venerdì 15 novembre 2024

Liturgia, opera della Trinità , di N. Bux - U.M. Lang - P. Gunter

 

Liturgia, opera della Trinità


"Nella sacra liturgia, Cristo, nella potenza dello Spirito Santo, significa e realizza il Mistero pasquale della sua Passione, Morte di Croce e Risurrezione"


di N. Bux - U.M. Lang - P. Gunter

 



Il Padre

"Nella liturgia il Padre è riconosciuto e adorato come la sorgente e il termine di tutte le benedizioni della creazione e della salvezza"

di mons. Nicola Bux

Senza la mediazione del Figlio non avremmo conosciuto il Padre e non avremmo ricevuto lo Spirito che ci permette di riconoscere il Figlio come Signore e di adorare in lui il Padre. Il Padre ha compiuto tale scelta di renderci capaci di tutto ciò, ossia di adottarci come figli, prima della creazione del mondo (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica [CCC], 1077). La capacità di operare come singoli e come membri di un popolo scelto e consacrato si chiama “liturgia”: a ragione definita opera del mistero delle tre Persone. L’azione trinitaria, cioè, è il prototipo dell’azione sacra o liturgica.

Ma, visto l’attivismo ecclesiastico e liturgico che ha portato ad adottare termini come “attore” e “operatore” persino nella sacra liturgia, dobbiamo definire, a scanso di equivoci, la natura di questa azione. L’azione sacra della liturgia è essenzialmente una “benedizione”, termine a tutti noto, ma non nel suo vero significato. Lo fa l’articolo seguente del Catechismo che conviene riportare per intero: «Benedire è un’azione divina che dà la vita e di cui il Padre è la sorgente. La sua benedizione è insieme parola e dono (“bene-dictio” – “eu-logía”). Riferito all’uomo, questo termine significherà l’adorazione e la consegna di sé al proprio Creatore nell’azione di grazie» (CCC, 1078).

Dunque, la liturgia è benedizione divina, parola e dono, e adorazione umana, ossia azione di grazie (eucaristia) e offerta. Non c’è tutta la santa Messa in questa definizione? Nessuno può omettere di definire così la sacra liturgia, ossia sacramento. L’adorazione non è altro che la stessa liturgia. Ogni tentativo di scindere le due cose va contro la fede e la verità cattolica.

Non si sostiene oggi che l’uomo adora Dio con tutto il suo essere? Vuol dire con l’anima e col corpo. Perciò nella Bibbia tutta «l’opera di Dio è benedizione» (cf. CCC, 1079-1081): è la dimensione cosmica che innerva la Sacra Scrittura dalla Genesi all’Apocalisse e parimenti la liturgia. Se benedire vuol dire adorare, la benedizione o adorazione nella Scrittura è documentata dalla prostrazione e dal piegare fisicamente le ginocchia e metafisicamente il cuore. Solo il diavolo non si inginocchia, perché – dicono i Padri del deserto – non ha le ginocchia. Così san Paolo vede dinanzi a Gesù la consonanza tra storia sacra e il cosmo: ogni ginocchio si pieghi in cielo, in terra e sottoterra.

Conseguenza concreta: il gesto dell’inginocchiarsi deve tornare ad essere primario nel rito della Messa, nell’andamento, ispirazione e sapore del canto sacro, nella suppellettile sacra: una chiesa senza inginocchiatoi non è una chiesa cattolica. Perché prostrarsi? Perché la benedizione divina si manifesta in specie con «la presenza di Dio nel tempio» (CCC, 1081): dinanzi alla Sua presenza, il primo e fondamentale gesto è l’adorazione. Non si dica che il tempio è stato abolito, in quanto Gesù lo ha purificato sostituendolo col suo corpo in cui abita corporalmente la sua divinità: così la presenza divina è ora quella del Corpo di Cristo e massimamente coincide col SS. Sacramento. Si badi che fin qui abbiamo parlato di cose rivelate dal Signore stesso nella Sacra Scrittura. In Introduzione allo spirito della liturgia, Joseph Ratzinger ha mostrato quanto abbia nociuto nella riforma liturgica aver reciso il legame tra tempio giudaico e chiesa cristiana: lo vediamo oggi nelle nuove chiese, proprio mentre a livello ecumenico si dialoga con gli ebrei. Se il corpo di Cristo è costituito dall’edificio spirituale dei suoi membri (cf. 1Pt 2,5), si deve sapere che dove la Chiesa si raduna per i Misteri nasce uno “spazio santo”.

Ora, si può comprendere quanto afferma con chiarezza il Catechismo: «Nella liturgia della Chiesa, la benedizione divina è pienamente rivelata e comunicata: il Padre è riconosciuto e adorato come la sorgente e il termine di tutte le benedizioni della creazione e della salvezza; nel suo Verbo incarnato, morto e risorto per noi, egli ci colma delle sue benedizioni, e per suo mezzo effonde nei nostri cuori il dono che racchiude tutti i doni: lo Spirito Santo» (CCC, 1082).

Così ne esce ulteriormente definita la duplice dimensione della liturgia della Chiesa: per un verso è benedizione del Padre con l’adorazione, la lode e l’azione di grazie; per l’altro, offerta al Padre di sé e dei propri doni e implorazione dello Spirito affinché ridondi sul mondo intero. Tutto però passa per la mediazione sacerdotale ovvero dall’offerta e «per la comunione alla morte e alla risurrezione di Cristo Sacerdote e per la potenza dello Spirito» (CCC, 1083).

Se la risurrezione di Cristo non fosse storicamente accaduta e non avesse originalmente “riempito” la storia imprimendole la direzione finale, i sacramenti non avrebbero nessuna efficacia e verrebbe meno il fine per cui sono amministrati: la nostra risurrezione alla fine della vita e della storia dell’umanità. Ad un’impostazione esegetica demitizzante segue normalmente una teologia ridotta a simbolismo; ma il pensiero cattolico, con l’Apostolo, parla della «potenza della sua risurrezione»: alle apparizioni del Risorto, non solo seguì il kerigma e la fede dei discepoli, ma lo sprigionarsi della potenza della risurrezione nei sacramenti. Così, la verità della risurrezione corporale di Cristo è decisiva per l’efficacia dei sacramenti, la loro incidenza reale sulla trasformazione dell’essere umano.

Il mistero pasquale, proprio perché ha visto passare il Figlio dalla morte alla vita, così vede passare i figli di Dio. Perciò è chiamato pasquale, per questo passaggio avvenuto grazie al sacrificio del Figlio di Dio. Ecco perché il Sacrificio eucaristico è il centro di gravità di tutti i sacramenti (cf. CCC, 1113), come la Pasqua lo è dell’anno liturgico.

Il piano divino di salvezza è uno: riportare gli uomini e le cose, quelle del cielo e quelle della terra sotto la signoria di Cristo. L’opera prima delle tre Persone mira a ricondurre l’essere umano alla sua originaria natura perché sia restaurata in lui quell’immagine che è stata sfigurata dal peccato.

 

fonte: Zenit.org, 08/02/2012
http://www.zenit.org/article-29499?l=italian

 

 

Il Figlio

"Nella sacra liturgia, Cristo, nella potenza dello Spirito Santo, significa e realizza il Mistero pasquale della sua Passione, Morte di Croce e Risurrezione"

 

di p. Uwe Michel Lang

Nella seconda parte della sezione sulla liturgia come opera della SS.ma Trinità, dedicata a Dio Figlio, il Catechismo della Chiesa Cattolica presenta gli elementi essenziali della dottrina sacramentale. Cristo, risorto e glorificato, effondendo lo Spirito Santo nel suo Corpo che è la Chiesa, agisce ora nei sacramenti e attraverso di essi comunica la sua grazia. Il Catechismo ricorda la definizione classica dei sacramenti, che sono: 1) «segni sensibili (parole e azioni)»; 2) istituiti da Cristo; 3) che «realizzano in modo efficace la grazia che significano» (n. 1084).

Nella celebrazione dei sacramenti, cioè nella sacra liturgia, Cristo, nella potenza dello Spirito Santo, significa e realizza il Mistero pasquale della sua Passione, Morte di Croce e Risurrezione. Tale Mistero non consiste semplicemente in una serie di accadimenti del remoto passato (anche se non si può prescindere dalla storicità di quegli avvenimenti!), ma entra nella dimensione dell’eternità, perché l’«attore» – ossia Colui che ha agito e patito in quegli eventi – è stato il Verbo incarnato. Per questo, il Mistero pasquale di Cristo «abbraccia tutti i tempi e in essi è reso presente» (n. 1085) per mezzo dei sacramenti che egli stesso ha affidato alla sua Chiesa, soprattutto il Sacrificio eucaristico.

Questo dono singolare è stato dato prima agli Apostoli, quando il Risorto, nella forza dello Spirito Santo, ha conferito loro il proprio potere di santificazione. Gli Apostoli hanno a loro volta conferito tale potere ai loro successori, i Vescovi, e in questo modo i beni della salvezza vengono trasmessi e attualizzati nella vita sacramentale del popolo di Dio fino alla parusia, quando il Signore viene nella gloria per compiere il Regno di Dio. Così la successione apostolica assicura che nella celebrazione dei sacramenti, i fedeli siano immersi nella comunione con Cristo, che li benedice con il dono del suo amore salvifico, soprattutto nell’Eucaristia dove offre se stesso sotto le apparenze del pane e del vino.

La partecipazione sacramentale alla vita di Cristo ha una forma specifica, data nel «rito», che l’allora cardinale Ratzinger nel 2004 spiegò come «la forma di celebrazione e di preghiera che matura nella fede e nella vita della Chiesa». Il rito – ovvero la famiglia dei riti che provengono dalle Chiese di origine apostolica – «è forma condensata della Tradizione vivente […] rendendo così sperimentabile, allo stesso tempo, la comunione tra le generazioni, la comunione con coloro che pregano prima di noi e dopo di noi. Così il rito è come un dono fatto alla Chiesa, una forma vivente di parádosis [tradizione]» (30giorni, nr. 12 – 2004).

Riferendosi all’insegnamento della Costituzione conciliare sulla sacra liturgia, il Catechismo ricorda i vari modi della presenza di Cristo nelle azioni liturgiche. In primo luogo, il Signore è presente nel Sacrificio eucaristico nella persona del ministro ordinato, perché «offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti» [Concilio di Trento], e soprattutto sotto le specie eucaristiche. Inoltre, Cristo è presente con la sua virtù nei sacramenti, nella sua parola quando viene proclamata la Sacra Scrittura e infine quando i membri della Chiesa, Sposa amatissima di Cristo, sono congregati nel suo nome per la preghiera e la lode (cf. n. 1088; Sacrosanctum Concilium, n. 7). Così, nella liturgia terrestre, si realizza la doppia finalità di tutto il culto divino, cioè la glorificazione di Dio e la santificazione dell’uomo (cf. n. 1089).

Infatti, la celebrazione terrestre, sia nello splendore di una delle grandi cattedrali che nei luoghi più semplici però dignitosi, partecipa della liturgia celeste della nuova Gerusalemme e fa pregustare la futura gloria alla presenza del Dio vivente. Questo dinamismo conferisce alla liturgia la sua grandezza, evita alla singola comunità di richiudersi in se stessa e la apre all’assemblea dei santi della città celeste, come evocato nella lettera agli Ebrei: «Voi vi siete invece accostati al monte di Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione, al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele» (Eb 12, 22-24).

Sembra opportuno, dunque, concludere queste brevi riflessioni con le felici parole del beato cardinale Ildefonso Schuster, che ha descritto la liturgia come «un poema sacro, al quale veramente hanno posto mano e cielo e terra».


fonte: Zenit.org, 22/02/2012
http://www.zenit.org/article-29655?l=italian

 

 

Lo Spirito Santo

 

"L’opera dello Spirito Santo nella liturgia, santificandoci, ci sigilla nella relazione d’amore della Trinità che è il cuore della Chiesa"

 

di Paul Gunter, O.S.B. 

La liturgia, o opera pubblica eseguita in nome del popolo, è la nostra partecipazione alla preghiera di Cristo verso il Padre nello Spirito Santo. La sua celebrazione ci immerge nella vita divina di Dio, come espresso dalla Prefazio Comune IV: “Tu non hai bisogno della nostra lode, ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie; i nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salva, per Cristo nostro Signore”. Di conseguenza, la liturgia esisteva prima che noi avessimo mai potuto partecipare ad essa, perché è iniziata nella Santissima Trinità, e Cristo, che nella sua vita terrena ci ha mostrato l’esempio di come adorare il Padre, ha concesso a coloro che credono, i mezzi per lasciar trasformare le loro vite dalla celebrazione della liturgia, che comunica la vita della Trinità a noi.

L’opera dello Spirito Santo nella liturgia, santificandoci, ci sigilla nella relazione d’amore della Trinità che è il cuore della Chiesa. È lo Spirito Santo che ispira la fede e suscita la nostra cooperazione. È questa cooperazione genuina, indicativa del nostro desiderio di Dio, che fa diventare la liturgia un’opera comune della Trinità e della Chiesa (CCC 1091-1092).

Prima della missione salvifica di Cristo nel mondo poteva iniziare, lo Spirito Santo aveva posto le basi per ricevere Cristo, portando a compimento le promesse dell’Antica Alleanza, il cui racconto delle meraviglie di Dio, forma, nient’altro che la spina dorsale della nostra liturgia, di quanto fece per la liturgia della casa di Israele. Dall’Antico Testamento, con la sua vasta raccolta di letteratura insieme con la bellezza dei salmi, dove sarebbe la celebrazione della Chiesa dell’Avvento senza il profeta Isaia? E la liturgia nella serata di Giovedì Santo, senza la proclamazione del rituale Pasquale in Esodo 12? Inoltre, come la Veglia pasquale evidenzierebbe, come fa così straordinariamente, l’armonia del Vecchio e del Nuovo Testamento senza il racconto della traversata del Mar Rosso, con il suo cantico, in Esodo 14-15? (CCC 1093-1095) Le grandi feste dell’anno liturgico rivelano l’intrinseco rapporto delle liturgie ebraica e cristiana come si può vedere nella celebrazione della Pasqua, “Pasqua della storia, tesa verso il futuro, presso gli ebrei; presso i cristiani, Pasqua compiuta nella morte e nella risurrezione di Cristo, anche se ancora in attesa della definitiva consumazione” (CCC 1096).

Mentre, nella liturgia della Nuova Alleanza, l’assemblea deve essere preparata al suo incontro con Cristo e la sua Chiesa, questa preparazione, in primo luogo, non è una ricezione intellettuale di verità teologiche, ma un affare interiore del cuore, in cui la conversione si esprime al meglio e il convincimento verso una vita in unione con la volontà del Padre viene più vividamente riconosciuta. Questa disponibilità, o docilità verso lo Spirito Santo, è il presupposto per le grazie ricevute durante la celebrazione stessa e per i loro successivi affetti ed effetti (CCC 1097-1098).

La connessione tra Spirito Santo e la Chiesa manifesta Cristo e la sua opera salvifica nella liturgia. Specialmente nella Messa, la liturgia è “Memoriale del mistero della salvezza”, mentre lo Spirito Santo è la “memoria viva della Chiesa” a causa del suo ricordare del mistero di Cristo. Il primo modo in cui lo Spirito Santo ricorda il senso dell’evento della salvezza, è vivificando la Parola di Dio proclamata nella liturgia affinché possa diventare un progetto di vita per coloro che la ascoltano. Sacrosanctum Concilium 24 spiega che la vitalità della Sacra Scrittura mette sia i ministri che i fedeli in relazione viva con Cristo (CCC 1099-1101).

“Massima è l’importanza della Sacra Scrittura nel celebrare la liturgia. Da essa infatti vengono tratte le letture da spiegare nell’omelia e i salmi da cantare; del suo afflato e del suo spirito sono permeate le preci, le orazioni e gli inni liturgici, e da essa prendono significato le azioni e i segni” (SC 24).

L’assemblea liturgica, quindi, non è tanto una collezione di diversi temperamenti, quanto una comunione nella fede. La proclamazione liturgica chiede una “risposta della fede”, indicativa sia di “adesione ed impegno” e fortificata dallo Spirito Santo che infonde nei membri dell’assemblea “la memoria delle opere meravigliose di Dio”, attraverso un’anamnesi sviluppata. In quel momento l’azione di grazie verso Dio per tutto quello che ha fatto sfocia naturalmente nella lode di Dio o dossologia (CCC 1102-1103).

Nelle celebrazioni del Mistero Pasquale, il Mistero Pasquale non viene ripetuto. Sono le celebrazioni che si ripetono. Ad ogni celebrazione, è l’effusione dello Spirito Santo che rende questo specifico mistero presente. L’Epiclesi è l’invocazione dello Spirito Santo e, ricevendo il Corpo e il Sangue di Cristo nella Santissima Eucaristia con disposizioni corrette, i fedeli stessi diventano pure un’offerta viva a Dio, desiderosi nella loro speranza della loro eredità celeste e testimoniando la vita dello Spirito Santo, al di là della celebrazione liturgica stessa. In quel momento “il frutto dello Spirito nella liturgia è inseparabilmente comunione con la Santissima Trinità e comunione fraterna” (CCC 1104-1109). Come abate Alcuin Deutsch di Collegeville scrisse nel 1926 nella sua prefazione alla traduzione inglese di Virgil Michel de La pieté de l’Église di Lambert Beauduin, “la liturgia è l’espressione, in modo solenne e pubblico, delle credenze, amori, aspirazioni, speranze e timori dei fedeli nei riguardi di Dio. [...] È il prodotto di un’esperienza emozionante, che pulsa con la vita e il calore del fuoco dello Spirito Santo, delle cui stesse parole è piena, e sotto la cui ispirazione è nata. Come nient’altro ha il potere di scuotere l’anima, di vivificarla, e darle interesse per le cose di Dio”. (p. IV)

fonte: Zenit.org, 97/03/2012
http://www.zenit.org/article-29817?l=italian


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Fonte: Diocesi di Porto-Santa Rufina  http://www.diocesiportosantarufina.it/home/news_det.php?neid=1744

sabato 2 settembre 2023

Architettura che incarna e promuove la Carità, a cura di Carlo Sarno

 Architettura che incarna e promuove la Carità

a cura di Carlo Sarno




Il legame tra architettura e carità è profondo e si è manifestato in molteplici forme nel corso della storia, evolvendosi con le trasformazioni sociali, religiose ed etiche. Non si tratta solo di costruire edifici per scopi caritatevoli, ma di come l'architettura stessa possa incarnare e promuovere i valori della carità, dell'accoglienza, del sostegno e della dignità umana.


1. La Carità come Motore della Costruzione di Strutture Sociali e Assistenziali

Storicamente, la carità (intesa come amore per il prossimo, misericordia e assistenza ai bisognosi) è stata una delle forze trainanti dietro la costruzione di molte tipologie edilizie:

  • Ospedali e Lazzaretti: Fin dal Medioevo, le istituzioni religiose e le confraternite laiche hanno costruito "ospizi" e "ospedali" non solo per i malati, ma anche per pellegrini, orfani e anziani. Questi edifici erano concepiti per offrire rifugio, cura e assistenza, e la loro architettura rifletteva spesso una dimensione di accoglienza e protezione.

  • Orfanotrofi, Brefotrofi e Istituti di Carità: Destinati all'accoglienza di bambini abbandonati o bisognosi, queste strutture erano progettate per fornire un ambiente protetto, istruzione e formazione.

  • Case di Riposo e Ospizi per Anziani: Luoghi dedicati all'assistenza degli anziani soli o indigenti.

  • Conventi, Monasteri e Luoghi di Culto: Molti ordini religiosi, basati sulla carità e l'assistenza, hanno costruito complessi che includevano non solo spazi di preghiera, ma anche infermerie, foresterie per i poveri, cucine per la distribuzione di cibo e scuole. La stessa architettura delle chiese spesso includeva elementi simbolici e funzionali legati alla comunità e all'accoglienza.

  • Banchi dei pegni (Monti di Pietà): Istituzioni caritative laiche o religiose che offrivano prestiti a basso interesse ai poveri, per contrastare l'usura. Anche questi avevano sedi architettonicamente significative.

In questi casi, l'architettura fornisce lo spazio fisico essenziale per l'esercizio della carità, garantendo funzionalità, igiene, sicurezza e, idealmente, un ambiente dignitoso per chi riceve aiuto.


2. L'Architettura al Servizio della Dignità e del Benessere

Oltre alla mera funzione di contenitore, l'architettura può esprimere la carità attraverso la qualità degli spazi:

  • Ambienti DIGNITOSI: La carità non è solo "dare", ma "dare con rispetto". Un'architettura che cura gli spazi, che garantisce luce naturale, pulizia, comfort acustico e termico, e che evita l'aspetto di un "ghetto" o di un luogo punitivo, contribuisce a preservare la dignità delle persone assistite. Ad esempio, la progettazione di ospedali moderni si concentra sulla creazione di ambienti che favoriscano la guarigione e il benessere psicologico dei pazienti.

  • Inclusività e Accessibilità: La carità promuove l'uguaglianza. L'architettura che progetta spazi senza barriere architettoniche, accessibili a persone con disabilità o con esigenze speciali, è un esempio tangibile di carità in azione, permettendo a tutti di partecipare e di usufruire dei servizi.

  • Sostenibilità e Rispetto Ambientale: Nel contesto contemporaneo, la carità si estende anche alla cura del "bene comune" e del creato. Un'architettura sostenibile, che utilizza materiali ecocompatibili, riduce l'impronta carbonica e rispetta l'ambiente, può essere vista come un atto di carità verso le generazioni future e verso l'intero pianeta. Molti progetti di bioedilizia, ad esempio, rientrano in questa visione.

  • Spazi di Comunità e Incontro: La carità favorisce la comunione. L'architettura può creare luoghi che facilitano l'incontro, la socializzazione e il supporto reciproco, come centri comunitari, spazi polifunzionali o piazze che diventano catalizzatori sociali.


3. L'Architettura come Espressione Simbolica della Carità

L'architettura, specialmente quella religiosa, ha spesso usato il linguaggio simbolico per esprimere valori come la carità:

  • Iconografie e Decorazioni: Nelle chiese, ospedali storici o istituzioni di carità, si trovano spesso opere d'arte (affreschi, sculture, vetrate) che raffigurano atti di carità, santi protettori dei poveri e degli ammalati, o allegorie della Fede e della Carità (come l'esempio citato della Basilica di S. Giacomo Maggiore a Bologna).

  • Forme e Layout: Anche la disposizione degli spazi può riflettere un principio caritativo. Ad esempio, il concetto di "ospedale a croce" o di "padiglioni" mirava a migliorare l'igiene e l'assistenza, un atto di cura per i malati.

  • Architettura Organica Cristiana: Il caso dello Studio di "ARCHITETTURA ORGANICA CRISTIANA" di Carlo Sarno e Yaryna Moroz Sarno è un esempio moderno di come la carità venga esplicitamente integrata nella filosofia architettonica. Loro cercano di progettare edifici che non solo siano in armonia con la natura, ma che riflettano anche i principi etici e spirituali del Vangelo, promuovendo un ambiente che favorisca il benessere integrale dell'individuo in un'ottica di servizio al prossimo.


Esempi Concreti e Contestuali:

  • Le mense dei poveri, i dormitori, i centri di accoglienza: L'architettura qui deve essere prima di tutto funzionale, sicura e igienica, ma anche accogliente, per non aggiungere disagio al disagio.

  • Le "Case della Carità": Molte organizzazioni (come Caritas, Sant'Egidio, ecc.) gestiscono strutture che richiedono un'attenta progettazione per soddisfare le esigenze variegate dei loro utenti (persone senza fissa dimora, migranti, famiglie in difficoltà).

  • Progetti di Rigenerazione Urbana: Quando l'architettura interviene in contesti degradati o marginalizzati, riqualificando spazi pubblici, riadattando edifici abbandonati per usi sociali, o promuovendo l'auto-costruzione con la partecipazione della comunità, essa agisce come un veicolo di carità e solidarietà.


In sintesi, il rapporto tra architettura e carità è simbiotico: la carità fornisce la motivazione e la visione per creare spazi che servano i bisognosi, mentre l'architettura fornisce gli strumenti e le forme per realizzare concretamente questi intenti, influenzando la qualità della vita, la dignità e il benessere di chi riceve l'aiuto.






mercoledì 2 agosto 2023

Architettura Organica: principi di Wright, caratteristiche, esempi, influsso in Italia

 Architettura Organica

principi di Wright, caratteristiche, esempi, influsso in Italia

di Carlo Sarno



L'architettura organica è un approccio progettuale che cerca di integrare gli edifici con l'ambiente naturale circostante in modo armonioso, come se le strutture "crescessero" dal terreno e facessero parte del paesaggio. Non si tratta solo di uno stile estetico, ma di una vera e propria filosofia che mette al centro il rapporto tra l'uomo, l'edificio e la natura.


Origini e Filosofia

Il concetto di "architettura organica" è stato coniato e ampiamente sviluppato dall'architetto statunitense Frank Lloyd Wright (1867-1959) nei primi anni del '900. Per Wright, l'architettura non doveva imitare la natura nelle sue forme superficiali, ma comprenderne e applicarne i principi intrinseci. L'obiettivo era creare edifici che fossero "naturalmente" legati al loro contesto, come un organismo vivente è legato al proprio ambiente.  Credeva che un edificio dovesse "crescere" naturalmente dal suo sito, adattandosi all'ambiente come fa un organismo vivente.


I principi fondamentali dell'architettura organica, spesso riassunti in 6 punti da Wright stesso, includono:

  1. Semplicità e Quiete: Eliminare gli elementi superflui e le pareti divisorie non necessarie, creando spazi aperti e fluidi che promuovano un senso di tranquillità.

  2. Unicità dello Stile: Ogni edificio deve riflettere la personalità dell'individuo per cui è progettato e il carattere del luogo, rifiutando la standardizzazione.

  3. Integrazione con il Contesto: L'edificio deve sembrare che "cresca" spontaneamente dal suo sito, modellato dal paesaggio e dalla natura circostante.

  4. Armonia Cromatica: I colori devono essere scelti in sintonia con i colori naturali del paesaggio (terra, boschi, campi).

  5. Valorizzazione dei Materiali: Dare risalto all'aspetto naturale e intrinseco dei materiali da costruzione, lasciando che la loro natura entri intimamente nel progetto.

  6. Integrità e Valore Spirituale: L'architettura deve possedere qualità analoghe a quelle umane (sincerità, verità, grazia), durando nel tempo e non assoggettandosi alle mode effimere. Deve essere sincera, vera, gentile, amorevole e piena di integrità.


Caratteristiche principali della Architettura Organica:

Sebbene non esista una definizione univoca e rigida, i principi e le caratteristiche chiave dell'architettura organica spesso includono:

  1. Integrazione con il sito/contesto: questo è fondamentale. Gli edifici sono progettati per emergere e fondersi con l'ambiente naturale circostante. Ciò implica il rispetto della topografia, della vegetazione esistente, dei percorsi del sole, dei venti dominanti e dei materiali locali. L'obiettivo è creare un flusso continuo tra spazi interni ed esterni.

  2. Utilizzo di materiali naturali: l'enfasi è posta sull'utilizzo di materiali naturali locali come pietra, legno, terra e cemento a vista. Questi materiali vengono scelti per le loro qualità estetiche, la sostenibilità e la capacità di collegare l'edificio al suo ambiente. Le loro qualità intrinseche vengono spesso esaltate piuttosto che oscurate.

  3. Forme fluide e non rettilinee: l'architettura organica presenta spesso linee curve e fluide, forme irregolari e piani ampi, in contrasto con le rigide geometrie degli stili più tradizionali o modernisti. Gli spazi tendono ad essere aperti e interconnessi, evitando distinzioni nette tra gli ambienti.

  4. Apertura alla luce e all'aria: ampie finestre, aperture posizionate strategicamente e cortili vengono utilizzati per massimizzare la luce naturale e la ventilazione, creando un senso di apertura e connessione con l'esterno.

  5. Attenzione al benessere umano: il design privilegia il comfort e il benessere degli occupanti, tenendo conto dell'acustica, della regolazione della temperatura, della dimensione umana e dell'impatto psicologico degli spazi.

  6. Unicità e individualità: ogni edificio organico è progettato su misura per il suo sito specifico e per le esigenze dei suoi abitanti. C'è un forte rifiuto della standardizzazione o delle soluzioni prodotte in serie.

  7. Sostenibilità (intrinseca, sebbene non sia un termine utilizzato dai primi sostenitori): utilizzando materiali locali, integrandosi con il clima e riducendo al minimo l'impatto sul sito, l'architettura organica si allinea naturalmente a molti principi della sostenibilità moderna e del design ecologico.

  8. "Dall'interno verso l'esterno": Wright affermò che un edificio dovrebbe essere progettato "dall'interno verso l'esterno". Ciò significa dare priorità alle esigenze funzionali ed emotive degli spazi interni e lasciare che la forma esterna sia l'espressione naturale di queste qualità interne.


Esempi Noti e Architetti Rilevanti

Frank Lloyd Wright (USA): È il padre indiscusso dell'architettura organica.

  • Fallingwater (Casa sulla Cascata), Mill Run, Pennsylvania (1935): L'esempio più iconico, dove la casa è costruita direttamente sopra una cascata, integrandosi in modo spettacolare con l'elemento naturale.

  • Solomon R. Guggenheim Museum, New York (1959): Con la sua iconica rampa a spirale interna, è un esempio di forma organica e fluida che ridefinisce lo spazio espositivo.

  • Prairie Houses (es. Robie House, Chicago): Case unifamiliari con linee orizzontali dominanti, tetti a sbalzo e una profonda integrazione con il paesaggio delle praterie.

Alvar Aalto (Finlandia): Uno dei maggiori esponenti europei, noto per il suo umanesimo e l'attenzione ai dettagli e ai materiali.

  • Biblioteca di Viipuri (oggi Vyborg, Russia) (1935): Famosa per le sue forme organiche e l'uso innovativo della luce naturale e dell'acustica.

  • Villa Mairea, Noormarkku, Finlandia (1939): Un capolavoro di architettura organica che fonde modernità e tradizione finlandese.

Hans Scharoun (Germania):

  • Philharmonie, Berlino (1963): Un esempio di architettura organica che riflette la natura dinamica delle interazioni umane e dell'ambiente, con spazi interni asimmetrici e fluidi.

Jørn Utzon (Danimarca):

  • Sydney Opera House, Australia (1973): Le sue "vele" iconiche richiamano forme naturali e marine, rendendola un'icona mondiale di architettura organica e scultorea.


Eredità e influenza:

L'architettura organica continua a influenzare il design contemporaneo, in particolare nei campi dell'architettura sostenibile, del design biofilico e dell'architettura contestuale. La filosofia di fondo di rispetto dell'ambiente, di priorità all'esperienza umana e di creazione di spazi armoniosi rimane di grande rilevanza nel dibattito architettonico odierno.



Influsso dell'Architettura Organica in Italia

L'architettura organica in Italia non ha avuto una "scuola" o un movimento così omogeneo e definito come, ad esempio, negli Stati Uniti con Frank Lloyd Wright. Tuttavia, i suoi principi hanno influenzato diversi architetti e opere, spesso attraverso l'interpretazione e la diffusione di figure chiave.

Ecco alcuni degli architetti e delle figure che hanno mostrato una spiccata sensibilità per l'architettura organica in Italia:

  1. Bruno Zevi (1918-2000): Sebbene non sia un architetto nel senso tradizionale di progettista di edifici, Bruno Zevi è la figura più importante per la diffusione dell'architettura organica in Italia. Fu un critico, storico dell'architettura e teorico che studiò ad Harvard, in America conobbe l'architettura organica di Frank Lloyd Wright e divenne il principale divulgatore delle sue idee nel dopoguerra italiano. Zevi fu un critico acuto del razionalismo e promosse un'architettura più "umana", attenta alle esigenze dell'individuo e all'integrazione con l'ambiente. Fondò l'APAO (Associazione per l'Architettura Organica) nel 1945 e scrisse il fondamentale libro "Verso un'architettura organica". La sua influenza è stata soprattutto teorica e critica, ma ha spinto molti architetti a riflettere su questi principi.

  2. Carlo Scarpa (1906-1978): Anche se Scarpa non si definiva un "architetto organico" nel senso stretto del termine, la sua opera è profondamente sensibile a molti dei principi dell'architettura organica. La sua attenzione maniacale al dettaglio, l'uso sapiente e quasi sensuale dei materiali (spesso lasciati a vista nella loro "naturalezza"), la cura per la luce e per il rapporto tra l'opera e il contesto (storico, naturale, percettivo) lo rendono un architetto con una forte "vena organica". La sua Villa Ottolenghi (Bardolino, Verona) è un esempio eccellente di come la materia e la forma si fondano con il paesaggio e il percorso dell'acqua.

  3. Giovanni Michelucci (1891-1990): Michelucci è un altro architetto che ha abbracciato una visione "organica" dell'architettura, pur mantenendo un proprio stile. Le sue opere sono caratterizzate da forme fluide, spesso ispirate alla natura e alla dimensione comunitaria. La sua ricerca di integrazione con il paesaggio e la sua attenzione al significato sociale dell'architettura lo avvicinano ai principi organici. La Chiesa di San Giovanni Battista (Chiesa dell'Autostrada del Sole) a Campi Bisenzio (Firenze) è un'opera emblematica, con le sue forme scultoree in calcestruzzo a vista che sembrano emergere dal terreno.

  4. Paolo Soleri (1919-2013): Sebbene la maggior parte della sua ricerca e delle sue realizzazioni più note siano negli Stati Uniti (con il concetto di Arcologia, fusione tra architettura ed ecologia), Soleri è un architetto italiano che ha portato all'estremo il concetto di integrazione tra architettura, ambiente e sostenibilità. Le sue proposte per "città verticali" autosufficienti miravano a minimizzare l'impronta ecologica umana, anticipando concetti di sostenibilità e bioarchitettura.

  5. Antonio Sarno (1921-2003), Carmine Sarno (1958) e Carlo Sarno (1959): Il Prof. Antonio Sarno è stato un importante esponente dell'architettura organica in Italia, portando avanti i principi di Zevi e di Wright nel dopoguerra. Suo figlio, l'architetto Carlo Sarno, continua questa tradizione prima con il fratello Carmine Sarno e lo Studio Sarno Architetti ed ora con lo Studio di "ARCHITETTURA ORGANICA CRISTIANA". La loro attività si concentra sulla progettazione di edifici che cercano una profonda armonia con l'ambiente naturale, l'uso di materiali locali e una dimensione etica e spirituale del progetto.


Considerazioni aggiuntive:

  • Molti architetti italiani contemporanei, pur non etichettandosi esplicitamente come "organici", integrano nei loro progetti principi di sostenibilità, bioarchitettura, uso di materiali naturali e ricerca di armonia con il contesto, che sono tutte derivazioni o affinità con l'approccio organico.

  • L'influenza dell'architettura organica si può riscontrare anche in progetti più recenti che valorizzano le forme naturali, il risparmio energetico e l'integrazione paesaggistica, spesso nell'ambito della bioarchitettura o dell'architettura sostenibile.


In sintesi, l'architettura organica in Italia è stata più una corrente di pensiero e un'influenza progettuale diffusa, piuttosto che uno stile rigido. Ha trovato espressione attraverso figure che, pur con linguaggi propri, hanno condiviso la profonda sensibilità per il rapporto tra architettura, uomo e natura.





martedì 25 gennaio 2022

I cristiani e la Trinità, di don Tommaso Acconcia


I CRISTIANI E LA TRINITA’
di don Tommaso Acconcia




La Chiesa è una realtà complessa, fatta di umano e di divino. Può essere paragonata a un prisma, dalle innumerevoli facce. E’ presentata, perciò, con tante immagini, che richiamano l’uno o l’altro aspetto della sua realtà: Casa della Trinità, dei figli di Dio, dell’Eucarestia, della preghiera, della Parola di Dio, della carità.
Mi piace contemplare la Comunità cristiana come la “Casa della Carità”. La parola “carità” deriva dalla parola greca: “Xaris-Xaritas”, che significa grazia, dono, benevolenza, riconoscenza, ciò che è bello, amabile ed eccita gioia, piacere. Da qui il termine “carino”. E’ sinonimo anche della parola “agape”, che significa amore.
La fede cristiana riconosce Dio come Trinità indivisibile, Carità, Amore infinito, che provoca stupore con le sue relazioni tripersonali e sempre si dona, per coinvolgere, tutto e tutti, nella bellezza e la gioia del suo vivere. Per la stessa fede, Cristo Gesù è la Carità eterna, che si è resa visibile nella storia, vivendo sempre in comunione e in comunicazione con il Padre e lo Spirito Santo, e con gli uomini, nella donazione totale di se. Dove non c’è Cristo, non c’è Carità. La Carità cristiana è accogliere Cristo in se; è porsi in perenne comunicazione con Lui, per ricevere il dono del suo Spirito, che consente di seguirLo nel suo nuovo modo di vivere. Comunica con il Cristo chi partecipa all’Eucarestia, per lasciarsi da Lui illuminare e toccare. Pregare è entrare in comunione con Lui, partecipare al suo dialogo con il Padre e lo Spirito Santo.
Accoglie il Cristo chi s’impegna a essere Sua memoria vivente, facendo presente oggi il Suo stile di vita, il Suo donarsi, senza secondi scopi; nella condivisione dei dolori e delle gioie, dei problemi materiali e spirituali degli altri; nella reciprocità, sempre pronto ad accogliere il donarsi dell’altro. Vivere è porsi in relazione con la natura e con gli altri.
La Carità è un modo nuovo di relazionarsi che nasce dalla fede viva ed operosa nel Cristo e nella Trinità. E’ un vedere nella natura e negli altri un segno della presenza di Dio, di Cristo. Nasce così il senso del rispetto, dell’accoglienza, della gratuità, della condivisione, che si oppone alla volontà di dominare e strumentalizzare gli altri.
Dove mancano tali qualità, non c’è Carità. Ci potrà essere certamente una bontà naturale, una solidarietà istintiva, che è riposta ad una emozione, provocata da una grave situazione (terremoto, alluvione, violenza, ecc.), che potrebbe spingere anche a dare la vita, che è un gesto nobile, ma non germogliato dalla carità. La Carità è tutt’altra cosa, rispetto alla solidarietà, comunque intesa. Siamo a un livello superiore di sentimenti e di azioni, a un agire costante che diventa opera.
L’uomo della carità è l’uomo con una passione viva per il Cristo e per gli altri; è l’uomo che ogni giorno sa donarsi, consegnare la sua vita, nelle sue semplici o grandi manifestazioni, per far conoscere agli altri il Cristo, nella bellezza della Sua Carità.
San Paolo ci offre un ritratto concreto dell’uomo della Carità: Colui che è paziente, è benigno, non è invidioso, non si vanta, non si gonfia, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La Carità non finisce mai (1 Cor.13). 
La Comunità cristiana deve essere un cantiere sempre aperto, per la crescita della Carità.


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Fonte: articolo di don Tommaso Acconcia per il giornale Avvenire.

giovedì 20 gennaio 2022

Principi della Poesia, di Benedetto Croce

 

Principi della Poesia

di Benedetto Croce



Se si prende a considerare qualsiasi POESIA per determinare che cosa la faccia giudicare tale, si discernono alla prima, costanti e necessari, due elementi: 

1) un complesso di immagini; 

2) un sentimento che lo anima.

Due elementi, che per altro appaiono due nella prima e astratta analisi, ma che non si potrebbero paragonare a due fili, neppure intrecciati traloro, perchè, in effetto, il sentimento si è tutto convertito in immagini, in quel complesso d'immagini, ed è un sentimento contemplato e perciò risoluto e superato. Sicché la poesia non può dirsi né sentimento né immagine né somma dei due, ma "contemplazione del sentimento" o "intuizione lirica" o (che è lo stesso) "intuizione pura", in quanto è pura di ogni riferimento storico e critico alla realtà o irrealtà delle immagini di cui s'intesse, e coglie il puro palpito della vita nella sua idealità.

Fondamento di ogni poesia è la personalità umana, e poiché la personalità umana si compie nella moralità, fondamento di ogni poesia è la coscienza morale. L’artista... deve avere quella partecipazione al mondo del pensiero e dell’azione che gli faccia vivere, o per propria esperienza diretta o per simpatia con l'altrui, il pieno dramma umano.

L’opera d’arte come “immagine lirica” concerne il rapporto tra "intuizione" ed "espressione" e il modo del passaggio dall'una altra.


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Fonte: Benedetto Croce, AESTHETICA IN NUCE, Ed. Laterza, Bari, 1946.



mercoledì 8 settembre 2021

Carlo Sarno: teorico dell'arte cristiana e dell'architettura organica cristiana

 

Carlo Sarno: teorico dell'arte cristiana e dell'architettura organica cristiana


 
Carlo Sarno con la moglie Yaryna Moroz




IL VANGELO DI GESU'


La teoria di Carlo Sarno ha un rapporto diretto, profondo e indissolubile con il Vangelo di Gesù. Il Vangelo non è semplicemente un'ispirazione morale accessoria, ma il fondamento teologico e la fonte etica primaria da cui scaturisce l'intera sua visione dell'arte e dell'architettura.
Ecco i modi in cui la sua teoria si radica nel Vangelo:

Il Fondamento è Dio Amore
Sarno parte dalla verità centrale del Vangelo e della Prima Lettera di Giovanni: "Dio è Amore" (1 Giovanni 4:8). Per Sarno, se Dio è il creatore di tutte le cose e Dio è Amore, allora l'amore è il fondamento ontologico dell'esistenza e, per estensione, di ogni vera attività umana, inclusa l'arte e l'architettura. L'architettura cristiana è definita come "Architettura con Amore".

Gesù Cristo come Misura e Proporzione
Gesù Cristo, il Verbo fatto carne (Giovanni 1:14), è considerato da Sarno la misura e la proporzione di ogni buona architettura. L'incarnazione di Dio nell'umanità fornisce il paradigma per l'integrazione tra spirito e materia, tra il trascendente e l'immanente, che Sarno cerca di replicare nello spazio architettonico. L'architettura deve essere "intensamente umana", proprio come il Vangelo pone al centro la dignità della persona umana.

I Valori Evangelici come Linee Guida Etiche
I principi del Vangelo, come l'unità, la comunione, l'armonia, la verità e la bontà della vita, diventano i criteri guida del progetto. L'architettura di Sarno non è un esercizio di stile, ma un'espressione di questi valori. L'edificio deve favorire la comunione fraterna e l'incontro con Dio, riflettendo la comunità di amore che Gesù ha fondato.

La Natura come Rivelazione della Creazione
Il Vangelo e la tradizione cristiana vedono la natura come la prima rivelazione di Dio creatore. Sarno, seguendo questa linea e l'esempio di Gaudí, interpreta l'arte e l'architettura organica come un modo per onorare la creazione divina. L'integrazione armonica con la natura non è solo sostenibilità ambientale, ma un atto di riconoscimento del disegno di Dio.

L'Architettura come Annuncio (Apostolato)
La teoria di Sarno si inserisce in un vero e proprio apostolato artistico. L'architettura e l'arte cristiana non sono fini a se stesse, ma strumenti di evangelizzazione, capaci di annunciare la bellezza e la verità del Vangelo a chi le vive e le osserva.

La teoria di Carlo Sarno è una traduzione in termini architettonici e artistici del messaggio di salvezza e amore contenuto nel Vangelo di Gesù.


CONCILIO VATICANO II

La teoria dell'Architettura Organica Cristiana di Carlo Sarno si pone in un rapporto di stretta adesione e fedeltà ai principi e agli orientamenti del Concilio Vaticano II. Sarno considera il Concilio come un punto di riferimento fondamentale, in particolare per quanto riguarda l'architettura sacra e la liturgia.
Ecco come la sua teoria si relaziona al Concilio Vaticano II:

Adesione alla Sacrosanctum Concilium
La costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium sulla sacra liturgia è un pilastro della teoria di Sarno. Egli ne recepisce e promuove i requisiti per l'architettura e l'arte sacra, che devono mirare a una "nobile bellezza" e a una corretta funzionalità liturgica, evitando sia il lusso eccessivo che la banalità.

Centralità della Liturgia e della Partecipazione Attiva
Il Concilio Vaticano II ha promosso la partecipazione attiva dei fedeli alla liturgia. La metodologia di Sarno traduce questo in termini architettonici, creando spazi che favoriscono l'unità e la comunione. L'orientamento dello spazio, l'uso della luce e la disposizione degli elementi liturgici sono pensati per supportare questa partecipazione, rendendo l'assemblea il centro dell'azione liturgica.

Rinnovamento e Distinzione
Sarno vede nel Concilio l'inizio di una "nuova primavera" per la Chiesa e l'arte cristiana, che richiede un rinnovamento che sia però fedele alla tradizione e alla dottrina. La sua teoria cerca di distinguere chiaramente tra un'architettura che è in linea con i fondamenti cristiani e quella che, pur essendo moderna, rinuncia alla verità rivelata o al simbolismo liturgico, come critica in alcuni esempi di architettura contemporanea.

Valore Escatologico e Simbolico
A differenza di un'architettura che si ferma alla pura dimensione stilistica, Sarno, in linea con gli insegnamenti post-conciliari, insiste sulla valenza escatologica, simbolica e semantica dello spazio sacro. L'architettura deve veicolare il senso del mistero e aiutare i fedeli a elevarsi al trascendente.

L'Architettura come Espressione della Chiesa Locale
Il Concilio ha valorizzato le chiese particolari e l'adattamento (inculturazione) della liturgia e dell'arte alle diverse culture. L'approccio organico di Sarno, che valorizza il genius loci e i materiali locali, si articola bene con questa esigenza di un'architettura che sia radicata nel contesto specifico della comunità, pur rimanendo universale nella fede.

Il Concilio Vaticano II non è solo un riferimento teorico per Sarno, ma la guida sulla quale basa la sua critica all'architettura sacra contemporanea e la sua proposta di una "vera" architettura liturgica, che unisce organicità, bellezza e fedeltà al Vangelo.


TEORIA DELL'ARTE CRISTIANA

La teoria di Carlo Sarno sull'arte cristiana si sviluppa attorno al concetto che l'arte è una manifestazione esteriore della fede, intrinsecamente legata ai valori etici, estetici e spirituali del cristianesimo.
I punti fondamentali della sua teoria includono:

Manifestazione della Fede: L'arte cristiana, per Sarno, è la manifestazione esteriore della fede cristiana attraverso l'espressione estetica, ma a differenza dell'arte profana, il suo scopo ultimo è legato ai principi della rivelazione divina e della vita cristiana.

Valore Etico e Spirituale: Egli definisce l'arte come un'attività olistica basata sull'intuizione, che possiede un valore etico, estetico e spirituale. L'arte non è mai neutra, ma è un'espressione della "verità o falsità interiore di chi progetta e costruisce".

Armonia e Comunione: L'obiettivo dell'arte cristiana è favorire l'armonia, l'unità e la comunione, riflettendo la bontà della vita come intesa nel Vangelo. L'opera d'arte, sia essa architettura, pittura o altro, deve aiutare l'uomo a elevarsi spiritualmente.

Rapporto con la Liturgia: La sua teoria è strettamente collegata all'architettura e all'arte sacra, seguendo i principi e i documenti della Chiesa Cattolica e del Concilio Vaticano II. L'arte deve essere congruente con i fondamenti cristiani e supportare la liturgia, fungendo da luogo in cui si realizza la comunione.

Ispirazione nei Maestri Mistici: Sarno vede in figure come Antoni Gaudí i precursori di questa fusione tra organicità (integrazione con la natura) e spiritualità cristiana, considerandoli modelli di riferimento per un'arte che riflette la fede profonda dell'artista.

Per Carlo Sarno, la definizione di Arte Cristiana va oltre la semplice manifestazione estetica della fede e si radica in una visione etica, spirituale e teologica della vita umana e del progetto. La sua teoria è esposta in scritti specifici come "Per una definizione di Arte Cristiana" e il "Manifesto dell'Arte Cristiana".
I punti chiave della sua definizione sono:

L'Amore come Fondamento: Il principio cardine è che il fondamento dell'arte cristiana è l'Amore, e poiché Dio è Amore, l'arte cristiana ha Dio stesso come suo fondamento.

Visione Olistica: L'arte è concepita come un'attività onnicomprensiva (olistica) che unisce l'intuizione, l'estetica e la spiritualità, rifiutando una separazione tra bellezza formale e contenuto morale.

Riflesso della Verità: L'opera d'arte cristiana non è neutrale; essa riflette la "verità o falsità interiore di chi progetta e costruisce", diventando un'espressione tangibile della morale e dei valori dell'artista.

Strumento di Comunione e Santificazione: L'obiettivo dell'arte, in particolare nell'architettura sacra, è quello di favorire l'unità, la comunione e l'armonia, contribuendo alla santificazione dell'uomo e dello spazio che abita.

Congruenza con la Dottrina: L'arte cristiana deve essere coerente con i fondamenti del cristianesimo e la Dottrina della Chiesa Cattolica, fungendo da espressione visiva della Rivelazione.

Superamento dell'Estetica Profana: Sebbene nei processi tecnici possa non differire dalle arti profane, lo scopo finale dell'arte cristiana è radicalmente diverso, essendo orientato al trascendente e ai principi evangelici.

In sintesi, per Sarno, l'arte cristiana è un'arte "con Amore", dove ogni elemento compositivo (spazio, forma, tempo, luce) è orientato a manifestare la presenza di Dio e a guidare l'uomo verso l'armonia e l'unità spirituale.


APOSTOLATO ARTISTICO CULTURALE

L'apostolato artistico culturale cristiano di Carlo Sarno si svolge principalmente attraverso l'organizzazione da lui fondata e gli strumenti di comunicazione digitale, con l'obiettivo di promuovere una riflessione sul legame tra il Vangelo, l'arte e la cultura cristiana.
Le attività principali includono:

Fondazione e Gestione di ACCARCU: L'iniziativa centrale è l'ACCARCU (Apostolato Cristiano Cattolico Artistico Culturale), fondato da Carlo Sarno nel 2002. Questa organizzazione funge da punto d'incontro e centro di ricerca per chi è interessato al dialogo tra fede, arte e architettura.

Direzione della Web-Rivista ARTCUREL: Sarno è il fondatore e direttore della rivista web cattolica "ARTCUREL: Arte, Cultura e Religione", che rappresenta il principale veicolo di diffusione del suo pensiero. Sulla rivista vengono pubblicati articoli, saggi e riflessioni che esplorano i fondamenti dell'architettura cristiana, la liturgia e il rapporto tra l'arte contemporanea e i valori del Vangelo.

Promozione di Studi e Ricerche: L'apostolato si concretizza nella promozione di studi e ricerche approfondite sul legame intrinseco tra il Vangelo di Gesù Cristo, l'arte e la cultura cristiana, cercando di distinguere tra un'architettura congruente con i fondamenti cristiani e quella che non lo è.

Divulgazione tramite Blog e Piattaforme: Oltre alla rivista, Sarno utilizza blog personali e piattaforme social per pubblicare manifesti, articoli e presentare i suoi progetti, divulgando la sua teoria dell'Arte e Architettura Cristiana a un pubblico più ampio.

Attività di Scrittore e Poeta: Sarno svolge il suo apostolato anche attraverso la scrittura di libri e poesie, che esplorano ulteriormente i temi della spiritualità, dell'arte cristiana e dell'architettura organica cristiana.

L'apostolato si svolge quindi principalmente attraverso canali culturali, educativi e digitali, mirando a influenzare il modo in cui l'arte e l'architettura vengono concepite e vissute all'interno della comunità cristiana.



TEORIA DELL'ARCHITETTURA ORGANICA CRISTIANA

La teoria di Carlo Sarno, che egli definisce Architettura Organica Cristiana o "Architettura Organica come Architettura con Amore", è una filosofia progettuale che integra i principi dell'architettura organica classica (di maestri come Frank Lloyd Wright e Antoni Gaudí) con i fondamenti etici, spirituali e teologici del cristianesimo.
Alcuni punti principali della sua teoria:

Fondamento Etico e Spirituale
Sarno eleva l'architettura oltre la mera tecnica costruttiva o l'estetica, considerandola un'attività olistica con un profondo valore etico, estetico e spirituale. La sua teoria si basa sull'idea che l'architettura debba derivare dalla vita, avere per scopo la vita umana e integrarsi con i valori fondamentali della "bontà della vita" come rivelati dal Vangelo.

Rapporto con l'Architettura Organica
Il concetto di architettura organica di Sarno non è solo un movimento estetico, ma un approccio che cerca un'armonia profonda tra l'uomo, l'edificio e la natura circostante. Vede in Antoni Gaudí il massimo precursore storico di questa fusione tra organicità e spiritualità cristiana.

Ispirazione Cristiana e Liturgica
La teoria di Sarno si sviluppa in stretta relazione con la Dottrina della Chiesa Cattolica e i principi del Concilio Vaticano II riguardanti l'architettura sacra e la liturgia. Egli cerca una chiara distinzione tra un'architettura congruente con i fondamenti cristiani e una che rinuncia alla verità rivelata, proponendo l'architettura cristiana come il luogo in cui si attua organicamente la comunione e l'armonia.

Architettura come "Amore"
L'idea centrale è riassunta nel titolo di un suo testo: "Architettura Organica è Architettura con Amore". Questo concetto implica un approccio progettuale che pone al centro l'amore per il prossimo, per l'ambiente e per Dio, traducendo questi valori in forme spaziali, materiali e luminose che favoriscono l'unità, la comunione e la santificazione.

Architettura come Espressione di Sentimenti: 
Per Sarno, l'architettura non è solo tecnica o estetica, ma un'arte che suscita emozione e promuove sentimenti positivi come l'amore e la partecipazione umana.

Integrazione tra Etica ed Estetica: 
La sua architettura organica è guidata da principi etici e religiosi. Egli sostiene che il fondamento dell'architettura cristiana (e di una buona architettura in generale) sia Dio, inteso come Amore, e che Antoni Gaudí sia un esempio di tale architettura.

Sviluppo dall'Interno all'Esterno: 
Sarno aderisce alla definizione classica di Frank Lloyd Wright, secondo cui l'architettura organica si sviluppa dall'interno verso l'esterno, in armonia con le condizioni del suo essere. Questo significa che il design nasce dalle esigenze umane e spirituali degli abitanti, e dal contesto circostante, piuttosto che da uno stile imposto esternamente.

In sintesi, la teoria di Carlo Sarno propone un'architettura che non è solo funzionale o esteticamente gradevole, ma che è intrinsecamente legata a una visione spirituale e morale dell'esistenza, dove l'edificio diventa un'espressione tangibile dell'armonia tra l'essere umano, la creazione e la fede cristiana.


FRANK LLOYD WRIGHT E ANTONI GAUDI

Frank Lloyd Wright e Antoni Gaudí hanno esercitato un'influenza fondamentale sulla filosofia architettonica di Carlo Sarno, in particolare sulla sua teoria dell'Architettura Organica Cristiana. Sarno li considera maestri e precursori del suo approccio, che fonde i principi dell'architettura organica con i valori spirituali del cristianesimo.
Ecco come hanno influenzato il suo lavoro:

Frank Lloyd Wright e l'Armonia con la Natura
L'influenza di Wright si concentra sui principi fondamentali dell'architettura organica: 
Integrazione Armonica: Sarno adotta la visione di Wright secondo cui gli edifici devono essere progettati in armonia con l'umanità e l'ambiente circostante, crescendo "dall'interno verso l'esterno, come un organismo vivente".
Rispetto dei Materiali: Condivide il rispetto per le proprietà intrinseche dei materiali naturali, usandoli in modo onesto per riflettere l'ordine della natura stessa.
Edificio come Unità: Sarno riprende l'idea di Wright di un design unificato, dove tutti gli elementi (dalla struttura all'arredamento) sono correlati tra loro e con l'ambiente, formando un insieme coerente.
Architettura per la Vita: Sarno cita direttamente Wright, sostenendo che l'architettura deve riconoscere la sua natura, "venire dalla vita e avere per scopo la vita".

Antoni Gaudí e la Spiritualità nella Forma
Gaudí è per Sarno il maestro che ha saputo elevare l'architettura organica a un livello di profonda espressione cristiana:
Natura come Creazione Divina: Sarno assorbe la filosofia di Gaudí secondo cui la natura, creata da Dio, è la suprema maestra di architettura. Gaudí evitava le linee rette, preferendo forme organiche, curve e iperboloidi che si trovano in natura, una pratica che Sarno ammira e reinterpreta.
Simbolismo Religioso: L'uso estensivo del simbolismo religioso e l'integrazione di temi di fede nell'architettura della Sagrada Família sono un'ispirazione diretta per Sarno. Egli vede in Gaudí la capacità di unificare tecnica, estetica e religione in un'unica opera.
Visione Mistica e Spirituale: Sarno considera Gaudí il massimo precursore storico della sua idea di un'architettura che non solo è organica, ma che è anche un atto di fede, un "sermone" architettonico che parla di Dio e della creazione.

Carlo Sarno sintetizza queste due influenze nella sua teoria dell'"Architettura Organica è Architettura con Amore". Egli prende da Wright i principi strutturali e formali dell'integrazione con il sito e i materiali, e da Gaudí l'ispirazione mistica e la convinzione che l'architettura possa essere un potente veicolo di valori cristiani, etici e spirituali. Il risultato è un approccio che cerca di creare spazi che favoriscano la comunione e l'armonia, radicati sia nella natura che nella fede.


ANTONIO SARNO: padre e maestro

Il padre di Carlo Sarno, il professor Antonio Sarno (1921-2003), è stato una figura chiave nell'ambito dell'Architettura Organica Italiana e ha avuto un'influenza determinante sul figlio.
L'influenza di Antonio Sarno sull'architettura di Carlo Sarno si manifesta in diversi modi:

Maestro e Guida: Carlo Sarno riconosce apertamente il padre Antonio come un "padre esemplare nella vita e maestro dell'architettura organica italiana". Questa relazione non era solo familiare, ma anche di mentorship professionale.

Fondamenti dell'Architettura Organica: Antonio Sarno ha trasmesso al figlio i principi fondamentali dell'architettura organica, basati sull'armonia tra l'uomo e la natura. Insieme hanno visitato luoghi simbolo di questa corrente, come la celebre Casa sulla Cascata (Fallingwater) di Frank Lloyd Wright.

Co-fondazione dello Studio Sarno Architetti (1981-2016): Nel 1981, Carlo Sarno ha fondato lo Studio Sarno Architetti con il fratello Carmine, seguendo le orme e gli insegnamenti del padre, adottando fin da subito l'architettura organica come approccio progettuale.

Ereditarietà Filosofica: L'approccio di Antonio Sarno, che mirava a un'architettura che non violasse la terra ma che ne fosse un prodotto, è stato il punto di partenza per Carlo, che ha poi sviluppato ulteriormente questi concetti integrandoli con la sua personale visione del cristianesimo e dell'eco-teologia, sfociando nell'Architettura Organica Cristiana.

Fondazione di Carlo Sarno dello Studio Architettura Organica Cristiana (2014), che progetta, sviluppa e promuove l'architettura organica in una prospettiva cristiana.

In sintesi, l'influenza del padre Antonio è stata quella di fornire una solida base teorica e pratica nell'architettura organica, che il figlio Carlo ha poi elevato e trasformato in una filosofia progettuale che unisce l'integrazione con la natura ai valori spirituali.


ARCHITETTURA CONTEMPORANEA

L'architettura organica cristiana di Carlo Sarno si pone in un rapporto di complementarità con alcuni aspetti dell'architettura contemporanea, in particolare la sostenibilità, ma anche in una posizione di contrasto critico con il mainstream modernista, soprattutto per quanto riguarda gli edifici sacri.

Punti di Contatto e Complementarità
Sostenibilità e Bioedilizia: La teoria di Sarno sull'armonia con la natura si allinea strettamente con i principi dell'architettura sostenibile e dell'architettura verde contemporanea. Entrambe le filosofie cercano di minimizzare l'impatto ambientale, utilizzare materiali naturali e integrare gli edifici nel paesaggio. Sarno eleva questi concetti da una scelta puramente tecnica o estetica a una scelta etica e spirituale.
Centralità dell'Uomo e del Benessere: L'enfasi sull'architettura come "intensamente umana" e volta al benessere degli occupanti (una "cosa intensamente umana") trova riscontro in quelle correnti contemporanee che si concentrano sul design biofilico e sulla qualità della vita all'interno degli spazi abitativi.

Punti di Contrasto e Critica
Verità nell'Architettura: Sarno critica apertamente l'architettura moderna e contemporanea, sostenendo che spesso rinuncia alla "verità rivelata" e non riesce a distinguere un'architettura congruente con i fondamenti cristiani.
Valore Etico vs. Neutralità Estetica: Mentre gran parte dell'architettura contemporanea, figlia del Movimento Moderno, pone l'accento sulla sperimentazione, sulla libertà formale e sulla funzionalità (spesso perseguendo una certa neutralità etica o estetica), Sarno insiste sul valore etico e spirituale imprescindibile dell'architettura. Per lui, un edificio esprime sempre la "verità o falsità interiore" del progettista.
Rifiuto dell'Astrazione Eccessiva: L'approccio organico di Sarno si oppone all'astrazione geometrica o al minimalismo estremo che caratterizzano alcune frange del modernismo, preferendo forme ispirate alla natura e un linguaggio che sia immediatamente accessibile e "caloroso", favorendo la comunione spirituale.

In sintesi, Carlo Sarno si posiziona come un innovatore che recupera le radici dell'architettura organica classica (Wright, Gaudí) per rispondere a esigenze contemporanee (sostenibilità), ma lo fa attraverso una lente specificamente etica e cristiana, criticando l'architettura contemporanea che considera carente di profondità spirituale e morale, specialmente nell'ambito del sacro.


ARCHITETTURA LITURGICA

Il contributo teorico di Carlo Sarno per una vera architettura liturgica congruente con il Vangelo si fonda su un'integrazione profonda tra i principi dell'Architettura Organica e la Dottrina della Chiesa Cattolica, in particolare quella scaturita dal Concilio Vaticano II.
I punti salienti del suo contributo sono:

1. Il Fondamento è Dio Amore
Sarno parte dal presupposto teologico che "Il fondamento dell'Architettura Cristiana è l'Amore, e poiché Dio è Amore, il fondamento dell'Architettura Cristiana è Dio". L'architettura liturgica deve quindi essere la manifestazione esteriore di questa verità rivelata. Gesù Cristo è visto come la misura e la proporzione di ogni buona architettura cristiana.

2. L'Architettura come "Azione Trasformante dello Spirito Santo"
Lo spazio liturgico non è solo un contenitore funzionale per le celebrazioni, ma un luogo in cui si attua organicamente la comunione e l'armonia. Sarno parla di "Azione trasformante dello Spirito Santo" che si manifesta nello spazio, nella forma, nel tempo e nella luce, generando unità, diversità riconciliata, armonia e santificazione.

3. Centralità della Persona Umana (come nel Vangelo)
In contrasto con il Movimento Moderno che a volte ha astratto lo spazio, Sarno, attraverso l'architettura organica, pone la persona umana come individuo unico e prezioso al centro del progetto, esattamente come annunciato nel Vangelo di Gesù Cristo. L'architettura deve servire l'uomo nella sua interezza (corpo e spirito).

4. Riferimento ai Documenti Ufficiali della Chiesa
La sua teoria si sviluppa in stretta adesione agli insegnamenti del Concilio Vaticano II, in particolare alla costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium sull'architettura sacra e la liturgia. Sarno sostiene la necessità di un'architettura che rispecchi i requisiti di "nobile bellezza" e funzionalità liturgica richiesti dai Padri Conciliari.

5. Superamento della Separazione tra Sacro e Profano
Sarno critica la confusione contemporanea tra un'architettura congruente con i fondamenti cristiani e un'architettura che rinuncia alla verità rivelata. Propone un'architettura che sia intrinsecamente sacra nella sua concezione, superando la dicotomia tra estetica moderna e simbolismo tradizionale, e trovando ispirazione in maestri mistici come Antoni Gaudí.

Il contributo di Sarno risiede nell'aver fornito un quadro teorico che traduce i principi teologici e spirituali del Vangelo in un linguaggio architettonico concreto, organico e capace di creare spazi che favoriscono l'incontro con Dio e la comunione fraterna.


METODOLOGIA PROGETTUALE

L'architettura organica cristiana di Carlo Sarno segue una metodologia progettuale rigorosa che fonde l'approccio scientifico-tecnico dell'architetto con la visione etica e spirituale del credente.
Ecco i passaggi principali della metodologia di Sarno:

1. Analisi Profonda del Luogo (Genius Loci)
Il punto di partenza è l'analisi meticolosa del sito, non solo in termini topografici e climatici, ma anche storici e culturali. Sarno cerca di comprendere il genius loci (lo "spirito del luogo"), per garantire che l'edificio non domini, ma cresca organicamente dal terreno, in armonia con il paesaggio circostante.

2. Rispetto per la Natura come Creazione
La metodologia impone un rispetto quasi ecologico per la natura, vista come la prima e suprema maestra, in quanto creazione di Dio. Questo si traduce in:
Uso di materiali naturali e locali.
Integrazione con la vegetazione e gli elementi naturali esistenti.
Progettazione che segue i principi della sostenibilità e della bioedilizia.

3. Centralità Etica e Spirituale del Progetto
Prima ancora di disegnare, la metodologia richiede una chiara definizione degli intenti etici. Ogni progetto deve essere guidato dai valori del Vangelo: amore, comunione, unità e verità. La funzione principale dell'architettura non è solo soddisfare un bisogno pratico, ma anche elevare lo spirito umano.

4. Il Processo Creativo come "Preghiera"
Per Sarno, l'atto stesso del progettare è un'attività olistica che coinvolge l'intuizione, l'etica e la spiritualità dell'architetto. Il processo non è puramente razionale o tecnico, ma include un momento di ispirazione quasi mistica in cui agisce lo Spirito Santo, dove la funzione e la forma si rapportano con i valori cristiani e l'armonia naturale.

5. L'Edificio come Unità Organica
La metodologia porta alla creazione di un edificio inteso come ecosistema spirituale in cui ogni elemento è interconnesso: 
Spazio-funzione: flessibile, fluido e orientato alla comunione.
Luce-funzione: utilizzata simbolicamente come metafora della luce divina e funzionalmente per creare benessere.
Forma-funzione: che rifiuta le astrazioni eccessive a favore di curve, forme naturali e proporzioni umane (secondo la lezione di Gaudí e Wright).

In sintesi, la metodologia di Sarno è un approccio integrato dove l'etica cristiana e i principi dell'architettura organica si fondono in un unico atto creativo, volto a realizzare spazi che sono "architettura con amore" e che riflettono l'armonia della creazione divina.


LA POETICA DI CARLO SARNO

La poetica di Carlo Sarno si distingue per essere una fusione unica tra i principi dell'architettura organica — originariamente formulati da maestri come Frank Lloyd Wright e Antoni Gaudí — e una profonda aderenza ai valori della Dottrina della Chiesa Cattolica. Questo connubio dà origine alla sua personale visione dell'"Architettura Organica Cristiana". 
Ecco un riassunto dei suoi capisaldi:

1. L'Architettura come "Amore" e "Luce"
Il principio centrale della poetica di Sarno è espresso nella formula: "Architettura Organica è Amore". L'architettura, come ogni vera forma d'arte, non è un semplice esercizio tecnico o estetico, ma scaturisce da un sentimento profondo. L'edificio non deve solo "tenersi su", ma deve "commuovere" ed elevare lo spirito, diventando metafora della luce divina che guida l'uomo. 

2. Armonia tra Uomo, Natura e Dio
Sarno adatta il concetto wrightiano di armonia con la natura, elevandolo a un livello spirituale. L'integrazione tra elementi artificiali e naturali non è solo ecologica o estetica, ma teologica: l'architettura deve riflettere l'ordine e la bellezza del creato di Dio. Progettare significa creare uno "spazio-tempo esistenziale" che favorisca la contemplazione, la pace interiore e un rapporto armonioso tra l'essere umano, l'ambiente circostante e la dimensione trascendente favorendo l'incontro con Gesù. 

3. Continuità e Innovazione
La teoria di Sarno si pone in continuità con il Movimento Moderno e l'architettura organica storica, ma la reinterpreta per l'uomo contemporaneo. Riconosce i principi fondamentali dei maestri del passato (come Wright e Gaudí), ma li radicalizza sul piano etico e spirituale, non lasciandosi cristallizzare in uno "stile" rigido, ma adattandosi ai cambiamenti della vita e della sensibilità umana, pur conservandone i valori fondamentali. 

4. La Missione Etica e l'Apostolato Culturale
L'architetto, per Sarno, ha una responsabilità morale e sociale. La sua attività professionale si affianca a un vero e proprio "apostolato artistico e culturale". Attraverso conferenze, articoli (spesso pubblicati sul suo blog) e libri (come "Lineamenti di Architettura Organica" o "Architettura Organica è Architettura con Amore"), Sarno diffonde la sua visione, cercando di sensibilizzare la comunità professionale e non solo, verso un'edilizia più umana, etica e spiritualmente orientata. 

5. Opere come Testimonianza
Ogni progetto di Sarno mira a essere la messa in pratica di questi ideali. Non si tratta solo di edifici funzionali, ma di spazi che incarnano la sua filosofia e fede, che promuovono il benessere olistico (fisico, mentale e spirituale) degli occupanti. Le sue opere sono concepite per dialogare con il contesto e per ispirare ai principi del Vangelo, in linea con i dettami della Costituzione Conciliare "Sacrosanctum Concilium" per quanto riguarda l'architettura sacra. 


RAPPORTO TRA TEORIA E POETICA

La distinzione tra la teoria e la poetica di Carlo Sarno risiede principalmente nel livello di astrazione e nell'approccio:

La Teoria si riferisce all'insieme strutturato di concetti, principi e dottrine che Sarno formula in modo razionale e sistematico per spiegare e definire l'architettura. È l'ossatura logica del suo pensiero, che egli espone in libri e articoli. La teoria include definizioni, classificazioni e l'analisi razionale di come l'architettura organica si inserisca nel contesto della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica. È l'aspetto più didattico e argomentativo del suo lavoro intellettuale.

La Poetica, invece, si riferisce all'ispirazione artistica che deve provenire dallo Spirito Santo, alla visione personale e all'essenza emotiva del suo approccio al progetto. Non è solo ciò che Sarno "pensa", ma ciò che "sente" riguardo all'architettura. La poetica è l'anima del suo lavoro: la convinzione che l'architettura sia "Amore" e "Luce", l'aspirazione a creare armonia spirituale e a commuovere l'osservatore. È l'insieme dei valori estetici ed etici che guidano il gesto creativo in modo più intuitivo ed espressivo.

La teoria fornisce le regole e il linguaggio, mentre la poetica fornisce l'ispirazione e il significato profondo dell'opera di Sarno.


In sintesi l'approccio di Carlo Sarno è profondamente valoriale e spirituale: l'arte e l'architettura sono strumenti per elevare la condizione umana, radicandola nei principi eterni dell'amore di Dio, della natura e della fede.
Per Carlo Sarno, l'architettura non è solo una disciplina tecnica o estetica, ma un atto di creazione etico e spirituale che rispecchia l'amore e l'armonia universale.
Il significato essenziale della poetica di Carlo Sarno è che l'architettura deve essere un'espressione di "Amore" come Gesù ci ha insegnato e deve operare in armonia tra l'uomo, la natura e Dio.










venerdì 12 febbraio 2021

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