lunedì 2 febbraio 2026

La Cultura Ucraina come "Teologia in atto", di Carlo Sarno



La Cultura Ucraina come "Teologia in atto"

di Carlo Sarno


 


TARAS SEVCENKO

La poetica di Taras Ševčenko (1814-1861) rappresenta il pilastro fondante della letteratura e dell'identità nazionale ucraina moderna. La sua opera è definita da una potente fusione tra il romanticismo europeo e un realismo critico profondamente radicato nella sofferenza sociale del suo popolo.
I tratti distintivi della sua poetica includono:

Identità Nazionale e Mito Cosacco: Ševčenko recupera il passato glorioso dell'Ucraina, in particolare il mito dei cosacchi, non come mera nostalgia ma come simbolo di libertà e resistenza contro l'oppressione.
Messianismo e Profezia: Molte sue poesie, raccolte nel celebre Kobzar (1840), assumono un tono profetico. Il poeta si fa "bardo" della nazione, denunciando la schiavitù della servitù della gleba e predicando una "resurrezione" politica e spirituale dell'Ucraina.
Realismo Sociale e Satira: Oltre al lirismo, Ševčenko utilizza una forza satirica dirompente per attaccare l'autocrazia zarista e le ingiustizie sociali. La sua poesia dà voce agli oppressi, ai contadini e alle donne vittime di abusi, elevando i loro drammi a temi universali.
Innovazione Linguistica: Elevò la lingua ucraina popolare a lingua letteraria moderna, dotandola di una musicalità e varietà metrica che prima non possedeva, rendendola capace di esprimere i concetti filosofici e politici più complessi.
Il Tema della Libertà: Centrale in tutta la sua produzione è il desiderio di libertà, vissuto sia come valore individuale che come destino collettivo di un popolo che deve "spezzare le catene" (come citato nel suo famoso componimento Testamento).

Oggi la sua figura rimane un'icona di resilienza, citata ancora oggi come simbolo di lotta per l'indipendenza.


La poetica di Taras Ševčenko è un sistema complesso in cui la biografia dell'autore (nato servo della gleba, poi artista riscattato e infine prigioniero politico) si fonde con il destino di un'intera nazione.
Per approfondire, possiamo dividere la sua evoluzione in tre fasi e temi chiave:

1. Il Periodo di San Pietroburgo e il "Kobzar" (1840-1843)
In questa fase, Ševčenko getta le basi del romanticismo ucraino.
Il bardo popolare: Con la pubblicazione del Kobzar (1840), Ševčenko adotta la maschera del kobzar (il suonatore cieco itinerante), diventando la voce della memoria storica.
Il passato cosacco: Opere come Hajdamaky celebrano le rivolte contadine contro la nobiltà polacca, trasformando la storia in un mito di ribellione necessaria per la libertà.

2. I "Tre Anni" e la Satira Politica (1843-1847)
Dopo il ritorno in Ucraina, la sua poetica vira verso un realismo critico e una satira feroce contro l'Impero Russo.
La visione profetica: Nel poemetto Il Sogno (Son), utilizza una tecnica onirica per svelare le ingiustizie sociali e ridicolizzare la corte zarista, un'opera che gli costerà l'arresto.
Messianismo: In componimenti come Il Testamento (Zapovit), la sofferenza del popolo ucraino viene paragonata a un calvario religioso che porterà inevitabilmente alla rivolta e alla liberazione.

3. La fase della Prigionia e dell'Esilio (1847-1857)
Condannato all'esilio militare con il divieto assoluto di scrivere e dipingere, Ševčenko continua a comporre segretamente su piccoli taccuini.
Introspezione e Natura: La poetica si fa più intima. La nostalgia per la terra natale (espressa nel ciclo In caserma) si mescola a riflessioni esistenziali sul dolore e sulla solitudine nel deserto del Caspio.
Il martirologio: La sua figura si cristallizza come quella di un martire nazionale, e la sua scrittura diventa più essenziale, quasi biblica nella sua denuncia del male universale.

L'eredità linguistica
Ševčenko non ha solo scritto "in ucraino", ma ha creato la lingua letteraria ucraina moderna. Prima di lui, l'ucraino era spesso considerato un dialetto rustico adatto solo alla commedia; Ševčenko dimostrò che poteva esprimere la massima tragedia, l'invettiva politica e l'estasi lirica.



VASYL' STUS

Se la poetica di Ševčenko è il fondamento della nazione, quella di Vasyl' Stus (1938-1985) ne rappresenta la coscienza morale ed esistenziale più estrema del XX secolo. Considerato tra i maggiori poeti ucraini in assoluto, Stus ha sviluppato una lirica che fonde il modernismo occidentale con una resistenza spirituale inflessibile.
I principi della sua poetica sono:

Esistenzialismo e "Samosobojunapovnennia": Al centro della sua opera c'è il concetto di samosobojunapovnennia (riempirsi di se stessi). Per Stus, la poesia è uno strumento di introspezione radicale per preservare l'autenticità dell'io di fronte alla brutalità del regime sovietico. La sua è una forma di "esistenzialismo cristiano" che lo porta a vivere la sofferenza come un percorso di purificazione.
La Metafora dei "Palinsesti": La sua raccolta più celebre, Palimpsesty (scritta in gran parte durante la prigionia), usa l'immagine del palinsesto — un manoscritto raschiato e riscritto — per descrivere la stratificazione della memoria e della coscienza sotto la censura.
La Lingua come Resistenza: Stus recupera arcaismi, dialettismi e neologismi per creare un linguaggio poetico denso e complesso, lontano dal grigiore del realismo socialista. La parola diventa l'ultimo baluardo di libertà: anche nel Gulag, dove gli era vietato scrivere, componeva mentalmente o affidava i versi a lettere segrete.
Dialogo con la Cultura Mondiale: A differenza di molti contemporanei, la sua poetica è profondamente intertestuale. Traduttore instancabile di Rilke e Goethe, ha integrato nella lirica ucraina le correnti filosofiche europee e suggestioni del buddismo.
Etica del Sacrificio: Per Stus non esiste separazione tra arte e vita. La sua poetica è una "poetica della decisione": il poeta deve accettare il proprio destino tragico per rimanere fedele alla verità. Come scrisse in una lettera: "Il destino non si sceglie... lo si accetta".

Se Ševčenko è il "profeta", Stus è il "martire intellettuale" che ha elevato il dolore individuale a simbolo della dignità umana universale.


La poetica di Vasyl' Stus è una delle vette più impervie e luminose della letteratura europea del Novecento. Se Ševčenko è il bardo che parla al popolo, Stus è l'asceta che parla dal profondo della solitudine umana, trasformando la cella di un Gulag in uno spazio metafisico.
Ecco i punti chiave per approfondire la sua estetica:

1. La "Stojanj" (L'Essere Ritti)
Il concetto cardine della sua vita e opera è la stojanj (una parola che indica lo stare in piedi, la fermezza).
Etica assoluta: Per Stus, la poesia non è decorazione, ma un atto ontologico. Scrivere significa testimoniare la propria esistenza contro un sistema che vuole annientarla.
Il destino accettato: La sua poetica non cerca la fuga, ma l'immersione nel dolore. Nelle sue liriche, il poeta "accetta la propria croce" con una consapevolezza che ricorda la tragedia greca e il sacrificio cristiano.

2. Il rapporto con Rainer Maria Rilke
Stus considerava Rilke il suo maestro spirituale. Durante la prigionia, tradusse gran parte delle Elegie Duinesi.
L'interiorità: Da Rilke apprende la capacità di trasformare l'oggetto esterno in esperienza interiore (Weltinnenraum).
La morte come compagna: Come per Rilke, anche per Stus la morte non è una fine, ma una dimensione della vita che va maturata e "abitata" poeticamente.

3. I "Palinsesti": La scrittura stratificata
La sua opera maggiore, Palimpsesty, rappresenta il culmine della sua tecnica:
Densità semantica: La parola di Stus è compressa, ricca di neologismi e termini arcaici recuperati per dare spessore al verso.
Il tempo circolare: Nelle poesie scritte nei campi di prigionia, il tempo storico svanisce. Il presente del prigioniero si fonde con il mito, con i ricordi dell'Ucraina infantile e con proiezioni cosmiche.

4. Il "Dolore trasfigurato"
A differenza della poesia di protesta politica tradizionale, quella di Stus è astratta e simbolista.
Non nomina quasi mai i suoi aguzzini o il regime in modo diretto; preferisce immagini come il freddo, la pietra, il muro, l'ombra.
Il dolore viene "masticato" e trasformato in un canto di una bellezza quasi insostenibile, dove la sofferenza fisica diventa luce spirituale.

5. L'Ucraina come "Idea Metafisica"
Per Stus, l'Ucraina non è solo un territorio occupato, ma una categoria dello spirito.
Essere un poeta ucraino negli anni '70-'80 significava scegliere la marginalità e il pericolo. La sua lingua è dunque una "lingua del ritorno": un tentativo di riportare la cultura ucraina al centro del dialogo europeo, lontano dal provincialismo imposto dal regime sovietico.

Stus morì in sciopero della fame nel campo di Perm-36 nel 1985, pochi anni prima della caduta del muro, rendendo la sua intera esistenza l'ultima, definitiva "poesia" di resistenza.




SEVCENKO E STUS

La relazione tra Taras Ševčenko e Vasyl' Stus non è solo di influenza letteraria, ma è una vera e propria continuità spirituale e civile che attraversa oltre un secolo di storia ucraina. Stus è spesso considerato la "reincarnazione" di Ševčenko nel XX secolo.
Ecco i punti fondamentali del loro legame:

1. Il "Martirologio" Nazionale
Entrambi i poeti sono diventati simboli del sacrificio per la nazione:
Destini speculari: Entrambi morirono all'età di 47 anni dopo lunghi periodi di prigionia ed esilio imposti dal potere centrale (zarista per Ševčenko, sovietico per Stus).
La prigione come spazio creativo: Per entrambi, la cella o il confino non sono stati solo luoghi di sofferenza, ma laboratori in cui la parola poetica è diventata l'unica forma di resistenza possibile contro l'annientamento dell'identità.

2. Ševčenko come Intertesto in Stus
Per Stus, Ševčenko non era un monumento polveroso del passato, ma un "interlocutore contemporaneo":
Citazioni e allusioni: L'opera di Stus è intessuta di richiami al Kobzar. Stus riprende temi classici ševčenkiani come l'amore-odio per una patria "dormiente" o asservita, trasformandoli però in una riflessione esistenziale più moderna e astratta.
Il mito dello steccato e del viaggio: Nelle poesie di Stus, l'immagine di Ševčenko appare spesso legata al topos dell'immensità della steppa e del viaggio spirituale infinito che l'intellettuale deve compiere per compiere la propria missione.

3. Dal Profetismo all'Esistenzialismo
Sebbene uniti dalla missione civile, le loro poetiche differiscono nel tono:
Ševčenko (Il Profeta): Parla con una voce collettiva e messianica, chiamando il popolo alla rivolta sociale e politica.
Stus (Il Filosofo): Interiorizza il messaggio di Ševčenko. La sua "rivolta" è prima di tutto interiore e morale. Stus trasforma il nazionalismo romantico del suo predecessore in un imperativo etico universale.

4. La Lingua come Patria
Entrambi hanno visto nella lingua ucraina il nucleo della sopravvivenza nazionale. Mentre Ševčenko ha fondato la lingua letteraria moderna, Stus l'ha difesa e arricchita in un'epoca di intensa russificazione forzata, pagando con la vita la sua attività nel movimento dissidente degli anni '60 e '70.



LA PRESENZA DI DIO

In entrambi i poeti, Dio non è un’entità astratta o dogmatica, ma un interlocutore drammatico con cui il poeta lotta, protesta o si fonde. Tuttavia, la natura di questo dialogo cambia profondamente tra l'Ottocento di Ševčenko e il Novecento di Stus.

1. Ševčenko: Il Dio dei Poveri e il "Giudice Assente"
Per Ševčenko, il rapporto con Dio è segnato da un profondo paradosso romantico.
L'accusa di ingiustizia: Ševčenko interroga Dio con una rabbia quasi biblica (ricordando Giobbe). Chiede: Perché permetti che l'Ucraina sia in catene? Perché gli oppressori prosperano? In poesie come Il Testamento o Il Sogno, arriva a minacciare di "non conoscere Dio" finché la sua terra non sarà libera.
Dio contro la Chiesa: Egli separa nettamente il Dio della giustizia e dei poveri dalla Chiesa ufficiale (spesso alleata dello Zar). Il suo Dio è un garante morale che deve essere "risvegliato" dall'azione umana.
Messianismo: Dio è colui che darà forza ai deboli per la rivolta. La liberazione sociale assume così i contorni di una "resurrezione" divina sulla terra.

2. Stus: Il Dio come "Vuoto" e "Forza Interiore"
In Stus, la figura divina si sposta dal piano storico a quello metafisico ed esistenziale.
L'Esistenzialismo Cristiano: Dio non è un giudice esterno, ma la voce della coscienza morale che risuona nella cella del Gulag. È una forza che permette al poeta di "riempirsi di se stesso" (samosobojunapovnennia).
Il Dio del Silenzio: Nelle raccolte come Palinsesti, Dio è spesso associato al silenzio e all'oscurità. Non è un Dio che interviene miracolosamente per spezzare le catene fisiche, ma un Dio che abita il dolore e lo trasfigura in dignità.
Simbiosi e Martirio: Stus vede il proprio sacrificio come un'imitazione della Passione di Cristo. Dio è il compagno della sua solitudine estrema, l'unico testimone di una verità che il regime sovietico vuole negare.

Confronto Sintetico
Caratteristica:  Taras Ševčenko  -   Vasyl' Stus
Ruolo di Dio:   Garante della giustizia sociale  -   Fondamento dell'integrità morale
Atteggiamento:   Invettiva e sfida profetica  -   Accettazione e ascesi mistica
Contesto:  Rivolta contro il feudalesimo/zarismo   -  Resistenza al totalitarismo nichilista
Messaggio:  "Dio ci aiuterà a spezzare le catene"  -   "Dio mi aiuta a restare uomo nel vuoto"

Mentre Ševčenko invoca Dio per cambiare il mondo, Stus si aggrappa a Dio per non farsi cambiare dal mondo.



SKOVORODA E I DUE POETI

La relazione tra Hryhorij Skovoroda (1722-1794), Taras Ševčenko e Vasyl' Stus costituisce la spina dorsale della filosofia e dell'estetica ucraina, un filo rosso che lega l'illuminismo mistico al romanticismo profetico e, infine, all'esistenzialismo tragico del Novecento.
La loro connessione si articola su tre pilastri estetico-filosofici:

1. La "Filosofia del Cuore" (Cuorecentrismo)
Il concetto di "cuore" come centro della conoscenza e della moralità nasce con Skovoroda e si evolve nei due poeti:
Skovoroda: Teorizza il cuore come l'organo che permette di percepire la "verità invisibile". Conoscere se stessi significa ascoltare il proprio cuore per trovare la propria "opera congeniale" (srodna praca).
Ševčenko: Trasforma il cuore in un organo di preghiera e rivolta. Nelle sue opere, il cuore "parla", "soffre" e "brucia" per l'ingiustizia sociale, diventando la sede della memoria nazionale.
Stus: Radicalizza ulteriormente il concetto, parlando di "riempirsi di se stessi" (samosobojunapovnennia). Il cuore è l'ultimo rifugio di libertà interiore dove il prigioniero resta integro nonostante le torture esterne.

2. L'Idea del "Pellegrinaggio" e della Libertà
Tutti e tre hanno vissuto l'estetica come un atto di libertà pagato con l'emarginazione:
Skovoroda: Scelse deliberatamente la vita del viandante itinerante, rifiutando carriere e ricchezze. Il suo celebre epitaffio ("Il mondo mi ha dato la caccia, ma non mi ha preso") definisce un'estetica del distacco dal male.
Ševčenko: Riprende il mito del viaggiatore (il Kobzar) ma la sua libertà gli viene tolta con la forza dall'esilio zarista. La sua estetica è una lotta per riconquistare la libertà collettiva.
Stus: Vede se stesso come l'erede di questa tradizione di "non conformità". Per lui, il pellegrinaggio non è più fisico ma metafisico: un viaggio nelle profondità della coscienza condotto all'interno di una cella.

3. Conoscenza di Sé e Identità Nazionale
Auto-conoscenza come dovere: Skovoroda insegna che "conoscere Dio significa conoscere se stessi". Ševčenko applica questa massima alla nazione: l'Ucraina deve conoscere se stessa e la propria storia per risorgere.
Stus come sintesi: Stus fonde il misticismo di Skovoroda con il patriottismo di Ševčenko. La sua estetica dei "Palinsesti" è proprio un tentativo di raschiare via le menzogne del regime per ritrovare l'antico nucleo spirituale (skovorodiano) e nazionale (ševčenkiano) dell'essere ucraino.

Sintesi dell'evoluzione estetica
Autore:  Focus Estetico  -  Concetto Chiave
Skovoroda:  Armonia Universale  -   Srodna praca (Lavoro congeniale)
Ševčenko:  Giustizia e Storia  -   Zapovit (Testamento/Eredità)
Stus:  Resistenza Morale  -   Stojanj (Essere ritti/Fermezza)



LA INFLUENZA BIBLICA

La Bibbia non è per questi tre autori un semplice testo religioso, ma il codice genetico della loro estetica. Ognuno di loro ha riletto le Scritture per dare senso alla condizione umana e ucraina, trasformando il testo sacro in un linguaggio di liberazione e resistenza.
Ecco i tre punti di contatto principali:

1. La Figura di Giobbe e la Teodicea (Il dolore giusto)
Il tema dell'uomo giusto che soffre senza colpa attraversa le loro opere come una costante.
Skovoroda vede in Giobbe il modello della conoscenza attraverso la sofferenza: il dolore serve a distruggere l'illusione del mondo materiale per rivelare la verità spirituale.
Ševčenko utilizza il tono di Giobbe per interrogare Dio sulla tragedia del suo popolo. Le sue parafrasi dei Salmi (i Davydivi psalmy) trasformano il lamento biblico in un grido politico contro la schiavitù.
Stus incarna Giobbe nel Gulag. Nelle sue lettere e poesie, la sofferenza non è una punizione, ma una prova metafisica necessaria per testare la propria integrità morale (stojanj).

2. Il Verbo come Creazione e Resistenza
Tutti e tre condividono una visione "logocentrica": la parola ha il potere di creare o distruggere mondi.
Skovoroda (influenzato dal Vangelo di Giovanni) descrive la Bibbia come un "terzo mondo" (simbolico), intermedio tra il macrocosmo e il microcosmo umano. La parola biblica è la chiave per decifrare l'universo.
Ševčenko eleva la parola ucraina a Verbo creatore della nazione. Come Dio crea con la parola, Ševčenko "nomina" l'Ucraina moderna, facendola esistere letterariamente laddove politicamente era negata.
Stus vive il dramma della parola incatenata. Nel Gulag, la sua poesia diventa una "preghiera laica". Il suo sforzo di scrivere e tradurre è un atto sacro di preservazione del Logos contro il caos del totalitarismo.

3. Il Messianismo e la Croce
La simbologia della passione di Cristo è il motore della loro etica:
Skovoroda predica la "morte al mondo" per risorgere nello spirito. La sua è una croce intellettuale: rinunciare alle lusinghe materiali per la libertà del pensiero.
Ševčenko vede nell'Ucraina stessa un Cristo collettivo crocifisso tra i due ladroni (gli imperi). La sofferenza del popolo è un calvario che prelude necessariamente a una "Pasqua" di liberazione nazionale.
Stus trasla questa visione sul piano individuale. La sua prigionia è vissuta come una via crucis consapevole. In una delle sue poesie più famose, ringrazia Dio per il proprio destino, vedendo nella sua "croce" l'unico modo per non perdere la propria anima.

Sintesi delle fonti bibliche prevalenti:
Skovoroda: Predilige il Vangelo di Giovanni e la sapienza dei Proverbi.
Ševčenko: Attinge costantemente ai Salmi e ai Profeti (Isaia, Geremia) per il loro tono di denuncia sociale.
Stus: Si ispira all'Apocalisse e alle Lettere di San Paolo, per il tema del combattimento spirituale e della perseveranza.



LA TEOLOGIA DEL CUORE FERITO E DELLA RICOSTRUZIONE IN UCRAINA

La relazione tra questa "trinità" della cultura ucraina e l'attuale teologia del cuore ferito (molto sentita nel pensiero religioso e civile ucraino contemporaneo, specialmente dopo l'invasione del 2022) è profonda e trasformativa. Essa non vede la ferita come una fine, ma come il luogo dove avviene la ricostruzione dell'essere.
Ecco come i tre autori informano questo processo:

1. Skovoroda: La Ferita come Porta (Conoscenza)
Nella teologia attuale, il "cuore ferito" è quello che ha perso le certezze materiali.
La pace interiore: Skovoroda insegna che la vera ricostruzione non inizia dai mattoni, ma dalla "pace del cuore". La ferita del mondo esterno (la guerra, la perdita) costringe l'uomo a guardare verso il "cuore profondo".
Ricostruzione come vocazione: Il suo concetto di srodna praca (lavoro congeniale) viene oggi riletto come il dovere di ognuno di ricostruire la società secondo i propri talenti naturali, trovando senso anche nel trauma.

2. Ševčenko: La Ferita come Grido (Giustizia)
Ševčenko incarna la dimensione comunitaria della ferita.
Il lamento collettivo: La teologia ucraina contemporanea (spesso definita "teologia del pianto e della speranza") vede in Ševčenko colui che ha dato voce al dolore degli innocenti. La ferita non va nascosta, ma portata davanti a Dio per chiedere giustizia.
Ricostruzione come Resurrezione: La sua poetica assicura che il "cuore ferito" dell'Ucraina non è morto, ma sta attraversando un Sabato Santo. Il suo celebre incitamento "Combattete e vincerete!" è oggi il pilastro della resilienza spirituale: la ricostruzione è un atto di fede nella vittoria della vita sulla morte.

3. Stus: La Ferita come Identità (Resilienza)
Stus rappresenta la fase più estrema e moderna della teologia del cuore ferito: la trasfigurazione del trauma.
Il cuore come fortezza: Per Stus, la ferita è il segno della propria umanità preservata. Ricostruire significa "stare ritti" (stojanj) tra le macerie senza farsi avvelenare dall'odio nichilista.
Etica della responsabilità: La sua poetica suggerisce che la ricostruzione non è solo ripristinare il passato, ma creare un "palinsesto" nuovo, dove le cicatrici rimangono visibili come segni di dignità, non di vergogna.

Sintesi per la ricostruzione attuale
Oggi, questa triade offre una "mappa" per la guarigione nazionale:
Skovoroda offre la direzione (verso l'interno, verso la verità).
Ševčenko offre la forza (la voce del popolo che non si arrende).
Stus offre la forma (la dignità del dolore che si fa cultura e pensiero).

Questa visione è centrale in molte riflessioni della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina e di intellettuali come Myroslav Marynovych, che vedono nella sofferenza attuale un'occasione di "metanoia" (conversione) per l'intera civiltà europea.



LINA KOSTENKO

La poetica di Lina Kostenko (1930) è l’architettura morale che tiene insieme i secoli della letteratura ucraina, agendo come una sintesi vitente tra il misticismo di Skovoroda, il profetismo di Ševčenko e il sacrificio di Stus. Se dovessimo definirla con un’immagine, sarebbe quella di una "fortezza di cristallo": trasparente nella sua bellezza formale, ma infrangibile nella sua integrità etica.
Ecco i tratti distintivi della sua poetica:

1. Il Neoclassicismo Etico

A differenza del surrealismo o delle sperimentazioni d'avanguardia, la Kostenko usa una lingua limpida, colta e solenne.
La Parola come Responsabilità: Per lei la poesia non è gioco, ma un dovere civile. In un'epoca di propaganda sovietica, ha scelto il "silenzio creativo" per 15 anni piuttosto che pubblicare versi compromessi. Questo silenzio è diventato parte della sua poetica: una parola che pesa perché è stata pagata con l'isolamento.
La Bellezza come Resistenza: La perfezione estetica dei suoi versi è una sfida al degrado morale. Scrivere "bene" è un atto di fedeltà alla Creazione.

2. Il "Cuore come Bussola" (Eredità di Skovoroda)

La Kostenko riporta il cardiocentrismo nella modernità.
L'Aristocrazia dello Spirito: Il suo "cuore" non è sentimentale, ma è la sede della dignità. Come Skovoroda, predica il distacco dalle "basse passioni" del potere per preservare la libertà interiore.
La Scelta Congeniale: Molti suoi personaggi (come nel capolavoro Marusia Churai) affrontano il dilemma tra il compromesso per la sopravvivenza e la fedeltà al proprio destino spirituale.

3. La Storia come Palinsesto e Profezia (Eredità di Ševčenko)

Se Ševčenko ha creato il mito nazionale, la Kostenko lo restaura.
Il Romanzo in Versi: Con Marusia Churai, ha dato all'Ucraina un'epica moderna, dove la storia del singolo (una poetessa condannata) diventa la tragedia della nazione.
Memoria contro Amnesia: La sua poesia scava sotto le macerie della censura per ritrovare le radici dell'identità ucraina, vedendo nella storia non un peso, ma una fonte di forza per la ricostruzione.

4. La "Stojanj" Quotidiana (Eredità di Stus)

Appartenente alla generazione dei Sestini (Sestydesjatnyky), condivide con Stus l'idea che l'intellettuale debba essere un testimone.
Le Ali dello Spirito: Nella sua famosa poesia Krylja (Le ali), teorizza che l'uomo, pur fatto di terra (sofferenza, guerra, finitudine), possiede ali fatte di "verità, onestà e speranza". Questa è la sua risposta al nichilismo: la capacità di volare sopra le macerie grazie alla tenuta morale.

5. Sintesi Cristiana: La Parola Incarnata

In una prospettiva cristiana, la poetica della Kostenko è una teologia della dignità umana:
Il poeta è colui che custodisce il Logos (la Parola) in tempi di oscurità.
La sofferenza (il cuore ferito) non è mai fine a se stessa, ma è il prezzo della libertà.
La ricostruzione dell'Ucraina parte dalla riparazione dell'anima dei singoli cittadini.

Oggi, a oltre 90 anni, Lina Kostenko rimane la "coscienza della nazione", una figura che dimostra come la poesia possa essere l'arma più potente per difendere l'umanità contro la barbarie.




CONVERGENZA POETICA E TEOLOGICA

La poetica di Lina Kostenko agisce come una sintesi vivente delle eredità di Skovoroda, Ševčenko e Stus, trasformandole in una teologia civile della dignità. Se i suoi predecessori hanno gettato le basi del "cuore ferito", la Kostenko ne è la grande architetta della ricostruzione morale.
Ecco come si relaziona a ciascuno di loro in questo quadro teologico e civile:

1. Con Skovoroda: L'Aristocrazia dello Spirito
Lina Kostenko recupera l'ideale di Skovoroda del distacco dalle bassezze del mondo per preservare l'integrità interiore.
La "Scelta Congeniale": Come Skovoroda predicava la fedeltà alla propria natura, la Kostenko ha scelto il silenzio creativo per 15 anni (rifiutando di pubblicare sotto la censura sovietica) piuttosto che tradire la propria voce. Questa è la prima forma di ricostruzione: non costruire sul falso.
Il fiume eterno: In opere come Sulle rive del fiume eterno, il tempo di Skovoroda (eterno e circolare) si fonde con la storia ucraina, suggerendo che la guarigione del cuore passi per la riscoperta di valori immutabili.

2. Con Ševčenko: La Parola come Scudo Nazionale
La Kostenko eredita da Ševčenko il ruolo di "custode della nazione", ma lo declina con un rigore etico neoclassico.
Dalla Rabbia alla Fermezza: Mentre Ševčenko gridava contro Dio e il destino, la Kostenko usa una lingua lucida e marmorea per "ricostruire" la verità storica. Nel suo romanzo in versi Marusia Churai, trasforma una leggenda popolare in un'analisi della responsabilità individuale verso la patria.
La Resilienza del Verbo: Entrambi vedono nella lingua ucraina non solo un mezzo, ma l'essenza stessa della sopravvivenza. La Kostenko continua oggi a essere la figura che, come Ševčenko, "nomina" il dolore del popolo durante l'attuale invasione, offrendo parole per il pianto e per la riscossa.

3. Con Stus: La Bellezza come Resistenza nel Gulag Morale
Appartenente alla generazione dei Sestini insieme a Vasyl' Stus, la Kostenko condivide con lui la dimensione esistenziale della lotta.
Il Cuore come Fortezza: Se Stus è il martire del Gulag fisico, la Kostenko è stata la martire del "Gulag del silenzio". Entrambi vedono nel cuore ferito non un segno di debolezza, ma la prova del proprio coraggio.
La "Stojanj" Quotidiana: La sua poetica è una declinazione della stojanj (stare ritti) di Stus applicata alla cultura civile. Ricostruire significa per lei rifiutare la "corruzione dell'anima" che il totalitarismo e la guerra portano con sé.

4. La Teologia della Ricostruzione Oggi
Nella visione della Kostenko, la ricostruzione dell'Ucraina non è solo materiale, ma passa attraverso la guarigione della "memoria ferita".
Il trauma trasformato: La sua poesia riconosce che il cuore ucraino è oggi un "palinsesto" di dolori antichi e nuovi (dall'Holodomor a Bucha). La ricostruzione avviene tramite la bellezza e la cultura, uniche forze capaci di ricomporre i frammenti di un'identità colpita.
La speranza nel futuro: Recentemente ha dichiarato che l'Ucraina "vuole sperare nel futuro" non per dimenticare il passato, ma perché ha imparato a camminare ritta (come Skovoroda, Ševčenko e Stus) nonostante il peso della propria croce.

Oggi, Lina Kostenko è vista come il punto d'unione tra questi giganti: la mano che impugna la "bandiera della memoria" e la "spada della parola".



UNA POESIA EMBLEMATICA DI KOSTENKO: "LE ALI"

La poesia "Le ali" (Kryla) di Lina Kostenko è il manifesto perfetto per chiudere il cerchio tra la mistica di Skovoroda, la forza di Ševčenko e il sacrificio di Stus. In questo componimento, la "ricostruzione" non riguarda le città, ma l'integrità dell'essere umano sotto assedio.

LE ALI

È vero, per chi ha le ali il suolo non serve.
Se non c’è terra, ci sarà il cielo.
Se non c’è un campo, sarà la libertà.
Se non c’è un amore, saranno le nuvole.
E questa è la verità degli uccelli.
Ma per l’uomo? Com’è per l’uomo?
Vive sulla terra, e non sa volare.
Ma ha le ali. Sì, ha le ali!
E sono ali non di penne e piume,
ma di verità, di onore, di fede.
Qualcuno le ha come fedeltà in amore.
Altri come eterna aspirazione.
Altri come onestà nel lavoro.
Altri come generosità e premura.
Altri come canzoni o speranza.
Altri come poesia, o come sogni.
L’uomo non sa volare…
Ma ha le ali. Sì, ha le ali!

(Traduzione di Luigi Marinelli)


Analisi della poesia in relazione al "cuore ferito"

L'Uomo come Terra e Cielo: Kostenko scrive che l'uomo, fatto di terra, non ha le ali, eppure le ha. Questo richiama il cardiocentrismo di Skovoroda: la vera natura dell'uomo non è ciò che si vede (la terra, il corpo ferito), ma la sua "verità invisibile" (le ali).

Ali di Verità e Speranza: L'autrice elenca di cosa sono fatte queste ali: verità, onestà, fiducia, speranza. Non sono ali di piume, ma ali di valori etici. È la stessa "stojanj" (fermezza) di Stus: l'unico modo per volare sopra l'abisso del Gulag o della guerra è possedere una struttura morale incrollabile.

Il Volo nella Tempesta: Come Ševčenko incitava il popolo a non piegarsi, la Kostenko ricorda che le ali si spiegano proprio quando il terreno sotto i piedi viene meno. Il "cuore ferito" ucraino oggi si riconosce in questa immagine: la ferita non impedisce il volo, anzi, rende necessario l'uso delle "ali dello spirito" per sopravvivere alla distruzione materiale.

La sintesi finale
Questa poesia funge da teologia della ricostruzione perché suggerisce che:
La distruzione esterna (la terra) è temporanea.
L'identità (le ali) è eterna se nutrita di dignità.

Il poeta ha il compito di ricordare all'uomo la sua natura divina proprio nel momento del massimo dolore.



CULTURA UCRAINA COME "TEOLOGIA IN ATTO"

In un’ottica teologica, la parabola che unisce questi autori può essere letta come una Via Crucis e Risurrezione del Logos ucraino. La sintesi che segue delinea una "teologia della cultura" dove il cuore ferito diventa il luogo dell'incontro con il Divino e della ricostruzione dell'umano.


1. Gli Autori e il loro Ruolo Cristologico

Hryhorij Skovoroda (Il Precursore/Il Mistico): Rappresenta la conoscenza. Insegna che Cristo abita nel "cuore profondo". La sua estetica della "scelta congeniale" è l'obbedienza alla volontà di Dio inscritta nella natura umana.

Taras Ševčenko (Il Profeta/Il Messia Collettivo): Rappresenta la passione. Identifica le sofferenze dell'Ucraina con quelle di Cristo. Il suo Dio è il garante della giustizia che risorge nel grido dei poveri.

Vasyl' Stus (Il Martire/Il Testimone): Rappresenta il sacrificio. Trasforma la cella in un eremo e il dolore in ascesi. La sua stojanj (fermezza) è la vittoria dello spirito sulla "morte del mondo".

Lina Kostenko (La Custode/La Parola incarnata): Rappresenta la testimonianza. Sintetizza i precedenti nel dovere morale di restare integri. Le sue "ali" sono le virtù teologali (fede, speranza, carità) applicate alla resistenza civile.


2. Concetti Chiave e Relazioni Teologiche

Cardiocentrismo (Filosofia del Cuore): Il cuore non è solo sentimento, ma il Tabernacolo dell'identità. Se il cuore è ferito, la ferita è un'"apertura" (stigma) attraverso cui fluisce la Grazia che permette la ricostruzione.

Samosobojunapovnennia (Riempirsi di sé): In senso cristiano, non è egoismo, ma pieno possesso dell'anima donata da Dio, che nessun regime può espropriare. È la base della libertà interiore.

Stojanj (Essere ritti): È l'equivalente della Speranza cristiana: restare in piedi sotto la Croce (l'invasione, il Gulag, l'esilio) sapendo che la morte non ha l'ultima parola.

Il Verbo (Logos): La lingua ucraina è vista come il "corpo" del Verbo nazionale. Difenderla significa difendere la verità della Creazione contro il caos del male.



3. La Teologia della Ricostruzione

Nella prospettiva esaminata, ricostruire l'Ucraina non è un semplice atto ingegneristico, ma un processo sacramentale:
Purificazione: (Skovoroda) Liberarsi dalle false necessità e dalle menzogne.
Giustizia: (Ševčenko) Restaurare la dignità degli oppressi e la verità storica.
Trasfigurazione: (Stus e Kostenko) Trasformare il trauma (la ferita) in un valore etico superiore, costruendo una civiltà che non si basa sulla forza, ma sulla fermezza dello spirito.


Sintesi Relazionale

Autore:  Dimensione - Concetto Teologico  -   Messaggio per l'oggi
Skovoroda:  Interiore  -  Srodna praca  -  Trova la tua pace in Dio per ricostruire.
Ševčenko:  Sociale  -  Zapovit  -  La giustizia di Dio risorge nel popolo.
Stus:  Metafisica   -  Stojanj  -  Il dolore non ci annienta se siamo integri.
Kostenko:  Civile  -   Kryla (Ali)   -  La dignità morale ci permette di volare sopra le macerie.


Questa sintesi mostra come la cultura ucraina sia una "teologia in atto", dove la letteratura diventa lo strumento con cui un popolo ferito riconosce la propria somiglianza con il Cristo sofferente e vittorioso.












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