Carlo Mattiello (1893-1926)
fondatore del Tabacchificio Mattiello a Pontecagnano,
imprenditore e innovatore della lavorazione dei tabacchi americani
di Carlo Sarno
INTRODUZIONE
La nascita dei tabacchifici a Pontecagnano Faiano nel primo Novecento rappresenta il passaggio fondamentale da un'economia agricola di sussistenza a una di stampo industriale, rendendo la città uno dei fulcri della produzione di tabacco nel Sud Italia.
Origini e Sviluppo (1900-1920)
Sebbene la coltivazione del tabacco nel salernitano fosse già radicata in zone come Cava de' Tirreni e l'Agro Nocerino sin dall'Ottocento, è solo dopo il 1920 che Pontecagnano diventa un centro di eccellenza.
Transizione colturale: All'inizio del secolo, colture tradizionali come pomodoro e canapa iniziarono a cedere il passo al tabacco, spinto da nuove varietà più redditizie.
Introduzione del Burley: Intorno al 1920, l'introduzione della varietà Burley (particolarmente adatta ai terreni irrigui della Piana del Sele) diede l'impulso decisivo per la costruzione dei grandi stabilimenti.
I Protagonisti e gli Stabilimenti
L'industrializzazione fu guidata sia da grandi gruppi monopolistici che da imprenditori locali, portando alla costruzione di imponenti strutture di archeologia industriale tuttora visibili:
SAIM (Società Agricola Industriale Meridionale): Fu il principale attore economico della zona, gestendo importanti stabilimenti come quello di Farinia, edificato in epoca fascista sotto il regime del monopolio.
Tabacchificio Centola: Uno dei simboli della città, oggi recuperato come struttura polifunzionale, testimonia l'importanza architettonica e sociale di questi edifici.
Tabacchificio Carlo Mattiello & C.: stabilimento innovativo che introduceva la lavorazione del tabacco americano.
Tabacchificio Fortunato Farina: Un altro pilastro della produzione locale che contribuì a trasformare il volto urbanistico della Piana del Sele.
Impatto Sociale: Le Tabacchine
La nascita dei tabacchifici non fu solo un evento economico, ma una rivoluzione sociale:
Lavoro femminile: Gli stabilimenti impiegavano centinaia di donne, le cosiddette "tabacchine", responsabili della delicata fase di selezione e cura delle foglie.
Villaggi operai: Intorno ai tabacchifici nacquero veri e propri nuclei abitativi e servizi che segnarono l'urbanizzazione moderna di Pontecagnano.
Oggi molti di questi luoghi, come l'Ex Tabacchificio Centola, sono stati riqualificati per ospitare eventi culturali e musei, mantenendo viva la memoria storica del territorio.
LA SOCIETA' AGRICOLA INDUSTRIALE SALERNITANA (SAIS)
La Società Agricola Industriale Salernitana (SAIS), fondata il 9 aprile 1918, rappresenta il motore originario dell'industrializzazione agricola nella Piana del Sele e il precursore di quello che sarebbe diventato l'impero del tabacco nel Salernitano.
Ecco i punti chiave della sua evoluzione:
1. Fondazione e Visione Iniziale (1918)
La SAIS nacque a Salerno su iniziativa di circa quaranta soci, tra cui spiccavano figure di rilievo come l'onorevole Mattia Farina e Carlo de Martino.
Obiettivo originario: Inizialmente la società non era focalizzata esclusivamente sul tabacco; si proponeva di modernizzare l'agricoltura locale e sviluppare la produzione casearia.
Prime infrastrutture: Uno dei primi progetti concreti fu la costruzione di un moderno caseificio a Battipaglia nel 1920, riprendendo un'idea della Reale Società Economica di Salerno.
2. La Svolta verso il Tabacco (Anni '20)
Nonostante gli inizi nel settore lattiero-caseario, la SAIS comprese rapidamente le potenzialità della tabacchicoltura, in particolare delle varietà Burley e Maryland, introdotte con successo nella zona dopo il 1920.
Espansione territoriale: La società avviò la costruzione di grandi impianti di lavorazione in punti strategici:
Battipaglia (1920).
Bellizzi (1924).
Santa Lucia di Battipaglia (1929).
Legame con Pontecagnano: Sebbene avesse sede a Salerno e stabilimenti a Battipaglia, la SAIS influenzò profondamente l'intera area picentina, dove operavano altri grandi opifici come quelli di Alfani, Mattiello e Centola.
3. Da SAIS a SAIM: Il Monopolio
A metà degli anni Trenta (1933), la società subì una trasformazione radicale cambiando denominazione in SAIM (Società Agricola Industriale Meridionale).
Carmine De Martino: Sotto la guida di Carmine De Martino, la SAIM ottenne il monopolio di fatto per la produzione di tabacco nell'Italia meridionale.
Il Tabacchificio Farinia: Fu proprio la SAIM a edificare nel 1937 il celebre stabilimento di Farinia a Pontecagnano (località Picciola), oggi considerato un esempio emblematico di architettura industriale di epoca fascista.
Eredità Storica
La SAIS trasformò la Piana del Sele da terra di paludi e agricoltura marginale a polo industriale d'eccellenza, creando migliaia di posti di lavoro, specialmente per la manodopera femminile. Oggi, le strutture nate da quella spinta iniziale, come l'Ex Tabacchificio Centola a Pontecagnano, sono state recuperate come centri polifunzionali e culturali.
IL TABACCHIFICIO SAS CARLO MATTIELLO & C. A PONTECAGNANO
La storia del tabacchificio Carlo Mattiello & C. è strettamente legata al periodo di massimo fermento della tabacchicoltura nella Piana del Sele, posizionandosi come uno dei principali attori privati prima del consolidamento dei grandi monopoli.
La nascita e la Società (1922)
Il tabacchificio nasce ufficialmente il 10 febbraio 1922 con la costituzione della Società in Accomandita Semplice (S.A.S.) Carlo Mattiello & C..
Concessione Speciale: La società ottenne una "concessione speciale" dallo Stato, che le permise di impiantare uno stabilimento per la lavorazione del tabacco direttamente a Pontecagnano.
SRTA: Nel 1923, l'impresa si trasformò in una società anonima denominata Stabilimenti Riuniti Tabacchi Americani (SRTA), diventando in breve tempo il principale concorrente della SAIS (poi SAIM) in provincia di Salerno.
Ruolo nel Distretto di Pontecagnano
Il complesso Mattiello faceva parte del "quadrilatero" industriale che ha definito l'identità di Pontecagnano Faiano nella prima metà del Novecento, insieme agli stabilimenti Alfani, Centola e Picciola.
Specializzazione: Questi impianti erano specializzati nella cura e prima trasformazione di varietà come il Burley e il Maryland, introdotte massicciamente nell'area dopo il 1920 per la loro redditività.
Impatto Urbanistico: Lo stabilimento era situato in una posizione strategica per il trasporto, contribuendo alla crescita dell'abitato intorno alla direttrice ferroviaria e stradale.
Declino e Memoria
Come gran parte dei tabacchifici privati, anche il Mattiello subì le conseguenze delle mutate politiche economiche, della morte prematura nel 1926 del suo fondatore Carlo Mattiello, e del monopolio crescente della SAIM.
Oggi, mentre strutture come l'Ex Tabacchificio Centola sono state recuperate dal Comune per usi socio-culturali, l'area dell'ex Mattiello rimane un tassello fondamentale per ricostruire la mappa dell'archeologia industriale locale.
SRTA - STABILIMENTI RIUNITI TABACCHI AMERICANI
La SRTA (Stabilimenti Riuniti Tabacchi Americani) ha rappresentato, tra le due guerre mondiali, la principale alternativa imprenditoriale privata al predominio della SAIM nella Piana del Sele.
Origini e Trasformazione (1922-1923)
La società nacque come evoluzione della S.A.S. Carlo Mattiello & C., costituita il 10 febbraio 1922. Già l'anno successivo, nel 1923, l'azienda cambiò assetto giuridico trasformandosi in Società Anonima con il nome di SRTA.
Concessione Speciale: Il successo iniziale fu garantito da una concessione statale che permetteva alla società di gestire direttamente l'impianto e la lavorazione, un privilegio raro in un settore fortemente regolamentato.
Espansione e Rete Produttiva
La SRTA non limitò il suo raggio d'azione alla sola Pontecagnano, ma creò un vero e proprio network produttivo distribuito strategicamente nel Salernitano:
Sede di Pontecagnano: Il nucleo centrale e cuore operativo della società.
Stabilimento San Mattia: Situato a Battipaglia, fungeva da importante centro di raccolta.
Stabilimento Isca Rotonda: Localizzato a Eboli, completava la copertura territoriale della Piana.
Specializzazione: Il Tabacco "Americano"
Il nome stesso della società rifletteva il cambiamento dei gusti dei consumatori degli anni '20, che iniziarono a preferire le sigarette di tipo americano rispetto ai sigari tradizionali.
Varietà coltivate: La SRTA si concentrò sulle varietà Burley e Maryland, introdotte intorno al 1920, che richiedevano cure specifiche all'aria e trovavano nelle zone irrigue del Sele il microclima ideale.
Il Confronto con il Monopolio
Per un decennio, la SRTA fu la principale concorrente della SAIS/SAIM. Tuttavia, il consolidamento del potere di quest'ultima e le politiche del regime fascista limitarono progressivamente gli spazi di manovra dei piccoli e medi concessionari privati.
Oggi la memoria della SRTA sopravvive nell'archeologia industriale di Pontecagnano, integrandosi in un percorso storico che include l'attuale Ex Tabacchificio Centola.
SRTA: LA LAVORAZIONE DEL TABACCO BURLEY E MARYLAND
Le tecniche di lavorazione nei complessi della SRTA erano basate sulla cura ad aria (Air-curing), un processo naturale che differenziava radicalmente il Burley e il Maryland dai tabacchi scuri o orientali.
1. La Cura nelle "Fasce" e nei Capannoni
Il processo iniziava subito dopo la raccolta, che avveniva a foglie singole o a pianta intera:
Infilzatura: Le foglie venivano infilzate con grossi aghi e montate su spaghi o listelli di legno (le "filze").
Essiccazione naturale: Venivano appese in grandi capannoni in legno o muratura, progettati con finestrature a vasistas per regolare l'umidità e la ventilazione.
Trasformazione chimica: In 4-8 settimane, la foglia perdeva clorofilla, passando dal verde al giallo, fino al tipico marrone chiaro/dorato del Burley o al rossiccio del Maryland.
2. Il Lavoro in Fabbrica (Pontecagnano)
Una volta essiccato, il tabacco arrivava negli stabilimenti della SRTA per la lavorazione industriale:
Cernita (Il regno delle Tabacchine): Le operaie selezionavano manualmente le foglie in base a colore, dimensione e integrità, suddividendole in "classi" di qualità.
Scostolatura: Per il Maryland e il Burley di alta qualità, veniva rimossa la venatura centrale (costola) della foglia, troppo dura per le miscele da sigaretta.
Condizionamento: Il tabacco veniva trattato con vapore o getti d'aria umida per restituirgli l'elasticità necessaria al confezionamento, evitando che si sbriciolasse.
3. Allestimento e Spedizione
Formazione delle "Manelle": Le foglie venivano raggruppate in piccoli mazzi legati alla base.
Pressatura: Le manelle venivano sistemate in casse di legno o balle pressate meccanicamente, pronte per essere inviate alle manifatture statali per il taglio e la creazione delle miscele di tipo "American Blend".
SRTA: IL LAVORO DELLE TABACCHINE
Il lavoro delle tabacchine negli stabilimenti SRTA di Pontecagnano era caratterizzato da un forte contrasto: rappresentava la prima vera forma di emancipazione economica femminile, ma avveniva in condizioni di estrema fatica fisica e ambientale.
Ecco i dettagli del loro quotidiano:
1. L’Ambiente di Lavoro
Le operaie lavoravano in enormi stanzoni (come quelli visibili oggi nel complesso Centola) saturi di polvere di tabacco e forti odori acri.
Esposizione alla Nicotina: Il contatto prolungato con le foglie umide causava spesso la "malattia del tabacco verde", con sintomi come nausea e vertigini.
Postura: Passavano l'intera giornata sedute su sgabelli di legno o in piedi, chinate sui tavoli di cernita per selezionare le foglie a ritmo serrato.
2. La Gerarchia e la Disciplina
La SRTA applicava una rigida gerarchia di fabbrica:
Le Maestre: Donne esperte che sorvegliavano il lavoro, garantendo che la selezione per qualità (colore e integrità) fosse impeccabile.
Il Cottimo: Spesso il salario era legato alla quantità di tabacco lavorato (peso delle "manelle"), spingendo le operaie a ritmi frenetici che riducevano al minimo le pause.
3. Vita Sociale e Lotte Sindacali
Nonostante la fatica, il tabacchificio divenne uno spazio di socializzazione:
I Canti: Per alleviare la monotonia e il silenzio imposto, le tabacchine intonavano canti popolari che parlavano di amore e fatica.
Consapevolezza politica: Proprio all'interno della SRTA e degli altri stabilimenti di Pontecagnano nacquero i primi nuclei di resistenza sindacale femminile. Le tabacchine furono tra le prime a scioperare per ottenere aumenti salariali, asili nido (spesso gestiti dall'ONMI negli stabilimenti più grandi) e migliori tutele per la maternità.
4. Il "Salario della Libertà"
Per molte donne della Piana del Sele, il "soldo del tabacco" significava non dipendere più esclusivamente dal capofamiglia, permettendo loro di contribuire in modo decisivo al bilancio domestico e all'istruzione dei figli.
LE STRUTTURE DEI CAPANNONI DEL TABACCHIFICIO
I capannoni per la cura del Burley e del Maryland erano veri e propri dispositivi termodinamici, progettati per trasformare la foglia attraverso il controllo millimetrico di aria e umidità.
Ecco le caratteristiche architettoniche distintive:
1. Il Sistema dei "Vasistas"
La caratteristica visiva più iconica era la presenza di file interminabili di finestre a vasistas lungo tutte le pareti laterali.
Funzionamento: Venivano aperte o chiuse manualmente più volte al giorno per regolare la ventilazione trasversale.
Obiettivo: Evitare il ristagno di umidità (che avrebbe causato marciumi) o un'essiccazione troppo rapida (che avrebbe reso le foglie fragili e verdi).
2. Lo Scheletro: Le "Castellature"
All'interno, lo spazio non era libero ma occupato da una densa intelaiatura fissa in legno o metallo, chiamata castellatura.
Piani di carico: Le strutture si sviluppavano in altezza (fino a 10-12 metri) con diversi ordini di travi orizzontali.
I "Listelli": Le filze di tabacco venivano appese a questi telai, creando una foresta verticale di foglie che permetteva all'aria di circolare uniformemente tra i filari.
3. Materiali e Volumi
Pareti "leggere": Spesso realizzate con mattoni forati o graticci per favorire la traspirazione. In alcuni casi, i basamenti erano in muratura portante e la parte superiore in legno.
Tetti a falde: Coperti con tegole o lamiera, presentavano spesso lucernari o torrini di sfiato sul colmo per permettere all'aria calda e umida di uscire verso l'alto (effetto camino).
Dimensioni: Erano edifici molto lunghi e stretti, orientati solitamente secondo i venti dominanti della Piana del Sele per massimizzare il flusso d'aria naturale.
4. Evoluzione: Dai Capannoni ai "Lombardi"
Con il tempo, accanto ai grandi stabilimenti in muratura della SRTA, apparvero nei campi i cosiddetti "Lombardi": strutture più snelle e temporanee, con coperture in plastica o paglia, che ricalcavano però lo stesso principio di ventilazione dei grandi opifici industriali.
Oggi, i resti di queste cattedrali del lavoro, come quelli della zona di Picciola o del complesso Centola, restano i giganti muti del paesaggio agrario di Pontecagnano.
TABACCHIFICI E ASILO NIDO
La nascita degli asili nido nei tabacchifici di Pontecagnano e della Piana del Sele non fu solo una misura assistenziale, ma una necessità produttiva legata alla massiccia presenza di manodopera femminile (fino all'80-90% del totale).
Ecco come nacquero e come funzionavano:
1. La spinta legislativa e l'ONMI
Sebbene alcuni imprenditori illuminati avessero creato spazi rudimentali già negli anni '20, la vera svolta avvenne con l'istituzione dell'ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia) nel 1925.
Obbligo legale: Le leggi del periodo fascista imposero alle fabbriche con oltre 50 operaie di allestire una "camera d'allattamento".
Collaborazione: Nei grandi centri come il Tabacchificio Centola o la SAIM, l'azienda forniva i locali e l'arredo, mentre l'ONMI metteva a disposizione personale specializzato (vigilatrici d'infanzia e infermiere).
2. Architettura e Funzione: L'asilo del "Centola"
L'esempio più celebre è quello dell'Ex Tabacchificio Centola, dove l'asilo nido era parte integrante del progetto architettonico.
Posizione strategica: Gli asili erano situati in ali separate ma comunicanti con i saloni di lavorazione, per permettere alle madri di raggiungere i figli durante le pause autorizzate per l'allattamento (solitamente ogni 3 ore).
Dotazioni: Erano dotati di culle, refettori e spesso di piccoli giardini per l'areazione, isolati dalla polvere di tabacco che saturava il resto dello stabilimento.
3. L'impatto sulla vita delle Tabacchine
Prima della creazione di questi spazi, le donne erano costrette a lasciare i neonati a parenti anziani o a portarli con sé nei campi, esponendoli a rischi sanitari.
Socializzazione precoce: Per molti figli di operai, l'asilo del tabacchificio rappresentò il primo contatto con l'igiene medica e un'alimentazione controllata.
Controllo sociale: Se da un lato l'asilo facilitava il lavoro, dall'altro permetteva all'azienda e al regime di esercitare un controllo sulla famiglia operaia fin dalla nascita.
4. La memoria
Oggi, negli interventi di recupero di archeologia industriale a Pontecagnano, quegli spazi un tempo adibiti ad asilo sono spesso i primi a essere destinati a centri sociali o ludoteche, mantenendo la loro vocazione originaria di servizio alla comunità.
CARLO MATTIELLO: PIONIERE DELLA NUOVA PRODUZIONE DI TABACCO
La storia di Carlo Mattiello (1893-1926) è quella di un pioniere che ha intuito, prima di altri, la trasformazione del mercato mondiale del tabacco, traghettando la produzione salernitana dai vecchi sigari "scuri" alle moderne sigarette "chiare".
Ecco la ricostruzione dettagliata dei passaggi societari e del ruolo del fondatore:
1. Il Protagonista: Carlo Mattiello
Carlo Mattiello non era solo un proprietario terriero, ma un imprenditore con una visione industriale moderna. Fu tra i primi a comprendere che la Piana del Sele aveva un microclima identico a quello delle zone di origine dei tabacchi Burley (Kentucky/Tennessee) e Maryland.
L'intuizione: Mentre molti restavano legati alle concessioni tradizionali, Mattiello puntò tutto sulla "cura ad aria" e sulle varietà americane, molto più richieste dalle manifatture per il nuovo gusto dei fumatori del dopoguerra (1918).
2. La S.A.S. Carlo Mattiello & C. (1922)
Il 10 febbraio 1922 segna l'inizio formale. Mattiello fondò una Società in Accomandita Semplice che portava il suo nome.
La Concessione Speciale: Fu l'atto fondamentale. Lo Stato concesse a Mattiello il permesso di impiantare uno stabilimento "sperimentale" a Pontecagnano. Questo diede alla società un vantaggio competitivo enorme: potevano gestire l'intera filiera, dal seme alla foglia lavorata (il "leaf tobacco" pronto per la manifattura).
3. La Società Anonima Stabilimenti Americani
Nel giro di pochi mesi, la crescita fu talmente rapida che la struttura di una S.A.S. (legata alla persona di Mattiello) non bastava più per raccogliere i capitali necessari.
Nacque la Società Anonima Stabilimenti Americani, che serviva a finanziare la costruzione dei grandi capannoni a vasistas (di cui abbiamo parlato) e l'acquisto dei macchinari per la pressatura meccanica.
Carlo Mattiello rimase la figura centrale, ma la società divenne un organismo finanziario più complesso, capace di interloquire con le banche e il Ministero delle Finanze.
4. La SRTA: Stabilimenti Riuniti Tabacchi Americani (1923)
Il passaggio definitivo avvenne nel 1923 con la creazione della SRTA. Questa sigla non era solo un cambio di nome, ma una strategia di concentrazione industriale:
L'unificazione: Sotto il marchio SRTA vennero riuniti non solo gli impianti di Pontecagnano, ma anche quelli acquisiti o costruiti a Battipaglia (San Mattia) e Eboli (Isca Rotonda).
Obiettivo: Creare una massa critica tale da poter competere con la SAIS (di Farina e De Martino). La SRTA divenne il polo privato di riferimento per il tabacco "light" nel Mezzogiorno.
Ruolo di Mattiello nella SRTA: Egli agì come Direttore Tecnico e stratega, curando i rapporti con i coltivatori locali. Convinceva i contadini ad abbandonare le colture tradizionali garantendo loro l'acquisto dell'intero raccolto, a patto che seguissero le sue rigide direttive sulla cura nei capannoni.
Il Declino e l'Assorbimento
Il successo della SRTA di Mattiello entrò in rotta di collisione con l'ascesa politica di Carmine De Martino e della sua SAIM. Nel 1926 muore prematuramente Carlo Mattiello lasciando la guida innovativa di SRTA. Negli anni '30, le politiche del regime fascista spinsero verso una concentrazione monopolistica totale. La SRTA, pur essendo un colosso, si trovò progressivamente isolata nelle assegnazioni delle quote di coltivazione.
Oggi, l'area dove sorgeva il tabacchificio Mattiello a Pontecagnano è un simbolo di quella sfida industriale che cercò di creare un'alternativa privata al monopolio, fondendo competenza agraria e finanza moderna.
Tabacchificio Fortunato Farina: Un altro pilastro della produzione locale che contribuì a trasformare il volto urbanistico della Piana del Sele.
Impatto Sociale: Le Tabacchine
La nascita dei tabacchifici non fu solo un evento economico, ma una rivoluzione sociale:
Lavoro femminile: Gli stabilimenti impiegavano centinaia di donne, le cosiddette "tabacchine", responsabili della delicata fase di selezione e cura delle foglie.
Villaggi operai: Intorno ai tabacchifici nacquero veri e propri nuclei abitativi e servizi che segnarono l'urbanizzazione moderna di Pontecagnano.
Oggi molti di questi luoghi, come l'Ex Tabacchificio Centola, sono stati riqualificati per ospitare eventi culturali e musei, mantenendo viva la memoria storica del territorio.
LA SOCIETA' AGRICOLA INDUSTRIALE SALERNITANA (SAIS)
La Società Agricola Industriale Salernitana (SAIS), fondata il 9 aprile 1918, rappresenta il motore originario dell'industrializzazione agricola nella Piana del Sele e il precursore di quello che sarebbe diventato l'impero del tabacco nel Salernitano.
Ecco i punti chiave della sua evoluzione:
1. Fondazione e Visione Iniziale (1918)
La SAIS nacque a Salerno su iniziativa di circa quaranta soci, tra cui spiccavano figure di rilievo come l'onorevole Mattia Farina e Carlo de Martino.
Obiettivo originario: Inizialmente la società non era focalizzata esclusivamente sul tabacco; si proponeva di modernizzare l'agricoltura locale e sviluppare la produzione casearia.
Prime infrastrutture: Uno dei primi progetti concreti fu la costruzione di un moderno caseificio a Battipaglia nel 1920, riprendendo un'idea della Reale Società Economica di Salerno.
2. La Svolta verso il Tabacco (Anni '20)
Nonostante gli inizi nel settore lattiero-caseario, la SAIS comprese rapidamente le potenzialità della tabacchicoltura, in particolare delle varietà Burley e Maryland, introdotte con successo nella zona dopo il 1920.
Espansione territoriale: La società avviò la costruzione di grandi impianti di lavorazione in punti strategici:
Battipaglia (1920).
Bellizzi (1924).
Santa Lucia di Battipaglia (1929).
Legame con Pontecagnano: Sebbene avesse sede a Salerno e stabilimenti a Battipaglia, la SAIS influenzò profondamente l'intera area picentina, dove operavano altri grandi opifici come quelli di Alfani, Mattiello e Centola.
3. Da SAIS a SAIM: Il Monopolio
A metà degli anni Trenta (1933), la società subì una trasformazione radicale cambiando denominazione in SAIM (Società Agricola Industriale Meridionale).
Carmine De Martino: Sotto la guida di Carmine De Martino, la SAIM ottenne il monopolio di fatto per la produzione di tabacco nell'Italia meridionale.
Il Tabacchificio Farinia: Fu proprio la SAIM a edificare nel 1937 il celebre stabilimento di Farinia a Pontecagnano (località Picciola), oggi considerato un esempio emblematico di architettura industriale di epoca fascista.
Eredità Storica
La SAIS trasformò la Piana del Sele da terra di paludi e agricoltura marginale a polo industriale d'eccellenza, creando migliaia di posti di lavoro, specialmente per la manodopera femminile. Oggi, le strutture nate da quella spinta iniziale, come l'Ex Tabacchificio Centola a Pontecagnano, sono state recuperate come centri polifunzionali e culturali.
IL TABACCHIFICIO SAS CARLO MATTIELLO & C. A PONTECAGNANO
La storia del tabacchificio Carlo Mattiello & C. è strettamente legata al periodo di massimo fermento della tabacchicoltura nella Piana del Sele, posizionandosi come uno dei principali attori privati prima del consolidamento dei grandi monopoli.
La nascita e la Società (1922)
Il tabacchificio nasce ufficialmente il 10 febbraio 1922 con la costituzione della Società in Accomandita Semplice (S.A.S.) Carlo Mattiello & C..
Concessione Speciale: La società ottenne una "concessione speciale" dallo Stato, che le permise di impiantare uno stabilimento per la lavorazione del tabacco direttamente a Pontecagnano.
SRTA: Nel 1923, l'impresa si trasformò in una società anonima denominata Stabilimenti Riuniti Tabacchi Americani (SRTA), diventando in breve tempo il principale concorrente della SAIS (poi SAIM) in provincia di Salerno.
Ruolo nel Distretto di Pontecagnano
Il complesso Mattiello faceva parte del "quadrilatero" industriale che ha definito l'identità di Pontecagnano Faiano nella prima metà del Novecento, insieme agli stabilimenti Alfani, Centola e Picciola.
Specializzazione: Questi impianti erano specializzati nella cura e prima trasformazione di varietà come il Burley e il Maryland, introdotte massicciamente nell'area dopo il 1920 per la loro redditività.
Impatto Urbanistico: Lo stabilimento era situato in una posizione strategica per il trasporto, contribuendo alla crescita dell'abitato intorno alla direttrice ferroviaria e stradale.
Declino e Memoria
Come gran parte dei tabacchifici privati, anche il Mattiello subì le conseguenze delle mutate politiche economiche, della morte prematura nel 1926 del suo fondatore Carlo Mattiello, e del monopolio crescente della SAIM.
Oggi, mentre strutture come l'Ex Tabacchificio Centola sono state recuperate dal Comune per usi socio-culturali, l'area dell'ex Mattiello rimane un tassello fondamentale per ricostruire la mappa dell'archeologia industriale locale.
SRTA - STABILIMENTI RIUNITI TABACCHI AMERICANI
La SRTA (Stabilimenti Riuniti Tabacchi Americani) ha rappresentato, tra le due guerre mondiali, la principale alternativa imprenditoriale privata al predominio della SAIM nella Piana del Sele.
Origini e Trasformazione (1922-1923)
La società nacque come evoluzione della S.A.S. Carlo Mattiello & C., costituita il 10 febbraio 1922. Già l'anno successivo, nel 1923, l'azienda cambiò assetto giuridico trasformandosi in Società Anonima con il nome di SRTA.
Concessione Speciale: Il successo iniziale fu garantito da una concessione statale che permetteva alla società di gestire direttamente l'impianto e la lavorazione, un privilegio raro in un settore fortemente regolamentato.
Espansione e Rete Produttiva
La SRTA non limitò il suo raggio d'azione alla sola Pontecagnano, ma creò un vero e proprio network produttivo distribuito strategicamente nel Salernitano:
Sede di Pontecagnano: Il nucleo centrale e cuore operativo della società.
Stabilimento San Mattia: Situato a Battipaglia, fungeva da importante centro di raccolta.
Stabilimento Isca Rotonda: Localizzato a Eboli, completava la copertura territoriale della Piana.
Specializzazione: Il Tabacco "Americano"
Il nome stesso della società rifletteva il cambiamento dei gusti dei consumatori degli anni '20, che iniziarono a preferire le sigarette di tipo americano rispetto ai sigari tradizionali.
Varietà coltivate: La SRTA si concentrò sulle varietà Burley e Maryland, introdotte intorno al 1920, che richiedevano cure specifiche all'aria e trovavano nelle zone irrigue del Sele il microclima ideale.
Il Confronto con il Monopolio
Per un decennio, la SRTA fu la principale concorrente della SAIS/SAIM. Tuttavia, il consolidamento del potere di quest'ultima e le politiche del regime fascista limitarono progressivamente gli spazi di manovra dei piccoli e medi concessionari privati.
Oggi la memoria della SRTA sopravvive nell'archeologia industriale di Pontecagnano, integrandosi in un percorso storico che include l'attuale Ex Tabacchificio Centola.
SRTA: LA LAVORAZIONE DEL TABACCO BURLEY E MARYLAND
Le tecniche di lavorazione nei complessi della SRTA erano basate sulla cura ad aria (Air-curing), un processo naturale che differenziava radicalmente il Burley e il Maryland dai tabacchi scuri o orientali.
1. La Cura nelle "Fasce" e nei Capannoni
Il processo iniziava subito dopo la raccolta, che avveniva a foglie singole o a pianta intera:
Infilzatura: Le foglie venivano infilzate con grossi aghi e montate su spaghi o listelli di legno (le "filze").
Essiccazione naturale: Venivano appese in grandi capannoni in legno o muratura, progettati con finestrature a vasistas per regolare l'umidità e la ventilazione.
Trasformazione chimica: In 4-8 settimane, la foglia perdeva clorofilla, passando dal verde al giallo, fino al tipico marrone chiaro/dorato del Burley o al rossiccio del Maryland.
2. Il Lavoro in Fabbrica (Pontecagnano)
Una volta essiccato, il tabacco arrivava negli stabilimenti della SRTA per la lavorazione industriale:
Cernita (Il regno delle Tabacchine): Le operaie selezionavano manualmente le foglie in base a colore, dimensione e integrità, suddividendole in "classi" di qualità.
Scostolatura: Per il Maryland e il Burley di alta qualità, veniva rimossa la venatura centrale (costola) della foglia, troppo dura per le miscele da sigaretta.
Condizionamento: Il tabacco veniva trattato con vapore o getti d'aria umida per restituirgli l'elasticità necessaria al confezionamento, evitando che si sbriciolasse.
3. Allestimento e Spedizione
Formazione delle "Manelle": Le foglie venivano raggruppate in piccoli mazzi legati alla base.
Pressatura: Le manelle venivano sistemate in casse di legno o balle pressate meccanicamente, pronte per essere inviate alle manifatture statali per il taglio e la creazione delle miscele di tipo "American Blend".
SRTA: IL LAVORO DELLE TABACCHINE
Il lavoro delle tabacchine negli stabilimenti SRTA di Pontecagnano era caratterizzato da un forte contrasto: rappresentava la prima vera forma di emancipazione economica femminile, ma avveniva in condizioni di estrema fatica fisica e ambientale.
Ecco i dettagli del loro quotidiano:
1. L’Ambiente di Lavoro
Le operaie lavoravano in enormi stanzoni (come quelli visibili oggi nel complesso Centola) saturi di polvere di tabacco e forti odori acri.
Esposizione alla Nicotina: Il contatto prolungato con le foglie umide causava spesso la "malattia del tabacco verde", con sintomi come nausea e vertigini.
Postura: Passavano l'intera giornata sedute su sgabelli di legno o in piedi, chinate sui tavoli di cernita per selezionare le foglie a ritmo serrato.
2. La Gerarchia e la Disciplina
La SRTA applicava una rigida gerarchia di fabbrica:
Le Maestre: Donne esperte che sorvegliavano il lavoro, garantendo che la selezione per qualità (colore e integrità) fosse impeccabile.
Il Cottimo: Spesso il salario era legato alla quantità di tabacco lavorato (peso delle "manelle"), spingendo le operaie a ritmi frenetici che riducevano al minimo le pause.
3. Vita Sociale e Lotte Sindacali
Nonostante la fatica, il tabacchificio divenne uno spazio di socializzazione:
I Canti: Per alleviare la monotonia e il silenzio imposto, le tabacchine intonavano canti popolari che parlavano di amore e fatica.
Consapevolezza politica: Proprio all'interno della SRTA e degli altri stabilimenti di Pontecagnano nacquero i primi nuclei di resistenza sindacale femminile. Le tabacchine furono tra le prime a scioperare per ottenere aumenti salariali, asili nido (spesso gestiti dall'ONMI negli stabilimenti più grandi) e migliori tutele per la maternità.
4. Il "Salario della Libertà"
Per molte donne della Piana del Sele, il "soldo del tabacco" significava non dipendere più esclusivamente dal capofamiglia, permettendo loro di contribuire in modo decisivo al bilancio domestico e all'istruzione dei figli.
LE STRUTTURE DEI CAPANNONI DEL TABACCHIFICIO
I capannoni per la cura del Burley e del Maryland erano veri e propri dispositivi termodinamici, progettati per trasformare la foglia attraverso il controllo millimetrico di aria e umidità.
Ecco le caratteristiche architettoniche distintive:
1. Il Sistema dei "Vasistas"
La caratteristica visiva più iconica era la presenza di file interminabili di finestre a vasistas lungo tutte le pareti laterali.
Funzionamento: Venivano aperte o chiuse manualmente più volte al giorno per regolare la ventilazione trasversale.
Obiettivo: Evitare il ristagno di umidità (che avrebbe causato marciumi) o un'essiccazione troppo rapida (che avrebbe reso le foglie fragili e verdi).
2. Lo Scheletro: Le "Castellature"
All'interno, lo spazio non era libero ma occupato da una densa intelaiatura fissa in legno o metallo, chiamata castellatura.
Piani di carico: Le strutture si sviluppavano in altezza (fino a 10-12 metri) con diversi ordini di travi orizzontali.
I "Listelli": Le filze di tabacco venivano appese a questi telai, creando una foresta verticale di foglie che permetteva all'aria di circolare uniformemente tra i filari.
3. Materiali e Volumi
Pareti "leggere": Spesso realizzate con mattoni forati o graticci per favorire la traspirazione. In alcuni casi, i basamenti erano in muratura portante e la parte superiore in legno.
Tetti a falde: Coperti con tegole o lamiera, presentavano spesso lucernari o torrini di sfiato sul colmo per permettere all'aria calda e umida di uscire verso l'alto (effetto camino).
Dimensioni: Erano edifici molto lunghi e stretti, orientati solitamente secondo i venti dominanti della Piana del Sele per massimizzare il flusso d'aria naturale.
4. Evoluzione: Dai Capannoni ai "Lombardi"
Con il tempo, accanto ai grandi stabilimenti in muratura della SRTA, apparvero nei campi i cosiddetti "Lombardi": strutture più snelle e temporanee, con coperture in plastica o paglia, che ricalcavano però lo stesso principio di ventilazione dei grandi opifici industriali.
Oggi, i resti di queste cattedrali del lavoro, come quelli della zona di Picciola o del complesso Centola, restano i giganti muti del paesaggio agrario di Pontecagnano.
TABACCHIFICI E ASILO NIDO
La nascita degli asili nido nei tabacchifici di Pontecagnano e della Piana del Sele non fu solo una misura assistenziale, ma una necessità produttiva legata alla massiccia presenza di manodopera femminile (fino all'80-90% del totale).
Ecco come nacquero e come funzionavano:
1. La spinta legislativa e l'ONMI
Sebbene alcuni imprenditori illuminati avessero creato spazi rudimentali già negli anni '20, la vera svolta avvenne con l'istituzione dell'ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia) nel 1925.
Obbligo legale: Le leggi del periodo fascista imposero alle fabbriche con oltre 50 operaie di allestire una "camera d'allattamento".
Collaborazione: Nei grandi centri come il Tabacchificio Centola o la SAIM, l'azienda forniva i locali e l'arredo, mentre l'ONMI metteva a disposizione personale specializzato (vigilatrici d'infanzia e infermiere).
2. Architettura e Funzione: L'asilo del "Centola"
L'esempio più celebre è quello dell'Ex Tabacchificio Centola, dove l'asilo nido era parte integrante del progetto architettonico.
Posizione strategica: Gli asili erano situati in ali separate ma comunicanti con i saloni di lavorazione, per permettere alle madri di raggiungere i figli durante le pause autorizzate per l'allattamento (solitamente ogni 3 ore).
Dotazioni: Erano dotati di culle, refettori e spesso di piccoli giardini per l'areazione, isolati dalla polvere di tabacco che saturava il resto dello stabilimento.
3. L'impatto sulla vita delle Tabacchine
Prima della creazione di questi spazi, le donne erano costrette a lasciare i neonati a parenti anziani o a portarli con sé nei campi, esponendoli a rischi sanitari.
Socializzazione precoce: Per molti figli di operai, l'asilo del tabacchificio rappresentò il primo contatto con l'igiene medica e un'alimentazione controllata.
Controllo sociale: Se da un lato l'asilo facilitava il lavoro, dall'altro permetteva all'azienda e al regime di esercitare un controllo sulla famiglia operaia fin dalla nascita.
4. La memoria
Oggi, negli interventi di recupero di archeologia industriale a Pontecagnano, quegli spazi un tempo adibiti ad asilo sono spesso i primi a essere destinati a centri sociali o ludoteche, mantenendo la loro vocazione originaria di servizio alla comunità.
CARLO MATTIELLO: PIONIERE DELLA NUOVA PRODUZIONE DI TABACCO
La storia di Carlo Mattiello (1893-1926) è quella di un pioniere che ha intuito, prima di altri, la trasformazione del mercato mondiale del tabacco, traghettando la produzione salernitana dai vecchi sigari "scuri" alle moderne sigarette "chiare".
Ecco la ricostruzione dettagliata dei passaggi societari e del ruolo del fondatore:
1. Il Protagonista: Carlo Mattiello
Carlo Mattiello non era solo un proprietario terriero, ma un imprenditore con una visione industriale moderna. Fu tra i primi a comprendere che la Piana del Sele aveva un microclima identico a quello delle zone di origine dei tabacchi Burley (Kentucky/Tennessee) e Maryland.
L'intuizione: Mentre molti restavano legati alle concessioni tradizionali, Mattiello puntò tutto sulla "cura ad aria" e sulle varietà americane, molto più richieste dalle manifatture per il nuovo gusto dei fumatori del dopoguerra (1918).
2. La S.A.S. Carlo Mattiello & C. (1922)
Il 10 febbraio 1922 segna l'inizio formale. Mattiello fondò una Società in Accomandita Semplice che portava il suo nome.
La Concessione Speciale: Fu l'atto fondamentale. Lo Stato concesse a Mattiello il permesso di impiantare uno stabilimento "sperimentale" a Pontecagnano. Questo diede alla società un vantaggio competitivo enorme: potevano gestire l'intera filiera, dal seme alla foglia lavorata (il "leaf tobacco" pronto per la manifattura).
3. La Società Anonima Stabilimenti Americani
Nel giro di pochi mesi, la crescita fu talmente rapida che la struttura di una S.A.S. (legata alla persona di Mattiello) non bastava più per raccogliere i capitali necessari.
Nacque la Società Anonima Stabilimenti Americani, che serviva a finanziare la costruzione dei grandi capannoni a vasistas (di cui abbiamo parlato) e l'acquisto dei macchinari per la pressatura meccanica.
Carlo Mattiello rimase la figura centrale, ma la società divenne un organismo finanziario più complesso, capace di interloquire con le banche e il Ministero delle Finanze.
4. La SRTA: Stabilimenti Riuniti Tabacchi Americani (1923)
Il passaggio definitivo avvenne nel 1923 con la creazione della SRTA. Questa sigla non era solo un cambio di nome, ma una strategia di concentrazione industriale:
L'unificazione: Sotto il marchio SRTA vennero riuniti non solo gli impianti di Pontecagnano, ma anche quelli acquisiti o costruiti a Battipaglia (San Mattia) e Eboli (Isca Rotonda).
Obiettivo: Creare una massa critica tale da poter competere con la SAIS (di Farina e De Martino). La SRTA divenne il polo privato di riferimento per il tabacco "light" nel Mezzogiorno.
Ruolo di Mattiello nella SRTA: Egli agì come Direttore Tecnico e stratega, curando i rapporti con i coltivatori locali. Convinceva i contadini ad abbandonare le colture tradizionali garantendo loro l'acquisto dell'intero raccolto, a patto che seguissero le sue rigide direttive sulla cura nei capannoni.
Il Declino e l'Assorbimento
Il successo della SRTA di Mattiello entrò in rotta di collisione con l'ascesa politica di Carmine De Martino e della sua SAIM. Nel 1926 muore prematuramente Carlo Mattiello lasciando la guida innovativa di SRTA. Negli anni '30, le politiche del regime fascista spinsero verso una concentrazione monopolistica totale. La SRTA, pur essendo un colosso, si trovò progressivamente isolata nelle assegnazioni delle quote di coltivazione.
Oggi, l'area dove sorgeva il tabacchificio Mattiello a Pontecagnano è un simbolo di quella sfida industriale che cercò di creare un'alternativa privata al monopolio, fondendo competenza agraria e finanza moderna.
CARLO MATTIELLO E I PROPRIETARI TERRIERI LOCALI
Il rapporto tra Carlo Mattiello e i proprietari terrieri della Piana del Sele fu l'ingranaggio che permise la rapida transizione della zona da un'economia di latifondo a un distretto agro-industriale d'avanguardia. Mattiello non agiva come un semplice acquirente, ma come un vero partner tecnico e finanziario.
Ecco i pilastri su cui poggiava questa relazione:
1. Il Sistema del "Contratto di Coltivazione"
Mattiello fu tra i primi a introdurre contratti che legavano strettamente il proprietario terriero allo stabilimento.
Garanzia di acquisto: In un'epoca di mercati instabili, la SRTA garantiva ai proprietari il ritiro dell'intera produzione. Questo eliminava il rischio invenduto, spingendo anche i latifondisti più conservatori a investire.
Anticipazioni finanziarie: Mattiello spesso finanziava i proprietari all'inizio della stagione per l'acquisto di sementi selezionate e concimi chimici, che la stessa SRTA importava o selezionava.
2. L'Assistenza Tecnica come Vincolo
Il rapporto non era solo commerciale, ma quasi pedagogico. Mattiello sapeva che la qualità del Burley e del Maryland dipendeva dalla cura in campo e nei capannoni agricoli.
I Tecnici della SRTA: Mattiello inviava i propri esperti nelle tenute dei proprietari terrieri per istruire i coloni e i contadini sulle tecniche di trapianto e, soprattutto, sulla costruzione dei capannoni a vasistas.
Standardizzazione: Questo permetteva a Mattiello di ottenere un prodotto omogeneo dai diversi fornitori, fondamentale per poter rivendere il tabacco alle manifatture con il marchio di qualità della SRTA.
3. La Creazione di una "Elite del Tabacco"
Attorno alla figura di Mattiello si consolidò una classe di proprietari terrieri (spesso appartenenti alla nobiltà o alla borghesia agraria locale) che vedevano nel tabacco la via per la modernizzazione.
Investimenti infrastrutturali: Grazie ai proventi garantiti dalla SRTA, i proprietari iniziarono a bonificare i terreni e a costruire quelle strutture in muratura e legno che ancora oggi punteggiano la Piana.
Rapporti di fiducia: Mattiello godeva di grande prestigio personale; la sua parola valeva spesso quanto un contratto scritto, il che gli permise di creare una rete di fornitori fedelissimi che resistettero a lungo alle lusinghe della concorrente SAIS/SAIM.
4. Il conflitto tra Proprietà e Lavoro
Sebbene il rapporto tra Mattiello e i proprietari fosse idilliaco, esso poggiava sul duro lavoro dei coloni e delle braccianti. Mattiello era il mediatore: chiedeva ai proprietari massima qualità, i quali a loro volta stringevano i ritmi di lavoro sui contadini. Questo equilibrio si incrinò solo con le prime grandi ondate di scioperi, quando le rivendicazioni delle tabacchine iniziarono a colpire sia il "padrone" del tabacchificio che il proprietario della terra.
LE FAMIGLIE STORICHE DI PONTECAGNANO
La collaborazione tra Carlo Mattiello e i proprietari terrieri locali fu il pilastro che permise alla SRTA di imporsi come polo d'eccellenza. Mattiello riuscì a coinvolgere sia l'antica aristocrazia agraria che la nuova borghesia terriera, convincendole a riconvertire i propri latifondi alla tabacchicoltura "americana".
Ecco le principali famiglie storiche di Pontecagnano e della zona limitrofa che furono protagoniste di questa stagione industriale:
Le Grandi Famiglie e i Tabacchifici
Famiglia Alfani: Una delle stirpi più influenti. Gestivano l'omonimo Tabacchificio Alfani (con figure come Mario Antonio Alfani), situato nel cuore di Pontecagnano. Gli Alfani furono tra i primi a comprendere la necessità di una lavorazione industriale su larga scala, collaborando con la rete di Mattiello per la standardizzazione delle varietà Burley.
Famiglia Budetta: Legata storicamente al territorio, il nome della famiglia è indissolubilmente unito allo sviluppo urbanistico della zona industriale. La via dove sorge il celebre Tabacchificio Centola è oggi intitolata a Giacomo Budetti, a testimonianza del ruolo centrale della famiglia nella gestione dei suoli e delle infrastrutture agricole.
Famiglia Morese: Storici proprietari terrieri della Piana del Sele, i Morese (con tenute come Taverna Penta e Auteta) rappresentano l'esempio di nobiltà agraria che seppe diversificare tra allevamento bufalino e tabacchicoltura. Sebbene oggi siano celebri per l'eccellenza casearia, nel primo Novecento le loro terre furono fondamentali per la sperimentazione delle nuove varietà introdotte da Mattiello.
Famiglia Farina: Sebbene spesso associati alla concorrente SAIS/SAIM (con Mattia e poi Carmine De Martino), i vari rami della famiglia Farina detenevano ampie porzioni di territorio a Pontecagnano (come la località Farinia) che definirono il perimetro d'azione in cui Mattiello dovette muoversi per stringere i suoi accordi di fornitura.
Altre Figure di Rilievo
Oltre ai grandi nomi, Mattiello collaborò con una rete di circa 44 soci fondatori e medi proprietari terrieri che costituivano la "borghesia del tabacco". Tra questi figuravano esponenti delle famiglie Negri e Mattiello stessi, che agivano come garanti tecnici e finanziari presso i contadini della zona.
Questi rapporti non erano solo economici, ma definirono l'assetto urbanistico di Pontecagnano: le ville padronali di queste famiglie vennero spesso costruite a ridosso o in asse con gli stabilimenti di cura, creando quel paesaggio di "cattedrali nel verde" tipico della Piana del Sele.
LA LOGISTICA DEL TRASPORTO DEL TABACCO ALLO STABILIMENTO MATTIELLO
La logistica del trasporto tra le tenute della Piana del Sele e lo stabilimento centrale Mattiello (poi SRTA) era una macchina complessa che doveva conciliare la fragilità del prodotto con l'estensione del territorio. Il tabacco, una volta curato, temeva l'umidità eccessiva e lo sbriciolamento, richiedendo un sistema di movimentazione rapido e protetto.
Ecco come veniva gestita operativamente:
1. Il Trasporto a Corto Raggio: I Carri Agricoli
Dalle tenute limitrofe a Pontecagnano (come quelle delle famiglie Alfani o Budetta), il tabacco arrivava allo stabilimento tramite i tradizionali carri a trazione animale.
L'imballaggio primario: Le foglie, già raggruppate in "manelle", venivano caricate in grandi ceste di vimini o avvolte in teli di juta per evitare che il vento o la polvere della strada le danneggiassero.
Il rito della consegna: Durante il periodo della raccolta (tarda estate-autunno), le strade verso il centro di Pontecagnano erano percorse da file di carri che creavano un vero e proprio "ingorgo del tabacco" davanti ai cancelli del Mattiello per la pesatura.
2. I Centri di Raccolta Intermedi (Hub)
Poiché la SRTA gestiva terreni fino a Eboli e Battipaglia, Carlo Mattiello ideò un sistema di stabilimenti succursali (come San Mattia e Isca Rotonda) che fungevano da centri di stoccaggio temporaneo.
Qui il tabacco subiva una prima verifica di qualità.
Solo dopo questa pre-selezione, i lotti migliori venivano trasferiti allo stabilimento centrale di Pontecagnano per la lavorazione finale e la pressatura meccanica.
3. L'Innovazione dei Camion (Anni '20 e '30)
Con la trasformazione in Società Anonima e poi in SRTA, l'azienda fu tra le prime nella zona a investire in una propria flotta di autocarri gommati.
Velocità: L'uso dei camion permise di accorciare i tempi di trasporto dalle zone più distanti della Piana, riducendo l'esposizione del tabacco agli agenti atmosferici.
Capacità: I camion potevano trasportare le "balle" di tabacco già parzialmente pressate dai centri di raccolta periferici allo stabilimento centrale con molta più efficienza rispetto ai carri.
4. Il Ruolo della Ferrovia
Lo stabilimento Mattiello sorse strategicamente vicino alla linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria.
In entrata: La ferrovia serviva raramente per il trasporto dalle tenute (che preferivano la gomma), ma era fondamentale per l'arrivo di materiali pesanti come macchinari, carbone per le caldaie e legname per le casse.
In uscita: Una volta lavorato e imballato in pesanti casse di legno, il tabacco della SRTA partiva via treno direttamente dallo scalo ferroviario di Pontecagnano verso le Manifatture Tabacchi di Stato in tutta Italia o verso il porto di Napoli per l'esportazione.
5. La "Pesatura" e il Controllo
Ogni carico che arrivava allo stabilimento passava per la pesa a ponte. Questo era il momento cruciale del rapporto tra Mattiello e i proprietari terrieri: il peso e il grado di umidità rilevati determinavano il guadagno della tenuta, dando luogo spesso a lunghe trattative tra i fattori delle aziende agricole e i tecnici della SRTA.
IL TABACCHIFICIO MATTIELLO E I MACCHINARI DI PRESSATURA
Nello stabilimento Mattiello (poi SRTA), la fase di pressatura era il cuore tecnologico dell'opificio: serviva a trasformare le foglie voluminose e fragili in blocchi compatti e stabili, pronti per la conservazione pluriennale e il trasporto verso le Manifatture.
Ecco i dettagli tecnici dei macchinari e del processo:
1. Le Presse Idrauliche a Colonna
A differenza dei piccoli produttori che usavano presse manuali a vite, Mattiello investì in potenti presse idrauliche verticali.
Struttura: Erano composte da massicce colonne in ghisa che sostenevano un pistone centrale azionato da un sistema di pompe.
Funzionamento: Le foglie (già selezionate e umidificate per non spezzarsi) venivano inserite in casse di legno aperte sopra e sotto, poste su un carrello sotto il piatto della pressa.
Pressione controllata: La forza veniva applicata gradualmente per far uscire l'aria residua e compattare il tabacco senza schiacciare le venature delle foglie, preservandone gli oli essenziali.
2. Le Pompe a Vapore e l'Energia
Per azionare queste presse, lo stabilimento era dotato di una centrale termica interna.
Caldaie: Producevano il vapore necessario sia per i macchinari che per le "camere di condizionamento" (dove il tabacco veniva ammorbidito prima della pressatura).
Trasmissione: Spesso la forza motrice era distribuita tramite un sistema di pulegge e cinghie di cuoio che correvano lungo il soffitto del salone principale, collegando i motori alle singole presse.
3. La Formazione delle "Balle" e delle Casse
Il macchinario lavorava in sinergia con contenitori specifici:
Le Casse d'Esportazione: Erano robusti contenitori in legno di pioppo o abete. Il tabacco veniva pressato direttamente dentro la cassa definitiva. Una volta raggiunta la densità voluta, il coperchio veniva inchiodato mentre il blocco era ancora sotto pressione.
Il Peso Standard: Una cassa di tabacco della SRTA pesava solitamente tra i 100 e i 200 kg, una misura ottimizzata per la movimentazione sui vagoni ferroviari della stazione di Pontecagnano.
4. Bilance di Precisione e Controllo Umidità
Accanto alle presse, Mattiello fece installare bilance industriali a bilico di grande precisione.
Ogni balla veniva pesata e catalogata con una "cedola" che ne indicava la qualità (scelta), l'annata e il grado di umidità.
L'igrometro: Era lo strumento principe; pressare tabacco troppo umido avrebbe causato muffe interne distruggendo il valore del carico.
5. Manutenzione e Sicurezza
Questi macchinari richiedevano una manutenzione costante affidata a meccanici specializzati (spesso chiamati dal Nord Italia o dalla Germania nei primi tempi). Il rumore delle presse e il sibilo del vapore erano il sottofondo costante della giornata lavorativa a Pontecagnano, segnando il passaggio definitivo dall'artigianato agricolo alla grande industria.
Oggi, alcune di queste antiche presse sono conservate come reperti di archeologia industriale, testimoniando la potenza economica che la SRTA raggiunse negli anni '20.
IL TABACCHIFICIO MATTIELLO E GLI OPERAI SPECIALIZZATI: LA FIGURA DI MATTEO BALZANO
Mentre le tabacchine costituivano la massa operosa della cernita, il personale maschile rappresentava l'ossatura tecnica e logistica dello stabilimento Mattiello/SRTA. Era un'élite operaia composta da figure specializzate che garantivano il battito meccanico della fabbrica.
1. I Fochisti e la Centrale Termica
Il cuore pulsante era la sala caldaie. I fochisti erano gli operai addetti ad alimentare le fornaci per generare il vapore.
Responsabilità: Dovevano mantenere la pressione costante per le presse idrauliche e per i sistemi di umidificazione dei tabacchi. Un calo di pressione fermava l'intera produzione.
Condizioni: Lavoravano in ambienti caldissimi e saturi di fumo di carbone, soggetti a turni massacranti per garantire che le macchine fossero pronte all'alba.
2. I Meccanici e i manutentori
I meccanici della SRTA erano i "custodi" delle presse e delle trasmissioni a cinghia.
Competenze: Spesso formati nelle scuole tecniche di Salerno o provenienti da esperienze nel settore tessile/meccanico, dovevano intervenire immediatamente in caso di rottura delle guarnizioni delle presse idrauliche (frequenti sotto sforzo).
Oliatori: Una sottocategoria di operai che percorreva lo stabilimento per lubrificare pulegge e ingranaggi sospesi, un lavoro pericoloso svolto spesso su scale instabili mentre le macchine erano in funzione.
3. Il Capo Tecnico MATTEO BALZANO
La figura di Matteo Balzano è centrale nella memoria storica di Pontecagnano, rappresentando il legame tra la direzione tecnica e la gestione operativa dei flussi di lavoro.
Capo Tecnico: Balzano agiva spesso come l'occhio destro di Carlo Mattiello (e successivamente nella gerarchia della SRTA). La sua figura era fondamentale nella mediazione tra le esigenze della proprietà e la realtà della produzione.
Esperto di Qualità: Oltre alla gestione del personale, Balzano era un profondo conoscitore delle foglie. Era lui a supervisionare la "pesata" e a decidere se un lotto di tabacco era idoneo alla pressatura o se necessitava di ulteriore condizionamento.
Legame col Territorio: Come molti quadri intermedi dell'epoca, Balzano fungeva da ponte con i proprietari terrieri e i coloni, garantendo che le direttive tecniche di Mattiello venissero applicate correttamente in tutte le tenute fornitrici della Piana.
4. La Gerarchia Sociale
In fabbrica esisteva una netta distinzione: gli uomini (meccanici, fochisti, magazzinieri) percepivano salari più alti delle tabacchine e occupavano ruoli di comando o di manutenzione specializzata. Erano loro a gestire il "prodotto finito", ovvero le pesanti casse da 200 kg che venivano movimentate verso lo scalo ferroviario.
Oggi, i nomi di questi tecnici e capisquadra emergono dai registri matricola conservati negli archivi di archeologia industriale, testimoniando la nascita di una vera classe operaia specializzata a Pontecagnano.
CARLO MATTIELLO, LA "SRTA" E L'ESPORTAZIONE DEL TABACCO
L'esportazione verso l'estero rappresentò per Carlo Mattiello e la SRTA la vera sfida commerciale, poiché significava confrontarsi con i rigorosi standard qualitativi dei mercati internazionali, in particolare quello tedesco e nord-europeo, grandi consumatori di miscele "light".
Ecco come veniva strutturato il canale dell'export:
1. La Certificazione della Qualità (Lo Standard "Mattiello")
Per esportare, non bastava produrre tabacco; serviva omogeneità. Mattiello impose una classificazione ferrea:
Selezione per l'Estero: Solo le foglie di "prima scelta" (prive di macchie, di colore dorato uniforme e integri) venivano destinate all'esportazione.
Il Marchio SRTA: Le casse venivano marchiate a fuoco con il logo della società, che divenne sinonimo di Burley italiano di alta qualità, capace di competere con quello originario del Kentucky.
2. Il Confezionamento per i Lunghi Viaggi
Il trasporto transoceanico o ferroviario internazionale richiedeva precauzioni speciali:
Le Casse "Tropicalizzate": Per l'export si usavano casse di legno più spesse, foderate internamente con carta catramata o fogli di zinco per impedire all'umidità salmastra (durante i tragitti marittimi) di penetrare e far fermentare il tabacco.
Pressatura ad Alta Densità: I macchinari descritti in precedenza venivano spinti al massimo per ridurre il volume della cassa, abbattendo così i costi di nolo (trasporto) che erano calcolati sullo spazio occupato.
3. La Logistica: Dal Treno al Porto di Napoli
La SRTA sfruttava la sua posizione strategica a Pontecagnano per una logistica intermodale:
La Ferrovia: I vagoni piombati partivano dallo scalo ferroviario locale carichi di casse dirette ai porti del Nord Europa (Amburgo, Brema) o verso le manifatture dell'Europa Centrale.
Il Porto di Napoli: Per le spedizioni via mare, i camion o i treni della SRTA raggiungevano il porto di Napoli. Qui Mattiello aveva referenti e agenti doganali che curavano l'imbarco sui piroscafi diretti alle grandi compagnie estere.
4. Gli Accordi Commerciali Internazionali
Mattiello non attendeva i compratori in fabbrica, ma agiva da moderno manager:
Rapporti con i Broker: La SRTA si avvaleva di intermediari internazionali che piazzavano il tabacco salernitano presso le grandi multinazionali del fumo.
Campioni di Prova: Prima delle spedizioni massicce, venivano inviate all'estero piccole "mazzette" di tabacco (i campioni) per permettere ai chimici delle manifatture straniere di testare la combustibilità e il tasso di nicotina.
5. Il Conflitto con il Monopolio di Stato
Questa attività di export era complessa perché avveniva sotto la vigilanza del Monopolio di Stato italiano. Mattiello dovette destreggiarsi tra le autorizzazioni ministeriali e la voglia di espandersi privatamente. Proprio la sua capacità di generare valuta pregiata tramite le esportazioni protesse inizialmente la SRTA dalle pressioni dei concorrenti locali.
CARLO MATTIELLO, GLI ARMATORI "ROMANO" E L'ESPORTAZIONE TABACCHI
Il ruolo degli armatori Romano di Salerno (in particolare la figura di Andrea Romano) fu cruciale per l'espansione internazionale del tabacchificio di Carlo Mattiello e della successiva SRTA, agendo come il braccio logistico marittimo necessario per raggiungere i mercati esteri.
1. Il Ponte Strategico verso il Nord Europa
Mentre Mattiello curava la qualità agricola e industriale a Pontecagnano, la famiglia Romano garantiva lo sbocco verso i grandi porti del Nord, come Amburgo, Brema e Anversa.
Specializzazione: Gli armatori Romano disponevano di navigli adatti al trasporto di merci delicate e voluminose come le casse di tabacco, che necessitavano di stive asciutte e ben ventilate per evitare fermentazioni dannose durante la navigazione.
Rapporto di fiducia: Quello tra Mattiello e Romano non era un semplice contratto di nolo, ma una partnership tra due grandi famiglie dell'imprenditoria salernitana che condividevano l'obiettivo di rendere il porto di Salerno uno scalo di rilevanza internazionale.
2. Ottimizzazione della Filiera
Il coinvolgimento diretto di un armatore locale permetteva a Mattiello di abbattere i costi di intermediazione:
Logistica integrata: Il tabacco passava direttamente dai vagoni ferroviari o dai camion della SRTA alle stive delle navi Romano nel porto di Salerno o di Napoli, riducendo i tempi di stoccaggio in banchina.
Gestione delle "Rinfuse": Grazie alla flessibilità degli armatori Romano, la SRTA poteva pianificare spedizioni cadenzate in base ai cicli di lavorazione stagionale del Burley e del Maryland.
3. L'Esportazione come Scudo Economico
La collaborazione con i Romano fu fondamentale per l'indipendenza della SRTA. Riuscendo a esportare grandi quantitativi di tabacco lavorato all'estero, Mattiello generava valuta estera e manteneva una posizione di forza nei confronti del Monopolio di Stato italiano, che inizialmente faticava a controllare i canali commerciali privati verso le manifatture straniere.
CARLO MATTIELO E MARIA ROMANO
La storia dell'unione tra Carlo Mattiello e Maria Romano non fu solo un legame affettivo, ma un vero e proprio assetto di potere economico che fuse le due anime della Salerno industriale del primo Novecento: l'oro verde del tabacco e la potenza marittima degli armatori.
1. Maria Romano: Il legame con il mare
Maria era esponente della celebre famiglia di armatori salernitani Romano.
L'unione strategica: Il matrimonio portò non solo capitali, ma soprattutto relazioni internazionali e una logistica preferenziale. Grazie a questo legame, il tabacco di Carlo Mattiello aveva una "corsia preferenziale" sui mercati esteri, utilizzando la flotta del suocero per le spedizioni.
Ruolo sociale: Come molte donne dell'alta borghesia salernitana dell'epoca, Maria Romano svolgeva un ruolo di rappresentanza fondamentale, gestendo i rapporti con le altre famiglie storiche (Alfani, Budetta, Morese) che costituivano la rete di fornitori della SRTA.
2. La Famiglia Mattiello: Tra Napoli e Salerno
La famiglia di Carlo aveva radici che spaziavano tra l'hinterland napoletano e la provincia di Salerno, portando con sé una cultura imprenditoriale pragmatica.
Il rapporto tra Carlo Mattiello e i proprietari terrieri della Piana del Sele fu l'ingranaggio che permise la rapida transizione della zona da un'economia di latifondo a un distretto agro-industriale d'avanguardia. Mattiello non agiva come un semplice acquirente, ma come un vero partner tecnico e finanziario.
Ecco i pilastri su cui poggiava questa relazione:
1. Il Sistema del "Contratto di Coltivazione"
Mattiello fu tra i primi a introdurre contratti che legavano strettamente il proprietario terriero allo stabilimento.
Garanzia di acquisto: In un'epoca di mercati instabili, la SRTA garantiva ai proprietari il ritiro dell'intera produzione. Questo eliminava il rischio invenduto, spingendo anche i latifondisti più conservatori a investire.
Anticipazioni finanziarie: Mattiello spesso finanziava i proprietari all'inizio della stagione per l'acquisto di sementi selezionate e concimi chimici, che la stessa SRTA importava o selezionava.
2. L'Assistenza Tecnica come Vincolo
Il rapporto non era solo commerciale, ma quasi pedagogico. Mattiello sapeva che la qualità del Burley e del Maryland dipendeva dalla cura in campo e nei capannoni agricoli.
I Tecnici della SRTA: Mattiello inviava i propri esperti nelle tenute dei proprietari terrieri per istruire i coloni e i contadini sulle tecniche di trapianto e, soprattutto, sulla costruzione dei capannoni a vasistas.
Standardizzazione: Questo permetteva a Mattiello di ottenere un prodotto omogeneo dai diversi fornitori, fondamentale per poter rivendere il tabacco alle manifatture con il marchio di qualità della SRTA.
3. La Creazione di una "Elite del Tabacco"
Attorno alla figura di Mattiello si consolidò una classe di proprietari terrieri (spesso appartenenti alla nobiltà o alla borghesia agraria locale) che vedevano nel tabacco la via per la modernizzazione.
Investimenti infrastrutturali: Grazie ai proventi garantiti dalla SRTA, i proprietari iniziarono a bonificare i terreni e a costruire quelle strutture in muratura e legno che ancora oggi punteggiano la Piana.
Rapporti di fiducia: Mattiello godeva di grande prestigio personale; la sua parola valeva spesso quanto un contratto scritto, il che gli permise di creare una rete di fornitori fedelissimi che resistettero a lungo alle lusinghe della concorrente SAIS/SAIM.
4. Il conflitto tra Proprietà e Lavoro
Sebbene il rapporto tra Mattiello e i proprietari fosse idilliaco, esso poggiava sul duro lavoro dei coloni e delle braccianti. Mattiello era il mediatore: chiedeva ai proprietari massima qualità, i quali a loro volta stringevano i ritmi di lavoro sui contadini. Questo equilibrio si incrinò solo con le prime grandi ondate di scioperi, quando le rivendicazioni delle tabacchine iniziarono a colpire sia il "padrone" del tabacchificio che il proprietario della terra.
LE FAMIGLIE STORICHE DI PONTECAGNANO
La collaborazione tra Carlo Mattiello e i proprietari terrieri locali fu il pilastro che permise alla SRTA di imporsi come polo d'eccellenza. Mattiello riuscì a coinvolgere sia l'antica aristocrazia agraria che la nuova borghesia terriera, convincendole a riconvertire i propri latifondi alla tabacchicoltura "americana".
Ecco le principali famiglie storiche di Pontecagnano e della zona limitrofa che furono protagoniste di questa stagione industriale:
Le Grandi Famiglie e i Tabacchifici
Famiglia Alfani: Una delle stirpi più influenti. Gestivano l'omonimo Tabacchificio Alfani (con figure come Mario Antonio Alfani), situato nel cuore di Pontecagnano. Gli Alfani furono tra i primi a comprendere la necessità di una lavorazione industriale su larga scala, collaborando con la rete di Mattiello per la standardizzazione delle varietà Burley.
Famiglia Budetta: Legata storicamente al territorio, il nome della famiglia è indissolubilmente unito allo sviluppo urbanistico della zona industriale. La via dove sorge il celebre Tabacchificio Centola è oggi intitolata a Giacomo Budetti, a testimonianza del ruolo centrale della famiglia nella gestione dei suoli e delle infrastrutture agricole.
Famiglia Morese: Storici proprietari terrieri della Piana del Sele, i Morese (con tenute come Taverna Penta e Auteta) rappresentano l'esempio di nobiltà agraria che seppe diversificare tra allevamento bufalino e tabacchicoltura. Sebbene oggi siano celebri per l'eccellenza casearia, nel primo Novecento le loro terre furono fondamentali per la sperimentazione delle nuove varietà introdotte da Mattiello.
Famiglia Farina: Sebbene spesso associati alla concorrente SAIS/SAIM (con Mattia e poi Carmine De Martino), i vari rami della famiglia Farina detenevano ampie porzioni di territorio a Pontecagnano (come la località Farinia) che definirono il perimetro d'azione in cui Mattiello dovette muoversi per stringere i suoi accordi di fornitura.
Altre Figure di Rilievo
Oltre ai grandi nomi, Mattiello collaborò con una rete di circa 44 soci fondatori e medi proprietari terrieri che costituivano la "borghesia del tabacco". Tra questi figuravano esponenti delle famiglie Negri e Mattiello stessi, che agivano come garanti tecnici e finanziari presso i contadini della zona.
Questi rapporti non erano solo economici, ma definirono l'assetto urbanistico di Pontecagnano: le ville padronali di queste famiglie vennero spesso costruite a ridosso o in asse con gli stabilimenti di cura, creando quel paesaggio di "cattedrali nel verde" tipico della Piana del Sele.
LA LOGISTICA DEL TRASPORTO DEL TABACCO ALLO STABILIMENTO MATTIELLO
La logistica del trasporto tra le tenute della Piana del Sele e lo stabilimento centrale Mattiello (poi SRTA) era una macchina complessa che doveva conciliare la fragilità del prodotto con l'estensione del territorio. Il tabacco, una volta curato, temeva l'umidità eccessiva e lo sbriciolamento, richiedendo un sistema di movimentazione rapido e protetto.
Ecco come veniva gestita operativamente:
1. Il Trasporto a Corto Raggio: I Carri Agricoli
Dalle tenute limitrofe a Pontecagnano (come quelle delle famiglie Alfani o Budetta), il tabacco arrivava allo stabilimento tramite i tradizionali carri a trazione animale.
L'imballaggio primario: Le foglie, già raggruppate in "manelle", venivano caricate in grandi ceste di vimini o avvolte in teli di juta per evitare che il vento o la polvere della strada le danneggiassero.
Il rito della consegna: Durante il periodo della raccolta (tarda estate-autunno), le strade verso il centro di Pontecagnano erano percorse da file di carri che creavano un vero e proprio "ingorgo del tabacco" davanti ai cancelli del Mattiello per la pesatura.
2. I Centri di Raccolta Intermedi (Hub)
Poiché la SRTA gestiva terreni fino a Eboli e Battipaglia, Carlo Mattiello ideò un sistema di stabilimenti succursali (come San Mattia e Isca Rotonda) che fungevano da centri di stoccaggio temporaneo.
Qui il tabacco subiva una prima verifica di qualità.
Solo dopo questa pre-selezione, i lotti migliori venivano trasferiti allo stabilimento centrale di Pontecagnano per la lavorazione finale e la pressatura meccanica.
3. L'Innovazione dei Camion (Anni '20 e '30)
Con la trasformazione in Società Anonima e poi in SRTA, l'azienda fu tra le prime nella zona a investire in una propria flotta di autocarri gommati.
Velocità: L'uso dei camion permise di accorciare i tempi di trasporto dalle zone più distanti della Piana, riducendo l'esposizione del tabacco agli agenti atmosferici.
Capacità: I camion potevano trasportare le "balle" di tabacco già parzialmente pressate dai centri di raccolta periferici allo stabilimento centrale con molta più efficienza rispetto ai carri.
4. Il Ruolo della Ferrovia
Lo stabilimento Mattiello sorse strategicamente vicino alla linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria.
In entrata: La ferrovia serviva raramente per il trasporto dalle tenute (che preferivano la gomma), ma era fondamentale per l'arrivo di materiali pesanti come macchinari, carbone per le caldaie e legname per le casse.
In uscita: Una volta lavorato e imballato in pesanti casse di legno, il tabacco della SRTA partiva via treno direttamente dallo scalo ferroviario di Pontecagnano verso le Manifatture Tabacchi di Stato in tutta Italia o verso il porto di Napoli per l'esportazione.
5. La "Pesatura" e il Controllo
Ogni carico che arrivava allo stabilimento passava per la pesa a ponte. Questo era il momento cruciale del rapporto tra Mattiello e i proprietari terrieri: il peso e il grado di umidità rilevati determinavano il guadagno della tenuta, dando luogo spesso a lunghe trattative tra i fattori delle aziende agricole e i tecnici della SRTA.
IL TABACCHIFICIO MATTIELLO E I MACCHINARI DI PRESSATURA
Nello stabilimento Mattiello (poi SRTA), la fase di pressatura era il cuore tecnologico dell'opificio: serviva a trasformare le foglie voluminose e fragili in blocchi compatti e stabili, pronti per la conservazione pluriennale e il trasporto verso le Manifatture.
Ecco i dettagli tecnici dei macchinari e del processo:
1. Le Presse Idrauliche a Colonna
A differenza dei piccoli produttori che usavano presse manuali a vite, Mattiello investì in potenti presse idrauliche verticali.
Struttura: Erano composte da massicce colonne in ghisa che sostenevano un pistone centrale azionato da un sistema di pompe.
Funzionamento: Le foglie (già selezionate e umidificate per non spezzarsi) venivano inserite in casse di legno aperte sopra e sotto, poste su un carrello sotto il piatto della pressa.
Pressione controllata: La forza veniva applicata gradualmente per far uscire l'aria residua e compattare il tabacco senza schiacciare le venature delle foglie, preservandone gli oli essenziali.
2. Le Pompe a Vapore e l'Energia
Per azionare queste presse, lo stabilimento era dotato di una centrale termica interna.
Caldaie: Producevano il vapore necessario sia per i macchinari che per le "camere di condizionamento" (dove il tabacco veniva ammorbidito prima della pressatura).
Trasmissione: Spesso la forza motrice era distribuita tramite un sistema di pulegge e cinghie di cuoio che correvano lungo il soffitto del salone principale, collegando i motori alle singole presse.
3. La Formazione delle "Balle" e delle Casse
Il macchinario lavorava in sinergia con contenitori specifici:
Le Casse d'Esportazione: Erano robusti contenitori in legno di pioppo o abete. Il tabacco veniva pressato direttamente dentro la cassa definitiva. Una volta raggiunta la densità voluta, il coperchio veniva inchiodato mentre il blocco era ancora sotto pressione.
Il Peso Standard: Una cassa di tabacco della SRTA pesava solitamente tra i 100 e i 200 kg, una misura ottimizzata per la movimentazione sui vagoni ferroviari della stazione di Pontecagnano.
4. Bilance di Precisione e Controllo Umidità
Accanto alle presse, Mattiello fece installare bilance industriali a bilico di grande precisione.
Ogni balla veniva pesata e catalogata con una "cedola" che ne indicava la qualità (scelta), l'annata e il grado di umidità.
L'igrometro: Era lo strumento principe; pressare tabacco troppo umido avrebbe causato muffe interne distruggendo il valore del carico.
5. Manutenzione e Sicurezza
Questi macchinari richiedevano una manutenzione costante affidata a meccanici specializzati (spesso chiamati dal Nord Italia o dalla Germania nei primi tempi). Il rumore delle presse e il sibilo del vapore erano il sottofondo costante della giornata lavorativa a Pontecagnano, segnando il passaggio definitivo dall'artigianato agricolo alla grande industria.
Oggi, alcune di queste antiche presse sono conservate come reperti di archeologia industriale, testimoniando la potenza economica che la SRTA raggiunse negli anni '20.
IL TABACCHIFICIO MATTIELLO E GLI OPERAI SPECIALIZZATI: LA FIGURA DI MATTEO BALZANO
Mentre le tabacchine costituivano la massa operosa della cernita, il personale maschile rappresentava l'ossatura tecnica e logistica dello stabilimento Mattiello/SRTA. Era un'élite operaia composta da figure specializzate che garantivano il battito meccanico della fabbrica.
1. I Fochisti e la Centrale Termica
Il cuore pulsante era la sala caldaie. I fochisti erano gli operai addetti ad alimentare le fornaci per generare il vapore.
Responsabilità: Dovevano mantenere la pressione costante per le presse idrauliche e per i sistemi di umidificazione dei tabacchi. Un calo di pressione fermava l'intera produzione.
Condizioni: Lavoravano in ambienti caldissimi e saturi di fumo di carbone, soggetti a turni massacranti per garantire che le macchine fossero pronte all'alba.
2. I Meccanici e i manutentori
I meccanici della SRTA erano i "custodi" delle presse e delle trasmissioni a cinghia.
Competenze: Spesso formati nelle scuole tecniche di Salerno o provenienti da esperienze nel settore tessile/meccanico, dovevano intervenire immediatamente in caso di rottura delle guarnizioni delle presse idrauliche (frequenti sotto sforzo).
Oliatori: Una sottocategoria di operai che percorreva lo stabilimento per lubrificare pulegge e ingranaggi sospesi, un lavoro pericoloso svolto spesso su scale instabili mentre le macchine erano in funzione.
3. Il Capo Tecnico MATTEO BALZANO
La figura di Matteo Balzano è centrale nella memoria storica di Pontecagnano, rappresentando il legame tra la direzione tecnica e la gestione operativa dei flussi di lavoro.
Capo Tecnico: Balzano agiva spesso come l'occhio destro di Carlo Mattiello (e successivamente nella gerarchia della SRTA). La sua figura era fondamentale nella mediazione tra le esigenze della proprietà e la realtà della produzione.
Esperto di Qualità: Oltre alla gestione del personale, Balzano era un profondo conoscitore delle foglie. Era lui a supervisionare la "pesata" e a decidere se un lotto di tabacco era idoneo alla pressatura o se necessitava di ulteriore condizionamento.
Legame col Territorio: Come molti quadri intermedi dell'epoca, Balzano fungeva da ponte con i proprietari terrieri e i coloni, garantendo che le direttive tecniche di Mattiello venissero applicate correttamente in tutte le tenute fornitrici della Piana.
4. La Gerarchia Sociale
In fabbrica esisteva una netta distinzione: gli uomini (meccanici, fochisti, magazzinieri) percepivano salari più alti delle tabacchine e occupavano ruoli di comando o di manutenzione specializzata. Erano loro a gestire il "prodotto finito", ovvero le pesanti casse da 200 kg che venivano movimentate verso lo scalo ferroviario.
Oggi, i nomi di questi tecnici e capisquadra emergono dai registri matricola conservati negli archivi di archeologia industriale, testimoniando la nascita di una vera classe operaia specializzata a Pontecagnano.
CARLO MATTIELLO, LA "SRTA" E L'ESPORTAZIONE DEL TABACCO
L'esportazione verso l'estero rappresentò per Carlo Mattiello e la SRTA la vera sfida commerciale, poiché significava confrontarsi con i rigorosi standard qualitativi dei mercati internazionali, in particolare quello tedesco e nord-europeo, grandi consumatori di miscele "light".
Ecco come veniva strutturato il canale dell'export:
1. La Certificazione della Qualità (Lo Standard "Mattiello")
Per esportare, non bastava produrre tabacco; serviva omogeneità. Mattiello impose una classificazione ferrea:
Selezione per l'Estero: Solo le foglie di "prima scelta" (prive di macchie, di colore dorato uniforme e integri) venivano destinate all'esportazione.
Il Marchio SRTA: Le casse venivano marchiate a fuoco con il logo della società, che divenne sinonimo di Burley italiano di alta qualità, capace di competere con quello originario del Kentucky.
2. Il Confezionamento per i Lunghi Viaggi
Il trasporto transoceanico o ferroviario internazionale richiedeva precauzioni speciali:
Le Casse "Tropicalizzate": Per l'export si usavano casse di legno più spesse, foderate internamente con carta catramata o fogli di zinco per impedire all'umidità salmastra (durante i tragitti marittimi) di penetrare e far fermentare il tabacco.
Pressatura ad Alta Densità: I macchinari descritti in precedenza venivano spinti al massimo per ridurre il volume della cassa, abbattendo così i costi di nolo (trasporto) che erano calcolati sullo spazio occupato.
3. La Logistica: Dal Treno al Porto di Napoli
La SRTA sfruttava la sua posizione strategica a Pontecagnano per una logistica intermodale:
La Ferrovia: I vagoni piombati partivano dallo scalo ferroviario locale carichi di casse dirette ai porti del Nord Europa (Amburgo, Brema) o verso le manifatture dell'Europa Centrale.
Il Porto di Napoli: Per le spedizioni via mare, i camion o i treni della SRTA raggiungevano il porto di Napoli. Qui Mattiello aveva referenti e agenti doganali che curavano l'imbarco sui piroscafi diretti alle grandi compagnie estere.
4. Gli Accordi Commerciali Internazionali
Mattiello non attendeva i compratori in fabbrica, ma agiva da moderno manager:
Rapporti con i Broker: La SRTA si avvaleva di intermediari internazionali che piazzavano il tabacco salernitano presso le grandi multinazionali del fumo.
Campioni di Prova: Prima delle spedizioni massicce, venivano inviate all'estero piccole "mazzette" di tabacco (i campioni) per permettere ai chimici delle manifatture straniere di testare la combustibilità e il tasso di nicotina.
5. Il Conflitto con il Monopolio di Stato
Questa attività di export era complessa perché avveniva sotto la vigilanza del Monopolio di Stato italiano. Mattiello dovette destreggiarsi tra le autorizzazioni ministeriali e la voglia di espandersi privatamente. Proprio la sua capacità di generare valuta pregiata tramite le esportazioni protesse inizialmente la SRTA dalle pressioni dei concorrenti locali.
CARLO MATTIELLO, GLI ARMATORI "ROMANO" E L'ESPORTAZIONE TABACCHI
Il ruolo degli armatori Romano di Salerno (in particolare la figura di Andrea Romano) fu cruciale per l'espansione internazionale del tabacchificio di Carlo Mattiello e della successiva SRTA, agendo come il braccio logistico marittimo necessario per raggiungere i mercati esteri.
1. Il Ponte Strategico verso il Nord Europa
Mentre Mattiello curava la qualità agricola e industriale a Pontecagnano, la famiglia Romano garantiva lo sbocco verso i grandi porti del Nord, come Amburgo, Brema e Anversa.
Specializzazione: Gli armatori Romano disponevano di navigli adatti al trasporto di merci delicate e voluminose come le casse di tabacco, che necessitavano di stive asciutte e ben ventilate per evitare fermentazioni dannose durante la navigazione.
Rapporto di fiducia: Quello tra Mattiello e Romano non era un semplice contratto di nolo, ma una partnership tra due grandi famiglie dell'imprenditoria salernitana che condividevano l'obiettivo di rendere il porto di Salerno uno scalo di rilevanza internazionale.
2. Ottimizzazione della Filiera
Il coinvolgimento diretto di un armatore locale permetteva a Mattiello di abbattere i costi di intermediazione:
Logistica integrata: Il tabacco passava direttamente dai vagoni ferroviari o dai camion della SRTA alle stive delle navi Romano nel porto di Salerno o di Napoli, riducendo i tempi di stoccaggio in banchina.
Gestione delle "Rinfuse": Grazie alla flessibilità degli armatori Romano, la SRTA poteva pianificare spedizioni cadenzate in base ai cicli di lavorazione stagionale del Burley e del Maryland.
3. L'Esportazione come Scudo Economico
La collaborazione con i Romano fu fondamentale per l'indipendenza della SRTA. Riuscendo a esportare grandi quantitativi di tabacco lavorato all'estero, Mattiello generava valuta estera e manteneva una posizione di forza nei confronti del Monopolio di Stato italiano, che inizialmente faticava a controllare i canali commerciali privati verso le manifatture straniere.
CARLO MATTIELO E MARIA ROMANO
La storia dell'unione tra Carlo Mattiello e Maria Romano non fu solo un legame affettivo, ma un vero e proprio assetto di potere economico che fuse le due anime della Salerno industriale del primo Novecento: l'oro verde del tabacco e la potenza marittima degli armatori.
1. Maria Romano: Il legame con il mare
Maria era esponente della celebre famiglia di armatori salernitani Romano.
L'unione strategica: Il matrimonio portò non solo capitali, ma soprattutto relazioni internazionali e una logistica preferenziale. Grazie a questo legame, il tabacco di Carlo Mattiello aveva una "corsia preferenziale" sui mercati esteri, utilizzando la flotta del suocero per le spedizioni.
Ruolo sociale: Come molte donne dell'alta borghesia salernitana dell'epoca, Maria Romano svolgeva un ruolo di rappresentanza fondamentale, gestendo i rapporti con le altre famiglie storiche (Alfani, Budetta, Morese) che costituivano la rete di fornitori della SRTA.
2. La Famiglia Mattiello: Tra Napoli e Salerno
La famiglia di Carlo aveva radici che spaziavano tra l'hinterland napoletano e la provincia di Salerno, portando con sé una cultura imprenditoriale pragmatica.
Carlo Mattiello (Napoli 1883 - Pontecagnano 1926)
Maria Romano Mattiello (New Orleans 1884 - Cava de' Tirreni 1925)
I Figli:
Concetta Mattiello (1918-2018): sposata con Giovanni Rizzo (direttore generale del ministero dei lavori pubblici e trasporti), figli: Rosa Maria, Carla, Fabio.
Ernesto Mattiello (1920-1927).
Cristina Mattiello (1922-2012): sposata con Giuseppe Varsalona (funzionario del ministero delle finanze).
Maria Mattiello (1925-2020): sposata con Antonio Sarno (architetto e professore di storia dell'arte), figli: Carmine, Carlo, Maria Assunta, Amalia.
3. La Memoria
Con la morte precoce di Carlo Mattiello nel 1926, iniziò il declino della SRTA e l'avvento del monopolio statale centralizzato
3. La Memoria
Con la morte precoce di Carlo Mattiello nel 1926, iniziò il declino della SRTA e l'avvento del monopolio statale centralizzato
Il nome di Carlo Mattiello resta scolpito nell'urbanistica di Pontecagnano: molti degli storici capannoni che vediamo oggi sono il frutto della visione che seppe guardare oltre i confini della Piana del Sele.
Per decenni gli operai e le operaie che lavorarono nel Tabacchificio Mattiello ricordavano con stima e rispetto la figura del giovane e valido imprenditore Carlo Mattiello.
Nel quartiere dove sorse lo storico Tabacchificio Mattiello il comune di Pontecagnano ha intestato una strada al suo intraprendente fondatore Carlo Mattiello.
CARLO MATTIELLO: INNOVATORE E IMPRENDITORE LUNGIMIRANTE
CARLO MATTIELLO: INNOVATORE E IMPRENDITORE LUNGIMIRANTE
La figura di Carlo Mattiello rappresenta l'anello di congiunzione tra l'innovazione agricola della Piana del Sele e la potenza mercantile del porto di Salerno, trasformando Pontecagnano in un polo internazionale del tabacco.
1. Storia e Svolta Industriale
Pioniere del tabacco "chiaro": Mattiello fu il primo a intuire che il microclima salernitano fosse ideale per le varietà americane (Burley e Maryland), rompendo con la tradizione dei tabacchi scuri.
L'evoluzione societaria: Fondò nel 1922 la S.A.S. Carlo Mattiello & C., trasformata nel 1923 negli SRTA (Stabilimenti Riuniti Tabacchi Americani). Questo colosso privato controllava stabilimenti a Pontecagnano, Battipaglia (San Mattia) ed Eboli (Isca Rotonda).
Il Quadrilatero di Pontecagnano: Insieme alle famiglie Alfani, Centola e Budetta, Mattiello definì l'urbanistica industriale della città, costruendo imponenti opifici a "vasistas" per la cura del tabacco.
2. Concetti e Innovazioni
Filiera Integrata: Mattiello non era solo un industriale, ma un partner dei proprietari terrieri (come i Morese), ai quali forniva assistenza tecnica e sementi in cambio dell'esclusiva sul raccolto.
Tecnologia e Qualità: Introdusse l'uso di presse idrauliche a vapore e camere di condizionamento, elevando gli standard qualitativi per competere sui mercati esteri.
Impatto Sociale: Le sue fabbriche furono il luogo d'elezione delle tabacchine, figure centrali per la cernita manuale, che proprio nei suoi stabilimenti iniziarono le prime lotte per i diritti (asili nido e salari).
3. Relazioni: L'Asse Mattiello-Romano
Il legame con la famiglia di armatori Romano fu il vero moltiplicatore di potenza della SRTA:
Il Matrimonio Strategico: Carlo sposò Maria Romano, figlia dell'armatore Romano. Questa unione fuse il capitale agrario con quello marittimo.
Logistica Privata: Grazie ad Andrea Romano, cognato di Carlo, il tabacco di Pontecagnano godeva di una flotta dedicata. Le navi Romano trasportavano le casse marchiate SRTA direttamente verso i porti di Amburgo e Anversa.
Indipendenza dal Monopolio: Questa sinergia permise a Mattiello e poi a SRTA di operare sui mercati internazionali con valuta pregiata, mantenendo un'autonomia che durò fino all'ascesa del monopolio SAIM negli anni '30.
Conclusione
Carlo Mattiello morì nel 1926 all'età di 33 anni lasciando un'impronta fondamentale per l'innovazione industriale nella produzione di tabacchi e per una trasformazione sociale e lavorativa nel salernitano, concorrendo allo sviluppo economico di Pontecagnano con il passaggio dall'agricoltura di sussistenza locale al commercio globale internazionale.
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