lunedì 28 luglio 2025
Progettare per amore del prossimo e per amore di Gesù: spunti di riflessione, di Carlo Sarno
mercoledì 23 luglio 2025
Amore, Topos e Pulsore nell'architettura organica cristiana, di Carlo Sarno
Amore, Topos e Pulsore nell'architettura organica cristiana
di Carlo Sarno
INTRODUZIONE
L'architettura organica cristiana di Carlo Sarno è una prospettiva che integra i principi dell'architettura organica tradizionale (armonia tra uomo, edificio e natura) con una profonda teologia cristiana, vedendo l'architettura come un "atto d'amore" e un riflesso della Trinità.
La connessione con la "teoria della morfogenesi spirituale" si basa sull'idea che lo spazio architettonico, in particolare quello liturgico, non sia solo funzionale, ma che debba favorire un'esperienza di trasformazione e crescita spirituale nell'individuo e nella comunità.
Principi chiave della teoria:
Derivazione dalla Vita: Sarno sostiene che l'architettura deve derivare dalla vita e avere come scopo la vita stessa, in senso intensamente umano e spirituale.
Amore come Fondamento: L'architettura organica è definita come "architettura con amore", un atto che nasce da una "storia d'amore" (con Dio e con il prossimo) e si manifesta in ogni fase del progetto e della realizzazione.
Unità e Armonia come Riflesso Trinitario: Concetti come "unità", "comunione", "diversità riconciliata" e "armonia" sono visti come espressioni dell'azione trasformatrice dello Spirito Santo, che si riflettono nella progettazione dello spazio, della forma, del tempo e della luce.
Morfogenesi come Azione dello Spirito Santo: Il concetto di "morfogenesi spirituale" si collega all'idea che lo spazio architettonico, attraverso i suoi elementi (luce, forma, materia), agisca come catalizzatore per la santificazione e la crescita interiore dell'individuo, facilitando l'incontro con il divino. L'architettura non è un contenitore passivo, ma un ambiente attivo che modella (dà forma, da cui morfogenesi) l'esperienza spirituale.
Integrazione tra Funzione, Forma e Grazia: L'architettura organica cristiana di Sarno cerca l'unità tra la funzione (liturgica o abitativa), la forma (organica, ispirata alla natura e ai principi teologici) e la Grazia divina, considerandole interconnesse come riflesso della Trinità.
Sarno si ispira anche ad autori come D'Arcy Wentworth Thompson per la sua teoria della morfogenesi applicata all'architettura, integrando principi scientifici e biologici di crescita e forma con la sua visione teologica.
TOPOLOGIA MORFOGENETICA SPIRITUALE
L'architettura organica cristiana di Carlo Sarno, nel contesto di una "topologia morfogenetica spirituale", va oltre la semplice integrazione tra forma e funzione, o tra edificio e natura. Utilizza il concetto di topologia non in senso puramente matematico, ma come lo studio delle qualità essenziali e relazionali dello spazio che rimangono costanti nonostante le trasformazioni (plastiche, formali) e che fungono da catalizzatori per la crescita (morfogenesi) spirituale.
Topologia come Qualità Relazionale dello Spazio Sacro
La "topologia" si riferisce agli schemi e alle relazioni fondamentali che definiscono un luogo, indipendentemente dalla sua specifica configurazione metrica. Nell'approccio di Sarno, questo concetto si applica a:
Identità del Luogo (Genius Loci): L'architettura deve interpretare il genius loci non solo come caratteristica fisica, ma come identità antropologica e spirituale del sito, rendendo lo spazio significativo.
Relazioni Fondamentali: La topologia studia le relazioni tra le parti (es. navata, altare, luce) e come queste, pur variando nella forma, mantengono una coerenza che favorisce la comunione e l'incontro con Dio. L'unità e l'armonia, riflesso della Trinità, sono qualità topologiche costanti e non negoziabili.
Morfogenesi come Processo di Trasformazione Spirituale
La "morfogenesi" è il processo di generazione della forma. In ambito spirituale, descrive come l'ambiente architettonico influisce sullo sviluppo interiore del credente:
Ambiente Attivo: L'architettura non è un contenitore passivo, ma un ambiente attivo che, attraverso le sue forme organiche e la gestione della luce e dei materiali, stimola la crescita spirituale dell'individuo e della comunità.
Forma e Materia per l'Essere Incarnato: La forma e la materia dell'edificio sono i due elementi costitutivi dell'esperienza umana del mondo; Sarno le considera essenziali per l'esperienza dell'Essere incarnato e l'incontro con la Grazia divina.
Sintesi della Teoria
In sintesi, la teoria della topologia morfogenetica spirituale descrive un'architettura che:
Definisce le relazioni spaziali essenziali (topologia) che restano invariate pur nelle diverse configurazioni formali, in quanto radicate in principi teologici cristiani.
Utilizza queste relazioni per innescare un processo di generazione e crescita della forma (morfogenesi), sia nell'edificio (che si integra naturalmente nell'ambiente) sia nell'utente (che matura spiritualmente).
Questa architettura, pertanto, mira a creare un ambiente ottimale, naturale, sociale e spirituale per l'uomo.
AMORE - TOPOS - PULSORE
La Triade della Morfogenesi Spirituale: "Amore-Topos-Pulsore" è un concetto cardine dell'architettura organica cristiana di Carlo Sarno, che riassume i tre elementi fondamentali e interconnessi che generano lo spazio architettonico in grado di favorire la crescita spirituale. Questa formula agisce come una sintesi tra principi teologici e prassi architettonica.
Ecco una descrizione dei tre elementi:
1. Amore (Agapē)
L'amore è il fondamento e la forza motrice dell'intera Triade. Sarno intende l'amore non in senso sentimentale, ma come agapē cristiana, un amore incondizionato e generativo.
Significato Architettonico: Ogni atto progettuale è un "atto d'amore" che riflette l'amore trinitario di Dio. L'architettura nasce dall'amore per Dio, per la comunità e per il luogo, e ha lo scopo di creare un ambiente che nutra l'amore reciproco e verso Dio. È la sorgente che dà significato e orientamento a tutto il processo.
2. Topos (Luogo)
Il topos è il contesto specifico in cui l'architettura si inserisce. Include le caratteristiche fisiche, culturali, storiche e spirituali del sito (genius loci).
Significato Architettonico: L'architettura organica richiede un profondo rispetto e un'attenta analisi del luogo. Il progetto non impone forme aliene, ma "cresce" dal luogo, integrandosi in armonia con l'ambiente naturale e costruito. Il topos è il grembo che accoglie e modella la forma, garantendo l'autenticità e l'identità del progetto.
3. Pulsore (Il Ritmo Vitale/Spirituale)
Il pulsore è il ritmo interiore o l'impulso vitale che anima il progetto e l'esperienza spirituale. È ciò che Sarno definisce come il ritmo della preghiera e della vita stessa, il centro propulsore dell'attività religiosa e umana.
Significato Architettonico: Rappresenta la dimensione dinamica e temporale. In architettura si traduce nell'uso sapiente della luce naturale che cambia durante il giorno e le stagioni, nei percorsi, nelle proporzioni che creano un senso di movimento e respiro. È l'elemento che trasforma lo spazio statico in un'esperienza vivente, favorendo la trasformazione e la crescita (morfogenesi) spirituale dell'individuo, il "ritmo della preghiera" e della vita.
La Triade in Sintesi
La Triade Amore-Topos-Pulsore agisce sinergicamente: l'Amore fornisce l'intenzione e l'energia, il Topos offre il contesto e i limiti, e il Pulsore imprime il ritmo e la vitalità necessari per la morfogenesi spirituale, creando un'architettura che è, nelle parole di Sarno, un "ambiente ottimale, naturale, sociale e spirituale per l'uomo".
TEORIA DEI PONTI
Il concetto di "teoria dei ponti" non è un termine architettonico standard utilizzato per descrivere l'architettura organica o la morfogenesi spirituale in generale: è un riferimento logico-metaforico per spiegare l'idea di connessione tra l'umano e il divino attraverso lo spazio costruito.
FORMULA LOGICO-METAFORICA DI MORFOGENESI
Ipotizziamo ora una formula che mantiene lo stesso intento logico metaforico e simbolico, utilizzando un linguaggio che imita la notazione scientifica per esprimere concetti teologici e architettonici.
Secondo la teoria di Carlo Sarno sull'architettura organica cristiana come topologia morfogenetica spirituale, questa formula può essere interpretata come segue:
Questa equazione sintetizza come l'Amore disinteressato (Agape) si manifesti e si realizzi concretamente nello spazio architettonico, fungendo da "ponte" tra l'intenzione spirituale e la realtà costruita:
Agape (Amore): Rappresenta il fine ultimo e l'essenza stessa dell'architettura sacra secondo Sarno. È la qualità spirituale che permea l'edificio, il risultato dell'integrazione di tutti gli elementi.
= (Equivalenza/Isomorfismo): Simboleggia l'idea che l'esperienza architettonica e l'Agape siano equivalenti o si rispecchino a vicenda: l'architettura è la manifestazione visibile e tangibile dell'amore divino e fraterno.
J𝐸…𝑑𝑚𝐿 (Integrale su E rispetto a L):
J(L'Integrazione): Il processo di sintesi continua e dinamica. Suggerisce che l'architettura non è la somma statica di elementi, ma il risultato di un'integrazione viva e organica.
𝐸 (Ethos/Etica): L'integrazione avviene all'interno del contesto etico, morale e comunitario. Rappresenta l'insieme dei valori e delle tradizioni della comunità che abiterà lo spazio.
𝑑𝑚𝐿 (Misura del Luogo - Topos): Indica che l'integrazione è ponderata in base alle caratteristiche uniche del luogo ambientale e antropologico (topos). È l'elemento che garantisce l'organicità del progetto, il suo radicamento fisico e culturale.
(𝑃×𝑠𝐴) (Prodotto tra Pulsore e Spazio Architettonico):
𝑃 (Pulsore): L'elemento dinamico, il ritmo vitale, l'impulso spirituale, il "respiro" dell'edificio e della vita liturgica. È il tempo, il movimento, la luce che cambia.
𝑠𝐴 (Spazio Architettonico): Gli elementi fisici e formali dell'architettura (luce, materia, proporzioni, geometria organica), la forma tangibile.
× (Prodotto/Interazione): Contrariamente al "prodotto tensoriale" che implica una fusione più complessa, il simbolo di moltiplicazione suggerisce una relazione di causa-effetto o un'interazione diretta e sinergica tra il Pulsore (energia, ritmo) e lo Spazio (forma, materia). Il ritmo anima la forma, e la forma rende manifesto il ritmo.
La Formula nel Linguaggio della "Teoria dei Ponti"
Nel linguaggio logico-metaforico della "teoria dei ponti" di Sarno, questa formula descrive l'ingegneria di una struttura che collega la realtà materiale con la dimensione trascendente: L'Amore (Agape) è la destinazione e il punto di ancoraggio finale del ponte.
Il Topos (𝑑𝑚𝐿) è la fondazione solida su cui poggia il ponte, che ne garantisce l'autenticità.
L'interazione tra Pulsore (P) e Spazio (sA) costituisce la struttura dinamica del ponte, che permette il flusso (il transito, la morfogenesi spirituale) attraverso di esso.
La formula, quindi, è un modo sintetico per esprimere che l'architettura organica cristiana è un'entità viva e dinamica, un ponte che, radicandosi nell'etica e nel luogo, permette all'essere umano di fare un'esperienza trasformativa animata dal ritmo della vita e dalla luce.
APPROFONDIMENTO DELLA "MISURA DIFFERENZIALE" DEL LUOGO
In questa formula di morfogenesi spirituale proposta da Carlo Sarno, il termine dmL rappresenta la Misura del Luogo (o misura del Topos). Nell'architettura organica cristiana, esso non indica una semplice dimensione metrica (lunghezza o larghezza), ma la qualità identitaria e spirituale del sito in cui l'opera sorge.
Ecco i suoi significati principali:
1. Il Topos come Grembo Generativo
Il termine dmL è l'elemento differenziale dell'integrale: indica che l'intero processo di progettazione deve essere "pesato" e commisurato alle specificità del luogo. L'architettura non è un oggetto calato dall'alto, ma una forma che "nasce" dalle caratteristiche geologiche, storiche e spirituali del terreno (Genius Loci).
2. Ancoraggio alla Creazione In senso teologico, dmL rappresenta il rispetto per il Creato. Utilizzare materiali locali, seguire l'andamento del terreno e rispondere al clima specifico significa riconoscere nel luogo un'opera di Dio. Il progetto diventa così un'estensione della natura circostante, realizzando l'unione tra ambiente naturale e spazio sacro.
3. Inculturazione e Comunità Il luogo è inteso anche come contesto umano. La "misura" dmL include la storia e le tradizioni della comunità che abiterà lo spazio. Progettare secondo dmL significa garantire che l'edificio sia "organico" rispetto al tessuto sociale ed ecclesiale locale, favorendo l'appartenenza e la partecipazione.
4. Il Limite che dà Libertà Nella teoria di Sarno, dmL funge da "limite" fisico necessario affinché l'ispirazione universale dell'Agape (l'Amore) possa incarnarsi in una forma finita e concreta. Senza il radicamento nel luogo, l'architettura resterebbe un'astrazione priva di vita.
Il termine dmL assicura che l'architettura sia un ponte tra il cielo e una terra specifica; è il parametro che trasforma un progetto generico in un'opera unica, autentica e organica, capace di risuonare con l'anima del territorio e di chi lo vive.
Nella formula di Carlo Sarno, i simboli d, m, L hanno un significato specifico nell'ambito dell'interpretazione logico-metaforica architettonica:
L'applicazione della formula di topologia morfogenetica spirituale di Carlo Sarno alla Sagrada Familia di Antoni Gaudí è particolarmente calzante, poiché l'opera di Gaudí è un esempio precursore di architettura che rispecchia questi principi organici e spirituali.
Ecco l'applicazione della formula: Agape=J𝐸(𝑃×𝑠𝐴)𝑑𝑚𝐿
1. Agape (Amore/Intenzione)
L'Agape è la forza trainante e l'ispirazione religiosa che ha guidato Gaudí per decenni. L'architettura è un atto di devozione totale.
2. Topos (𝑑𝑚𝐿) (Luogo/Contesto)
Il topos per Gaudí è duplice: il luogo fisico di Barcellona e la Natura stessa come opera di Dio.
3. Pulsore (𝑃) e Spazio Architettonico (𝑠𝐴)
Il pulsore è il ritmo della vita, della crescita (morfogenesi) e della liturgia; lo spazio architettonico è generato da questo impulso vitale attraverso geometrie naturali. Pulsore (Luce e Tempo): L'uso magistrale della luce naturale è il "pulsore" che anima lo spazio. Le vetrate colorate e l'orientamento delle facciate (Natività a est per la luce dell'alba, Passione a ovest per la luce del trametro) scandiscono il ritmo del giorno e dell'anno liturgico.
Spazio Architettonico (Forma Organica): Le forme architettoniche non sono statiche. Le colonne si ramificano, le scale sono elicoidali e le volte si intrecciano come rami. Questa architettura "organica" cresce e si trasforma, come gli organismi viventi.
Interazione (𝑃×𝑠𝐴): Il ritmo della luce (Pulsore) anima e dà vita allo spazio architettonico (Forma), rendendo l'esperienza interna dinamica e mutevole, mai statica.
4. Integrazione (𝐸) (Ethos/Etica)
L'integrazione avviene nell'ethos della spiritualità cristiana e dell'arte.
ESEMPIO: APPLICAZIONE DEI PRINCIPI DEL CONCILIO VATICANO II
L'applicazione dei principi del Concilio Vaticano II e in particolare della Costituzione Sacrosanctum Concilium all'architettura organica cristiana (AOC) si traduce nella progettazione di uno spazio sacro che enfatizza la partecipazione attiva dell'assemblea e il carattere comunitario della liturgia, superando la visione preconciliare dove i fedeli erano spesso spettatori passivi.
Ecco l'applicazione di questi principi in un progetto di Chiesa Conciliare:
Ipotesi di Progetto di Chiesa Conciliare : "Sancta Maria ad Populum"
Questo progetto di chiesa fonde la topologia morfogenetica spirituale di Sarno (AOC) con le direttive Conciliari:
1. Agape (Agape) e la Natura della Liturgia
Il Sacrosanctum Concilium definisce la liturgia come il "culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia".
Progettuale: L'intero edificio è concepito per facilitare l'incontro vitale con il Signore. Ogni elemento formale e materiale ( sA) è scelto per la sua capacità di elevare l'animo umano verso il trascendente, non per stupire, ma per condurre alla preghiera.
2. Topos (dmL) e l'Inculturazione
Il Concilio ha promosso l'adattamento della liturgia e dell'arte sacra alle tradizioni e ai costumi locali (inculturazione).
Progettuale: Utilizzo di materiali e tecniche costruttive locali (es. pietra, legno). La forma organica dell'edificio si integra nel paesaggio circostante, rendendo la chiesa immediatamente riconoscibile come "propria" della comunità, un luogo in cui il Vangelo si incarna nella realtà locale.
3. Pulsore (P) e la Partecipazione Attiva (Participatio Actuosa)
Il Sacrosanctum Concilium pone grande enfasi sulla "piena e attiva partecipazione di tutto il popolo santo di Dio" alla liturgia.
Progettuale:
Altare e Ambone: L'altare è al centro, rivolto verso il popolo, come richiesto dalla riforma liturgica. L'ambone ha pari dignità, enfatizzando l'importanza della Parola di Dio.
Battistero: È posizionato in modo evidente, magari vicino all'ingresso, per simboleggiare l'inizio del cammino cristiano e l'integrazione nella comunità.
Luce: La luce naturale viene usata per evidenziare i poli liturgici (altare, ambone, fonte), guidando lo sguardo e l'attenzione dell'assemblea e scandendo il ritmo del giorno e dell'anno liturgico.
4. Integrazione (JE) e la "Nobile Semplicità"
Il Concilio richiede che l'arte sacra e l'architettura siano guidate da una "nobile semplicità" (nobile simplicitate).
Progettuale: Le forme organiche e i materiali naturali promuovono questa semplicità. Si evita l'eccesso decorativo a favore di un'architettura che parla attraverso lo spazio, la luce e la materia, facilitando la mistagogia (l'introduzione al mistero) e la formazione liturgica dell'assemblea.
In sintesi, la chiesa "Sancta Maria ad Populum", incarna i principi dell'architettura organica cristiana e del Concilio, creando un "ponte" vivo tra la comunità, il luogo e Dio, attraverso un'architettura che è, per sua natura, organica, partecipativa e spirituale.
ESEMPIO: PROGETTO DI SPAZIO LITURGICO ECCLESIALE
L'applicazione dei principi e della teoria dell'architettura organica cristiana (AOC) a un progetto ideale di spazio liturgico ecclesiale si traduce in un edificio che è, allo stesso tempo, un organismo vivente, un catalizzatore di crescita spirituale e un'espressione tangibile dell'amore cristiano.
Agape=J𝐸(𝑃×𝑠𝐴)𝑑𝑚𝐿
1. Agape (Amore) - L'Intenzione Fondamentale
Progetto Ideale: L'intera chiesa nasce dall'amore per la comunità locale. L'obiettivo non è creare un monumento all'architetto, ma un ambiente che favorisca la comunione fraterna e l'incontro con Dio. La pianta è studiata per eliminare le barriere visive e fisiche, favorendo la partecipazione attiva di tutti i fedeli, in linea con lo spirito del Vaticano II.
2. Topos (dmL) (Luogo) - L'Ancoraggio al Territorio
Progetto Ideale: La "Chiesa dell'Unità e della Luce" è ubicata in un contesto periferico, a cavallo tra un'area urbana e un bosco.
I materiali (pietra locale per la base, legno lamellare per la struttura del tetto) sono scelti per la loro autenticità e per radicarsi nel topos urbano.
Un sagrato alberato funge da filtro tra la città frenetica e lo spazio sacro, creando un momento di transizione che rispetta la "misura del luogo".
3. Pulsore (P) e Spazio Architettonico (sA) - Il Ritmo Vitale e la Forma
Progetto Ideale:
Spazio Architettonico (Forma Organica): Le pareti non sono rettilinee, ma leggermente curve e inclinate, realizzate in intonaco bianco a base di calce. Questo crea un senso di accoglienza e abbraccio. La forma del tetto, ondulata e leggera, in contrapposizione alla base solida, esprime la tensione tra terra e cielo.
Interazione (P×sA): Il ritmo della luce si riflette e si diffonde sulle superfici curve, animando lo spazio e guidando il fedele in un percorso ascensionale e contemplativo verso l'altare.
4. Integrazione (E) (Ethos/Etica) - La Comunità
Progetto Ideale: La chiesa "dell'Unità e della Luce" non è solo un luogo di culto, ma un centro parrocchiale integrato. Aule per la catechesi, spazi di aggregazione e un piccolo giardino comunitario si integrano nel complesso, creando un "ponte" tra l'attività liturgica e la vita quotidiana, realizzando l'ethos di una comunità viva e partecipativa.
In sintesi, il progetto ideale è un'architettura che non si limita a contenere la liturgia, ma che la genera e ne è generata, in un ciclo continuo di amore, luogo, ritmo e forma, secondo la visione profonda dell'architettura organica cristiana.
mercoledì 2 luglio 2025
«IO CREDO IN DIO, PADRE ONNIPOTENTE, CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA», Catechismo della Chiesa Cattolica
CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
PARTE PRIMA - LA PROFESSIONE DELLA FEDE
SEZIONE SECONDA - LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA
CAPITOLO PRIMO - IO CREDO IN DIO PADRE
ARTICOLO 1
«IO CREDO IN DIO, PADRE ONNIPOTENTE,
CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA»
Paragrafo 4
CREATORE
279 « In principio Dio creò il cielo e la terra » (Gn 1,1). Con queste solenni parole incomincia la Sacra Scrittura. Il Simbolo della fede le riprende confessando Dio Padre onnipotente come « Creatore del cielo e della terra », 344 « di tutte le cose visibili e invisibili ». 345 Parleremo perciò innanzi tutto del Creatore, poi della sua creazione, infine della caduta a causa del peccato, da cui Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è venuto a risollevarci.
280 La creazione è il fondamento di « tutti i progetti salvifici di Dio », « l'inizio della storia della salvezza », 346 che culmina in Cristo. Inversamente, il mistero di Cristo è la luce decisiva sul mistero della creazione: rivela il fine in vista del quale, « in principio, Dio creò il cielo e la terra » (Gn 1,1): dalle origini, Dio pensava alla gloria della nuova creazione in Cristo. 347
281 Per questo le letture della Veglia pasquale, celebrazione della nuova creazione in Cristo, iniziano con il racconto della creazione; parimenti, nella liturgia bizantina, il racconto della creazione è sempre la prima lettura delle vigilie delle grandi feste del Signore. Secondo la testimonianza degli antichi, l'istruzione dei catecumeni per il Battesimo segue lo stesso itinerario. 348
I. La catechesi sulla creazione
282 La catechesi sulla creazione è di capitale importanza. Concerne i fondamenti stessi della vita umana e cristiana: infatti esplicita la risposta della fede cristiana agli interrogativi fondamentali che gli uomini di ogni tempo si sono posti: « Da dove veniamo? », « Dove andiamo? », « Qual è la nostra origine? », « Quale il nostro fine? », « Da dove viene e dove va tutto ciò che esiste? ». Le due questioni, quella dell'origine e quella del fine, sono inseparabili. Sono decisive per il senso e l'orientamento della nostra vita e del nostro agire.
283 La questione delle origini del mondo e dell'uomo è oggetto di numerose ricerche scientifiche, che hanno straordinariamente arricchito le nostre conoscenze sull'età e le dimensioni del cosmo, sul divenire delle forme viventi, sull'apparizione dell'uomo. Tali scoperte ci invitano ad una sempre maggiore ammirazione per la grandezza del Creatore, e a ringraziarlo per tutte le sue opere e per l'intelligenza e la sapienza di cui fa dono agli studiosi e ai ricercatori. Con Salomone costoro possono dire: « Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose, per comprendere la struttura del mondo e la forza degli elementi [...]; perché mi ha istruito la Sapienza, artefice di tutte le cose » (Sap 7,17-21).
284 Il grande interesse di cui sono oggetto queste ricerche è fortemente stimolato da una questione di altro ordine, che oltrepassa il campo proprio delle scienze naturali. Non si tratta soltanto di sapere quando e come sia sorto materialmente il cosmo, né quando sia apparso l'uomo, quanto piuttosto di scoprire quale sia il senso di tale origine: se cioè sia governata dal caso, da un destino cieco, da una necessità anonima, oppure da un Essere trascendente, intelligente e buono, chiamato Dio. E se il mondo proviene dalla sapienza e dalla bontà di Dio, perché il male? Da dove viene? Chi ne è responsabile? C'è una liberazione da esso?
285 Fin dagli inizi, la fede cristiana è stata messa a confronto con risposte diverse dalla sua circa la questione delle origini. Infatti, nelle religioni e nelle culture antiche si trovano numerosi miti riguardanti le origini. Certi filosofi hanno affermato che tutto è Dio, che il mondo è Dio, o che il divenire del mondo è il divenire di Dio (panteismo); altri hanno detto che il mondo è una emanazione necessaria di Dio, scaturisce da questa sorgente e ad essa ritorna; altri ancora hanno sostenuto l'esistenza di due princìpi eterni, il Bene e il Male, la Luce e le Tenebre, in continuo conflitto (dualismo, manicheismo); secondo alcune di queste concezioni, il mondo (almeno il mondo materiale) sarebbe cattivo, prodotto di un decadimento, e quindi da respingere o oltrepassare (gnosi); altri ammettono che il mondo sia stato fatto da Dio, ma alla maniera di un orologiaio che, una volta fatto, l'avrebbe abbandonato a se stesso (deismo); altri infine non ammettono alcuna origine trascendente del mondo, ma vedono in esso il puro gioco di una materia che sarebbe sempre esistita (materialismo). Tutti questi tentativi di spiegazione stanno a testimoniare la persistenza e l'universalità del problema delle origini. Questa ricerca è propria dell'uomo.
286 Indubbiamente, l'intelligenza umana può già trovare una risposta al problema delle origini. Infatti, è possibile conoscere con certezza l'esistenza di Dio Creatore attraverso le sue opere, grazie alla luce della ragione umana, 349 anche se questa conoscenza spesso è offuscata e sfigurata dall'errore. Per questo la fede viene a confermare e a far luce alla ragione nella retta intelligenza di queste verità: « Per fede sappiamo che i mondi furono formati dalla Parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine ciò che si vede » (Eb 11,3).
287 La verità della creazione è tanto importante per l'intera vita umana che Dio, nella sua tenerezza, ha voluto rivelare al suo popolo tutto ciò che è necessario conoscere al riguardo. Al di là della conoscenza naturale che ogni uomo può avere del Creatore, 350 Dio ha progressivamente rivelato a Israele il mistero della creazione. Egli, che ha scelto i patriarchi, che ha fatto uscire Israele dall'Egitto, e che, eleggendo Israele, l'ha creato e formato, 351 si rivela come colui al quale appartengono tutti i popoli della terra e l'intera terra, come colui che, solo, « ha fatto cielo e terra » (Sal 115,15; 124,8; 134,3).
288 La rivelazione della creazione è, così, inseparabile dalla rivelazione e dalla realizzazione dell'Alleanza dell'unico Dio con il suo popolo. La creazione è rivelata come il primo passo verso tale Alleanza, come la prima e universale testimonianza dell'amore onnipotente di Dio. 352 E poi la verità della creazione si esprime con una forza crescente nel messaggio dei profeti, 353 nella preghiera dei Salmi 354 e della liturgia, nella riflessione della sapienza355 del popolo eletto.
289 Tra tutte le parole della Sacra Scrittura sulla creazione, occupano un posto singolarissimo i primi tre capitoli della Genesi. Dal punto di vista letterario questi testi possono avere fonti diverse. Gli autori ispirati li hanno collocati all'inizio della Scrittura in modo che esprimano, con il loro linguaggio solenne, le verità della creazione, della sua origine e del suo fine in Dio, del suo ordine e della sua bontà, della vocazione dell'uomo, infine del dramma del peccato e della speranza della salvezza. Lette alla luce di Cristo, nell'unità della Sacra Scrittura e della Tradizione vivente della Chiesa, queste parole restano la fonte principale per la catechesi dei misteri delle « origini »: creazione, caduta, promessa della salvezza.
II. La creazione - opera della Santissima Trinità
290 « In principio, Dio creò il cielo e la terra » (Gn 1,1). Queste prime parole della Scrittura contengono tre affermazioni: il Dio eterno ha dato un inizio a tutto ciò che esiste fuori di lui. Egli solo è Creatore (il verbo « creare » – in ebraico bara – ha sempre come soggetto Dio). La totalità di ciò che esiste (espressa nella formula « il cielo e la terra ») dipende da colui che le dà l'essere.
291 « In principio era il Verbo [...] e il Verbo era Dio. [...] Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto » (Gv 1,1-3). Il Nuovo Testamento rivela che Dio ha creato tutto per mezzo del Verbo eterno, il Figlio suo diletto. « Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra [...]. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono » (Col 1,16-17). La fede della Chiesa afferma pure l'azione creatrice dello Spirito Santo: egli è colui che « dà la vita », 356 lo « Spirito Creatore » (« Veni, Creator Spiritus »), la « sorgente di ogni bene ». 357
292 Lasciata intravvedere nell'Antico Testamento, 358 rivelata nella Nuova Alleanza, l'azione creatrice del Figlio e dello Spirito, inseparabilmente una con quella del Padre, è chiaramente affermata dalla regola di fede della Chiesa: « Non esiste che un solo Dio [...]: egli è il Padre, è Dio, il Creatore, l'Autore, l'Ordinatore. Egli ha fatto ogni cosa da se stesso, cioè con il suo Verbo e la sua Sapienza »; 359 « il Figlio e lo Spirito » sono come « le sue mani ». 360 La creazione è opera comune della Santissima Trinità.
III. «Il mondo è stato creato per la gloria di Dio»
293 È una verità fondamentale che la Scrittura e la Tradizione costantemente insegnano e celebrano: « Il mondo è stato creato per la gloria di Dio ». 361 Dio ha creato tutte le cose, spiega san Bonaventura, « non [...] propter gloriam augendam, sed propter gloriam manifestandam et propter gloriam suam communicandam – non per accrescere la propria gloria, ma per manifestarla e per comunicarla ». 362 Infatti Dio non ha altro motivo per creare se non il suo amore e la sua bontà: « Aperta enim manu clave amoris, creaturæ prodierunt – Aperta la mano dalla chiave dell'amore, le creature vennero alla luce ». 363 E il Concilio Vaticano I spiega:
« Nella sua bontà e con la sua onnipotente virtù, non per aumentare la sua beatitudine, né per acquistare perfezione, ma per manifestarla attraverso i beni che concede alle sue creature, questo solo vero Dio ha, con la più libera delle decisioni, dall'inizio dei tempi, creato insieme dal nulla l'una e l'altra creatura, la spirituale e la corporale ». 364
294 La gloria di Dio è che si realizzi la manifestazione e la comunicazione della sua bontà, in vista delle quali il mondo è stato creato. Ci ha predestinati « a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia » (Ef 1,5-6). « Infatti la gloria di Dio è l'uomo vivente e la vita dell'uomo è la visione di Dio: se già la rivelazione di Dio attraverso la creazione procurò la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, quanto più la manifestazione del Padre per mezzo del Verbo dà la vita a coloro che vedono Dio ». 365 Il fine ultimo della creazione è che Dio, « che di tutti è il Creatore, possa anche essere "tutto in tutti" (1 Cor 15,28), procurando ad un tempo la sua gloria e la nostra felicità ». 366
IV. Il mistero della creazione
Dio crea con sapienza e amore
295 Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza. 367 Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso. Noi crediamo che il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà: « Tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono » (Ap 4,11). « Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza » (Sal 104,24). « Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature » (Sal 145,9).
Dio crea «dal nulla»
296 Noi crediamo che Dio, per creare, non ha bisogno di nulla di preesistente né di alcun aiuto. 368 La creazione non è neppure una emanazione necessaria della sostanza divina. 369 Dio crea liberamente « dal nulla »: 370
« Che vi sarebbe di straordinario se Dio avesse tratto il mondo da una materia preesistente? Un artigiano umano, quando gli si dà un materiale, ne fa tutto ciò che vuole. Invece la potenza di Dio si manifesta precisamente in questo, che egli parte dal nulla per fare tutto ciò che vuole ». 371
297 La fede nella creazione « dal nulla » è attestata nella Scrittura come una verità piena di promessa e di speranza. Così la madre dei sette figli li incoraggia al martirio:
« Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore del mondo, che ha plasmato all'origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi. [...] Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l'origine del genere umano » (2 Mac 7,22-23.28).
298 Dio, poiché può creare dal nulla, può anche, per opera dello Spirito Santo, donare ai peccatori la vita dell'anima, creando in essi un cuore puro, 372 e ai defunti, con la risurrezione, la vita del corpo, egli « che dà vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che ancora non esistono » (Rm 4,17). E, dal momento che, con la sua Parola, ha potuto far risplendere la luce dalle tenebre, 373 può anche donare la luce della fede a coloro che non lo conoscono. 374
Dio crea un mondo ordinato e buono
299 Per il fatto che Dio crea con sapienza, la creazione ha un ordine: « Tu hai disposto tutto con misura, calcolo e peso » (Sap 11,20). Creata nel Verbo eterno e per mezzo del Verbo eterno, « immagine del Dio invisibile » (Col 1,15), la creazione è destinata, indirizzata all'uomo, immagine di Dio, 375 chiamato a una relazione personale con Dio. La nostra intelligenza, poiché partecipa alla luce dell'Intelletto divino, può comprendere ciò che Dio ci dice attraverso la creazione, 376 certo non senza grande sforzo e in spirito di umiltà e di rispetto davanti al Creatore e alla sua opera. 377 Scaturita dalla bontà divina, la creazione partecipa di questa bontà (« E Dio vide che era cosa buona [...] cosa molto buona »: Gn 1,4.10.12.18.21.31). La creazione, infatti, è voluta da Dio come un dono fatto all'uomo, come un'eredità a lui destinata e affidata. La Chiesa, a più riprese, ha dovuto difendere la bontà della creazione, compresa quella del mondo materiale. 378
Dio trascende la creazione ed è ad essa presente
300 Dio è infinitamente più grande di tutte le sue opere: 379 « Sopra i cieli si innalza » la sua « magnificenza » (Sal 8,2), « la sua grandezza non si può misurare » (Sal 145,3). Ma poiché egli è il Creatore sovrano e libero, causa prima di tutto ciò che esiste, egli è presente nell'intimo più profondo delle sue creature: « In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo » (At 17,28). Secondo le parole di sant'Agostino, egli è « interior intimo meo et superior summo meo – più intimo della mia parte più intima, più alto della mia parte più alta ». 380
Dio conserva e regge la creazione
301 Dopo averla creata, Dio non abbandona a se stessa la sua creatura. Non le dona soltanto di essere e di esistere: la conserva in ogni istante nell'« essere », le dà la facoltà di agire e la conduce al suo termine. Riconoscere questa completa dipendenza in rapporto al Creatore è fonte di sapienza e di libertà, di gioia, di fiducia:
« Tu ami tutte le cose esistenti, e nulla disprezzi di quanto hai creato; se tu avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte sono tue, Signore, amante della vita » (Sap 11,24-26).
V. Dio realizza il suo disegno: la provvidenza divina
302 La creazione ha la sua propria bontà e perfezione, ma non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta. È creata « in stato di via » (« in statu viae ») verso una perfezione ultima alla quale Dio l'ha destinata, ma che ancora deve essere raggiunta. Chiamiamo divina provvidenza le disposizioni per mezzo delle quali Dio conduce la creazione verso questa perfezione.
« Dio conserva e governa con la sua provvidenza tutto ciò che ha creato, "essa si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa" (Sap 8,1). Infatti "tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi" (Eb 4,13), anche quello che sarà fatto dalla libera azione delle creature ». 381
303 La testimonianza della Scrittura è unanime: la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata; essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della storia. Con forza, i Libri Sacri affermano la sovranità assoluta di Dio sul corso degli avvenimenti: « Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole » (Sal 115,3); e di Cristo si dice: « Quando egli apre, nessuno chiude, e quando chiude, nessuno apre » (Ap 3,7); « Molte sono le idee nella mente dell'uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo » (Prv 19,21).
304 Spesso si nota che lo Spirito Santo, autore principale della Sacra Scrittura, attribuisce alcune azioni a Dio, senza far cenno a cause seconde. Non si tratta di « un modo di parlare » primitivo, ma di una maniera profonda di richiamare il primato di Dio e la sua signoria assoluta sulla storia e sul mondo 382 educando così alla fiducia in lui. La preghiera dei salmi è la grande scuola di questa fiducia. 383
305 Gesù chiede un abbandono filiale alla provvidenza del Padre celeste, il quale si prende cura dei più elementari bisogni dei suoi figli: « Non affannatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?" [...]. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta » (Mt 6,31-33). 384
La provvidenza e le cause seconde
306 Dio è il Padrone sovrano del suo disegno. Però, per realizzarlo, si serve anche della cooperazione delle creature. Questo non è un segno di debolezza, bensì della grandezza e della bontà di Dio onnipotente. Infatti Dio alle sue creature non dona soltanto l'esistenza, ma anche la dignità di agire esse stesse, di essere causa e principio le une delle altre, e di collaborare in tal modo al compimento del suo disegno.
307 Dio dà agli uomini anche il potere di partecipare liberamente alla sua provvidenza, affidando loro la responsabilità di « soggiogare » la terra e di dominarla. 385 In tal modo Dio fa dono agli uomini di essere cause intelligenti e libere per completare l'opera della creazione, perfezionandone l'armonia, per il loro bene e per il bene del loro prossimo. Cooperatori spesso inconsapevoli della volontà divina, gli uomini possono entrare deliberatamente nel piano divino con le loro azioni, le loro preghiere, ma anche con le loro sofferenze. 386 Allora diventano in pienezza « collaboratori di Dio » (1 Cor 3,9) 387 e del suo Regno. 388
308 Dio agisce in tutto l'agire delle sue creature: è una verità inseparabile dalla fede in Dio Creatore. Egli è la causa prima che opera nelle cause seconde e per mezzo di esse: « È Dio infatti che suscita » in noi « il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni » (Fil 2,13). 389 Lungi dallo sminuire la dignità della creatura, questa verità la accresce. Infatti la creatura, tratta dal nulla dalla potenza, dalla sapienza e dalla bontà di Dio, niente può se è separata dalla propria origine, perché « la creatura senza il Creatore svanisce »; 390 ancor meno può raggiungere il suo fine ultimo senza l'aiuto della grazia. 391
La provvidenza e lo scandalo del male
309 Se Dio Padre onnipotente, Creatore del mondo ordinato e buono, si prende cura di tutte le sue creature, perché esiste il male? A questo interrogativo tanto pressante quanto inevitabile, tanto doloroso quanto misterioso, nessuna risposta immediata potrà bastare. È l'insieme della fede cristiana che costituisce la risposta a tale questione: la bontà della creazione, il dramma del peccato, l'amore paziente di Dio che viene incontro all'uomo con le sue alleanze, con l'incarnazione redentrice del suo Figlio, con il dono dello Spirito, con la convocazione della Chiesa, con la forza dei sacramenti, con la vocazione ad una vita felice, alla quale le creature libere sono invitate a dare il loro consenso, ma alla quale, per un mistero terribile, possono anche sottrarsi. Non c'è un punto del messaggio cristiano che non sia, per un certo aspetto, una risposta al problema del male.
310 Ma perché Dio non ha creato un mondo a tal punto perfetto da non potervi essere alcun male? Nella sua infinita potenza, Dio potrebbe sempre creare qualcosa di migliore. 392 Tuttavia, nella sua sapienza e nella sua bontà infinite, Dio ha liberamente voluto creare un mondo « in stato di via » verso la sua perfezione ultima. Questo divenire, nel disegno di Dio, comporta, con la comparsa di certi esseri, la scomparsa di altri, con il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura anche le distruzioni. Quindi, insieme con il bene fisico esiste anche il male fisico, finché la creazione non avrà raggiunto la sua perfezione. 393
311 Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. È così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale. 394 Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene:
« Infatti Dio onnipotente [...], essendo supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene ». 395
312 Così, col tempo, si può scoprire che Dio, nella sua provvidenza onnipotente, può trarre un bene dalle conseguenze di un male, anche morale, causato dalle sue creature: « Non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio. [...] Se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene [...] per far vivere un popolo numeroso » (Gn 45,8; 50,20). 396 Dal più grande male morale che mai sia stato commesso, il rifiuto e l'uccisione del Figlio di Dio, causata dal peccato di tutti gli uomini, Dio, con la sovrabbondanza della sua grazia, 397 ha tratto i più grandi beni: la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione. Con ciò, però, il male non diventa un bene.
313 « Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio » (Rm 8,28). La testimonianza dei santi non cessa di confermare questa verità:
Così santa Caterina da Siena dice a « coloro che si scandalizzano » e si ribellano davanti a ciò che loro capita: « Tutto viene dall'amore, tutto è ordinato alla salvezza dell'uomo, Dio non fa niente se non a questo fine ». 398
E san Tommaso Moro, poco prima del martirio, consola la figlia: « Non accade nulla che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio ». 399
E Giuliana di Norwich: « Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene [...]. Tu stessa vedrai che ogni specie di cosa sarà per il bene ». 400
314 Noi crediamo fermamente che Dio è Signore del mondo e della storia. Ma le vie della sua provvidenza spesso ci rimangono sconosciute. Solo alla fine, quando avrà termine la nostra conoscenza imperfetta e vedremo Dio « a faccia a faccia » (1 Cor 13,12), conosceremo pienamente le vie lungo le quali, anche attraverso i drammi del male e del peccato, Dio avrà condotto la sua creazione fino al riposo di quel Sabato 401 definitivo, in vista del quale ha creato il cielo e la terra.
315 Nella creazione del mondo e dell'uomo, Dio ha posto la prima e universale testimonianza del suo amore onnipotente e della sua sapienza, il primo annunzio del suo « disegno di benevolenza », che ha il suo fine nella nuova creazione in Cristo.
316 Sebbene l'opera della creazione sia particolarmente attribuita al Padre, è ugualmente verità di fede che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile della creazione.
317 Dio solo ha creato l'universo liberamente, direttamente, senza alcun aiuto.
318 Nessuna creatura ha il potere infinito necessario per « creare » nel senso proprio del termine, cioè produrre e dare l'essere a ciò che non l'aveva affatto (chiamare all'esistenza « ex nihilo » – dal nulla). 402
319 Dio ha creato il mondo per manifestare e per comunicare la sua gloria. Che le sue creature abbiano parte alla sua verità, alla sua bontà, alla sua bellezza: ecco la gloria per la quale Dio le ha create.
320 Dio, che ha creato l'universo, lo conserva nell'esistenza per mezzo del Verbo, suo Figlio che « sostiene tutto con la potenza della sua parola » (Eb 1,3), e per mezzo dello Spirito Creatore che dà vita.
321 La divina Provvidenza consiste nelle disposizioni con le quali Dio, con sapienza e amore, conduce tutte le creature al loro fine ultimo.
322 Cristo ci esorta all'abbandono filiale alla provvidenza del nostro Padre celeste 403 e l'apostolo san Pietro gli fa eco: gettate « in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi » (1 Pt 5,7). 404
323 La provvidenza divina agisce anche attraverso l'azione delle creature. Agli esseri umani Dio dona di cooperare liberamente ai suoi disegni.
324 Che Dio permetta il male fisico e morale è un mistero che egli illumina nel suo Figlio, Gesù Cristo, morto e risorto per vincere il male. La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna.
(344) Simbolo apostolico: DS 30.
(345) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150.
(346) Congregazione per il Clero, Direttorio catechistico generale, 51: AAS 64 (1972) 128.
(347) Cf Rm 8,18-23.
(348) Cf Egeria, Itinerarium seu Peregrinatio ad loca sancta, 46, 2: SC 296, 308; PLS 1, 1089-1090; Sant'Agostino, De catechizandis rudibus, 3, 5: CCL 46, 124 (PL 40, 313).
(349) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, De Revelatione, canone 1: DS 3026.
(350) Cf At 17,24-29; Rm 1,19-20.
(351) Cf Is 43,1.
(352) Cf Gn 15,5; Ger 33,19-26.
(353) Cf Is 44,24.
(354) Cf Sal 104.
(355) Cf Prv 8,22-31.
(356) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150.
(357) Liturgia bizantina, 2o Stico dei Vespri della domenica di Pentecoste: Pentekostarion (Roma 1883) p. 408.
(358) Cf Sal 33,6; 104,30; Gn 1,2-3.
(359) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 2, 30, 9: SC 294, 318-320 (PG 7, 822).
(360) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 20, 1: SC 100, 626 (PG 7, 1032).
(361) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, De Deo rerum omnium Creatore, canone 5: DS 3025.
(362) San Bonaventura, In secundum librum Sententiarum, dist. 1, p. 2, a. 2, q. 1, concl.: Opera omnia, v. 2 (Ad Claras Aquas 1885) p. 44.
(363) San Tommaso d'Aquino, Commentum in secundum librum Sententiarum, Prologus: Opera omnia, v. 8 (Parigi 1873) p. 2.
(364) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 1: DS 3002.
(365) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses 4, 20, 7: SC 100, 648 (PG 7, 1037).
(366) Concilio Vaticano II, Decr. Ad gentes, 2: AAS 58 (1966) 948.
(367) Cf Sap 9,9.
(368) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 1: DS 3002.
(369) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, De Deo rerum omnium Creatore, canoni 1-4: DS 3023-3024.
(370) Concilio Lateranense IV, Cap. 2, De fide catholica: DS 800; Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, De Deo rerum omnium Creatore, canone 5: DS 3025.
(371) San Teofilo d'Antiochia, Ad Autolycum, 2, 4: SC 20, 102 (PG 6, 1052).
(372) Cf Sal 51,12.
(373) Cf Gn 1,3.
(374) Cf 2 Cor 4,6.
(375) Cf Gn 1,26.
(376) Cf Sal 19,2-5.
(377) Cf Gb 42,3.
(378) Cf San Leone Magno, Lettera Quam laudabiliter: DS 286; Concilio di Braga I, Anathematismi praesertim contra Priscillianistas, 5-13: DS 455-463; Concilio Lateranense IV, Cap. 2, De fide catholica: DS 800; Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis: DS 1333; Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 1: DS 3002.
(379) Cf Sir 43,30.
(380) Sant'Agostino, Confessiones, 3, 6, 11: CCL 27, 33 (PL 32, 688).
(381) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 1: DS 3003.
(382) Cf Is 10,5-15; 45,5-7; Dt 32,39; Sir 11,14.
(383) Cf Sal 22; 32; 35; 103; 138; e altri.
(384) Cf Mt 10,29-31.
(385) Cf Gn 1,26-28.
(386) Cf Col 1,24.
(387) Cf 1 Ts 3,2.
(388) Cf Col 4,11.
(389) Cf 1 Cor 12,6.
(390) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 36: AAS 58 (1966) 1054.
(391) Cf Mt 19,26; Gv 15,5; Fil 4,13.
(392) Cf San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, q. 25, a. 6: Ed. Leon. 4, 298-299.
(393) Cf San Tommaso d'Aquino, Summa contra gentiles, 3, 71: Ed. Leon. 14, 209-211.
(394) Cf Sant'Agostino, De libero arbitrio, 1, 1, 1: CCL 29, 211 (PL 32, 1221-1223); San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, q. 79, a. 1: Ed. Leon. 7, 76-77.
(395) Sant'Agostino, Enchiridion de fide, spe et caritate, 3, 11: CCL 46, 53 (PL 40, 236).
(396) Cf Tb 2,12-18 volg.
(397) Cf Rm 5,20.
(398) Santa Caterina da Siena, Il dialogo della Divina provvidenza 138: ed. G. Cavallini (Roma 1995) p. 441.
(399) Margarita Roper, Epistula ad Aliciam Alington (agosto 1534): The Correspondence of Sir Thomas More, ed. E.F. Rogers (Princeton 1947) p. 531-532.
(400) Giuliana di Norwich, Revelatio, 13, 32: A Book of Showings to the Anchoress Julian of Norwich, ed. E. Colledge-J. Walsh, vol. 2 (Toronto 1978) p. 426 e 422.
(401) Cf Gn 2,2.
(402) Cf Sacra Congregazione degli Studi, Decretum (27 luglio 1914): DS 3624.
(403) Cf Mt 6,26-34.
(404) Cf Sal 55,23.
-----------
Fonte: www.vatican.va/archive/catechism_it/p1s2c1p4_it.htm
Post più popolari
-
Carlo Sarno ARTE , TEMPO E SIMULAZIONE il paradigma sovrastorico nella cultura scientifica e artistica contemporanea ...
-
Carlo Sarno “NELL'ATTESA DELLA TUA VENUTA” raccolta di poesie Sempre la poesia attraversa momenti particolari della nostra vi...
-
IL SIGNIFICATO DEL NOME Da Oriente a Occidente, nel corso dei secoli i nomi e i loro significati hanno caratteri...
-
Principi della Poesia di Benedetto Croce Se si prende a considerare qualsiasi POESIA per determinare che cosa la faccia giudicare tale, si...
-
Carlo Sarno LINGUAGGIO ARTISTICO E TEMPO ESCATOLOGICO Ipotesi di cronolinguistica per una semantica cristiana dell’imma...
-
IL SIGNIFICATO DEI FIORI Se ti mancano le parole... dillo con i fiori !!! I fiori hanno molti s...
-
L'icona miracolosa della Madre di Dio di Terebovlia a cura di Yaryna Moroz Sarno Дана ікона знаходилася у свій час в мона...
-
Carlo Sarno ARTE , TEMPO E SIMULAZIONE il paradigma sovrastorico nella cultura scientifica e artistica contemporanea L...
-
I CRISTIANI E LA TRINITA’ di don Tommaso Acconcia La Chiesa è una realtà complessa, fatta di umano e di divino. Può essere paragonata a un p...
-
LINKS INTERESSANTI Motori di ricerca nel mondo che sono specializzati in libri, scienza e altre informazioni intelligenti. www.refseek.com...