lunedì 28 luglio 2025

Progettare per amore del prossimo e per amore di Gesù: spunti di riflessione, di Carlo Sarno

 

Progettare 
per amore del prossimo e per amore di Gesù:
spunti di riflessione

di Carlo Sarno





Il rapporto tra architettura e amore è profondo e sfaccettato, manifestandosi a diversi livelli:

1. L'Architettura come Espressione di Sentimento

L'architettura, come ogni forma d'arte, può essere una potente espressione di amore. Questo può tradursi in:

Amore per una persona: Numerosi edifici storici sono stati commissionati e realizzati come testimonianza di un amore profondo. Il Taj Mahal in India, costruito dall'imperatore Shah Jahan per la sua amata moglie Mumtaz Mahal, ne è l'esempio più celebre. Ma anche il Castello di Mirabell a Salisburgo, eretto dal principe vescovo Wolf Dietrich Raitenau per la sua amante, o il Tempio di Nefertari voluto da Ramses II per la sua sposa, dimostrano come l'amore possa ispirare grandiosi progetti architettonici.

Amore per l'umanità e la comunità: L'architettura può essere un atto d'amore verso la collettività, creando spazi che promuovono il benessere, l'incontro e la coesione sociale. Progettare scuole, ospedali, spazi pubblici accoglienti e funzionali è un modo per esprimere cura e rispetto per le persone che li abiteranno. L'architetto Alfonso Femia sottolinea come il ruolo del progettista sia quello di creare "placemaker", luoghi che favoriscano le relazioni e il senso di appartenenza.

Amore per la natura e l'ambiente: L'architettura organica è un esempio calzante di questo tipo di amore. Progettare edifici che si integrano armoniosamente con il paesaggio, utilizzando materiali naturali e pratiche sostenibili, riflette un profondo rispetto e amore per il mondo che ci circonda. Le opere di Frank Lloyd Wright e di Antoni Gaudi, ad esempio, esprimono bene l'integrazione con la natura e l'ambiente.

Amore per Dio: L'architettura come amore per Gesù è un atto di devozione che si traduce in una profonda riflessione su come lo spazio fisico possa facilitare l'incontro con il divino, nutrire la comunità e celebrare la fede in modo duraturo e significativo. L'architettura diviene liturgia, servizio per rendere al meglio lode, onore e gloria a Dio.




2. L'Architettura e le Relazioni Umane

Gli spazi che abitiamo influenzano profondamente le nostre emozioni e le nostre relazioni. La psicologia dell'architettura studia proprio come le caratteristiche degli ambienti incidano sulla percezione dell'identità personale, sui legami affettivi e sul benessere psicologico. Una casa progettata con amore e attenzione alle esigenze degli abitanti può diventare il "riflesso dell'anima della coppia", favorendo sane abitudini e rispetto reciproco.
L'architettura, quindi, non è solo una questione di tecnica e materiali, ma anche di comprensione profonda delle esigenze umane ed emotive. Creare ambienti che generano serenità, intimità, connessione, è un gesto che si avvicina all'amore in quanto mira al benessere dell'altro.


3. L'Amore nel Processo Creativo dell'Architetto

Per molti architetti, la progettazione è un atto d'amore in sé. Gio Ponti esortava ad "Amare l'Architettura" e sottolineava come le opere d'arte nascano da un intenso sentimento. La passione, la dedizione, la cura dei dettagli e la volontà di creare qualcosa di significativo sono elementi intrinseci al processo creativo che possono essere assimilati all'amore. Il rapporto tra architetto e committente, specialmente in passato, poteva essere inteso quasi come una relazione di co-creazione basata sulla fiducia e su una visione condivisa, come suggerito nel "Trattato" di Filarete che definiva l'opera architettonica "figlia" di architetto-madre e committente-padre.

In sintesi, l'architettura e l'amore sono legati da un filo invisibile ma potente: l'architettura può nascere da un atto d'amore, può celebrare l'amore, e può creare spazi che nutrono l'amore e le relazioni umane e con Dio. È una disciplina che, nella sua espressione più elevata, trascende la mera funzionalità per toccare le corde più profonde dell'esperienza umana e divina.

L'Architettura Organica è intrinsecamente legata all'amore. Nell'articolo "Architettura Organica è Architettura con Amore", di Carlo Sarno si afferma che:
L'amore è l'essenza dell'architetto: Proprio come nella fede cristiana l'Amore è l'essenza di Dio che si manifesta nella creazione, così per l'architettura intesa come creazione poetica, l'essenza dell'architetto si manifesta nel suo Amore. Tutte le opere d'arte nascono da un intenso sentimento di Amore.
L'architettura organica come "luce": L'Architettura Organica intesa come Amore è "luce", e il principio dell'Amore illumina tutte le buone opere dell'umanità.
Costruire con amore: Citando un passo biblico (Proverbi 24,3/4), aggiunge che "con l'amore si vive, si abita, si progetta e si costruisce organicamente in maniera sostenibile e naturale".
Un atto d'amore: In definitiva, una buona Architettura Organica è "un Atto di Amore che nasce da una Storia di Amore".
Quindi l'architettura, in particolare quella organica, è non solo una disciplina tecnica o estetica, ma una manifestazione profonda di amore, sia da parte del creatore (l'architetto) che nel suo impatto sulla vita e sul benessere delle persone che abiteranno gli spazi.




PROGETTARE ABITAZIONI E CITTA' PER AMORE DI GESU'

Progettare abitazioni e città "per amore di Gesù" significa adottare una prospettiva che va oltre la mera funzionalità o estetica, radicando il design in principi cristiani di carità, giustizia, comunità e cura del creato. Si tratta di creare ambienti che favoriscano il benessere spirituale e fisico, promuovano relazioni sane e riflettano i valori del Vangelo.


1. Principi Guida Ispirati all'Amore di Gesù

Per progettare con amore di Gesù, è fondamentale partire da questi principi:

Dignità Umana al Centro: Ogni persona è creata a immagine e somiglianza di Dio. Le abitazioni e gli spazi urbani devono quindi onorare questa dignità, offrendo sicurezza, privacy, bellezza e accesso alle risorse essenziali per tutti, specialmente per i più vulnerabili.

Comunità e Relazione: Gesù ha predicato l'amore per il prossimo. Il design dovrebbe incoraggiare l'incontro, la solidarietà e la costruzione di legami comunitari, contrastando l'isolamento e l'individualismo.

Sussidiarietà e Partecipazione: Dare voce e potere decisionale alle persone che abiteranno e useranno gli spazi. Questo significa coinvolgere le comunità nel processo di progettazione.

Custodia del Creato: Gesù è il Verbo attraverso cui tutto è stato creato. Progettare con amore di Gesù implica una profonda responsabilità ecologica, curando l'ambiente come dono di Dio e promuovendo la sostenibilità.

Giustizia Sociale: Le città e le abitazioni dovrebbero ridurre le disuguaglianze, non aumentarle. L'accesso a servizi, infrastrutture e alloggi dignitosi deve essere equo per tutti, indipendentemente dal reddito o dallo status sociale.


2. Progettazione di Abitazioni: La Casa come Santuario e Luogo di Condivisione

Una casa progettata per amore di Gesù non è solo un riparo, ma un luogo che nutre l'anima e le relazioni:

Spazi per la Preghiera e la Riflessione: Integrare, anche in piccole dimensioni, aree dedicate alla preghiera, alla meditazione o alla lettura spirituale. Può essere un angolo tranquillo, un piccolo altare domestico, o semplicemente un'attenzione particolare alla luce e all'atmosfera.

Accoglienza e Ospitalità: Progettare spazi che facilitino l'accoglienza di ospiti, familiari e amici. Ambienti aperti, cucine e sale da pranzo che invitano alla convivialità, e persino una stanza aggiuntiva per chi è nel bisogno, possono riflettere lo spirito cristiano dell'ospitalità.

Sostenibilità e Semplicità: Utilizzare materiali ecologici, privilegiare l'efficienza energetica e promuovere un design che eviti lo spreco. La semplicità evangelica non significa povertà, ma un rifiuto del superfluo in favore di ciò che è essenziale e duraturo.

Luce Naturale e Armonia: Massimizzare l'uso della luce naturale, simbolo di Cristo luce del mondo, per creare ambienti luminosi e confortevoli. Armonia delle forme e dei colori che generi pace interiore.

Accessibilità per Tutti: Progettare case che siano vivibili per persone di tutte le età e abilità, anticipando le esigenze di mobilità ridotta o di famiglie multigenerazionali.


3. Progettazione di Città: La Città come Comunità Giusta e Inclusiva

Una città progettata per amore di Gesù è una città che riflette il Regno di Dio, dove la giustizia e l'amore sono palpabili:

Spazi Pubblici Accoglienti e Inclusivi: Creare piazze, parchi e aree verdi che siano veri luoghi di incontro per tutti, dove le persone possano socializzare, giocare, rilassarsi e sentirsi al sicuro. Eliminare le barriere architettoniche e promuovere la miscela sociale.

Accesso Equo ai Servizi: Assicurare che scuole, ospedali, centri sociali, trasporti pubblici e negozi siano facilmente accessibili a tutti i residenti, riducendo la necessità di lunghi spostamenti e l'esclusione di chi non possiede mezzi privati.

Quartieri a Misura d'Uomo: Favorire lo sviluppo di quartieri con identità forte, dove le persone possano sentirsi parte di una comunità, con servizi di prossimità e opportunità di interazione. Questo può includere la promozione di architetture che favoriscano la relazione vicinale (es. cortili comuni, spazi condivisi).

Sostenibilità Ecologica e Resilienza: Progettare città resilienti ai cambiamenti climatici, con ampie aree verdi, infrastrutture per la gestione dell'acqua piovana, promozione della mobilità dolce (pedonale e ciclabile) e uso di energie rinnovabili. Questo riflette la cura per la creazione.

Architettura e Arte Pubblica Significativa: Integrare l'arte pubblica e l'architettura che elevano lo spirito, che raccontano storie di speranza, di giustizia e di fede, o che semplicemente portano bellezza e contemplazione negli spazi urbani. Considerare la possibilità di spazi per il culto o la riflessione aperti a tutti.

Miscela di Funzionale e Sociale: Incoraggiare la coesistenza di diverse funzioni (residenziale, commerciale, ricreativa) e di diverse classi sociali nello stesso quartiere, per favorire l'integrazione e ridurre la segregazione.

Progettare abitazioni e città per amore di Gesù è una sfida complessa ma profondamente gratificante. Richiede un approccio olistico che integri principi teologici con le migliori pratiche di urbanistica e architettura, sempre con l'obiettivo di servire l'essere umano, rispettare il Creato e lodare e glorificare Dio.




COSTRUIRE CHIESE PER AMORE DI GESU'

Costruire chiese "per amore di Gesù" significa affrontare il progetto non solo da un punto di vista architettonico e funzionale, ma anche con una profonda comprensione teologica e spirituale. L'obiettivo è creare uno spazio che sia sacro, che inviti alla preghiera, alla riflessione e alla comunione, e che onori la figura di Gesù Cristo e la fede cristiana.


1. Comprensione Teologica e Liturgica

Prima ancora di disegnare, è fondamentale immergersi nel significato della chiesa come "casa di Dio" e "casa del popolo di Dio". Questo implica:

Significato del Culto: Comprendere a fondo le esigenze liturgiche (Messa, battesimi, matrimoni, funerali). Ogni elemento – l'altare, l'ambone, il fonte battesimale, il tabernacolo – ha un ruolo specifico e un significato simbolico che deve essere rispettato e valorizzato dall'architettura.

Simbolismo Cristiano: Integrare simboli cristiani in modo significativo, non solo decorativo. Croci, pesci, alfa e omega, l'agnello, il pane e il vino, la colomba dello Spirito Santo possono essere elementi guida per le forme, i materiali e le decorazioni.

Luce: La luce naturale è spesso vista come simbolo della presenza divina e della verità. Progettare con la luce significa usarla per evidenziare elementi sacri, creare atmosfere contemplative o trasmettere un senso di trascendenza.

Acustica: Una buona acustica è cruciale per la comprensione della Parola e per il canto comunitario, elementi centrali della liturgia.


2. Funzionalità e Accoglienza

Una chiesa, per quanto sacra, deve essere funzionale e accogliente per la comunità che la vive:

Spazi Funzionali: Prevedere spazi adeguati per la navata (assemblea), il presbiterio (altare, ambone), la sacrestia, confessionali, cappelle laterali (se previste), uffici parrocchiali e spazi per l'incontro comunitario (aule catechistiche, oratori, ecc.).

Accessibilità: Rendere la chiesa accessibile a tutti, inclusi anziani, disabili e famiglie con bambini. Rampe, ascensori, bagni accessibili sono essenziali.

Comfort: Assicurare condizioni ambientali confortevoli (temperatura, ventilazione) per permettere ai fedeli di concentrarsi sulla celebrazione.

Flessibilità: In alcuni casi, considerare una certa flessibilità negli spazi per adattarsi a diverse esigenze pastorali o eventi speciali.


3. Estetica e Materiali

L'amore per Gesù e per la fede si manifesta anche nella bellezza e nella dignità dei materiali e delle forme:

Materiali: Scegliere materiali duraturi, nobili e, se possibile, locali, che riflettano un senso di permanenza e rispetto per il sacro. Pietra, legno, vetro e metalli possono essere usati con maestria. La loro autenticità può contribuire a creare un'atmosfera di onestà e integrità.

Forme: Le forme architettoniche possono evocare spiritualità. Che siano linee semplici e pure che invitano alla contemplazione, o forme più complesse che simboleggiano misteri divini, le scelte formali dovrebbero elevare lo spirito.

Arte Sacra: Integrare l'arte sacra (affreschi, vetrate, sculture) in modo armonioso, affinché contribuisca all'esperienza spirituale senza distrarre. L'arte deve narrare la storia della salvezza e invitare alla preghiera.

Sostenibilità: Costruire con amore oggi significa anche costruire in modo sostenibile, riducendo l'impatto ambientale e garantendo che l'edificio possa servire la comunità per generazioni future. Questo può includere l'uso di energie rinnovabili, isolamento termico efficace e gestione delle risorse idriche.


4. Coinvolgimento della Comunità e della Tradizione

Dialogo con la Comunità: L'architetto dovrebbe dialogare strettamente con la comunità parrocchiale e il clero per comprendere le loro aspettative, la loro spiritualità e le loro tradizioni specifiche.

Rispetto della Tradizione: Pur innovando, è importante mantenere un dialogo con la ricca tradizione dell'architettura sacra cristiana, comprendendo come le generazioni precedenti hanno interpretato e costruito questi spazi. Questo non significa copiare, ma attingere a principi atemporali.

Costruire una chiesa per amore di Gesù è un atto di devozione che si traduce in una profonda riflessione su come lo spazio fisico possa facilitare l'incontro con il divino, nutrire la comunità e celebrare la fede in modo duraturo e significativo. È un progetto che unisce architettura, teologia, arte e amore per il prossimo e Dio.






mercoledì 23 luglio 2025

Amore, Topos e Pulsore nell'architettura organica cristiana, di Carlo Sarno

 

Amore, Topos e Pulsore nell'architettura organica cristiana

di Carlo Sarno






INTRODUZIONE


L'architettura organica cristiana di Carlo Sarno è una prospettiva che integra i principi dell'architettura organica tradizionale (armonia tra uomo, edificio e natura) con una profonda teologia cristiana, vedendo l'architettura come un "atto d'amore" e un riflesso della Trinità.
La connessione con la "teoria della morfogenesi spirituale" si basa sull'idea che lo spazio architettonico, in particolare quello liturgico, non sia solo funzionale, ma che debba favorire un'esperienza di trasformazione e crescita spirituale nell'individuo e nella comunità.
Principi chiave della teoria:

Derivazione dalla Vita: Sarno sostiene che l'architettura deve derivare dalla vita e avere come scopo la vita stessa, in senso intensamente umano e spirituale.

Amore come Fondamento: L'architettura organica è definita come "architettura con amore", un atto che nasce da una "storia d'amore" (con Dio e con il prossimo) e si manifesta in ogni fase del progetto e della realizzazione.

Unità e Armonia come Riflesso Trinitario: Concetti come "unità", "comunione", "diversità riconciliata" e "armonia" sono visti come espressioni dell'azione trasformatrice dello Spirito Santo, che si riflettono nella progettazione dello spazio, della forma, del tempo e della luce.

Morfogenesi come Azione dello Spirito Santo: Il concetto di "morfogenesi spirituale" si collega all'idea che lo spazio architettonico, attraverso i suoi elementi (luce, forma, materia), agisca come catalizzatore per la santificazione e la crescita interiore dell'individuo, facilitando l'incontro con il divino. L'architettura non è un contenitore passivo, ma un ambiente attivo che modella (dà forma, da cui morfogenesi) l'esperienza spirituale.

Integrazione tra Funzione, Forma e Grazia: L'architettura organica cristiana di Sarno cerca l'unità tra la funzione (liturgica o abitativa), la forma (organica, ispirata alla natura e ai principi teologici) e la Grazia divina, considerandole interconnesse come riflesso della Trinità.

Sarno si ispira anche ad autori come D'Arcy Wentworth Thompson per la sua teoria della morfogenesi applicata all'architettura, integrando principi scientifici e biologici di crescita e forma con la sua visione teologica.



TOPOLOGIA MORFOGENETICA SPIRITUALE

L'architettura organica cristiana di Carlo Sarno, nel contesto di una "topologia morfogenetica spirituale", va oltre la semplice integrazione tra forma e funzione, o tra edificio e natura. Utilizza il concetto di topologia non in senso puramente matematico, ma come lo studio delle qualità essenziali e relazionali dello spazio che rimangono costanti nonostante le trasformazioni (plastiche, formali) e che fungono da catalizzatori per la crescita (morfogenesi) spirituale.

Topologia come Qualità Relazionale dello Spazio Sacro
La "topologia" si riferisce agli schemi e alle relazioni fondamentali che definiscono un luogo, indipendentemente dalla sua specifica configurazione metrica. Nell'approccio di Sarno, questo concetto si applica a:
Identità del Luogo (Genius Loci): L'architettura deve interpretare il genius loci non solo come caratteristica fisica, ma come identità  antropologica e spirituale del sito, rendendo lo spazio significativo.
Relazioni Fondamentali: La topologia studia le relazioni tra le parti (es. navata, altare, luce) e come queste, pur variando nella forma, mantengono una coerenza che favorisce la comunione e l'incontro con Dio. L'unità e l'armonia, riflesso della Trinità, sono qualità topologiche costanti e non negoziabili.

Morfogenesi come Processo di Trasformazione Spirituale
La "morfogenesi" è il processo di generazione della forma. In ambito spirituale, descrive come l'ambiente architettonico influisce sullo sviluppo interiore del credente:
Ambiente Attivo: L'architettura non è un contenitore passivo, ma un ambiente attivo che, attraverso le sue forme organiche e la gestione della luce e dei materiali, stimola la crescita spirituale dell'individuo e della comunità.
Forma e Materia per l'Essere Incarnato: La forma e la materia dell'edificio sono i due elementi costitutivi dell'esperienza umana del mondo; Sarno le considera essenziali per l'esperienza dell'Essere incarnato e l'incontro con la Grazia divina.

Sintesi della Teoria
In sintesi, la teoria della topologia morfogenetica spirituale descrive un'architettura che:
Definisce le relazioni spaziali essenziali (topologia) che restano invariate pur nelle diverse configurazioni formali, in quanto radicate in principi teologici cristiani.
Utilizza queste relazioni per innescare un processo di generazione e crescita della forma (morfogenesi), sia nell'edificio (che si integra naturalmente nell'ambiente) sia nell'utente (che matura spiritualmente).
Questa architettura, pertanto, mira a creare un ambiente ottimale, naturale, sociale e spirituale per l'uomo.



AMORE - TOPOS - PULSORE

La Triade della Morfogenesi Spirituale: "Amore-Topos-Pulsore" è un concetto cardine dell'architettura organica cristiana di Carlo Sarno, che riassume i tre elementi fondamentali e interconnessi che generano lo spazio architettonico in grado di favorire la crescita spirituale. Questa formula agisce come una sintesi tra principi teologici e prassi architettonica.
Ecco una descrizione dei tre elementi:

1. Amore (Agapē)
L'amore è il fondamento e la forza motrice dell'intera Triade. Sarno intende l'amore non in senso sentimentale, ma come agapē cristiana, un amore incondizionato e generativo.
Significato Architettonico: Ogni atto progettuale è un "atto d'amore" che riflette l'amore trinitario di Dio. L'architettura nasce dall'amore per Dio, per la comunità e per il luogo, e ha lo scopo di creare un ambiente che nutra l'amore reciproco e verso Dio. È la sorgente che dà significato e orientamento a tutto il processo.

2. Topos (Luogo)
Il topos è il contesto specifico in cui l'architettura si inserisce. Include le caratteristiche fisiche, culturali, storiche e spirituali del sito (genius loci).
Significato Architettonico: L'architettura organica richiede un profondo rispetto e un'attenta analisi del luogo. Il progetto non impone forme aliene, ma "cresce" dal luogo, integrandosi in armonia con l'ambiente naturale e costruito. Il topos è il grembo che accoglie e modella la forma, garantendo l'autenticità e l'identità del progetto.

3. Pulsore (Il Ritmo Vitale/Spirituale)
Il pulsore è il ritmo interiore o l'impulso vitale che anima il progetto e l'esperienza spirituale. È ciò che Sarno definisce come il ritmo della preghiera e della vita stessa, il centro propulsore dell'attività religiosa e umana.
Significato Architettonico: Rappresenta la dimensione dinamica e temporale. In architettura si traduce nell'uso sapiente della luce naturale che cambia durante il giorno e le stagioni, nei percorsi, nelle proporzioni che creano un senso di movimento e respiro. È l'elemento che trasforma lo spazio statico in un'esperienza vivente, favorendo la trasformazione e la crescita (morfogenesi) spirituale dell'individuo, il "ritmo della preghiera" e della vita.

La Triade in Sintesi
La Triade Amore-Topos-Pulsore agisce sinergicamente: l'Amore fornisce l'intenzione e l'energia, il Topos offre il contesto e i limiti, e il Pulsore imprime il ritmo e la vitalità necessari per la morfogenesi spirituale, creando un'architettura che è, nelle parole di Sarno, un "ambiente ottimale, naturale, sociale e spirituale per l'uomo".



TEORIA DEI PONTI

Il concetto di "teoria dei ponti" non è un termine architettonico standard utilizzato per descrivere l'architettura organica o la morfogenesi spirituale in generale: è un riferimento logico-metaforico per spiegare l'idea di connessione tra l'umano e il divino attraverso lo spazio costruito. 
La Triade Amore-Topos-Pulsore si intende come un "ponte" che collega la realtà fisica a quella spirituale. 

La Triade nell'Ottica della "Teoria dei Ponti" 
In questo linguaggio logico-metaforico, l'architettura agisce come un'infrastruttura, un ponte che permette il passaggio, la connessione e la trasformazione tra diverse dimensioni dell'esistenza: 
Ponte tra Umano e Divino: L'intera architettura è il ponte che collega l'esperienza terrena e materiale dell'uomo alla dimensione trascendente e spirituale di Dio.
Ponte tra Progetto e Realizzazione: è il processo che "costruisce il ponte" tra l'idea astratta (l'ispirazione divina/l'amore) e la sua realizzazione fisica nel topos e nel pulsore. 

La Triade Amore-Topos-Pulsore può essere vista come l'equivalente di un'equazione strutturale che garantisce la stabilità e la funzionalità non solo fisica, ma soprattutto spirituale, del "ponte":

Architettura = Ponte (Amore + Topos + Pulsore)

Elementi come "Pile" e "Campate" del Ponte Spirituale 
Ciascun elemento della formula funge da elemento strutturale del "ponte" logico-metaforico: 
Amore (La Fondazione): Rappresenta la fondazione profonda e invisibile del ponte. Senza questa base etica e teologica, l'edificio crollerebbe spiritualmente, incapace di sostenere il peso dell'esperienza umana e di connettersi al trascendente. È l'ancoraggio.
Topos (Le Spalle e il Contesto): Agisce come le spalle del ponte, i punti di appoggio saldi sulla realtà fisica del luogo. L'integrazione con l'ambiente è ciò che rende il ponte reale e organico, non una struttura astratta e avulsa dal contesto.
Pulsore (Il Flusso e l'Attraversamento): È la campata, l'elemento dinamico che permette il "flusso" (il transito, l'esperienza) attraverso il ponte. Rappresenta il movimento ritmico della vita e della preghiera che attraversa la struttura, rendendola viva e funzionale allo scopo di crescita spirituale (morfogenesi). 

In questa metafora, l'architettura organica cristiana non è solo un edificio, ma un'opera di ingegneria spirituale che progetta e costruisce attivamente le connessioni tra l'essere umano e il sacro.



FORMULA LOGICO-METAFORICA DI MORFOGENESI

Ipotizziamo ora una formula che mantiene lo stesso intento logico metaforico e simbolico, utilizzando un linguaggio che imita la notazione scientifica per esprimere concetti teologici e architettonici.
Agape= J𝐸(𝑃×𝑠𝐴)𝑑𝑚𝐿

Secondo la teoria di Carlo Sarno sull'architettura organica cristiana come topologia morfogenetica spirituale, questa formula può essere interpretata come segue:

Questa equazione sintetizza come l'Amore disinteressato (Agape) si manifesti e si realizzi concretamente nello spazio architettonico, fungendo da "ponte" tra l'intenzione spirituale e la realtà costruita:

Agape (Amore): Rappresenta il fine ultimo e l'essenza stessa dell'architettura sacra secondo Sarno. È la qualità spirituale che permea l'edificio, il risultato dell'integrazione di tutti gli elementi.

= (Equivalenza/Isomorfismo): Simboleggia l'idea che l'esperienza architettonica e l'Agape siano equivalenti o si rispecchino a vicenda: l'architettura è la manifestazione visibile e tangibile dell'amore divino e fraterno.

J
𝐸…𝑑𝑚𝐿 (Integrale su E rispetto a L):
J(L'Integrazione): Il processo di sintesi continua e dinamica. Suggerisce che l'architettura non è la somma statica di elementi, ma il risultato di un'integrazione viva e organica.
𝐸 (Ethos/Etica): L'integrazione avviene all'interno del contesto etico, morale e comunitario. Rappresenta l'insieme dei valori e delle tradizioni della comunità che abiterà lo spazio.
𝑑𝑚𝐿 (Misura del Luogo - Topos): Indica che l'integrazione è ponderata in base alle caratteristiche uniche del luogo ambientale e antropologico (topos). È l'elemento che garantisce l'organicità del progetto, il suo radicamento fisico e culturale.

(𝑃×𝑠𝐴) (Prodotto tra Pulsore e Spazio Architettonico):
𝑃 (Pulsore): L'elemento dinamico, il ritmo vitale, l'impulso spirituale, il "respiro" dell'edificio e della vita liturgica. È il tempo, il movimento, la luce che cambia.
𝑠𝐴 (Spazio Architettonico): Gli elementi fisici e formali dell'architettura (luce, materia, proporzioni, geometria organica), la forma tangibile.
× (Prodotto/Interazione): Contrariamente al "prodotto tensoriale" che implica una fusione più complessa, il simbolo di moltiplicazione suggerisce una relazione di causa-effetto o un'interazione diretta e sinergica tra il Pulsore (energia, ritmo) e lo Spazio (forma, materia). Il ritmo anima la forma, e la forma rende manifesto il ritmo.

La Formula nel Linguaggio della "Teoria dei Ponti"
Nel linguaggio logico-metaforico della "teoria dei ponti" di Sarno, questa formula descrive l'ingegneria di una struttura che collega la realtà materiale con la dimensione trascendente: L'Amore (Agape) è la destinazione e il punto di ancoraggio finale del ponte.
Il Topos (𝑑𝑚𝐿) è la fondazione solida su cui poggia il ponte, che ne garantisce l'autenticità.
L'interazione tra Pulsore (P) e Spazio (sA) costituisce la struttura dinamica del ponte, che permette il flusso (il transito, la morfogenesi spirituale) attraverso di esso.

La formula, quindi, è un modo sintetico per esprimere che l'architettura organica cristiana è un'entità viva e dinamica, un ponte che, radicandosi nell'etica e nel luogo, permette all'essere umano di fare un'esperienza trasformativa animata dal ritmo della vita e dalla luce.



APPROFONDIMENTO DELLA "MISURA DIFFERENZIALE" DEL LUOGO

In questa formula di morfogenesi spirituale proposta da Carlo Sarno, il termine dmL rappresenta la Misura del Luogo (o misura del Topos). Nell'architettura organica cristiana, esso non indica una semplice dimensione metrica (lunghezza o larghezza), ma la qualità identitaria e spirituale del sito in cui l'opera sorge.
Ecco i suoi significati principali:

1. Il Topos come Grembo Generativo
Il termine dmL è l'elemento differenziale dell'integrale: indica che l'intero processo di progettazione deve essere "pesato" e commisurato alle specificità del luogo. L'architettura non è un oggetto calato dall'alto, ma una forma che "nasce" dalle caratteristiche geologiche, storiche e spirituali del terreno (Genius Loci).

2. Ancoraggio alla Creazione In senso teologico, dmL rappresenta il rispetto per il Creato. Utilizzare materiali locali, seguire l'andamento del terreno e rispondere al clima specifico significa riconoscere nel luogo un'opera di Dio. Il progetto diventa così un'estensione della natura circostante, realizzando l'unione tra ambiente naturale e spazio sacro.

3. Inculturazione e Comunità Il luogo è inteso anche come contesto umano. La "misura" dmL include la storia e le tradizioni della comunità che abiterà lo spazio. Progettare secondo dmL significa garantire che l'edificio sia "organico" rispetto al tessuto sociale ed ecclesiale locale, favorendo l'appartenenza e la partecipazione.

4. Il Limite che dà Libertà Nella teoria di Sarno, dmL funge da "limite" fisico necessario affinché l'ispirazione universale dell'Agape (l'Amore) possa incarnarsi in una forma finita e concreta. Senza il radicamento nel luogo, l'architettura resterebbe un'astrazione priva di vita.

Il termine dmL assicura che l'architettura sia un ponte tra il cielo e una terra specifica; è il parametro che trasforma un progetto generico in un'opera unica, autentica e organica, capace di risuonare con l'anima del territorio e di chi lo vive.


Nella formula di Carlo Sarno, i simboli d, m, L hanno un significato specifico nell'ambito dell'interpretazione logico-metaforica architettonica: 

d (Differenziale / Derivazione) 
Significato Matematico: Il simbolo d  (differenziale) in un integrale indica una quantità infinitesimale e suggerisce un processo continuo di variazione o integrazione.
Significato Architettonico: Nella teoria di Sarno, rappresenta il processo dinamico e la derivazione. Suggerisce che l'architettura non è un oggetto statico e finito, ma il risultato di un processo continuo di derivazione dal luogo e dall'intenzione etica. Implica la trasformazione e la crescita (la morfogenesi stessa) che avviene nel tempo e nello spazio.

 m (Misura / Massa / Materia) 
Significato Matematico: Spesso in matematica, m  può riferirsi a "misura" (mL nelle formule precedenti) o a "massa" in fisica.
Significato Architettonico: Rappresenta la Misura e la Materia.
Misura: L'atto di valutare, ponderare e rispondere al contesto del luogo.
Materia: La fisicità e la consistenza dell'edificio (pietra, legno, cemento). Sottolinea l'importanza dell'autenticità materica nell'architettura organica. 

L (Luogo / Topos) Significato Matematico: In questo contesto, è l'indice o la variabile rispetto a cui viene calcolata la misura.
Significato Architettonico: Rappresenta il Luogo o Topos. È il contesto specifico, il genius loci, l'insieme delle caratteristiche fisiche, storiche e spirituali del sito che informano l'intero progetto. 

Sintesi di dmL : Insieme, dmL  (che si legge "misura differenziale del luogo") descrive il processo dinamico attraverso il quale la materia e la forma dell'edificio vengono modellate e misurate in risposta continua all'identità specifica del luogo, garantendo l'organicità e l'autenticità del progetto.



ESEMPIO: LA SAGRADA FAMILIA DI GAUDI






L'applicazione della formula di topologia morfogenetica spirituale di Carlo Sarno alla Sagrada Familia di Antoni Gaudí è particolarmente calzante, poiché l'opera di Gaudí è un esempio precursore di architettura che rispecchia questi principi organici e spirituali.
Ecco l'applicazione della formula:  Agape=
J𝐸(𝑃×𝑠𝐴)𝑑𝑚𝐿

1. Agape (Amore/Intenzione)
L'Agape è la forza trainante e l'ispirazione religiosa che ha guidato Gaudí per decenni. L'architettura è un atto di devozione totale. 
Applicazione: Gaudí dedicò la sua vita intera alla costruzione di questo tempio. La sua umiltà e il suo profondo amore per Dio si manifestano nella decisione simbolica di non superare in altezza la collina di Montjuïc (l'opera umana non deve superare quella di Dio). Questo intento etico e spirituale è la fondazione del progetto, l'Agape che informa ogni singola scelta architettonica.

2. Topos (𝑑𝑚𝐿) (Luogo/Contesto)
Il topos per Gaudí è duplice: il luogo fisico di Barcellona e la Natura stessa come opera di Dio. 
Applicazione: L'edificio non è calato sul sito, ma ne imita le forme e i processi di crescita, radicandosi nella realtà locale. Le colonne interne, modellate su alberi e rami, sono elementi strutturali che creano l'atmosfera di una foresta, un topos naturale ricreato all'interno che permette all'uomo di sentirsi più vicino al Creatore. L'uso della pietra locale e l'orientamento delle facciate sono guidati dalla "misura del luogo" naturale e urbano.

3. Pulsore (𝑃) e Spazio Architettonico (𝑠𝐴)
Il pulsore è il ritmo della vita, della crescita (morfogenesi) e della liturgia; lo spazio architettonico è generato da questo impulso vitale attraverso geometrie naturali. Pulsore (Luce e Tempo): L'uso magistrale della luce naturale è il "pulsore" che anima lo spazio. Le vetrate colorate e l'orientamento delle facciate (Natività a est per la luce dell'alba, Passione a ovest per la luce del trametro) scandiscono il ritmo del giorno e dell'anno liturgico.
Spazio Architettonico (Forma Organica): Le forme architettoniche non sono statiche. Le colonne si ramificano, le scale sono elicoidali e le volte si intrecciano come rami. Questa architettura "organica" cresce e si trasforma, come gli organismi viventi.
Interazione (𝑃×𝑠𝐴): Il ritmo della luce (Pulsore) anima e dà vita allo spazio architettonico (Forma), rendendo l'esperienza interna dinamica e mutevole, mai statica.

4. Integrazione (𝐸) (Ethos/Etica)
L'integrazione avviene nell'ethos della spiritualità cristiana e dell'arte. 
Risultato: La Sagrada Familia è un "ponte" tra l'artificio umano e la natura, tra la fede e la scienza (Gaudí ha utilizzato geometrie e scienza strutturale avanzate), e tra la materia e lo spirito. 
L'architettura funge da catalizzatore per la trasformazione interiore del visitatore, a prescindere dal suo credo, dimostrando come un'architettura radicata nell'amore e nella natura possa essere un potente catalizzatore di crescita e trasformazione spirituale (morfogenesi spirituale).



ESEMPIO: APPLICAZIONE DEI PRINCIPI DEL CONCILIO VATICANO II

L'applicazione dei principi del Concilio Vaticano II e in particolare della Costituzione Sacrosanctum Concilium all'architettura organica cristiana (AOC) si traduce nella progettazione di uno spazio sacro che enfatizza la partecipazione attiva dell'assemblea e il carattere comunitario della liturgia, superando la visione preconciliare dove i fedeli erano spesso spettatori passivi.
Ecco l'applicazione di questi principi in un progetto di Chiesa Conciliare:



Ipotesi di Progetto di Chiesa Conciliare : "Sancta Maria ad Populum"
Questo progetto di chiesa fonde la topologia morfogenetica spirituale di Sarno (AOC) con le direttive Conciliari:

1. Agape (Agape) e la Natura della Liturgia
Il Sacrosanctum Concilium definisce la liturgia come il "culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia". 
Applicazione AOC: L'Amore (Agape) è il motore che genera uno spazio che è esso stesso un atto liturgico. L'architettura deve essere un ambiente ottimale per la celebrazione del mistero salvifico.
Progettuale: L'intero edificio è concepito per facilitare l'incontro vitale con il Signore. Ogni elemento formale e materiale ( sA) è scelto per la sua capacità di elevare l'animo umano verso il trascendente, non per stupire, ma per condurre alla preghiera.

2. Topos (dmL) e l'Inculturazione
Il Concilio ha promosso l'adattamento della liturgia e dell'arte sacra alle tradizioni e ai costumi locali (inculturazione). 
Applicazione AOC: Il Topos non è solo il sito fisico, ma anche il contesto culturale e umano della comunità. L'architettura "cresce" dal luogo, rispettandone l'identità spirituale.
Progettuale: Utilizzo di materiali e tecniche costruttive locali (es. pietra, legno). La forma organica dell'edificio si integra nel paesaggio circostante, rendendo la chiesa immediatamente riconoscibile come "propria" della comunità, un luogo in cui il Vangelo si incarna nella realtà locale.

3. Pulsore (P) e la Partecipazione Attiva (Participatio Actuosa)
Il Sacrosanctum Concilium pone grande enfasi sulla "piena e attiva partecipazione di tutto il popolo santo di Dio" alla liturgia. 
Applicazione AOC: Il Pulsore è il ritmo della vita e della preghiera comunitaria.
Progettuale:
Configurazione dello Spazio: La chiesa è a pianta centrale o a emiciclo, superando la rigida distinzione tra presbiterio e assemblea tipica di alcune chiese preconciliari. I fedeli e il clero formano un'unica assemblea raccolta attorno all'altare.
Altare e Ambone: L'altare è al centro, rivolto verso il popolo, come richiesto dalla riforma liturgica. L'ambone ha pari dignità, enfatizzando l'importanza della Parola di Dio.
Battistero: È posizionato in modo evidente, magari vicino all'ingresso, per simboleggiare l'inizio del cammino cristiano e l'integrazione nella comunità.
Luce: La luce naturale viene usata per evidenziare i poli liturgici (altare, ambone, fonte), guidando lo sguardo e l'attenzione dell'assemblea e scandendo il ritmo del giorno e dell'anno liturgico.

4. Integrazione (
JE) e la "Nobile Semplicità"
Il Concilio richiede che l'arte sacra e l'architettura siano guidate da una "nobile semplicità" (nobile simplicitate). 
Applicazione AOC: L'integrazione dei vari elementi crea un linguaggio simbolico-rituale che mantiene la sua portata evocativa.
Progettuale: Le forme organiche e i materiali naturali promuovono questa semplicità. Si evita l'eccesso decorativo a favore di un'architettura che parla attraverso lo spazio, la luce e la materia, facilitando la mistagogia (l'introduzione al mistero) e la formazione liturgica dell'assemblea.

In sintesi, la chiesa "Sancta Maria ad Populum", incarna i principi dell'architettura organica cristiana e del Concilio, creando un "ponte" vivo tra la comunità, il luogo e Dio, attraverso un'architettura che è, per sua natura, organica, partecipativa e spirituale.



ESEMPIO: PROGETTO DI SPAZIO LITURGICO ECCLESIALE

L'applicazione dei principi e della teoria dell'architettura organica cristiana (AOC) a un progetto ideale di spazio liturgico ecclesiale si traduce in un edificio che è, allo stesso tempo, un organismo vivente, un catalizzatore di crescita spirituale e un'espressione tangibile dell'amore cristiano.



Il progetto ideale, che chiameremo "Chiesa dell'Unità e della Luce", è concepito secondo la "Formula di Morfogenesi Spirituale":
Agape=
J𝐸(𝑃×𝑠𝐴)𝑑𝑚𝐿

1. Agape (Amore) - L'Intenzione Fondamentale 
Principio di AOC (Sarno): L'architettura è un "atto d'amore" e deve derivare dalla vita per servire la vita.
Progetto Ideale: L'intera chiesa nasce dall'amore per la comunità locale. L'obiettivo non è creare un monumento all'architetto, ma un ambiente che favorisca la comunione fraterna e l'incontro con Dio. La pianta è studiata per eliminare le barriere visive e fisiche, favorendo la partecipazione attiva di tutti i fedeli, in linea con lo spirito del Vaticano II.

2. Topos (dmL) (Luogo) - L'Ancoraggio al Territorio 
Principio di AOC: Rispetto per il genius loci, l'integrazione organica con il contesto naturale e culturale.
Progetto Ideale: La "Chiesa dell'Unità e della Luce" è ubicata in un contesto periferico, a cavallo tra un'area urbana e un bosco.
L'edificio segue le curve di livello del terreno, minimizzando l'impatto ambientale.
I materiali (pietra locale per la base, legno lamellare per la struttura del tetto) sono scelti per la loro autenticità e per radicarsi nel topos urbano.
Un sagrato alberato funge da filtro tra la città frenetica e lo spazio sacro, creando un momento di transizione che rispetta la "misura del luogo".

3. Pulsore (P) e Spazio Architettonico (sA) - Il Ritmo Vitale e la Forma 
Principio di AOC: L'uso di forme organiche e la luce per creare un'esperienza dinamica e trasformativa (morfogenesi spirituale).
Progetto Ideale:
Pulsore (Luce): La luce naturale è il principio dinamico. L'orientamento della chiesa e le aperture sono calibrate. Una grande vetrata curva dietro l'altare si apre sul bosco, inquadrando la natura come un'opera di Dio. Lucernari e tagli di luce laterali creano un'atmosfera mutevole durante il giorno, simboleggiando la presenza viva e pulsante dello Spirito Santo.
Spazio Architettonico (Forma Organica): Le pareti non sono rettilinee, ma leggermente curve e inclinate, realizzate in intonaco bianco a base di calce. Questo crea un senso di accoglienza e abbraccio. La forma del tetto, ondulata e leggera, in contrapposizione alla base solida, esprime la tensione tra terra e cielo.
Interazione (P×sA): Il ritmo della luce si riflette e si diffonde sulle superfici curve, animando lo spazio e guidando il fedele in un percorso ascensionale e contemplativo verso l'altare.

4. Integrazione (E) (Ethos/Etica) - La Comunità 
Principio di AOC: Creare un ambiente ottimale per la crescita umana, sociale e spirituale dell'uomo.
Progetto Ideale: La chiesa "dell'Unità e della Luce" non è solo un luogo di culto, ma un centro parrocchiale integrato. Aule per la catechesi, spazi di aggregazione e un piccolo giardino comunitario si integrano nel complesso, creando un "ponte" tra l'attività liturgica e la vita quotidiana, realizzando l'ethos di una comunità viva e partecipativa.

In sintesi, il progetto ideale è un'architettura che non si limita a contenere la liturgia, ma che la genera e ne è generata, in un ciclo continuo di amore, luogo, ritmo e forma, secondo la visione profonda dell'architettura organica cristiana.











mercoledì 2 luglio 2025

«IO CREDO IN DIO, PADRE ONNIPOTENTE, CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA», Catechismo della Chiesa Cattolica

 CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA

PARTE PRIMA - LA PROFESSIONE DELLA FEDE

SEZIONE SECONDA - LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA

CAPITOLO PRIMO - IO CREDO IN DIO PADRE

ARTICOLO 1
«IO CREDO IN DIO, PADRE ONNIPOTENTE, 
CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA»


Paragrafo 4
CREATORE

279 « In principio Dio creò il cielo e la terra » (Gn 1,1). Con queste solenni parole incomincia la Sacra Scrittura. Il Simbolo della fede le riprende confessando Dio Padre onnipotente come « Creatore del cielo e della terra », 344 « di tutte le cose visibili e invisibili ». 345 Parleremo perciò innanzi tutto del Creatore, poi della sua creazione, infine della caduta a causa del peccato, da cui Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è venuto a risollevarci.

280 La creazione è il fondamento di « tutti i progetti salvifici di Dio », « l'inizio della storia della salvezza », 346 che culmina in Cristo. Inversamente, il mistero di Cristo è la luce decisiva sul mistero della creazione: rivela il fine in vista del quale, « in principio, Dio creò il cielo e la terra » (Gn 1,1): dalle origini, Dio pensava alla gloria della nuova creazione in Cristo. 347

281 Per questo le letture della Veglia pasquale, celebrazione della nuova creazione in Cristo, iniziano con il racconto della creazione; parimenti, nella liturgia bizantina, il racconto della creazione è sempre la prima lettura delle vigilie delle grandi feste del Signore. Secondo la testimonianza degli antichi, l'istruzione dei catecumeni per il Battesimo segue lo stesso itinerario. 348

I. La catechesi sulla creazione

282 La catechesi sulla creazione è di capitale importanza. Concerne i fondamenti stessi della vita umana e cristiana: infatti esplicita la risposta della fede cristiana agli interrogativi fondamentali che gli uomini di ogni tempo si sono posti: « Da dove veniamo? », « Dove andiamo? », « Qual è la nostra origine? », « Quale il nostro fine? », « Da dove viene e dove va tutto ciò che esiste? ». Le due questioni, quella dell'origine e quella del fine, sono inseparabili. Sono decisive per il senso e l'orientamento della nostra vita e del nostro agire.

283 La questione delle origini del mondo e dell'uomo è oggetto di numerose ricerche scientifiche, che hanno straordinariamente arricchito le nostre conoscenze sull'età e le dimensioni del cosmo, sul divenire delle forme viventi, sull'apparizione dell'uomo. Tali scoperte ci invitano ad una sempre maggiore ammirazione per la grandezza del Creatore, e a ringraziarlo per tutte le sue opere e per l'intelligenza e la sapienza di cui fa dono agli studiosi e ai ricercatori. Con Salomone costoro possono dire: « Egli mi ha concesso la conoscenza infallibile delle cose, per comprendere la struttura del mondo e la forza degli elementi [...]; perché mi ha istruito la Sapienza, artefice di tutte le cose » (Sap 7,17-21).

284 Il grande interesse di cui sono oggetto queste ricerche è fortemente stimolato da una questione di altro ordine, che oltrepassa il campo proprio delle scienze naturali. Non si tratta soltanto di sapere quando e come sia sorto materialmente il cosmo, né quando sia apparso l'uomo, quanto piuttosto di scoprire quale sia il senso di tale origine: se cioè sia governata dal caso, da un destino cieco, da una necessità anonima, oppure da un Essere trascendente, intelligente e buono, chiamato Dio. E se il mondo proviene dalla sapienza e dalla bontà di Dio, perché il male? Da dove viene? Chi ne è responsabile? C'è una liberazione da esso?

285 Fin dagli inizi, la fede cristiana è stata messa a confronto con risposte diverse dalla sua circa la questione delle origini. Infatti, nelle religioni e nelle culture antiche si trovano numerosi miti riguardanti le origini. Certi filosofi hanno affermato che tutto è Dio, che il mondo è Dio, o che il divenire del mondo è il divenire di Dio (panteismo); altri hanno detto che il mondo è una emanazione necessaria di Dio, scaturisce da questa sorgente e ad essa ritorna; altri ancora hanno sostenuto l'esistenza di due princìpi eterni, il Bene e il Male, la Luce e le Tenebre, in continuo conflitto (dualismo, manicheismo); secondo alcune di queste concezioni, il mondo (almeno il mondo materiale) sarebbe cattivo, prodotto di un decadimento, e quindi da respingere o oltrepassare (gnosi); altri ammettono che il mondo sia stato fatto da Dio, ma alla maniera di un orologiaio che, una volta fatto, l'avrebbe abbandonato a se stesso (deismo); altri infine non ammettono alcuna origine trascendente del mondo, ma vedono in esso il puro gioco di una materia che sarebbe sempre esistita (materialismo). Tutti questi tentativi di spiegazione stanno a testimoniare la persistenza e l'universalità del problema delle origini. Questa ricerca è propria dell'uomo.

286 Indubbiamente, l'intelligenza umana può già trovare una risposta al problema delle origini. Infatti, è possibile conoscere con certezza l'esistenza di Dio Creatore attraverso le sue opere, grazie alla luce della ragione umana, 349 anche se questa conoscenza spesso è offuscata e sfigurata dall'errore. Per questo la fede viene a confermare e a far luce alla ragione nella retta intelligenza di queste verità: « Per fede sappiamo che i mondi furono formati dalla Parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine ciò che si vede » (Eb 11,3).

287 La verità della creazione è tanto importante per l'intera vita umana che Dio, nella sua tenerezza, ha voluto rivelare al suo popolo tutto ciò che è necessario conoscere al riguardo. Al di là della conoscenza naturale che ogni uomo può avere del Creatore, 350 Dio ha progressivamente rivelato a Israele il mistero della creazione. Egli, che ha scelto i patriarchi, che ha fatto uscire Israele dall'Egitto, e che, eleggendo Israele, l'ha creato e formato, 351 si rivela come colui al quale appartengono tutti i popoli della terra e l'intera terra, come colui che, solo, « ha fatto cielo e terra » (Sal 115,15; 124,8; 134,3).

288 La rivelazione della creazione è, così, inseparabile dalla rivelazione e dalla realizzazione dell'Alleanza dell'unico Dio con il suo popolo. La creazione è rivelata come il primo passo verso tale Alleanza, come la prima e universale testimonianza dell'amore onnipotente di Dio. 352 E poi la verità della creazione si esprime con una forza crescente nel messaggio dei profeti, 353 nella preghiera dei Salmi 354 e della liturgia, nella riflessione della sapienza355 del popolo eletto.

289 Tra tutte le parole della Sacra Scrittura sulla creazione, occupano un posto singolarissimo i primi tre capitoli della Genesi. Dal punto di vista letterario questi testi possono avere fonti diverse. Gli autori ispirati li hanno collocati all'inizio della Scrittura in modo che esprimano, con il loro linguaggio solenne, le verità della creazione, della sua origine e del suo fine in Dio, del suo ordine e della sua bontà, della vocazione dell'uomo, infine del dramma del peccato e della speranza della salvezza. Lette alla luce di Cristo, nell'unità della Sacra Scrittura e della Tradizione vivente della Chiesa, queste parole restano la fonte principale per la catechesi dei misteri delle « origini »: creazione, caduta, promessa della salvezza.

II. La creazione - opera della Santissima Trinità

290 « In principio, Dio creò il cielo e la terra » (Gn 1,1). Queste prime parole della Scrittura contengono tre affermazioni: il Dio eterno ha dato un inizio a tutto ciò che esiste fuori di lui. Egli solo è Creatore (il verbo « creare » – in ebraico bara – ha sempre come soggetto Dio). La totalità di ciò che esiste (espressa nella formula « il cielo e la terra ») dipende da colui che le dà l'essere.

291 « In principio era il Verbo [...] e il Verbo era Dio. [...] Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto » (Gv 1,1-3). Il Nuovo Testamento rivela che Dio ha creato tutto per mezzo del Verbo eterno, il Figlio suo diletto. « Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra [...]. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono » (Col 1,16-17). La fede della Chiesa afferma pure l'azione creatrice dello Spirito Santo: egli è colui che « dà la vita », 356 lo « Spirito Creatore » (« Veni, Creator Spiritus »), la « sorgente di ogni bene ». 357

292 Lasciata intravvedere nell'Antico Testamento, 358 rivelata nella Nuova Alleanza, l'azione creatrice del Figlio e dello Spirito, inseparabilmente una con quella del Padre, è chiaramente affermata dalla regola di fede della Chiesa: « Non esiste che un solo Dio [...]: egli è il Padre, è Dio, il Creatore, l'Autore, l'Ordinatore. Egli ha fatto ogni cosa da se stesso, cioè con il suo Verbo e la sua Sapienza »; 359 « il Figlio e lo Spirito » sono come « le sue mani ». 360 La creazione è opera comune della Santissima Trinità.

III. «Il mondo è stato creato per la gloria di Dio»

293 È una verità fondamentale che la Scrittura e la Tradizione costantemente insegnano e celebrano: « Il mondo è stato creato per la gloria di Dio ». 361 Dio ha creato tutte le cose, spiega san Bonaventura, « non [...] propter gloriam augendam, sed propter gloriam manifestandam et propter gloriam suam communicandam – non per accrescere la propria gloria, ma per manifestarla e per comunicarla ». 362 Infatti Dio non ha altro motivo per creare se non il suo amore e la sua bontà: « Aperta enim manu clave amoris, creaturæ prodierunt – Aperta la mano dalla chiave dell'amore, le creature vennero alla luce ». 363 E il Concilio Vaticano I spiega:

« Nella sua bontà e con la sua onnipotente virtù, non per aumentare la sua beatitudine, né per acquistare perfezione, ma per manifestarla attraverso i beni che concede alle sue creature, questo solo vero Dio ha, con la più libera delle decisioni, dall'inizio dei tempi, creato insieme dal nulla l'una e l'altra creatura, la spirituale e la corporale ». 364

294 La gloria di Dio è che si realizzi la manifestazione e la comunicazione della sua bontà, in vista delle quali il mondo è stato creato. Ci ha predestinati « a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia » (Ef 1,5-6). « Infatti la gloria di Dio è l'uomo vivente e la vita dell'uomo è la visione di Dio: se già la rivelazione di Dio attraverso la creazione procurò la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, quanto più la manifestazione del Padre per mezzo del Verbo dà la vita a coloro che vedono Dio ». 365 Il fine ultimo della creazione è che Dio, « che di tutti è il Creatore, possa anche essere "tutto in tutti" (1 Cor 15,28), procurando ad un tempo la sua gloria e la nostra felicità ». 366

IV. Il mistero della creazione

Dio crea con sapienza e amore

295 Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza. 367 Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso. Noi crediamo che il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà: « Tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono » (Ap 4,11). « Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza » (Sal 104,24). « Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature » (Sal 145,9).

Dio crea «dal nulla»

296 Noi crediamo che Dio, per creare, non ha bisogno di nulla di preesistente né di alcun aiuto. 368 La creazione non è neppure una emanazione necessaria della sostanza divina. 369 Dio crea liberamente « dal nulla »: 370

« Che vi sarebbe di straordinario se Dio avesse tratto il mondo da una materia preesistente? Un artigiano umano, quando gli si dà un materiale, ne fa tutto ciò che vuole. Invece la potenza di Dio si manifesta precisamente in questo, che egli parte dal nulla per fare tutto ciò che vuole ». 371

297 La fede nella creazione « dal nulla » è attestata nella Scrittura come una verità piena di promessa e di speranza. Così la madre dei sette figli li incoraggia al martirio:

« Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore del mondo, che ha plasmato all'origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi. [...] Ti scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l'origine del genere umano » (2 Mac 7,22-23.28).

298 Dio, poiché può creare dal nulla, può anche, per opera dello Spirito Santo, donare ai peccatori la vita dell'anima, creando in essi un cuore puro, 372 e ai defunti, con la risurrezione, la vita del corpo, egli « che dà vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che ancora non esistono » (Rm 4,17). E, dal momento che, con la sua Parola, ha potuto far risplendere la luce dalle tenebre, 373 può anche donare la luce della fede a coloro che non lo conoscono. 374

Dio crea un mondo ordinato e buono

299 Per il fatto che Dio crea con sapienza, la creazione ha un ordine: « Tu hai disposto tutto con misura, calcolo e peso » (Sap 11,20). Creata nel Verbo eterno e per mezzo del Verbo eterno, « immagine del Dio invisibile » (Col 1,15), la creazione è destinata, indirizzata all'uomo, immagine di Dio, 375 chiamato a una relazione personale con Dio. La nostra intelligenza, poiché partecipa alla luce dell'Intelletto divino, può comprendere ciò che Dio ci dice attraverso la creazione, 376 certo non senza grande sforzo e in spirito di umiltà e di rispetto davanti al Creatore e alla sua opera. 377 Scaturita dalla bontà divina, la creazione partecipa di questa bontà (« E Dio vide che era cosa buona [...] cosa molto buona »: Gn 1,4.10.12.18.21.31). La creazione, infatti, è voluta da Dio come un dono fatto all'uomo, come un'eredità a lui destinata e affidata. La Chiesa, a più riprese, ha dovuto difendere la bontà della creazione, compresa quella del mondo materiale. 378

Dio trascende la creazione ed è ad essa presente

300 Dio è infinitamente più grande di tutte le sue opere: 379 « Sopra i cieli si innalza » la sua « magnificenza » (Sal 8,2), « la sua grandezza non si può misurare » (Sal 145,3). Ma poiché egli è il Creatore sovrano e libero, causa prima di tutto ciò che esiste, egli è presente nell'intimo più profondo delle sue creature: « In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo » (At 17,28). Secondo le parole di sant'Agostino, egli è « interior intimo meo et superior summo meo – più intimo della mia parte più intima, più alto della mia parte più alta ». 380

Dio conserva e regge la creazione

301 Dopo averla creata, Dio non abbandona a se stessa la sua creatura. Non le dona soltanto di essere e di esistere: la conserva in ogni istante nell'« essere », le dà la facoltà di agire e la conduce al suo termine. Riconoscere questa completa dipendenza in rapporto al Creatore è fonte di sapienza e di libertà, di gioia, di fiducia:

« Tu ami tutte le cose esistenti, e nulla disprezzi di quanto hai creato; se tu avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte sono tue, Signore, amante della vita » (Sap 11,24-26).

V. Dio realizza il suo disegno: la provvidenza divina

302 La creazione ha la sua propria bontà e perfezione, ma non è uscita dalle mani del Creatore interamente compiuta. È creata « in stato di via » (« in statu viae ») verso una perfezione ultima alla quale Dio l'ha destinata, ma che ancora deve essere raggiunta. Chiamiamo divina provvidenza le disposizioni per mezzo delle quali Dio conduce la creazione verso questa perfezione.

« Dio conserva e governa con la sua provvidenza tutto ciò che ha creato, "essa si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa" (Sap 8,1). Infatti "tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi" (Eb 4,13), anche quello che sarà fatto dalla libera azione delle creature ». 381

303 La testimonianza della Scrittura è unanime: la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata; essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della storia. Con forza, i Libri Sacri affermano la sovranità assoluta di Dio sul corso degli avvenimenti: « Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole » (Sal 115,3); e di Cristo si dice: « Quando egli apre, nessuno chiude, e quando chiude, nessuno apre » (Ap 3,7); « Molte sono le idee nella mente dell'uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo » (Prv 19,21).

304 Spesso si nota che lo Spirito Santo, autore principale della Sacra Scrittura, attribuisce alcune azioni a Dio, senza far cenno a cause seconde. Non si tratta di « un modo di parlare » primitivo, ma di una maniera profonda di richiamare il primato di Dio e la sua signoria assoluta sulla storia e sul mondo 382 educando così alla fiducia in lui. La preghiera dei salmi è la grande scuola di questa fiducia. 383

305 Gesù chiede un abbandono filiale alla provvidenza del Padre celeste, il quale si prende cura dei più elementari bisogni dei suoi figli: « Non affannatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?" [...]. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta » (Mt 6,31-33). 384

La provvidenza e le cause seconde

306 Dio è il Padrone sovrano del suo disegno. Però, per realizzarlo, si serve anche della cooperazione delle creature. Questo non è un segno di debolezza, bensì della grandezza e della bontà di Dio onnipotente. Infatti Dio alle sue creature non dona soltanto l'esistenza, ma anche la dignità di agire esse stesse, di essere causa e principio le une delle altre, e di collaborare in tal modo al compimento del suo disegno.

307 Dio dà agli uomini anche il potere di partecipare liberamente alla sua provvidenza, affidando loro la responsabilità di « soggiogare » la terra e di dominarla. 385 In tal modo Dio fa dono agli uomini di essere cause intelligenti e libere per completare l'opera della creazione, perfezionandone l'armonia, per il loro bene e per il bene del loro prossimo. Cooperatori spesso inconsapevoli della volontà divina, gli uomini possono entrare deliberatamente nel piano divino con le loro azioni, le loro preghiere, ma anche con le loro sofferenze. 386 Allora diventano in pienezza « collaboratori di Dio » (1 Cor 3,9) 387 e del suo Regno. 388

308 Dio agisce in tutto l'agire delle sue creature: è una verità inseparabile dalla fede in Dio Creatore. Egli è la causa prima che opera nelle cause seconde e per mezzo di esse: « È Dio infatti che suscita » in noi « il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni » (Fil 2,13). 389 Lungi dallo sminuire la dignità della creatura, questa verità la accresce. Infatti la creatura, tratta dal nulla dalla potenza, dalla sapienza e dalla bontà di Dio, niente può se è separata dalla propria origine, perché « la creatura senza il Creatore svanisce »; 390 ancor meno può raggiungere il suo fine ultimo senza l'aiuto della grazia. 391

La provvidenza e lo scandalo del male

309 Se Dio Padre onnipotente, Creatore del mondo ordinato e buono, si prende cura di tutte le sue creature, perché esiste il male? A questo interrogativo tanto pressante quanto inevitabile, tanto doloroso quanto misterioso, nessuna risposta immediata potrà bastare. È l'insieme della fede cristiana che costituisce la risposta a tale questione: la bontà della creazione, il dramma del peccato, l'amore paziente di Dio che viene incontro all'uomo con le sue alleanze, con l'incarnazione redentrice del suo Figlio, con il dono dello Spirito, con la convocazione della Chiesa, con la forza dei sacramenti, con la vocazione ad una vita felice, alla quale le creature libere sono invitate a dare il loro consenso, ma alla quale, per un mistero terribile, possono anche sottrarsi. Non c'è un punto del messaggio cristiano che non sia, per un certo aspetto, una risposta al problema del male.

310 Ma perché Dio non ha creato un mondo a tal punto perfetto da non potervi essere alcun male? Nella sua infinita potenza, Dio potrebbe sempre creare qualcosa di migliore. 392 Tuttavia, nella sua sapienza e nella sua bontà infinite, Dio ha liberamente voluto creare un mondo « in stato di via » verso la sua perfezione ultima. Questo divenire, nel disegno di Dio, comporta, con la comparsa di certi esseri, la scomparsa di altri, con il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura anche le distruzioni. Quindi, insieme con il bene fisico esiste anche il male fisico, finché la creazione non avrà raggiunto la sua perfezione. 393

311 Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. È così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale. 394 Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene:

« Infatti Dio onnipotente [...], essendo supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene ». 395

312 Così, col tempo, si può scoprire che Dio, nella sua provvidenza onnipotente, può trarre un bene dalle conseguenze di un male, anche morale, causato dalle sue creature: « Non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio. [...] Se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene [...] per far vivere un popolo numeroso » (Gn 45,8; 50,20). 396 Dal più grande male morale che mai sia stato commesso, il rifiuto e l'uccisione del Figlio di Dio, causata dal peccato di tutti gli uomini, Dio, con la sovrabbondanza della sua grazia, 397 ha tratto i più grandi beni: la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione. Con ciò, però, il male non diventa un bene.

313 « Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio » (Rm 8,28). La testimonianza dei santi non cessa di confermare questa verità:

Così santa Caterina da Siena dice a « coloro che si scandalizzano » e si ribellano davanti a ciò che loro capita: « Tutto viene dall'amore, tutto è ordinato alla salvezza dell'uomo, Dio non fa niente se non a questo fine ». 398
E san Tommaso Moro, poco prima del martirio, consola la figlia: « Non accade nulla che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio ». 399
E Giuliana di Norwich: « Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene [...]. Tu stessa vedrai che ogni specie di cosa sarà per il bene ». 400

314 Noi crediamo fermamente che Dio è Signore del mondo e della storia. Ma le vie della sua provvidenza spesso ci rimangono sconosciute. Solo alla fine, quando avrà termine la nostra conoscenza imperfetta e vedremo Dio « a faccia a faccia » (1 Cor 13,12), conosceremo pienamente le vie lungo le quali, anche attraverso i drammi del male e del peccato, Dio avrà condotto la sua creazione fino al riposo di quel Sabato 401 definitivo, in vista del quale ha creato il cielo e la terra.



In sintesi

315 Nella creazione del mondo e dell'uomo, Dio ha posto la prima e universale testimonianza del suo amore onnipotente e della sua sapienza, il primo annunzio del suo « disegno di benevolenza », che ha il suo fine nella nuova creazione in Cristo.

316 Sebbene l'opera della creazione sia particolarmente attribuita al Padre, è ugualmente verità di fede che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile della creazione.

317 Dio solo ha creato l'universo liberamente, direttamente, senza alcun aiuto.

318 Nessuna creatura ha il potere infinito necessario per « creare » nel senso proprio del termine, cioè produrre e dare l'essere a ciò che non l'aveva affatto (chiamare all'esistenza « ex nihilo » – dal nulla). 402

319 Dio ha creato il mondo per manifestare e per comunicare la sua gloria. Che le sue creature abbiano parte alla sua verità, alla sua bontà, alla sua bellezza: ecco la gloria per la quale Dio le ha create.

320 Dio, che ha creato l'universo, lo conserva nell'esistenza per mezzo del Verbo, suo Figlio che « sostiene tutto con la potenza della sua parola » (Eb 1,3), e per mezzo dello Spirito Creatore che dà vita.

321 La divina Provvidenza consiste nelle disposizioni con le quali Dio, con sapienza e amore, conduce tutte le creature al loro fine ultimo.

322 Cristo ci esorta all'abbandono filiale alla provvidenza del nostro Padre celeste 403 e l'apostolo san Pietro gli fa eco: gettate « in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi » (1 Pt 5,7). 404

323 La provvidenza divina agisce anche attraverso l'azione delle creature. Agli esseri umani Dio dona di cooperare liberamente ai suoi disegni.

324 Che Dio permetta il male fisico e morale è un mistero che egli illumina nel suo Figlio, Gesù Cristo, morto e risorto per vincere il male. La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna.




Note:

(344) Simbolo apostolico: DS 30.
(345) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150.
(346) Congregazione per il Clero, Direttorio catechistico generale, 51: AAS 64 (1972) 128.
(347) Cf Rm 8,18-23.
(348) Cf Egeria, Itinerarium seu Peregrinatio ad loca sancta, 46, 2: SC 296, 308; PLS 1, 1089-1090; Sant'Agostino, De catechizandis rudibus, 3, 5: CCL 46, 124 (PL 40, 313).
(349) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, De Revelatione, canone 1: DS 3026.
(350) Cf At 17,24-29; Rm 1,19-20.
(351) Cf Is 43,1.
(352) Cf Gn 15,5; Ger 33,19-26.
(353) Cf Is 44,24.
(354) Cf Sal 104.
(355) Cf Prv 8,22-31.
(356) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS 150.
(357) Liturgia bizantina, 2o Stico dei Vespri della domenica di Pentecoste: Pentekostarion (Roma 1883) p. 408.
(358) Cf Sal 33,6; 104,30; Gn 1,2-3.
(359) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 2, 30, 9: SC 294, 318-320 (PG 7, 822).
(360) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 20, 1: SC 100, 626 (PG 7, 1032).
(361) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, De Deo rerum omnium Creatore, canone 5: DS 3025.
(362) San Bonaventura, In secundum librum Sententiarum, dist. 1, p. 2, a. 2, q. 1, concl.: Opera omnia, v. 2 (Ad Claras Aquas 1885) p. 44.
(363) San Tommaso d'Aquino, Commentum in secundum librum Sententiarum, Prologus: Opera omnia, v. 8 (Parigi 1873) p. 2.
(364) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 1: DS 3002.
(365) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses 4, 20, 7: SC 100, 648 (PG 7, 1037).
(366) Concilio Vaticano II, Decr. Ad gentes, 2: AAS 58 (1966) 948.
(367) Cf Sap 9,9.
(368) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 1: DS 3002.
(369) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, De Deo rerum omnium Creatore, canoni 1-4: DS 3023-3024.
(370) Concilio Lateranense IV, Cap. 2, De fide catholica: DS 800; Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, De Deo rerum omnium Creatore, canone 5: DS 3025.
(371) San Teofilo d'Antiochia, Ad Autolycum, 2, 4: SC 20, 102 (PG 6, 1052).
(372) Cf Sal 51,12.
(373) Cf Gn 1,3.
(374) Cf 2 Cor 4,6.
(375) Cf Gn 1,26.
(376) Cf Sal 19,2-5.
(377) Cf Gb 42,3.
(378) Cf San Leone Magno, Lettera Quam laudabiliter: DS 286; Concilio di Braga I, Anathematismi praesertim contra Priscillianistas, 5-13: DS 455-463; Concilio Lateranense IV, Cap. 2, De fide catholica: DS 800; Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis: DS 1333; Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 1: DS 3002.
(379) Cf Sir 43,30.
(380) Sant'Agostino, Confessiones, 3, 6, 11: CCL 27, 33 (PL 32, 688).
(381) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius, c. 1: DS 3003.
(382) Cf Is 10,5-15; 45,5-7; Dt 32,39; Sir 11,14.
(383) Cf Sal 22; 32; 35; 103; 138; e altri.
(384) Cf Mt 10,29-31.
(385) Cf Gn 1,26-28.
(386) Cf Col 1,24.
(387) Cf 1 Ts 3,2.
(388) Cf Col 4,11.
(389) Cf 1 Cor 12,6.
(390) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 36: AAS 58 (1966) 1054.
(391) Cf Mt 19,26; Gv 15,5; Fil 4,13.
(392) Cf San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I, q. 25, a. 6: Ed. Leon. 4, 298-299.
(393) Cf San Tommaso d'Aquino, Summa contra gentiles, 3, 71: Ed. Leon. 14, 209-211.
(394) Cf Sant'Agostino, De libero arbitrio, 1, 1, 1: CCL 29, 211 (PL 32, 1221-1223); San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, q. 79, a. 1: Ed. Leon. 7, 76-77.
(395) Sant'Agostino, Enchiridion de fide, spe et caritate, 3, 11: CCL 46, 53 (PL 40, 236).
(396) Cf Tb 2,12-18 volg.
(397) Cf Rm 5,20.
(398) Santa Caterina da Siena, Il dialogo della Divina provvidenza 138: ed. G. Cavallini (Roma 1995) p. 441.
(399) Margarita Roper, Epistula ad Aliciam Alington (agosto 1534): The Correspondence of Sir Thomas More, ed. E.F. Rogers (Princeton 1947) p. 531-532.
(400) Giuliana di Norwich, Revelatio, 13, 32: A Book of Showings to the Anchoress Julian of Norwich, ed. E. Colledge-J. Walsh, vol. 2 (Toronto 1978) p. 426 e 422.
(401) Cf Gn 2,2.
(402) Cf Sacra Congregazione degli Studi, Decretum (27 luglio 1914): DS 3624.
(403) Cf Mt 6,26-34.
(404) Cf Sal 55,23.


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Fonte: www.vatican.va/archive/catechism_it/p1s2c1p4_it.htm

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