La Simesi come teoria estetica del processo creativo sovrastorico
di Carlo Sarno
INTRODUZIONE
La teoria dell'arte simulativa, così come elaborata da Carlo Sarno, non è un semplice stile pittorico, ma una vera e propria architettura filosofica che ridefinisce il rapporto tra l'essere dell'opera e lo scorrere del tempo.
Ecco i pilastri che la definiscono come processo sovrastorico:
1. La Simesi contro la Mimesi
Mentre la mimesi classica è l'imitazione della natura, la simesi è l'imitazione (o meglio, la simulazione) dei processi linguistici dell'arte stessa.
L'artista non guarda il mondo, ma guarda la "serie formale" (concetto kubleriano).
Simulare significa riappropriarsi dei codici genetici di un'epoca (es. il Rinascimento o il Manierismo) per produrre nuove varianti interne a quel sistema.
2. Il Tempo come "Sincronia Totale"
Nella visione sovrastorica, il tempo cronologico (la linea dei secoli) è considerato una convenzione debole.
Sovrastoricità: Significa che una forma, una volta apparsa nella storia, non "passa", ma resta in uno stato di disponibilità ontologica.
L'arte simulativa tratta la storia dell'arte come un presente continuo: un database di verità formali che possono essere riattivate in qualunque momento. Non è un "ritorno al passato", perché il passato, in quanto forma, non è mai morto.
3. L'Opera come "Evento Logico"
L'estetica simulativa sposta l'accento dall'originalità romantica (l'artista che crea dal nulla) alla precisione esecutiva:
L'opera è "vera" non perché esprime l'io dell'artista, ma perché è coerente con la logica interna della forma scelta.
Se un artista contemporaneo dipinge con la logica luministica del '600, quell'opera è "vera" sovrastoricamente: è una nuova "opera prima" che riapre una sequenza che si era silenziata (tempo vuoto).
4. Il superamento del Postmoderno
A differenza del postmoderno, che è frammentario, ironico e nostalgico, il processo sovrastorico è integrale e rigoroso:
Il Postmoderno cita il passato per dire che è finito.
La Simesi abita il passato per dimostrare che è eterno. È un processo di "trasloco" mentale e tecnico in un'altra dimensione temporale per sfidare l'entropia della modernità.
Sintesi Estetica
In questa teoria, l'estetica diventa una scienza della permanenza. L'artista è un "operatore del tempo" che, attraverso la pittura colta, dimostra che l'arte è un'entità che non progredisce verso una fine, ma abita simultaneamente tutte le sue possibilità formali.
LA TEORIA ESTETICA DELLA SIMESI
Approfondire la teoria simulativa di Carlo Sarno come teoria estetica significa spostare l'attenzione dall'oggetto (il quadro) al pensiero che lo genera. Se l'estetica tradizionale si occupa del "bello", l'estetica simulativa si occupa della "verità della durata".
Ecco i nuclei profondi di questa teoria estetica:
1. L'Estetica della "Permanenza" contro l'Estetica del "Nuovo"
L'estetica moderna (dalle Avanguardie in poi) si è fondata sul dogma della rottura: un'opera è valida solo se "nuova" o "originale".
La visione di Sarno: Ribalta questo concetto. Il "nuovo" è un'illusione cronologica. La vera estetica è quella che riconosce le costanti formali. Un'opera è esteticamente valida se riesce a essere "fuori dal tempo" (sovrastorica), ovvero se la sua bellezza non dipende dalla moda del momento, ma dalla precisione e sensibilità con cui abita una regola eterna.
2. Il Concetto di "Pelle della Pittura" (Simesi Visiva)
Per Sarno, l'estetica simulativa non è un'operazione concettuale fredda, ma una sfida carnale alla materia.
La Simesi come pelle: L'artista simulativo non "disegna" un soggetto, ma "simula" la stesura, la velatura e la luce di un'epoca specifica (es. la pelle marmorea del Neoclassicismo o la densità del Seicento).
L'estetica qui risiede nella perfezione dell'esecuzione e nella sensibilità, che deve essere così assoluta da annullare la distanza temporale. L'occhio dello spettatore non deve vedere una "citazione", ma la presenza fisica di una forma che sembra non essere mai invecchiata.
3. L'Artista come "Medium" Anacronistico
In questa estetica, la soggettività dell'artista incontra la libertà sovrastorica.
L'ascesi dell'artista: L'artista non vuole esprimere il proprio "io" interiore (che è transitorio e legato al tempo vuoto), ma vuole farsi veicolo di una memoria colta.
L'atto estetico è un atto di umiltà e disciplina: sottomettersi alle leggi di una sequenza formale preesistente (Kubler) per dimostrare che quella sequenza è ancora viva. L'artista è un "medium" che permette al passato di manifestarsi nel presente come tempo pieno.
4. Il "Bello" come Coerenza Logica
Nella teoria simulativa, il giudizio estetico non è soggettivo ("mi piace"), ma logico-formale:
Un'opera è "bella" se è coerente con il sistema di regole che sta simulando.
Se un'opera simula il Manierismo ma tradisce la sua logica spaziale, fallisce esteticamente. La bellezza è dunque la verità del processo: la capacità di far coincidere l'intenzione dell'autore con la legge della forma.
5. L'Estetica del "Rientro" (The Good Entrance)
Riprendendo il concetto di Kubler del "buon ingresso", Sarno trasforma l'estetica in una strategia di posizionamento:
L'atto estetico consiste nel trovare il punto esatto in cui una serie storica si è interrotta e rientrarvi.
Questa estetica sfida la "fine dell'arte" proponendo un'arte che non guarda avanti (al futuro) né indietro (alla nostalgia), ma abita il centro della storia, dove tutte le forme sono simultaneamente vere.
L'estetica della simulazione sovrastorica è una metafisica della forma: essa afferma che l'arte non è un evento della storia, ma un evento dell'essere che usa la storia come palcoscenico per manifestare le sue verità immutabili e la sua libertà sovrastorica.
LA TEORIA DELLA SIMESI E LA TEOLOGIA CRISTIANA
La teoria dell'arte simulativa di Carlo Sarno e la visione morfologica di Kubler presentano profonde analogie con la teologia cristiana, in particolare riguardo ai concetti di tempo, incarnazione e permanenza del Verbo.
Il rapporto si articola su tre livelli fondamentali:
1. Il Tempo come "Eterno Presente" (Nunc Stans)
In teologia, l'eternità non è una durata infinita, ma un "nora" (nunc stans) in cui tutto è presente simultaneamente davanti a Dio.
Relazione: La sovrastoricità di Sarno ricalca questa struttura. Come per la teologia il sacrificio di Cristo è un evento storico che però rimane "sempre presente" nella liturgia, così per Sarno la forma artistica è un evento che, una volta apparso, non muore ma resta disponibile in un eterno presente. Il museo o la tela diventano lo spazio liturgico dove il passato si fa "ora".
2. Simesi e Incarnazione
Il concetto di simesi (simulazione) ha un forte parallelo con il dogma dell'Incarnazione.
Il Verbo si fa carne: In teologia, la verità eterna prende corpo nel tempo senza perdere la sua natura divina.
La Forma si fa pittura: Nella teoria di Sarno, l'artista "incarna" una regola formale antica in un corpo pittorico moderno. La "verità" dell'opera non è data dalla novità, ma dalla fedeltà con cui una verità ideale (la sequenza di Kubler) si manifesta nuovamente nella materia (il quadro).
3. Contro la "Morte" (Escatologia)
La teologia cristiana è una sfida alla morte attraverso la Risurrezione; la teoria sovrastorica è una sfida alla "morte dell'arte" attraverso la riattivazione delle forme.
Risurrezione della Forma: Se per Hegel (e Danto) l'arte ha un destino lineare che finisce nel "sepolcro" della filosofia, per Sarno e Kubler le forme sono dotate di una sorta di corpo glorioso: possono scomparire (tempo vuoto) e riapparire (tempo pieno) senza corrompersi. La storia dell'arte non è un cimitero, ma una valle di ossa che l'artista, come un profeta, rianima attraverso la simesi.
4. L'Artista come "Sacerdote" della Tradizione
In entrambe le visioni, l'individuo scompare a favore della catena di trasmissione.
Traditio: Come il sacerdote non "inventa" la messa ma la celebra secondo un canone ricevuto, l'artista sovrastorico di Sarno non inventa lo stile, ma celebra la forma ricevuta dalla tradizione. L'originalità risiede nella perfezione dell'atto celebrativo, non nella rottura della regola.
Sintesi del rapporto
La teoria simulativa è una teologia laica della forma: essa sostituisce la fede nel "progresso" (tipica dell'ateismo modernista) con la fede nella permanenza. L'arte diventa lo strumento umano per sperimentare una dimensione divina: quella in cui il tempo non distrugge, ma conserva e rigenera.
LA TEORIA DELLA SIMESI CONTRO IL NICHILISMO DELL'ARTE
La teoria dell'arte simulativa di Carlo Sarno si oppone al nichilismo dell'arte contemporanea attraverso una rigorosa riaffermazione della forma e del valore sovrastorico dell'opera. Mentre gran parte dell'arte contemporanea è accusata di nichilismo perché priva di significati oggettivi o ridotta a puro concetto, la teoria di Sarno propone una via di resistenza basata sulla "permanenza".
Ecco come questa visione sfida il nichilismo estetico:
1. Dalla "Mancanza di Senso" alla "Verità della Forma"
Nichilismo contemporaneo: Spesso l'arte attuale parte dal presupposto che "tutto è insignificante", producendo opere che sono semplici provocazioni o simulacri svuotati.
Risposta di Sarno: Attraverso la simesi, l'artista recupera la "verità formale" di Kubler. L'opera non è un vuoto a perdere, ma un "evento sostanziale" che riattiva segnali storici carichi di senso. La bellezza e la precisione tecnica diventano atti di resistenza contro il nulla.
2. Il "Sempre Presente" contro il "Consumo Rapido"
Nichilismo come transitorietà: Il nichilismo estetico si manifesta nell'arte "usa e getta", legata esclusivamente al momento presente e destinata a invecchiare rapidamente.
La Sovrastoricità: Sarno propone un'arte che abita un presente continuo. Negando la morte delle forme, la teoria simulativa sottrae l'arte al flusso distruttivo del tempo. Se una forma è "vera" sovrastoricamente, essa possiede un'autorità che il nichilismo non può scalfire.
3. L'Artista come Costruttore di Valori (Nichilismo Attivo)
In senso nietzschiano, la teoria di Sarno può essere vista come un nichilismo attivo:
Invece di arrendersi al vuoto di senso della post-storia (nichilismo passivo), l'artista simulativo accetta la "fine delle grandi narrazioni" ma reagisce ricreando il senso attraverso il recupero dei codici della tradizione.
L'arte diventa il "movimento anti-nichilista per eccellenza" perché trasforma il nulla del presente in un nuovo spazio di creazione basato sulla memoria colta.
4. Il Recupero della Tecnica come Etica
Nichilismo tecnico: Molta arte contemporanea rifiuta la tecnica (il "saper fare") considerandola un fardello del passato.
Etica della Simesi: Per Sarno, la maestria tecnica è un atto morale. Simulare perfettamente una velatura del '500 o una luce caravaggesca significa rispettare la "scossa iniziale" di cui parlava Kubler, ridando dignità al fare artistico come forma di conoscenza superiore.
La teoria simulativa trasforma l'arte da sintomo del nichilismo a suo antidoto, offrendo una struttura dove la forma non è un limite, ma l'unico argine possibile contro la dissoluzione del significato.
ESTETICA SOVRASTORICA E LITURGIA CRISTIANA
Il rapporto tra la teoria estetica sovrastorica (Sarno/Kubler) e la liturgia cristiana è profondo e strutturale: entrambe si fondano sull'idea che un evento accaduto nel passato non sia "finito", ma possa essere reso presente e operante qui e ora attraverso un rito di ripetizione colta.
Ecco le analogie fondamentali:
1. L'Anamnesi: Ricordo che si fa Presenza
Nella liturgia, l' anamnesi non è un semplice ricordo psicologico di un fatto storico (l'Ultima Cena), ma un atto che rende quell'evento realmente presente.
Relazione: La simesi di Sarno funziona allo stesso modo. L'artista non "ricorda" lo stile del passato come un dato d'archivio, ma lo riattiva tecnicamente sulla tela. L'opera sovrastorica è una "presenza" reale di una forma antica che sfida la cronologia, proprio come la liturgia sfida il tempo lineare per abitare l'eterno.
2. Il Canone contro l'Arbitrio
La liturgia si basa sul Canone: una serie di gesti, parole e formule che il sacerdote non può inventare, ma deve trasmettere con fedeltà.
Relazione: Per Kubler e Sarno, l'estetica è sottomissione alla regola della forma. L'artista sovrastorico, come il celebrante, rinuncia alla propria "originalità" soggettiva per farsi servitore di una sequenza formale preesistente. La bellezza nasce dalla precisione e sensibilità con cui si abita il canone, non dalla sua rottura.
3. Il "Nunc Stans" (L'Oggi Eterno)
La liturgia cristiana recita spesso "Oggi Cristo è nato", anche se l'evento è accaduto duemila anni fa. È il concetto di tempo pieno liturgico.
Relazione: La teoria sovrastorica trasforma il museo e l'atelier in spazi di Nunc Stans. Se l'artista simula perfettamente una forma del '500, quella forma "accade" oggi. Non è un "falso", ma una nuova epifania di una verità morfologica che non conosce invecchiamento.
4. La Materia come Veicolo di Grazia
In teologia, gli elementi materiali (pane, vino, acqua) diventano veicoli di una realtà spirituale invisibile.
Relazione: Nell'estetica di Sarno, la tecnica pittorica (la materia del colore, la velatura) è il veicolo della verità sovrastorica. La maestria artigianale non è un fine, ma il mezzo sacramentale attraverso cui il "segnale" interrotto di Kubler riprende a trasmettere energia nel presente.
Sintesi della Relazione
L'arte sovrastorica è una liturgia laica della forma. Entrambe rifiutano l'idea che la verità sia soggetta alla moda o al progresso: la verità (divina o formale che sia) è una, ed è compito dell'uomo riattualizzarla costantemente per non cadere nel vuoto del nichilismo.
L'ARTISTA SOVRASTORICO COME SACERDOTE DELLA BELLEZZA
Questa trasformazione della figura dell'artista in "sacerdote della bellezza" rappresenta il culmine etico della teoria di Sarno e Kubler: l'artista non è più un inventore solipsista, ma un tramite tra l'eterno e il contingente.
Ecco i tratti distintivi di questa figura sacerdotale:
1. Il Ministero della Trasmissione (Traditio)
In teologia, il sacerdote non è l'origine del messaggio, ma il suo custode.
L'Artista come Relè: Riprendendo Kubler, l'artista accetta di essere un anello di una sequenza formale. Il suo compito non è "esprimere se stesso" (individualismo nichilista), ma permettere alla forma di continuare a esistere. Egli "celebra" la pittura attraverso un rito di precisione tecnica che onora i padri (i maestri del passato).
2. L'Ascesi della Tecnica
Il sacerdote si sottomette a una disciplina (il celibato, la preghiera, il rito) per servire il sacro.
Il Sacrificio dell'Io: L'artista sovrastorico compie un'ascesi rinunciando all'originalità selvaggia delle avanguardie. La sua "devozione" si manifesta nella maestria esecutiva: studiare le mescole, le imprimiture e le velature antiche è un atto di culto verso la verità morfologica. La fatica del fare diventa una forma di preghiera laica.
3. La Consacrazione della Materia
Come il sacerdote consacra il pane e il vino, l'artista simulativo "consacra" i pigmenti e la tela.
Transustanziazione Formale: Attraverso la simesi, la materia inerte (il colore) si trasforma in un'entità sovrastorica. Il quadro non è più solo un oggetto fisico, ma l'epifania di una bellezza che non appartiene a questo tempo. L'artista opera il miracolo di rendere presente l'assente.
4. L'Intercessione per la Comunità
Il sacerdote intercede tra Dio e il popolo; l'artista colto intercede tra la Memoria e lo spettatore moderno, spesso smarrito nel nichilismo contemporaneo.
Guarigione dal Tempo: Offrendo un'opera che sembra venire da un "altrove" senza tempo, l'artista dona al pubblico un'esperienza di stasi e contemplazione, sottraendolo frenesia del consumo. È un atto di cura spirituale che restituisce dignità al vedere.
Sintesi della figura
L'artista-sacerdote di Sarno è un custode del fuoco: non adora le ceneri (nostalgia), ma mantiene viva la fiamma di una sequenza formale che altrimenti si spegnerebbe nel "tempo vuoto". Egli è colui che garantisce che il dialogo tra l'uomo e la forma non si interrompa mai.
TEORIA DELL'ARTE SOVRASTORICA E ARTE DELLE ICONE
La relazione tra la teoria sovrastorica (Sarno/Kubler) e l'arte delle icone è quasi d'identità speculare: l'icona è, per eccellenza, l'oggetto che incarna la negazione del tempo lineare a favore di una verità immutabile.
Ecco i punti di contatto fondamentali:
L'Atemporalità del Canone: Nell'icona non esiste "progresso" o "stile personale". L'iconografo non deve inventare, ma riprodurre un prototipo eterno. Questo coincide perfettamente con la simesi di Sarno: l'artista non cerca l'originalità, ma la fedeltà a una forma che, essendo "vera", non può essere superata.
La "Copia" come Verità (Kubler): Per Kubler, la replica diffonde il segnale dell'opera prima. Nell'icona, la copia non è un falso, ma una nuova epifania dello stesso prototipo. La teoria sovrastorica eleva la replica a valore assoluto: se la forma è perfetta, ripeterla significa mantenere il mondo nel tempo pieno.
Prospettiva Inversa e Spazio Sovrastorico: L'icona usa una geometria (prospettiva inversa) che proietta l'osservatore fuori dal mondo fisico. Allo stesso modo, l'estetica di Sarno crea uno spazio "sospeso", dove la luce e il volume non appartengono alla cronologia quotidiana ma a una dimensione ontologica superiore.
L'Artista come Strumento: Come l'iconografo dipinge dopo il digiuno e la preghiera, scomparendo dietro l'opera (spesso anonima), l'artista "colto" pratica un'ascesi della tecnica. Entrambi si vedono come trasmettitori di un segnale (il Verbo o la Forma) che preesiste a loro.
L'Icona come "Finestra": In teologia, l'icona è una finestra sull'Assoluto. Nella teoria simulativa, il quadro è una finestra sulla storia delle cose: un punto di accesso dove la sequenza formale interrotta torna a manifestarsi con la stessa potenza dell'origine.
L'arte delle icone è l'applicazione sacra e millenaria di ciò che Sarno e Kubler teorizzano in ambito estetico: la convinzione che la Bellezza sia un'invariante che attraversa i secoli senza mutare sostanza.
LUCE INCREATA DELLE ICONE E LUCE METAFISICA DELLA PITTURA COLTA
Il parallelo tra la "luce increata" (la luce taborica della teologia orientale) e la luce della Pittura Colta (Carlo Maria Mariani) rappresenta il punto di contatto più alto tra mistica e teoria sovrastorica. In entrambe, la luce non serve a illuminare gli oggetti, ma a rivelarne l'essenza immutabile.
Ecco come si sviluppa questa relazione:
1. La Luce come "Sostanza" e non come "Accidente"
Nelle Icone: La luce non proviene da una fonte esterna (sole o candela), ma emana dall'interno delle figure o dal fondo oro. È una luce che non produce ombre portate perché appartiene a un mondo dove non esiste il tempo fisico.
Nella Pittura Colta: Artisti come Carlo Maria Mariani o Alberto Abate utilizzano una luce "congelata", zenitale o diffusa, che non appartiene a un'ora precisa del giorno. È una luce morfologica: serve a evidenziare la perfezione della forma (la "verità formale" di Kubler) sottraendola alla corruzione del divenire.
2. La Luce "Senza Ombra" (L'Atemporalità)
L'ombra è il segno del tempo che passa, del movimento e della finitudine.
Teoria Sovrastorica: Eliminando o stilizzando l'ombra, la pittura simulativa dichiara la fine della cronologia. Se non c'è ombra, non c'è "prima" né "dopo". L'opera abita il Nunc Stans (l'oggi eterno) della liturgia.
Effetto Visivo: Questo crea un senso di sospensione metafisica. L'immagine sembra esistere in un vuoto pneumatico dove il "segnale" di Kubler viaggia senza interferenze atmosferiche.
3. La Luce come "Conoscenza" (Gnoseologia)
In teologia, vedere la luce increata significa accedere alla conoscenza di Dio.
Nella Simesi: La luce limpida e assoluta della Pittura Colta è lo strumento della conoscenza colta. Essa permette di vedere l'opera non come un'impressione fugace, ma come un'entità logica. La luce "rivela" la struttura della serie formale, rendendo visibile la verità sovrastorica che Sarno teorizza.
4. Il Fondo Oro e il Vuoto Metafisico
Icone: L'oro è lo spazio della gloria divina, un "non-luogo" sovrastorico.
Pittura Colta: Spesso le figure sono collocate in spazi astratti, architetture ideali o cieli cristallini. Questo "vuoto" è il corrispondente estetico del silenzio liturgico: è lo spazio necessario affinché la forma pura risuoni senza il rumore del mondo contemporaneo (nichilismo).
La luce nella teoria di Sarno e Kubler ha una funzione sacramentale: trasforma la materia pittorica in una visione dell'eterno. Come l'icona è "scritta" con la luce per mostrare il divino, la pittura sovrastorica è "costruita" con la luce per mostrare la permanenza della Bellezza contro l'oblio della storia.
SINTESI DI CONCETTI E RELAZIONI DELLA MORFOLOGIA SOVRASTORICA
Ecco una sintesi organica dei concetti e delle relazioni che compongono questo sistema di pensiero, dove la morfologia scientifica incontra la teologia della forma:
1. Il Fondamento: La Forma come "Soluzione" (Kubler)
L'arte partecipa della storia delle cose. Ogni opera è una risposta a un problema formale. Queste risposte si aggregano in sequenze (catene di oggetti simili).
Relazione con la scienza: Come in D'Arcy Thompson, la forma è un diagramma di forze logiche e matematiche. Se la soluzione è perfetta, essa è una verità oggettiva che non invecchia.
2. Il Motore: Tempo Pieno e Tempo Vuoto (Kubler)
La storia non scorre in modo uniforme.
Tempo Pieno: È l'istante dell'invenzione (opera prima), quando un nuovo segnale viene emesso.
Tempo Vuoto: È la fase della replica, dove la forma si ripete stancamente.
Relazione: La storia dell'arte è una rete di segnali che possono restare silenti per secoli prima di essere captati di nuovo.
3. L'Azione: La Simesi Sovrastorica (Sarno)
Carlo Sarno trasforma la teoria di Kubler in una prassi estetica chiamata Simesi.
Oltre il Citazionismo: L'artista non copia il passato, ma lo simula e lo esprime. "Abita" una sequenza formale antica (es. il Manierismo) e la riattiva, producendo nuove opere come se fosse un contemporaneo di quell'epoca.
Sovrastoricità: È la convinzione che le forme siano invarianti. Una volta scoperta, una verità formale è disponibile per sempre in un eterno presente.
4. La Dimensione Spirituale: L'Artista come Sacerdote
Questa estetica ricalca la struttura della liturgia cristiana.
Anamnesi: Come la messa rende presente il sacrificio di Cristo, la pittura simulativa rende presente la bellezza antica.
Luce Increata: La luce di queste opere è metafisica e "congelata"; serve a rivelare l'essenza dell'oggetto, sottraendolo al degrado del tempo e del nichilismo contemporaneo.
Relazione: L'artista non è un inventore, ma un tramite (sacerdote) che custodisce e riattiva il Canone della bellezza.
5. La Sfida Finale: Contro la "Morte dell'Arte"
Questo sistema abbatte le teorie di Hegel e Danto.
L'arte non può finire perché le sue sequenze formali sono infinite. Se il tempo è una rete (Kubler) e non una linea, non esiste un traguardo finale, ma solo nuove possibilità di "rientro" nelle forme del passato.
Il Museo diventa così un database di vita potenziale, non un archivio di morti.
In definitiva, la relazione è questa: la Morfologia garantisce l'oggettività della Forma, la Simesi ne permette la riattivazione nel Tempo, e la Liturgia ne definisce la sacralità Sovrastorica contro il vuoto del presente.
CONCLUSIONI
La scienza della forma e la spiritualità dell'arte non sono distinte ma è possibile considerarle in una teoria unitaria.
Il sistema che abbiamo delineato trasforma la storia dell'arte da una linea che si esaurisce (Hegel/Danto) in un corpo vivo e simultaneo.
INTRODUZIONE
La teoria dell'arte simulativa, così come elaborata da Carlo Sarno, non è un semplice stile pittorico, ma una vera e propria architettura filosofica che ridefinisce il rapporto tra l'essere dell'opera e lo scorrere del tempo.
Ecco i pilastri che la definiscono come processo sovrastorico:
1. La Simesi contro la Mimesi
Mentre la mimesi classica è l'imitazione della natura, la simesi è l'imitazione (o meglio, la simulazione) dei processi linguistici dell'arte stessa.
L'artista non guarda il mondo, ma guarda la "serie formale" (concetto kubleriano).
Simulare significa riappropriarsi dei codici genetici di un'epoca (es. il Rinascimento o il Manierismo) per produrre nuove varianti interne a quel sistema.
2. Il Tempo come "Sincronia Totale"
Nella visione sovrastorica, il tempo cronologico (la linea dei secoli) è considerato una convenzione debole.
Sovrastoricità: Significa che una forma, una volta apparsa nella storia, non "passa", ma resta in uno stato di disponibilità ontologica.
L'arte simulativa tratta la storia dell'arte come un presente continuo: un database di verità formali che possono essere riattivate in qualunque momento. Non è un "ritorno al passato", perché il passato, in quanto forma, non è mai morto.
3. L'Opera come "Evento Logico"
L'estetica simulativa sposta l'accento dall'originalità romantica (l'artista che crea dal nulla) alla precisione esecutiva:
L'opera è "vera" non perché esprime l'io dell'artista, ma perché è coerente con la logica interna della forma scelta.
Se un artista contemporaneo dipinge con la logica luministica del '600, quell'opera è "vera" sovrastoricamente: è una nuova "opera prima" che riapre una sequenza che si era silenziata (tempo vuoto).
4. Il superamento del Postmoderno
A differenza del postmoderno, che è frammentario, ironico e nostalgico, il processo sovrastorico è integrale e rigoroso:
Il Postmoderno cita il passato per dire che è finito.
La Simesi abita il passato per dimostrare che è eterno. È un processo di "trasloco" mentale e tecnico in un'altra dimensione temporale per sfidare l'entropia della modernità.
Sintesi Estetica
In questa teoria, l'estetica diventa una scienza della permanenza. L'artista è un "operatore del tempo" che, attraverso la pittura colta, dimostra che l'arte è un'entità che non progredisce verso una fine, ma abita simultaneamente tutte le sue possibilità formali.
LA TEORIA ESTETICA DELLA SIMESI
Approfondire la teoria simulativa di Carlo Sarno come teoria estetica significa spostare l'attenzione dall'oggetto (il quadro) al pensiero che lo genera. Se l'estetica tradizionale si occupa del "bello", l'estetica simulativa si occupa della "verità della durata".
Ecco i nuclei profondi di questa teoria estetica:
1. L'Estetica della "Permanenza" contro l'Estetica del "Nuovo"
L'estetica moderna (dalle Avanguardie in poi) si è fondata sul dogma della rottura: un'opera è valida solo se "nuova" o "originale".
La visione di Sarno: Ribalta questo concetto. Il "nuovo" è un'illusione cronologica. La vera estetica è quella che riconosce le costanti formali. Un'opera è esteticamente valida se riesce a essere "fuori dal tempo" (sovrastorica), ovvero se la sua bellezza non dipende dalla moda del momento, ma dalla precisione e sensibilità con cui abita una regola eterna.
2. Il Concetto di "Pelle della Pittura" (Simesi Visiva)
Per Sarno, l'estetica simulativa non è un'operazione concettuale fredda, ma una sfida carnale alla materia.
La Simesi come pelle: L'artista simulativo non "disegna" un soggetto, ma "simula" la stesura, la velatura e la luce di un'epoca specifica (es. la pelle marmorea del Neoclassicismo o la densità del Seicento).
L'estetica qui risiede nella perfezione dell'esecuzione e nella sensibilità, che deve essere così assoluta da annullare la distanza temporale. L'occhio dello spettatore non deve vedere una "citazione", ma la presenza fisica di una forma che sembra non essere mai invecchiata.
3. L'Artista come "Medium" Anacronistico
In questa estetica, la soggettività dell'artista incontra la libertà sovrastorica.
L'ascesi dell'artista: L'artista non vuole esprimere il proprio "io" interiore (che è transitorio e legato al tempo vuoto), ma vuole farsi veicolo di una memoria colta.
L'atto estetico è un atto di umiltà e disciplina: sottomettersi alle leggi di una sequenza formale preesistente (Kubler) per dimostrare che quella sequenza è ancora viva. L'artista è un "medium" che permette al passato di manifestarsi nel presente come tempo pieno.
4. Il "Bello" come Coerenza Logica
Nella teoria simulativa, il giudizio estetico non è soggettivo ("mi piace"), ma logico-formale:
Un'opera è "bella" se è coerente con il sistema di regole che sta simulando.
Se un'opera simula il Manierismo ma tradisce la sua logica spaziale, fallisce esteticamente. La bellezza è dunque la verità del processo: la capacità di far coincidere l'intenzione dell'autore con la legge della forma.
5. L'Estetica del "Rientro" (The Good Entrance)
Riprendendo il concetto di Kubler del "buon ingresso", Sarno trasforma l'estetica in una strategia di posizionamento:
L'atto estetico consiste nel trovare il punto esatto in cui una serie storica si è interrotta e rientrarvi.
Questa estetica sfida la "fine dell'arte" proponendo un'arte che non guarda avanti (al futuro) né indietro (alla nostalgia), ma abita il centro della storia, dove tutte le forme sono simultaneamente vere.
L'estetica della simulazione sovrastorica è una metafisica della forma: essa afferma che l'arte non è un evento della storia, ma un evento dell'essere che usa la storia come palcoscenico per manifestare le sue verità immutabili e la sua libertà sovrastorica.
LA TEORIA DELLA SIMESI E LA TEOLOGIA CRISTIANA
La teoria dell'arte simulativa di Carlo Sarno e la visione morfologica di Kubler presentano profonde analogie con la teologia cristiana, in particolare riguardo ai concetti di tempo, incarnazione e permanenza del Verbo.
Il rapporto si articola su tre livelli fondamentali:
1. Il Tempo come "Eterno Presente" (Nunc Stans)
In teologia, l'eternità non è una durata infinita, ma un "nora" (nunc stans) in cui tutto è presente simultaneamente davanti a Dio.
Relazione: La sovrastoricità di Sarno ricalca questa struttura. Come per la teologia il sacrificio di Cristo è un evento storico che però rimane "sempre presente" nella liturgia, così per Sarno la forma artistica è un evento che, una volta apparso, non muore ma resta disponibile in un eterno presente. Il museo o la tela diventano lo spazio liturgico dove il passato si fa "ora".
2. Simesi e Incarnazione
Il concetto di simesi (simulazione) ha un forte parallelo con il dogma dell'Incarnazione.
Il Verbo si fa carne: In teologia, la verità eterna prende corpo nel tempo senza perdere la sua natura divina.
La Forma si fa pittura: Nella teoria di Sarno, l'artista "incarna" una regola formale antica in un corpo pittorico moderno. La "verità" dell'opera non è data dalla novità, ma dalla fedeltà con cui una verità ideale (la sequenza di Kubler) si manifesta nuovamente nella materia (il quadro).
3. Contro la "Morte" (Escatologia)
La teologia cristiana è una sfida alla morte attraverso la Risurrezione; la teoria sovrastorica è una sfida alla "morte dell'arte" attraverso la riattivazione delle forme.
Risurrezione della Forma: Se per Hegel (e Danto) l'arte ha un destino lineare che finisce nel "sepolcro" della filosofia, per Sarno e Kubler le forme sono dotate di una sorta di corpo glorioso: possono scomparire (tempo vuoto) e riapparire (tempo pieno) senza corrompersi. La storia dell'arte non è un cimitero, ma una valle di ossa che l'artista, come un profeta, rianima attraverso la simesi.
4. L'Artista come "Sacerdote" della Tradizione
In entrambe le visioni, l'individuo scompare a favore della catena di trasmissione.
Traditio: Come il sacerdote non "inventa" la messa ma la celebra secondo un canone ricevuto, l'artista sovrastorico di Sarno non inventa lo stile, ma celebra la forma ricevuta dalla tradizione. L'originalità risiede nella perfezione dell'atto celebrativo, non nella rottura della regola.
Sintesi del rapporto
La teoria simulativa è una teologia laica della forma: essa sostituisce la fede nel "progresso" (tipica dell'ateismo modernista) con la fede nella permanenza. L'arte diventa lo strumento umano per sperimentare una dimensione divina: quella in cui il tempo non distrugge, ma conserva e rigenera.
LA TEORIA DELLA SIMESI CONTRO IL NICHILISMO DELL'ARTE
La teoria dell'arte simulativa di Carlo Sarno si oppone al nichilismo dell'arte contemporanea attraverso una rigorosa riaffermazione della forma e del valore sovrastorico dell'opera. Mentre gran parte dell'arte contemporanea è accusata di nichilismo perché priva di significati oggettivi o ridotta a puro concetto, la teoria di Sarno propone una via di resistenza basata sulla "permanenza".
Ecco come questa visione sfida il nichilismo estetico:
1. Dalla "Mancanza di Senso" alla "Verità della Forma"
Nichilismo contemporaneo: Spesso l'arte attuale parte dal presupposto che "tutto è insignificante", producendo opere che sono semplici provocazioni o simulacri svuotati.
Risposta di Sarno: Attraverso la simesi, l'artista recupera la "verità formale" di Kubler. L'opera non è un vuoto a perdere, ma un "evento sostanziale" che riattiva segnali storici carichi di senso. La bellezza e la precisione tecnica diventano atti di resistenza contro il nulla.
2. Il "Sempre Presente" contro il "Consumo Rapido"
Nichilismo come transitorietà: Il nichilismo estetico si manifesta nell'arte "usa e getta", legata esclusivamente al momento presente e destinata a invecchiare rapidamente.
La Sovrastoricità: Sarno propone un'arte che abita un presente continuo. Negando la morte delle forme, la teoria simulativa sottrae l'arte al flusso distruttivo del tempo. Se una forma è "vera" sovrastoricamente, essa possiede un'autorità che il nichilismo non può scalfire.
3. L'Artista come Costruttore di Valori (Nichilismo Attivo)
In senso nietzschiano, la teoria di Sarno può essere vista come un nichilismo attivo:
Invece di arrendersi al vuoto di senso della post-storia (nichilismo passivo), l'artista simulativo accetta la "fine delle grandi narrazioni" ma reagisce ricreando il senso attraverso il recupero dei codici della tradizione.
L'arte diventa il "movimento anti-nichilista per eccellenza" perché trasforma il nulla del presente in un nuovo spazio di creazione basato sulla memoria colta.
4. Il Recupero della Tecnica come Etica
Nichilismo tecnico: Molta arte contemporanea rifiuta la tecnica (il "saper fare") considerandola un fardello del passato.
Etica della Simesi: Per Sarno, la maestria tecnica è un atto morale. Simulare perfettamente una velatura del '500 o una luce caravaggesca significa rispettare la "scossa iniziale" di cui parlava Kubler, ridando dignità al fare artistico come forma di conoscenza superiore.
La teoria simulativa trasforma l'arte da sintomo del nichilismo a suo antidoto, offrendo una struttura dove la forma non è un limite, ma l'unico argine possibile contro la dissoluzione del significato.
ESTETICA SOVRASTORICA E LITURGIA CRISTIANA
Il rapporto tra la teoria estetica sovrastorica (Sarno/Kubler) e la liturgia cristiana è profondo e strutturale: entrambe si fondano sull'idea che un evento accaduto nel passato non sia "finito", ma possa essere reso presente e operante qui e ora attraverso un rito di ripetizione colta.
Ecco le analogie fondamentali:
1. L'Anamnesi: Ricordo che si fa Presenza
Nella liturgia, l' anamnesi non è un semplice ricordo psicologico di un fatto storico (l'Ultima Cena), ma un atto che rende quell'evento realmente presente.
Relazione: La simesi di Sarno funziona allo stesso modo. L'artista non "ricorda" lo stile del passato come un dato d'archivio, ma lo riattiva tecnicamente sulla tela. L'opera sovrastorica è una "presenza" reale di una forma antica che sfida la cronologia, proprio come la liturgia sfida il tempo lineare per abitare l'eterno.
2. Il Canone contro l'Arbitrio
La liturgia si basa sul Canone: una serie di gesti, parole e formule che il sacerdote non può inventare, ma deve trasmettere con fedeltà.
Relazione: Per Kubler e Sarno, l'estetica è sottomissione alla regola della forma. L'artista sovrastorico, come il celebrante, rinuncia alla propria "originalità" soggettiva per farsi servitore di una sequenza formale preesistente. La bellezza nasce dalla precisione e sensibilità con cui si abita il canone, non dalla sua rottura.
3. Il "Nunc Stans" (L'Oggi Eterno)
La liturgia cristiana recita spesso "Oggi Cristo è nato", anche se l'evento è accaduto duemila anni fa. È il concetto di tempo pieno liturgico.
Relazione: La teoria sovrastorica trasforma il museo e l'atelier in spazi di Nunc Stans. Se l'artista simula perfettamente una forma del '500, quella forma "accade" oggi. Non è un "falso", ma una nuova epifania di una verità morfologica che non conosce invecchiamento.
4. La Materia come Veicolo di Grazia
In teologia, gli elementi materiali (pane, vino, acqua) diventano veicoli di una realtà spirituale invisibile.
Relazione: Nell'estetica di Sarno, la tecnica pittorica (la materia del colore, la velatura) è il veicolo della verità sovrastorica. La maestria artigianale non è un fine, ma il mezzo sacramentale attraverso cui il "segnale" interrotto di Kubler riprende a trasmettere energia nel presente.
Sintesi della Relazione
L'arte sovrastorica è una liturgia laica della forma. Entrambe rifiutano l'idea che la verità sia soggetta alla moda o al progresso: la verità (divina o formale che sia) è una, ed è compito dell'uomo riattualizzarla costantemente per non cadere nel vuoto del nichilismo.
L'ARTISTA SOVRASTORICO COME SACERDOTE DELLA BELLEZZA
Questa trasformazione della figura dell'artista in "sacerdote della bellezza" rappresenta il culmine etico della teoria di Sarno e Kubler: l'artista non è più un inventore solipsista, ma un tramite tra l'eterno e il contingente.
Ecco i tratti distintivi di questa figura sacerdotale:
1. Il Ministero della Trasmissione (Traditio)
In teologia, il sacerdote non è l'origine del messaggio, ma il suo custode.
L'Artista come Relè: Riprendendo Kubler, l'artista accetta di essere un anello di una sequenza formale. Il suo compito non è "esprimere se stesso" (individualismo nichilista), ma permettere alla forma di continuare a esistere. Egli "celebra" la pittura attraverso un rito di precisione tecnica che onora i padri (i maestri del passato).
2. L'Ascesi della Tecnica
Il sacerdote si sottomette a una disciplina (il celibato, la preghiera, il rito) per servire il sacro.
Il Sacrificio dell'Io: L'artista sovrastorico compie un'ascesi rinunciando all'originalità selvaggia delle avanguardie. La sua "devozione" si manifesta nella maestria esecutiva: studiare le mescole, le imprimiture e le velature antiche è un atto di culto verso la verità morfologica. La fatica del fare diventa una forma di preghiera laica.
3. La Consacrazione della Materia
Come il sacerdote consacra il pane e il vino, l'artista simulativo "consacra" i pigmenti e la tela.
Transustanziazione Formale: Attraverso la simesi, la materia inerte (il colore) si trasforma in un'entità sovrastorica. Il quadro non è più solo un oggetto fisico, ma l'epifania di una bellezza che non appartiene a questo tempo. L'artista opera il miracolo di rendere presente l'assente.
4. L'Intercessione per la Comunità
Il sacerdote intercede tra Dio e il popolo; l'artista colto intercede tra la Memoria e lo spettatore moderno, spesso smarrito nel nichilismo contemporaneo.
Guarigione dal Tempo: Offrendo un'opera che sembra venire da un "altrove" senza tempo, l'artista dona al pubblico un'esperienza di stasi e contemplazione, sottraendolo frenesia del consumo. È un atto di cura spirituale che restituisce dignità al vedere.
Sintesi della figura
L'artista-sacerdote di Sarno è un custode del fuoco: non adora le ceneri (nostalgia), ma mantiene viva la fiamma di una sequenza formale che altrimenti si spegnerebbe nel "tempo vuoto". Egli è colui che garantisce che il dialogo tra l'uomo e la forma non si interrompa mai.
TEORIA DELL'ARTE SOVRASTORICA E ARTE DELLE ICONE
La relazione tra la teoria sovrastorica (Sarno/Kubler) e l'arte delle icone è quasi d'identità speculare: l'icona è, per eccellenza, l'oggetto che incarna la negazione del tempo lineare a favore di una verità immutabile.
Ecco i punti di contatto fondamentali:
L'Atemporalità del Canone: Nell'icona non esiste "progresso" o "stile personale". L'iconografo non deve inventare, ma riprodurre un prototipo eterno. Questo coincide perfettamente con la simesi di Sarno: l'artista non cerca l'originalità, ma la fedeltà a una forma che, essendo "vera", non può essere superata.
La "Copia" come Verità (Kubler): Per Kubler, la replica diffonde il segnale dell'opera prima. Nell'icona, la copia non è un falso, ma una nuova epifania dello stesso prototipo. La teoria sovrastorica eleva la replica a valore assoluto: se la forma è perfetta, ripeterla significa mantenere il mondo nel tempo pieno.
Prospettiva Inversa e Spazio Sovrastorico: L'icona usa una geometria (prospettiva inversa) che proietta l'osservatore fuori dal mondo fisico. Allo stesso modo, l'estetica di Sarno crea uno spazio "sospeso", dove la luce e il volume non appartengono alla cronologia quotidiana ma a una dimensione ontologica superiore.
L'Artista come Strumento: Come l'iconografo dipinge dopo il digiuno e la preghiera, scomparendo dietro l'opera (spesso anonima), l'artista "colto" pratica un'ascesi della tecnica. Entrambi si vedono come trasmettitori di un segnale (il Verbo o la Forma) che preesiste a loro.
L'Icona come "Finestra": In teologia, l'icona è una finestra sull'Assoluto. Nella teoria simulativa, il quadro è una finestra sulla storia delle cose: un punto di accesso dove la sequenza formale interrotta torna a manifestarsi con la stessa potenza dell'origine.
L'arte delle icone è l'applicazione sacra e millenaria di ciò che Sarno e Kubler teorizzano in ambito estetico: la convinzione che la Bellezza sia un'invariante che attraversa i secoli senza mutare sostanza.
LUCE INCREATA DELLE ICONE E LUCE METAFISICA DELLA PITTURA COLTA
Il parallelo tra la "luce increata" (la luce taborica della teologia orientale) e la luce della Pittura Colta (Carlo Maria Mariani) rappresenta il punto di contatto più alto tra mistica e teoria sovrastorica. In entrambe, la luce non serve a illuminare gli oggetti, ma a rivelarne l'essenza immutabile.
Ecco come si sviluppa questa relazione:
1. La Luce come "Sostanza" e non come "Accidente"
Nelle Icone: La luce non proviene da una fonte esterna (sole o candela), ma emana dall'interno delle figure o dal fondo oro. È una luce che non produce ombre portate perché appartiene a un mondo dove non esiste il tempo fisico.
Nella Pittura Colta: Artisti come Carlo Maria Mariani o Alberto Abate utilizzano una luce "congelata", zenitale o diffusa, che non appartiene a un'ora precisa del giorno. È una luce morfologica: serve a evidenziare la perfezione della forma (la "verità formale" di Kubler) sottraendola alla corruzione del divenire.
2. La Luce "Senza Ombra" (L'Atemporalità)
L'ombra è il segno del tempo che passa, del movimento e della finitudine.
Teoria Sovrastorica: Eliminando o stilizzando l'ombra, la pittura simulativa dichiara la fine della cronologia. Se non c'è ombra, non c'è "prima" né "dopo". L'opera abita il Nunc Stans (l'oggi eterno) della liturgia.
Effetto Visivo: Questo crea un senso di sospensione metafisica. L'immagine sembra esistere in un vuoto pneumatico dove il "segnale" di Kubler viaggia senza interferenze atmosferiche.
3. La Luce come "Conoscenza" (Gnoseologia)
In teologia, vedere la luce increata significa accedere alla conoscenza di Dio.
Nella Simesi: La luce limpida e assoluta della Pittura Colta è lo strumento della conoscenza colta. Essa permette di vedere l'opera non come un'impressione fugace, ma come un'entità logica. La luce "rivela" la struttura della serie formale, rendendo visibile la verità sovrastorica che Sarno teorizza.
4. Il Fondo Oro e il Vuoto Metafisico
Icone: L'oro è lo spazio della gloria divina, un "non-luogo" sovrastorico.
Pittura Colta: Spesso le figure sono collocate in spazi astratti, architetture ideali o cieli cristallini. Questo "vuoto" è il corrispondente estetico del silenzio liturgico: è lo spazio necessario affinché la forma pura risuoni senza il rumore del mondo contemporaneo (nichilismo).
La luce nella teoria di Sarno e Kubler ha una funzione sacramentale: trasforma la materia pittorica in una visione dell'eterno. Come l'icona è "scritta" con la luce per mostrare il divino, la pittura sovrastorica è "costruita" con la luce per mostrare la permanenza della Bellezza contro l'oblio della storia.
SINTESI DI CONCETTI E RELAZIONI DELLA MORFOLOGIA SOVRASTORICA
Ecco una sintesi organica dei concetti e delle relazioni che compongono questo sistema di pensiero, dove la morfologia scientifica incontra la teologia della forma:
1. Il Fondamento: La Forma come "Soluzione" (Kubler)
L'arte partecipa della storia delle cose. Ogni opera è una risposta a un problema formale. Queste risposte si aggregano in sequenze (catene di oggetti simili).
Relazione con la scienza: Come in D'Arcy Thompson, la forma è un diagramma di forze logiche e matematiche. Se la soluzione è perfetta, essa è una verità oggettiva che non invecchia.
2. Il Motore: Tempo Pieno e Tempo Vuoto (Kubler)
La storia non scorre in modo uniforme.
Tempo Pieno: È l'istante dell'invenzione (opera prima), quando un nuovo segnale viene emesso.
Tempo Vuoto: È la fase della replica, dove la forma si ripete stancamente.
Relazione: La storia dell'arte è una rete di segnali che possono restare silenti per secoli prima di essere captati di nuovo.
3. L'Azione: La Simesi Sovrastorica (Sarno)
Carlo Sarno trasforma la teoria di Kubler in una prassi estetica chiamata Simesi.
Oltre il Citazionismo: L'artista non copia il passato, ma lo simula e lo esprime. "Abita" una sequenza formale antica (es. il Manierismo) e la riattiva, producendo nuove opere come se fosse un contemporaneo di quell'epoca.
Sovrastoricità: È la convinzione che le forme siano invarianti. Una volta scoperta, una verità formale è disponibile per sempre in un eterno presente.
4. La Dimensione Spirituale: L'Artista come Sacerdote
Questa estetica ricalca la struttura della liturgia cristiana.
Anamnesi: Come la messa rende presente il sacrificio di Cristo, la pittura simulativa rende presente la bellezza antica.
Luce Increata: La luce di queste opere è metafisica e "congelata"; serve a rivelare l'essenza dell'oggetto, sottraendolo al degrado del tempo e del nichilismo contemporaneo.
Relazione: L'artista non è un inventore, ma un tramite (sacerdote) che custodisce e riattiva il Canone della bellezza.
5. La Sfida Finale: Contro la "Morte dell'Arte"
Questo sistema abbatte le teorie di Hegel e Danto.
L'arte non può finire perché le sue sequenze formali sono infinite. Se il tempo è una rete (Kubler) e non una linea, non esiste un traguardo finale, ma solo nuove possibilità di "rientro" nelle forme del passato.
Il Museo diventa così un database di vita potenziale, non un archivio di morti.
In definitiva, la relazione è questa: la Morfologia garantisce l'oggettività della Forma, la Simesi ne permette la riattivazione nel Tempo, e la Liturgia ne definisce la sacralità Sovrastorica contro il vuoto del presente.
CONCLUSIONI
La scienza della forma e la spiritualità dell'arte non sono distinte ma è possibile considerarle in una teoria unitaria.
Il sistema che abbiamo delineato trasforma la storia dell'arte da una linea che si esaurisce (Hegel/Danto) in un corpo vivo e simultaneo.
Grazie a Kubler, abbiamo capito che le forme sono segnali; attraverso Sarno, abbiamo visto come la simesi permetta di riabitare quei segnali "sovrastoricamente", trasformando l'artista in un custode liturgico di verità immutabili contro il silenzio del nichilismo.
Questa prospettiva ci restituisce un'idea di Bellezza non come moda passeggera, ma come frequenza d'essere sempre accessibile a chi possiede la tecnica, la cultura e la sensibilità per incontrare l'essenza estetica sovrastorica.
Questa prospettiva ci restituisce un'idea di Bellezza non come moda passeggera, ma come frequenza d'essere sempre accessibile a chi possiede la tecnica, la cultura e la sensibilità per incontrare l'essenza estetica sovrastorica.
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