrezione non è un dogma astratto, ma una certezza esistenziale. La "morte" nel lager è il prezzo per una vita che "conquista la vita", un paradosso tipicamente pasquale che anima l'intera raccolta.

4. Il Verbo come Testimonianza
Per Stus, la parola poetica in "Palinsesto" assume un valore sacramentale.
Verità contro Silenzio: Scrivere poesie in segreto, pur sapendo che verranno confiscate (come avvenne per gran parte del suo lavoro, studiato ora attraverso le ricostruzioni critiche su The Ukrainian Week), è un atto di fede nel "Logos" che vince le tenebre.



UNA POESIA DI PALINSESTO

Per analizzare la sintesi tra cristianesimo ed esistenzialismo, la poesia più emblematica di Palinsesto è senza dubbio "Popolo mio, a te ritorno" (Narode mii, do tebe ja shche vernu).

Testo e Analisi: Il Ritorno Messianico
In questo componimento, Stus prefigura la sua morte come un atto di transustanziazione civile e religiosa.

Il tema del sacrificio (La Croce):
Stus scrive: "In morte conquisterò la vita". Questa non è solo una citazione della liturgia pasquale ortodossa, ma la convinzione esistenzialista che l'individuo raggiunge la pienezza del suo "esserci" solo nel momento del sacrificio estremo per la verità.

La Terra come Altare:
Il poeta descrive il suo ritorno al popolo ucraino non come un uomo fisico, ma come uno "spirito" purificato dal dolore del lager. Il legame tra il poeta e la nazione ricalca il rapporto tra il Cristo e la Chiesa: un legame di sangue e spirito che supera la barriera del tempo sovietico.

L'Integrità Morale (Sincerità):
Un verso chiave recita: "Ho vissuto, non ho chinato il volto". Qui il personalismo cristiano si fonde con lo stoicismo: la salvezza dell'anima dipende dalla fermezza etica. Non aver "chinato il volto" davanti ai carnefici è la prova teologica della sua vittoria sul male.

Il Simbolismo del "Palinsesto" nel Testo
La poesia agisce come un palinsesto: sotto la superficie della disperazione del prigioniero, emerge il testo della speranza messianica. Stus trasforma la sua cella nel lager di Perm-36 in un luogo di rivelazione, dove il silenzio imposto dal regime diventa il grido profetico della nazione.

Significato Teologico-Politico
Per Stus, la "Resurrezione" dell'Ucraina è indissolubilmente legata alla sua morte fisica. Egli accetta di essere il "seme che muore" per dare frutto, un concetto espresso chiaramente nelle sue lettere dal confino raccolte in diverse edizioni critiche.



SKOVORODA, STUS, LA TEOLOGIA DEL CUORE FERITO

La relazione tra Vasyl Stus, Hryhorij Skovoroda e la teologia del cuore ferito costituisce il nucleo profondo della spiritualità ucraina, unendo il misticismo settecentesco alla resistenza tragica del XX secolo.

1. La discendenza da Skovoroda: Il "Cuore" come centro dell'Essere
Stus è considerato l'erede moderno di Skovoroda (il "Socrate ucraino"). Per entrambi, il cuore (kordocentryzm) non è la sede delle emozioni, ma l'organo della conoscenza metafisica.
La Filosofia del Cuore: Skovoroda insegnava che per conoscere Dio bisogna "conoscere se stessi" attraverso il cuore. Stus porta questa visione nel lager: in un mondo che distrugge il corpo, il cuore resta l'unico spazio di libertà inviolabile.
L'Eremita nel Lager: Come Skovoroda fu un pellegrino errante che rifiutò onori mondani per restare fedele a Dio, Stus divenne un "eremita forzato" che trasformò la cella in un monastero laico, seguendo il precetto di Skovoroda della fedeltà alla propria natura interiore.

2. La Teologia del Cuore Ferito
In Stus, la teologia del cuore si evolve in teologia del cuore ferito. La ferita non è un segno di debolezza, ma il punto di ingresso del divino.
La Ferita come Apertura: Per Stus, il cuore deve essere "spezzato" o "ferito" dal dolore e dall'ingiustizia per poter riflettere la luce di Dio. È una visione che ricorda il concetto cristiano del cuore contrito.
Sofferenza Vicaria: Il cuore ferito del poeta assorbe le sofferenze dell'intero popolo ucraino. La ferita diventa così un "palinsesto" di dolore collettivo che trasforma la vittima in un testimone (martire).

3. La sintesi esistenziale
Il legame si stringe nel concetto di libertà interiore:
Skovoroda: "Il mondo mi ha dato la caccia, ma non mi ha catturato".
Stus: "Sia lodato il mio dolore... che non mi ha tradito".
Entrambi vedono il mondo (il sistema imperiale o sovietico) come un cacciatore. La "teologia del cuore" è l'armatura che permette a Stus di non essere "catturato" spiritualmente, nonostante la prigionia fisica. La sofferenza non indurisce il cuore, ma lo rende trasparente alla Verità.

4. Il Verbo incarnato
Mentre per Skovoroda la parola era una meditazione filosofica, per Stus diventa carne e sangue. Nelle sue ultime opere, la poesia è il battito di un cuore che continua a sperare nella risurrezione nazionale anche quando è sull'orlo dell'annientamento.



LA TEOLOGIA DELLA BELLEZZA

In Vasyl Stus, la teologia del cuore di Skovoroda e l’esistenzialismo cristiano si fondono in una "Estetica della Resistenza" dove la Bellezza non è decorazione, ma l’attributo ultimo della Verità e della dignità umana.

1. La Bellezza come "Splendore del Vero"
Per Stus, seguendo la scia platonica e tomista, la bellezza è splendor veritatis. Nel lager, dove tutto è brutto, degradato e disumano, la creazione poetica diventa un atto teologico:
La Bellezza come sfida: Mantenere la purezza della parola e del sentimento nel fango di Perm-36 è un modo per testimoniare che il male non ha l'ultima parola sull'essere.
Armonia nel caos: La struttura metrica rigorosa e la ricchezza linguistica di Palinsesto sono la risposta estetica al caos nichilista del totalitarismo. La bellezza della forma è la prova dell'ordine divino che sopravvive nel cuore del poeta.

2. La "Filocalia" del Lager: La bellezza del Cuore Ferito
La relazione con la teologia della bellezza (Filocalia) si manifesta nel paradosso della sofferenza:
La Kalokagathìa del Martirio: Stus recupera l'idea greca e cristiana per cui ciò che è moralmente buono è anche bello. Il "cuore ferito" di Skovoroda, pur lacerato, è esteticamente superiore al potere sovietico perché è "integro" (tsilisnist).
L'Icona del Sofferente: Stus trasfigura il proprio volto scavato dalla fame e dalla malattia in un'icona. La bellezza non risiede più nella salute fisica, ma nella luce della coscienza che emana dal "cuore trasparente".

3. Skovoroda e la Bellezza della "Natura Propria"
Skovoroda insegnava che la bellezza risiede nel seguire la propria chiamata divina (srodna pratsya).
L'etica estetica: Per Stus, non c'è nulla di più bello della fedeltà a se stessi. Il tradimento (la collaborazione col regime) è visto come una "bruttezza ontologica", una deformazione dell'anima.
La Poesia come Liturgia: La bellezza del verso è il modo in cui Stus "decora" l'altare del suo sacrificio. Come documentato dal Vasyl Stus Museum, la sua poetica è una ricerca incessante di armonia tra il destino tragico e la gloria dello spirito.

4. La Bellezza ferita e salvifica
Stus crede che la bellezza (intesa come integrità spirituale) sia l'unica forza capace di redimere la storia ucraina. La sua teologia della bellezza si incontra con la Croce: la Bellezza è tale solo se sa attraversare il dolore, la ferita, senza corrompersi.

Testo: Popolo mio, a te ritorno
Ecco i versi che sigillano questo patto tra cuore, bellezza e sacrificio:

Originale Ucraino                                    Traduzione Italiana
Народе мій, до тебе я ще верну,        Popolo mio, a te ancora ritornerò,
як в смерті обернуся до життя        quando nella morte mi volgerò alla vita
своїм стражденним і незлим обличчям. col mio volto sofferente e non cattivo.
Як син, тобі доземно поклонюсь       Come un figlio, ti farò un inchino profondo
і чесно гляну в чесні твої очі,            e onestamente guarderò nei tuoi occhi onesti,
і в смерті з рідним краєм поберусь. e nella morte con la terra natia mi unirò.


In questi versi, la bellezza del "volto non cattivo" (nezle oblychchya) nonostante la sofferenza è la vittoria definitiva della teologia del cuore sul male.



L'AMORE DI GESU' E STUS

L'incontro tra la poetica di Vasyl Stus e l'amore di Gesù non avviene sul piano di una devozione sentimentale, ma su quello di una cristologia esistenziale radicale. Per Stus, l'amore di Cristo è la forza che permette al "cuore ferito" di non soccombere all'odio.
Ecco i punti di intersezione teologica:

1. L'Amore come "Kenosis" (Svuotamento)
L'amore di Gesù si manifesta nella kenosis, l'umiliazione volontaria e lo svuotamento di sé sulla Croce. Stus vive il lager come la propria kenosis:
Scelta del destino: Come Cristo sceglie il Getsemani, Stus sceglie di non scendere a compromessi, accettando la "morte civile" per amore della Verità e del suo popolo.
Il volto "non cattivo": Nella poesia citata, il suo volto è nezle (non cattivo/senza male). Questo è il riflesso dell'amore di Gesù che, sulla croce, non maledice i persecutori. L'amore cristiano in Stus è la capacità di restare umani (e quindi "belli") in un sistema disumano.

2. La Teologia del "Logos" Incarnato
In Stus, la Parola (la poesia) è l'incarnazione dell'Amore.
Parola come Carne: Per Stus, scrivere non è un esercizio estetico ma un atto d'amore che "si fa carne". Ogni suo verso è pagato con il corpo, rendendo la sua opera una sorta di "prolungamento" della sofferenza redentrice di Cristo.
Fedeltà assoluta: L'amore di Gesù è fedeltà al Padre fino alla fine; l'amore di Stus è fedeltà al "Dio che è in lui" e alla dignità dell'uomo, che egli considera l'icona vivente di Dio.

3. L'Amore come Vittoria sulla Morte
La relazione con Skovoroda e la teologia del cuore ferito culmina nell'idea che l'amore sia l'unica realtà ontologicamente "dura" che la morte non può scalfire.
Oltre il Lager: Stus scriveva che la prigione può confinare il corpo, ma non il cuore che ama. Questo amore è la "scintilla divina" di cui parlava Skovoroda, che permette al poeta di dire: "In morte conquisterò la vita".
Comunione dei Santi: L'amore di Stus per l'Ucraina è vissuto come una forma di Caritas cristiana: egli si offre come vittima vicaria per il peccato del silenzio e dell'apatia della sua nazione, sperando in una "risurrezione" collettiva.

4. Il Cristo del "Palinsesto"
In Palinsesto, Gesù non è un personaggio distante, ma il compagno di cella invisibile. La sofferenza del poeta "raschia via" l'io egoistico per rivelare, nello strato più profondo della pergamena dell'anima, il volto di Cristo sofferente. 
La sua fede è una partecipazione totale al mistero eucaristico del sacrificio.



IL VOLTO "SOFFERENTE E NON CATTIVO"

L'espressione di Vasyl Stus — quel volto "sofferente e non cattivo" (strazhdennym i nezym oblychchyam) — è diventata una bussola morale per i cappellani militari e i fedeli ucraini nel contesto della guerra attuale. Essa risponde alla domanda teologica più difficile: come combattere il male senza diventare come il male che si combatte?
Ecco come questo modello etico viene applicato oggi:

1. La distinzione tra Forza e Odio
Per i cappellani militari (sia della Chiesa Ortodossa dell'Ucraina che della Chiesa Greco-Cattolica), il "volto non cattivo" di Stus rappresenta la resistenza senza disumanizzazione.
Difesa non violenta nel cuore: Anche imbracciando le armi per necessità (o sostenendo chi lo fa), il soldato è chiamato a mantenere il cuore "non cattivo". Stus insegna che la vera vittoria non è solo militare, ma ontologica: non lasciare che l'odio russo occupi lo spazio interiore del cuore.
L'amore che protegge: Il cappellano richiama Stus per spiegare che il soldato ucraino non combatte perché odia ciò che ha davanti, ma perché ama ciò che ha alle spalle (famiglia, terra, libertà). Questo è il "volto non cattivo" del difensore.

2. Il Sacrificio come Testimonianza (Martyria)
I fedeli vedono in Stus la figura del "combattente dello spirito" che prefigura il sacrificio dei soldati odierni.
La trincea come il lager: Molti soldati al fronte leggono le poesie di Stus come una forma di preghiera laica. La sua capacità di restare integro nel lager di Perm-36 offre una "teologia della speranza" a chi vive l'orrore delle trincee di Bakhmut o Avdiivka.
La Teologia del Volto: I cappellani utilizzano la poetica di Stus per ricordare che ogni ucraino è un "palinsesto": sotto il fango e la stanchezza della guerra deve brillare il volto originale e onesto dell'uomo creato a immagine di Dio.

3. La Guarigione del "Cuore Ferito"
La teologia del cuore di cui abbiamo parlato diventa oggi una teologia del trauma.
Curare la ferita: Il "cuore ferito" di Stus, che non si è indurito ma è diventato trasparente, è il modello per il recupero dei veterani. I cappellani lavorano affinché la ferita della guerra non diventi un abisso di nichilismo, ma una "fessura" attraverso cui passa la grazia.
Il perdono e la dignità: Stus non ha mai chiesto vendetta, ma giustizia e verità. Questo approccio è fondamentale per i fedeli che cercano di elaborare il lutto nazionale senza perdere la propria statura etica cristiana.

4. Modello di "Santità Civile"
Oggi Stus è percepito quasi come un santo patrono della resistenza culturale e spirituale. Nelle omelie e nei discorsi pubblici (come quelli dell'Arcivescovo Maggiore Sviatoslav Shevchuk), Stus è citato per ricordare che l'Ucraina ha una missione: mostrare al mondo che la forza dello spirito è superiore alla forza bruta.
"Ho vissuto, non ho chinato il volto" è diventato il mantra dei cappellani per esortare i fedeli a camminare a testa alta, preservando la dignità umana anche sotto i bombardamenti.



LA SS. TRINITA' E STUS

La poetica di Vasyl Stus incontra il mistero della Santissima Trinità non come dogma astratto, ma come dinamica vissuta di relazione, sacrificio e rigenerazione. In Stus, la struttura trinitaria si riflette nella triade: Padre (Verità/Destino), Figlio (Martirio/Parola) e Spirito (Libertà/Memoria).

1. Il Padre: Il Destino come Volontà Divina
Nella visione di Stus, Dio Padre si manifesta come l'Assoluto che chiama l'uomo alla sua missione.
L'obbedienza filiale: Come Gesù nel Getsemani, Stus vive un rapporto drammatico con il proprio destino, accettandolo come una necessità divina. La sua sottomissione non è al potere sovietico, ma alla "legge del cuore" posta dal Creatore.
La Fonte dell'Essere: Dio è il fondamento della Verità che il regime tenta di cancellare. Stus, restando fedele a questa Verità, si riconnette alla paternità divina che dona senso al dolore del lager.

2. Il Figlio: Il Logos Incarnato e Sofferente
Il legame con la seconda persona della Trinità è il più evidente. Stus incarna la teologia del Logos (la Parola).
Incarnazione della Parola: Per Stus la poesia non è finzione, ma la propria vita fatta Verbo. Il suo sacrificio fisico è l'imitazione della Passione di Cristo.
La Kenosis del Poeta: In Palinsesto, il poeta si "svuota" (kenosis) di ogni conforto terreno per diventare puro testimone. Il suo "volto non cattivo" è l'icona del Figlio che assorbe il male del mondo senza restituirlo, trasformando la condanna in un atto d'amore.

3. Lo Spirito Santo: La Libertà che "Soffia dove Vuole"
Lo Spirito è la forza che permette a Stus di trascendere le mura di Perm-36.
L'Inspirazione come Resistenza: Lo Spirito Santo è il "Soffio" che mantiene in vita la scintilla della libertà interiore. È ciò che permette al "cuore ferito" di Skovoroda di non indurirsi.
La Comunione (Sobornist): Lo Spirito è il legame che unisce il poeta al suo popolo e alla terra. Nel verso "Popolo mio, a te ritorno", il ritorno avviene nello Spirito, che supera i confini della morte fisica e crea una comunità spirituale eterna tra il martire e la nazione.

4. Pericoresi: Il Movimento d'Amore
La dottrina trinitaria della pericoresi (l'eterna danza d'amore e mutua inabitazione tra le tre Persone) si riflette nell'integrità di Stus:
In lui, Amore, Verità e Libertà sono inseparabili. Non può esserci Verità (Padre) senza il Sacrificio (Figlio) e non c'è Sacrificio senza la Libertà (Spirito).
Questa armonia trinitaria è ciò che i cappellani definiscono "integrità ontologica" (tsilisnist): l'uomo che, unito a Dio, diventa indistruttibile.

Stus ha trasformato il dogma della Trinità in un'esperienza esistenziale, dimostrando che l'uomo, pur nel punto più basso della sofferenza, può partecipare alla vita divina attraverso la fedeltà al proprio "cuore ferito".



LE PREGHIERE IN FORMA DI POESIA DI STUS

Le preghiere in forma di poesia di Vasyl Stus sono tra i documenti spirituali più intensi del XX secolo. Esse non sono invocazioni rituali, ma un dialogo drammatico e trinitario che avviene nel silenzio della cella.
Ecco come la visione della Trinità modella la struttura delle sue "poesie-preghiere":

1. La struttura dialogica (Io-Tu-Loro)
Nelle sue preghiere, Stus riflette la dinamica relazionale della Trinità. La poesia non è mai un monologo isolato, ma un movimento tra tre poli:
L’Io (il Figlio): Il poeta che offre il proprio corpo e il proprio tormento.
Il Tu (il Padre): L'Assoluto a cui si rivolge, spesso chiamato con appellativi che evocano la Verità Suprema.
Il Noi (lo Spirito): La comunità dei sofferenti, il popolo ucraino, che viene unito a Dio attraverso la mediazione del poeta.

2. Il ritmo della "Purificazione" (Ascesi)
La struttura metrica delle sue preghiere è spesso martellante, quasi come un battito cardiaco o una respirazione esicasta (la preghiera del cuore della tradizione orientale).
La spoliazione: Nelle poesie di Palinsesto, la preghiera procede per sottrazione. Stus "raschia via" l'odio, la paura e persino il desiderio di sopravvivenza fisica per arrivare al nucleo divino.
Esempio: "Ti ringrazio, Dio, per questo dolore" non è masochismo, ma la struttura di una preghiera che riconosce nel dolore lo strumento dello Spirito per liberare l'anima dalla "bruttezza" del compromesso.

3. La Trinità del Tempo: Passato, Presente, Eternità
Stus struttura la sua preghiera poetica su tre livelli temporali che riflettono l'eternità trinitaria:
Il Presente del Martirio: Il corpo nel lager (la dimensione del Figlio sofferente).
Il Passato della Memoria: Le radici della nazione e della propria vita (la dimensione del Padre/Origine).
L'Eternità del Ritorno: La speranza della risurrezione (la dimensione dello Spirito/Speranza).

4. Il linguaggio della "Luce Incandescente"
In molte preghiere, Stus utilizza immagini di luce bianca, fuoco e trasparenza.
Fuoco Trinitario: Il fuoco è lo Spirito che brucia le impurità. La preghiera diventa un crogiolo.
L’Inno alla Libertà: Una delle sue preghiere più celebri inizia con un'invocazione alla rettitudine: "O Signore, sostieni la mia anima nel cammino della verità". Qui la struttura è petitoria ma ferma, un atto di volontà che chiede a Dio non di rimuovere la croce, ma di dare la forza (lo Spirito) per portarla con dignità (come il Figlio) davanti alla Verità (il Padre).

Una sintesi poetica
Nelle sue lettere dal lager, Stus scriveva: "L'uomo è ciò che prega". Per lui, la poesia era l'unico modo per mantenere la "trasparenza del cuore" necessaria a far sì che la Trinità potesse abitare in lui. La preghiera-poesia era il suo modo di celebrare una liturgia clandestina dove il pane era il suo dolore e il vino il suo sangue, offerti per una trasfigurazione non solo personale, ma di tutto il suo popolo.



STUS E LA PREGHIERA DEL CUORE

Analizziamo uno dei componimenti più brevi e densi di "Palinsesti", che funge da vera e propria preghiera esicasta (la preghiera del cuore). In questi versi, la ricerca della "Luce" e della "Verità" riflette perfettamente la dinamica trinitaria di cui abbiamo parlato.

Il Testo (Frammento da Palinsesto)

"Господи, гніву пречистого..."
(O Signore, dacci l'ira purissima...)

Originale Ucraino                                  Traduzione Letterale

Господи, гніву пречистого             O Signore, dacci l'ira purissima
благаю — не відцурайся.                 ti prego — non rinnegarci.
Навколо — обставин свист,         Intorno — il fischio delle circostanze,
і жити — замало висот.                 e per vivere — mancano le altezze.


Analisi Parola per Parola: La Teologia in Atto

1. "Господи" (O Signore) – L'Invocazione al Padre
La preghiera inizia con il riconoscimento della Paternità divina. Non è un grido di disperazione, ma l'affermazione di un ordine superiore. Chiamando "Signore", Stus stabilisce che il suo vero giudice non è il tribunale sovietico, ma l'Assoluto.

2. "Гніву пречистого" (Ira purissima) – Lo Spirito che Purifica
Questo è il passaggio più audace. Stus non chiede "pace" o "conforto", ma ira.
Significato Teologico: Non è l'odio umano (cieco e distruttivo), ma l'ira "prechystoho" (immacolata/purissima). È il fuoco dello Spirito Santo che brucia il compromesso, la paura e la viltà.
La Funzione: Questa ira serve a mantenere il "cuore ferito" aperto e vigile, impedendogli di abituarsi alla schiavitù. È la forza dello Spirito che protegge la dignità del Figlio.

3. "Не відцурайся" (Non rinnegarci) – La Fedeltà del Figlio
Qui emerge il timore esistenziale: non quello della morte, ma quello di essere separati da Dio. Stus chiede a Dio di non abbandonarlo nel momento della prova (come Gesù sulla Croce: "Dio mio, perché mi hai abbandonato?"). È la richiesta di restare nell'unità trinitaria nonostante l'isolamento del lager.

4. "Замало висот" (Mancano le altezze) – La Verticalità della Verità
Il mondo sovietico è descritto come un "fischio di circostanze" (orizzontalità piatta, rumore, caos, menzogna). Per sopravvivere come esseri umani, servono le "altezze".
La Bellezza come Altezza: Qui la teologia della bellezza incontra la Verità. Senza la tensione verso l'alto (la Trinità), la vita umana si riduce a esistenza biologica. La preghiera è lo strumento per "scalare" verso queste altezze spirituali.

Conclusione: Il Volto Trasparente
In questa preghiera, Stus non chiede di essere liberato dalla prigione fisica, ma di essere trasfigurato. La "Luce" che cerca è quella che rende il suo volto "non cattivo": un volto che ha attraversato l'ira purissima del giudizio interiore per approdare alla pace della Verità.

Questo testo è oggi usato nelle scuole e nelle parrocchie ucraine per insegnare che la spiritualità non è fuga dal mondo, ma coraggio di restare onesti (chesni) davanti a Dio quando tutto intorno spinge al tradimento.



STUS E LA LUCE INTERIORE

Per trovare la descrizione più pura della luce interiore in Vasyl Stus, dobbiamo guardare a un componimento che è considerato il vertice della sua ascesi spirituale. In questi versi, la luce non è un fenomeno fisico, ma la presenza del Logos che abita il "cuore ferito".

Il verso scelto proviene sempre dalla raccolta "Palinsesto":

"Ярій, душе. Ярій, а не квили."
(Ardi, anima. Ardi, e не gemere.)

Il Testo e la Luce Trasfigurante
Originale Ucraino                                    Traduzione Italiana

Ярій, душе. Ярій, а не квили.            Ardi, anima. Ardi, e non gemere.
Своєю барвою горіти мусиш.         Col tuo colore bruciare devi.
Світло — у тобі.                                  La luce — è in te.
Тільки у тобі — світло.                     Solo in te — è la luce.

Analisi Teologica: La Luce come Presenza Trinitaria

1. "Ярій" (Ardi/Sii incandescente) – L'Energia dello Spirito
Il verbo ucraino yarity evoca un calore bianco, un'incandescenza solare.
Significato: Non è una luce fioca, ma un fuoco purificatore. Richiama il roveto ardente di Mosè e le lingue di fuoco della Pentecoste. Stus esorta la propria anima a non lamentarsi (ne kvily), perché il dolore deve essere trasformato in energia spirituale (luce).

2. "Своєю барвою горіти мусиш" (Col tuo colore bruciare devi) – L'Unicità del Cuore
Richiamando la teologia di Skovoroda, Stus afferma che ogni anima ha una sua "barva" (colore/sfumatura) specifica data da Dio.
La Vocazione: La luce interiore non è generica; è la realizzazione della propria natura divina. Bruciare con il proprio colore significa essere fedeli all'immagine di Dio che è in noi, anche se questo bruciare consuma la vita fisica nel lager.

3. "Світло — у тобі" (La luce è in te) – L'Inabitazione
Questa è l'affermazione centrale della sua mistica cristiana.
Oltre il Buio: Mentre fuori regna il buio del totalitarismo, del freddo e della cella, Stus scopre che la sorgente della luce non è esterna (il sole, la libertà fisica), ma interna. È la dottrina del Regno di Dio che è dentro di voi (Luca 17,21).
La Trinità Intima: Se la luce è nel cuore, significa che Dio (Padre, Figlio e Spirito) abita nell'uomo. Il prigioniero diventa un "tempio", rendendo le mura della prigione irrilevanti.

4. "Тільки у тобі" (Solo in te) – La Solitudine Esistenziale Cristiana
L'avverbio "solo" (til'ky) sottolinea la responsabilità radicale dell'individuo. In un sistema che vuole massificare e spegnere le coscienze, Stus grida che la salvezza del mondo dipende dalla custodia di quella singola scintilla interiore.

La Relazione con la Teologia della Bellezza
Questa luce è "bella" perché è autentica. In un altro celebre passaggio, Stus descrive questa condizione come un "candore che acceca". Per i cappellani e i fedeli oggi, questo verso è un invito a cercare la vittoria non nella distruzione dell'altro, ma nell'accensione della propria luce morale: diventare luce nel buio della guerra.

Questa poesia è stata spesso musicata e cantata dai dissidenti e oggi dai giovani ucraini, trasformando un testo nato nel silenzio del lager in un inno collettivo di resilienza spirituale.



LUCE INTERIORE E RESURREZIONE QUOTIDIANA

La relazione tra la "luce interiore" e la "resurrezione quotidiana" nelle lettere di Vasyl Stus dal lager rappresenta l'applicazione pratica della sua teologia. Per Stus, la resurrezione non è solo un evento escatologico (alla fine dei tempi), ma un esercizio di volontà che avviene ogni mattina nel fango del confino.
Attraverso le sue lettere (scritte principalmente alla moglie Valentyna e al figlio Dmytro), possiamo tracciare questa liturgia della risurrezione:

1. La Scrittura come Atto Pasquale
Ogni lettera che Stus riusciva a inviare era una vittoria sulla morte civile impostagli dal regime.
Vincere il Nulla: Il sistema sovietico voleva annullare la sua identità. Scrivere "Io sono" attraverso la poesia o una cronaca familiare era un atto di autocreazione. Nelle sue lettere, Stus "risorge" dal silenzio imposto, riaffermando la sua esistenza come essere spirituale e non solo come numero di matricola.
Il Verbo che dà vita: La luce interiore di cui abbiamo parlato ("Solo in te è la luce") si trasforma in inchiostro. La parola scritta diventa il corpo glorioso che attraversa le sbarre.

2. Il "Lavoro del Cuore" (Sursum Corda)
Nelle lettere, Stus esorta spesso se stesso e i suoi cari a "elevare i cuori". La resurrezione quotidiana consiste nel rifiuto della disperazione.
L'ascesi del quotidiano: Stus descrive la fatica fisica e le umiliazioni, ma conclude sempre con un richiamo alla dignità. "Bisogna vivere così, come se la morte non esistesse", scriveva. Questa è la logica della Pasqua: vivere nella certezza che il bene è ontologicamente superiore al male, anche quando il male sembra trionfare.
La Bellezza della Natura: Persino la descrizione di un piccolo fiore o del cielo grigio del Nord nelle sue lettere diventa un segno della "luce interiore". Vedere la bellezza nel lager è un atto di fede: significa riconoscere che il mondo appartiene a Dio (il Padre) e non ai suoi carcerieri.

3. La Comunione degli Affetti (Sobornist)
La resurrezione quotidiana è anche relazione. Stus non risorge da solo.
Amore oltre le sbarre: Nelle lettere al figlio, Stus cerca di trasmettere i valori della "rettitudine" (chesnist). Questo legame d'amore è ciò che mantiene la sua luce accesa. Come la Trinità è relazione, così la vita di Stus è un continuo "uscire da sé" per andare verso l'altro.
Il Sacrificio per l'Ucraina: Egli accetta la sua sofferenza quotidiana come un prezzo da pagare per la futura libertà del suo popolo. Ogni giorno di resistenza è un giorno in cui l'Ucraina "risorge" un po' di più attraverso di lui.

4. Il Paradosso della "Morte Viva"
In una delle sue riflessioni più profonde, Stus suggerisce che solo chi è "morto al mondo" (alle sue lusinghe e paure) può veramente risorgere.
Luce e Ombra: La luce interiore brilla più forte quanto più fitte sono le tenebre esterne. La sua "resurrezione quotidiana" è il mantenimento di quel "volto non cattivo" nonostante i soprusi. Ogni sorriso o parola di conforto verso un compagno di prigionia era un frammento di luce pasquale in mezzo all'inferno di Perm-36.

"Non ho paura della morte. Ho paura solo di non essere me stesso fino in fondo."

Questa frase di Stus riassume la sua teologia: la resurrezione è la piena realizzazione dell'immagine di Dio in noi.

Oggi, i fedeli ucraini guardano a queste lettere come a una sorta di "Epistolario del Martire" moderno. Esse insegnano che la luce interiore non è un'emozione, ma una decisione quotidiana di restare umani, onesti e rivolti verso l'Assoluto.



LA PEDAGOGIA DELLA LUCE E LA TEOLOGIA DELLA LUCE

Ecco un passaggio straordinario tratto da una lettera che Vasyl Stus scrisse al figlio Dmytro dal lager (1981). In questi versi in prosa, la pedagogia della luce e la teologia del cuore si fondono in un testamento spirituale di "resurrezione quotidiana".

Dalle lettere al figlio: La custodia della luce
Testo originale (frammento):
"Сину, людині треба світло і правда. Ти маєш бути чесним і добрим. Добро — це твоя зброя. Нехай твоє серце буде відкритим, але твердим. Живи так, щоб не соромитися свого обличчя перед Богом."

Traduzione in italiano:
"Figlio, l’uomo ha bisogno di luce e di verità. Tu devi essere onesto e buono. La bontà è la tua arma. Lascia che il tuo cuore sia aperto, ma saldo. Vivi in modo tale da non doverti vergognare del tuo volto davanti a Dio."

Analisi della "Luce" in questo frammento:

La Bontà come Arma (Il Volto non cattivo):
Stus ribalta la logica del mondo. In un contesto di violenza totale, la "bontà" non è debolezza, ma l'unica forza capace di preservare l'integrità. È l'arma dello Spirito che protegge la luce interiore.

Il Cuore Aperto e Saldo:
Qui ritroviamo Skovoroda. Il cuore deve essere "aperto" (capace di amore e compassione, come quello di Gesù) ma "saldo" (incapace di piegarsi alla menzogna). Questa è la resurrezione quotidiana: restare sensibili al bene pur vivendo nell'inferno.

La Trasparenza davanti a Dio:
Il fine ultimo dell'esistenza è la capacità di guardare Dio "faccia a faccia". La Verità (Pravda) per Stus non è un concetto intellettuale, ma una condizione ontologica: essere ciò che Dio ha sognato per noi.

L'Eredità della Luce:
Stus insegna al figlio che la vera libertà non dipende dalle circostanze esterne (le sbarre), ma dalla fedeltà a questa luce. È un invito a partecipare alla vita trinitaria attraverso l'onestà (chesnist), che è la forma terrena della gloria divina.

Conclusione: Il Palinsesto del Futuro
In questa lettera, Stus scrive il "testo originale" dell'anima di suo figlio, sperando che non venga mai raschiato via dalle "circostanze" della vita. Per i cappellani e i fedeli oggi, queste parole sono la prova che la fede cristiana non è un rifugio, ma un atto di coraggio estremo che trasforma la vittima in un uomo libero.



RESISTENZA SPIRITUALE UCRAINA

L'interpretazione della "bontà come arma" di Vasyl Stus nella resistenza spirituale ucraina odierna rappresenta un paradosso teologico vitale: la bontà non è passività, ma la forza attiva che impedisce alla guerra di distruggere l'anima di chi difende.
Ecco come i cappellani, i volontari e i soldati vivono oggi questo concetto:

1. La "Bontà" come Integrità Ontologica (Tsilisnist)
Nella teologia del conflitto ucraino, la bontà è vista come lo scudo che protegge l'immagine di Dio nell'uomo.
Resistere alla brutalizzazione: I cappellani militari, come quelli della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, insegnano che l'odio è una "sconfitta interiore". Usare la bontà come arma significa combattere per la giustizia senza permettere all'odio di occupare il cuore. Se il soldato diventa identico all'aggressore nella crudeltà, ha già perso la sua battaglia spirituale.
La rettitudine di Stus: "Restare umani" nelle trincee è l'atto di bontà più radicale. È la scelta di proteggere i civili, di trattare con dignità i prigionieri e di sostenere i compagni, riflettendo quel "volto non cattivo" di cui scriveva il poeta.

2. La Solidarietà come Forza bellica Spirituale
Il concetto di Stus si incarna nel fenomenale movimento del volontariato ucraino.
Amore in azione: La risposta russa alla distruzione è l'odio; la risposta ucraina è una rete infinita di cura e mutuo soccorso. Questa "bontà collettiva" è l'arma che mantiene salda la coesione sociale. Come Stus scriveva al figlio, la bontà è "saldo cuore": una stabilità emotiva e spirituale che il terrore non può scalfire.
Luce nelle tenebre: Durante i blackout e i bombardamenti, la "bontà" si manifesta nei "Punti di Invincibilità" e nella condivisione delle risorse. È la luce interiore di Stus che diventa calore fisico per il prossimo.

3. La Teologia della "Giusta Difesa"
I teologi ucraini contemporanei, citando Stus, distinguono tra la "rabbia santa" (l'ira purissima del poeta) e l'odio distruttivo.
L'Ira Purissima: È l'indignazione morale contro l'ingiustizia. Questa "arma" permette di combattere con determinazione (la "durezza" del cuore di cui parla Stus) mantenendo però il fine ultimo della pace e della libertà.
Vincere il male con il bene: Non è un pacifismo ingenuo, ma la convinzione che la vittoria finale appartenga a chi preserva la Verità (Pravda). La resistenza spirituale si fonda sull'idea che la luce di un singolo uomo giusto (come Stus nel lager) sia più potente di un intero sistema oppressivo.

4. Il Martirio come Seme di Vittoria
La vita di Stus insegna che la "bontà" può portare al sacrificio estremo, ma che questo sacrificio non è vano.
Testimonianza (Martyria): Molti vedono nei caduti odierni dei "nuovi Stus", persone che hanno scelto la via della rettitudine assoluta. La loro "bontà" — intesa come amore supremo per l'amico e la patria — è l'arma che garantisce la risurrezione morale della nazione.

"La bontà è la tua arma" significa oggi: "Non lasciare che il nemico ti rubi l'anima mentre cerchi di salvare il tuo corpo e la tua terra".



LA VITTORIA FINALE DELLO SPIRITO

La visione escatologica di Vasyl Stus non è l'attesa passiva di un paradiso lontano, ma la certezza che lo Spirito, attraverso il sacrificio del "cuore ferito", abbia già sconfitto la morte e la menzogna nel "qui e ora" della storia.
La sua vittoria finale si articola in tre dimensioni teologiche:

1. La Risurrezione come "Ritorno" (Parusia Civile)
Nella poesia "Popolo mio, a te ritorno", Stus trasfigura l'escatologia cristiana in una promessa nazionale. La morte nel lager non è una fine, ma una transustanziazione: il poeta muore come individuo per risorgere come Coscienza del Popolo.
La Vittoria: Lo Spirito vince perché la "parola onesta" non può essere incatenata. Stus sapeva che il suo "volto non cattivo" sarebbe tornato a splendere negli occhi dei suoi figli e della sua nazione, rendendo vano il tentativo sovietico di cancellarlo.

2. L'Eternità della Rettitudine (Chesnist)
Per Stus, l'escatologia coincide con la Trasparenza. La vittoria finale dello Spirito è la capacità dell'uomo di presentarsi davanti a Dio (il Padre) senza veli, avendo custodito la Luce interiore (il Figlio e lo Spirito).
Il Giudizio: Il vero giudizio non è quello della storia umana, ma quello della Verità. Chi vive nella "bontà come arma" abita già l'eternità. La prigione di Perm-36 diventa così un'anticamera del Regno, dove la libertà interiore è già piena e assoluta.

3. La Bellezza che Redime il Dolore
La visione finale di Stus è profondamente filocalica: il dolore del mondo viene riassorbito nella Bellezza divina.
L'Armonia Trinitaria: Nella sua ascesi, Stus giunge alla conclusione che il male è un'illusione ottica del potere, mentre la Verità è l'unica realtà solida. La "vittoria" è il momento in cui l'anima, purificata dal fuoco dell'"ira purissima", si fonde con la Luce che "soffia dove vuole".

4. Il Seme che dà Frutto
L'escatologia di Stus si riassume nel mistero evangelico del seme: "Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv 12,24).
Oggi, nella resistenza spirituale ucraina, Stus non è un ricordo del passato, ma una presenza vivente. 
La sua vittoria è vedere migliaia di "volti non cattivi" che difendono la vita con la stessa rettitudine con cui lui affrontò la cella di rigore.

"Sia lodato il mio dolore..." scriveva Stus. In questo "grazie" finale risiede la sua gloria: la scoperta che l'amore, quando è totale e onesto, ha già vinto il mondo.



CONCLUSIONI

La figura di Vasyl Stus - tra le sbarre di un lager e le vette dello spirito - ci ricorda che la teologia non è fatta di carta, ma di carne, sangue e una Luce che nessuna oscurità può soffocare.
Il suo "volto non cattivo" resta come una promessa: finché un uomo sceglie la verità e la bontà come arma, il mondo ha una speranza di risurrezione. 
In un tempo di frammentazione, la sua integrità (tsilisnist) è l'ancora che permette al cuore ferito di non smarrire la propria somiglianza con Dio.

L'eco del verso di Vasyl Stus è diventato la pietra angolare per l'intero popolo ucraino:
"Vivi in modo tale da non doverti vergognare del tuo volto davanti a Dio."











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