giovedì 16 luglio 2020

La Simesi come teoria estetica del processo creativo sovrastorico, di Carlo Sarno



La Simesi come teoria estetica del processo creativo sovrastorico

di Carlo Sarno



Segreti pensieri (1996), di Carlo Maria Mariani 



INTRODUZIONE

La teoria dell'arte simulativa, così come elaborata da Carlo Sarno, non è un semplice stile pittorico, ma una vera e propria architettura filosofica che ridefinisce il rapporto tra l'essere dell'opera e lo scorrere del tempo.
Ecco i pilastri che la definiscono come processo sovrastorico:

1. La Simesi contro la Mimesi
Mentre la mimesi classica è l'imitazione della natura, la simesi è l'imitazione (o meglio, la simulazione) dei processi linguistici dell'arte stessa.
L'artista non guarda il mondo, ma guarda la "serie formale" (concetto kubleriano).
Simulare significa riappropriarsi dei codici genetici di un'epoca (es. il Rinascimento o il Manierismo) per produrre nuove varianti interne a quel sistema.

2. Il Tempo come "Sincronia Totale"
Nella visione sovrastorica, il tempo cronologico (la linea dei secoli) è considerato una convenzione debole.
Sovrastoricità: Significa che una forma, una volta apparsa nella storia, non "passa", ma resta in uno stato di disponibilità ontologica.
L'arte simulativa tratta la storia dell'arte come un presente continuo: un database di verità formali che possono essere riattivate in qualunque momento. Non è un "ritorno al passato", perché il passato, in quanto forma, non è mai morto.

3. L'Opera come "Evento Logico"
L'estetica simulativa sposta l'accento dall'originalità romantica (l'artista che crea dal nulla) alla precisione esecutiva:
L'opera è "vera" non perché esprime l'io dell'artista, ma perché è coerente con la logica interna della forma scelta.
Se un artista contemporaneo dipinge con la logica luministica del '600, quell'opera è "vera" sovrastoricamente: è una nuova "opera prima" che riapre una sequenza che si era silenziata (tempo vuoto).

4. Il superamento del Postmoderno
A differenza del postmoderno, che è frammentario, ironico e nostalgico, il processo sovrastorico è integrale e rigoroso:
Il Postmoderno cita il passato per dire che è finito.
La Simesi abita il passato per dimostrare che è eterno. È un processo di "trasloco" mentale e tecnico in un'altra dimensione temporale per sfidare l'entropia della modernità.

Sintesi Estetica
In questa teoria, l'estetica diventa una scienza della permanenza. L'artista è un "operatore del tempo" che, attraverso la pittura colta, dimostra che l'arte è un'entità che non progredisce verso una fine, ma abita simultaneamente tutte le sue possibilità formali.



LA TEORIA ESTETICA DELLA SIMESI

Approfondire la teoria simulativa di Carlo Sarno come teoria estetica significa spostare l'attenzione dall'oggetto (il quadro) al pensiero che lo genera. Se l'estetica tradizionale si occupa del "bello", l'estetica simulativa si occupa della "verità della durata".
Ecco i nuclei profondi di questa teoria estetica:

1. L'Estetica della "Permanenza" contro l'Estetica del "Nuovo"
L'estetica moderna (dalle Avanguardie in poi) si è fondata sul dogma della rottura: un'opera è valida solo se "nuova" o "originale".
La visione di Sarno: Ribalta questo concetto. Il "nuovo" è un'illusione cronologica. La vera estetica è quella che riconosce le costanti formali. Un'opera è esteticamente valida se riesce a essere "fuori dal tempo" (sovrastorica), ovvero se la sua bellezza non dipende dalla moda del momento, ma dalla precisione e sensibilità con cui abita una regola eterna.

2. Il Concetto di "Pelle della Pittura" (Simesi Visiva)
Per Sarno, l'estetica simulativa non è un'operazione concettuale fredda, ma una sfida carnale alla materia.
La Simesi come pelle: L'artista simulativo non "disegna" un soggetto, ma "simula" la stesura, la velatura e la luce di un'epoca specifica (es. la pelle marmorea del Neoclassicismo o la densità del Seicento).
L'estetica qui risiede nella perfezione dell'esecuzione e nella sensibilità, che deve essere così assoluta da annullare la distanza temporale. L'occhio dello spettatore non deve vedere una "citazione", ma la presenza fisica di una forma che sembra non essere mai invecchiata.

3. L'Artista come "Medium" Anacronistico
In questa estetica, la soggettività dell'artista incontra la libertà sovrastorica.
L'ascesi dell'artista: L'artista non vuole esprimere il proprio "io" interiore (che è transitorio e legato al tempo vuoto), ma vuole farsi veicolo di una memoria colta.
L'atto estetico è un atto di umiltà e disciplina: sottomettersi alle leggi di una sequenza formale preesistente (Kubler) per dimostrare che quella sequenza è ancora viva. L'artista è un "medium" che permette al passato di manifestarsi nel presente come tempo pieno.

4. Il "Bello" come Coerenza Logica
Nella teoria simulativa, il giudizio estetico non è soggettivo ("mi piace"), ma logico-formale:
Un'opera è "bella" se è coerente con il sistema di regole che sta simulando.
Se un'opera simula il Manierismo ma tradisce la sua logica spaziale, fallisce esteticamente. La bellezza è dunque la verità del processo: la capacità di far coincidere l'intenzione dell'autore con la legge della forma.

5. L'Estetica del "Rientro" (The Good Entrance)
Riprendendo il concetto di Kubler del "buon ingresso", Sarno trasforma l'estetica in una strategia di posizionamento:
L'atto estetico consiste nel trovare il punto esatto in cui una serie storica si è interrotta e rientrarvi.
Questa estetica sfida la "fine dell'arte" proponendo un'arte che non guarda avanti (al futuro) né indietro (alla nostalgia), ma abita il centro della storia, dove tutte le forme sono simultaneamente vere.

L'estetica della simulazione sovrastorica è una metafisica della forma: essa afferma che l'arte non è un evento della storia, ma un evento dell'essere che usa la storia come palcoscenico per manifestare le sue verità immutabili e la sua libertà sovrastorica.



LA TEORIA DELLA SIMESI E LA TEOLOGIA CRISTIANA

La teoria dell'arte simulativa di Carlo Sarno e la visione morfologica di Kubler presentano profonde analogie con la teologia cristiana, in particolare riguardo ai concetti di tempo, incarnazione e permanenza del Verbo.
Il rapporto si articola su tre livelli fondamentali:

1. Il Tempo come "Eterno Presente" (Nunc Stans)
In teologia, l'eternità non è una durata infinita, ma un "nora" (nunc stans) in cui tutto è presente simultaneamente davanti a Dio.
Relazione: La sovrastoricità di Sarno ricalca questa struttura. Come per la teologia il sacrificio di Cristo è un evento storico che però rimane "sempre presente" nella liturgia, così per Sarno la forma artistica è un evento che, una volta apparso, non muore ma resta disponibile in un eterno presente. Il museo o la tela diventano lo spazio liturgico dove il passato si fa "ora".

2. Simesi e Incarnazione
Il concetto di simesi (simulazione) ha un forte parallelo con il dogma dell'Incarnazione.
Il Verbo si fa carne: In teologia, la verità eterna prende corpo nel tempo senza perdere la sua natura divina.
La Forma si fa pittura: Nella teoria di Sarno, l'artista "incarna" una regola formale antica in un corpo pittorico moderno. La "verità" dell'opera non è data dalla novità, ma dalla fedeltà con cui una verità ideale (la sequenza di Kubler) si manifesta nuovamente nella materia (il quadro).

3. Contro la "Morte" (Escatologia)
La teologia cristiana è una sfida alla morte attraverso la Risurrezione; la teoria sovrastorica è una sfida alla "morte dell'arte" attraverso la riattivazione delle forme.
Risurrezione della Forma: Se per Hegel (e Danto) l'arte ha un destino lineare che finisce nel "sepolcro" della filosofia, per Sarno e Kubler le forme sono dotate di una sorta di corpo glorioso: possono scomparire (tempo vuoto) e riapparire (tempo pieno) senza corrompersi. La storia dell'arte non è un cimitero, ma una valle di ossa che l'artista, come un profeta, rianima attraverso la simesi.

4. L'Artista come "Sacerdote" della Tradizione
In entrambe le visioni, l'individuo scompare a favore della catena di trasmissione.
Traditio: Come il sacerdote non "inventa" la messa ma la celebra secondo un canone ricevuto, l'artista sovrastorico di Sarno non inventa lo stile, ma celebra la forma ricevuta dalla tradizione. L'originalità risiede nella perfezione dell'atto celebrativo, non nella rottura della regola.

Sintesi del rapporto
La teoria simulativa è una teologia laica della forma: essa sostituisce la fede nel "progresso" (tipica dell'ateismo modernista) con la fede nella permanenza. L'arte diventa lo strumento umano per sperimentare una dimensione divina: quella in cui il tempo non distrugge, ma conserva e rigenera.



LA TEORIA DELLA SIMESI CONTRO IL NICHILISMO DELL'ARTE

La teoria dell'arte simulativa di Carlo Sarno si oppone al nichilismo dell'arte contemporanea attraverso una rigorosa riaffermazione della forma e del valore sovrastorico dell'opera. Mentre gran parte dell'arte contemporanea è accusata di nichilismo perché priva di significati oggettivi o ridotta a puro concetto, la teoria di Sarno propone una via di resistenza basata sulla "permanenza".
Ecco come questa visione sfida il nichilismo estetico:

1. Dalla "Mancanza di Senso" alla "Verità della Forma"
Nichilismo contemporaneo: Spesso l'arte attuale parte dal presupposto che "tutto è insignificante", producendo opere che sono semplici provocazioni o simulacri svuotati.
Risposta di Sarno: Attraverso la simesi, l'artista recupera la "verità formale" di Kubler. L'opera non è un vuoto a perdere, ma un "evento sostanziale" che riattiva segnali storici carichi di senso. La bellezza e la precisione tecnica diventano atti di resistenza contro il nulla.

2. Il "Sempre Presente" contro il "Consumo Rapido"
Nichilismo come transitorietà: Il nichilismo estetico si manifesta nell'arte "usa e getta", legata esclusivamente al momento presente e destinata a invecchiare rapidamente.
La Sovrastoricità: Sarno propone un'arte che abita un presente continuo. Negando la morte delle forme, la teoria simulativa sottrae l'arte al flusso distruttivo del tempo. Se una forma è "vera" sovrastoricamente, essa possiede un'autorità che il nichilismo non può scalfire.

3. L'Artista come Costruttore di Valori (Nichilismo Attivo)
In senso nietzschiano, la teoria di Sarno può essere vista come un nichilismo attivo:
Invece di arrendersi al vuoto di senso della post-storia (nichilismo passivo), l'artista simulativo accetta la "fine delle grandi narrazioni" ma reagisce ricreando il senso attraverso il recupero dei codici della tradizione.
L'arte diventa il "movimento anti-nichilista per eccellenza" perché trasforma il nulla del presente in un nuovo spazio di creazione basato sulla memoria colta.

4. Il Recupero della Tecnica come Etica
Nichilismo tecnico: Molta arte contemporanea rifiuta la tecnica (il "saper fare") considerandola un fardello del passato.
Etica della Simesi: Per Sarno, la maestria tecnica è un atto morale. Simulare perfettamente una velatura del '500 o una luce caravaggesca significa rispettare la "scossa iniziale" di cui parlava Kubler, ridando dignità al fare artistico come forma di conoscenza superiore.

La teoria simulativa trasforma l'arte da sintomo del nichilismo a suo antidoto, offrendo una struttura dove la forma non è un limite, ma l'unico argine possibile contro la dissoluzione del significato.



ESTETICA SOVRASTORICA E LITURGIA CRISTIANA

Il rapporto tra la teoria estetica sovrastorica (Sarno/Kubler) e la liturgia cristiana è profondo e strutturale: entrambe si fondano sull'idea che un evento accaduto nel passato non sia "finito", ma possa essere reso presente e operante qui e ora attraverso un rito di ripetizione colta.
Ecco le analogie fondamentali:

1. L'Anamnesi: Ricordo che si fa Presenza
Nella liturgia, l' anamnesi non è un semplice ricordo psicologico di un fatto storico (l'Ultima Cena), ma un atto che rende quell'evento realmente presente.
Relazione: La simesi di Sarno funziona allo stesso modo. L'artista non "ricorda" lo stile del passato come un dato d'archivio, ma lo riattiva tecnicamente sulla tela. L'opera sovrastorica è una "presenza" reale di una forma antica che sfida la cronologia, proprio come la liturgia sfida il tempo lineare per abitare l'eterno.

2. Il Canone contro l'Arbitrio
La liturgia si basa sul Canone: una serie di gesti, parole e formule che il sacerdote non può inventare, ma deve trasmettere con fedeltà.
Relazione: Per Kubler e Sarno, l'estetica è sottomissione alla regola della forma. L'artista sovrastorico, come il celebrante, rinuncia alla propria "originalità" soggettiva per farsi servitore di una sequenza formale preesistente. La bellezza nasce dalla precisione e sensibilità con cui si abita il canone, non dalla sua rottura.

3. Il "Nunc Stans" (L'Oggi Eterno)
La liturgia cristiana recita spesso "Oggi Cristo è nato", anche se l'evento è accaduto duemila anni fa. È il concetto di tempo pieno liturgico.
Relazione: La teoria sovrastorica trasforma il museo e l'atelier in spazi di Nunc Stans. Se l'artista simula perfettamente una forma del '500, quella forma "accade" oggi. Non è un "falso", ma una nuova epifania di una verità morfologica che non conosce invecchiamento.

4. La Materia come Veicolo di Grazia
In teologia, gli elementi materiali (pane, vino, acqua) diventano veicoli di una realtà spirituale invisibile.
Relazione: Nell'estetica di Sarno, la tecnica pittorica (la materia del colore, la velatura) è il veicolo della verità sovrastorica. La maestria artigianale non è un fine, ma il mezzo sacramentale attraverso cui il "segnale" interrotto di Kubler riprende a trasmettere energia nel presente.

Sintesi della Relazione
L'arte sovrastorica è una liturgia laica della forma. Entrambe rifiutano l'idea che la verità sia soggetta alla moda o al progresso: la verità (divina o formale che sia) è una, ed è compito dell'uomo riattualizzarla costantemente per non cadere nel vuoto del nichilismo.



L'ARTISTA SOVRASTORICO COME SACERDOTE DELLA BELLEZZA

Questa trasformazione della figura dell'artista in "sacerdote della bellezza" rappresenta il culmine etico della teoria di Sarno e Kubler: l'artista non è più un inventore solipsista, ma un tramite tra l'eterno e il contingente.
Ecco i tratti distintivi di questa figura sacerdotale:

1. Il Ministero della Trasmissione (Traditio)
In teologia, il sacerdote non è l'origine del messaggio, ma il suo custode.
L'Artista come Relè: Riprendendo Kubler, l'artista accetta di essere un anello di una sequenza formale. Il suo compito non è "esprimere se stesso" (individualismo nichilista), ma permettere alla forma di continuare a esistere. Egli "celebra" la pittura attraverso un rito di precisione tecnica che onora i padri (i maestri del passato).

2. L'Ascesi della Tecnica
Il sacerdote si sottomette a una disciplina (il celibato, la preghiera, il rito) per servire il sacro.
Il Sacrificio dell'Io: L'artista sovrastorico compie un'ascesi rinunciando all'originalità selvaggia delle avanguardie. La sua "devozione" si manifesta nella maestria esecutiva: studiare le mescole, le imprimiture e le velature antiche è un atto di culto verso la verità morfologica. La fatica del fare diventa una forma di preghiera laica.

3. La Consacrazione della Materia
Come il sacerdote consacra il pane e il vino, l'artista simulativo "consacra" i pigmenti e la tela.
Transustanziazione Formale: Attraverso la simesi, la materia inerte (il colore) si trasforma in un'entità sovrastorica. Il quadro non è più solo un oggetto fisico, ma l'epifania di una bellezza che non appartiene a questo tempo. L'artista opera il miracolo di rendere presente l'assente.

4. L'Intercessione per la Comunità
Il sacerdote intercede tra Dio e il popolo; l'artista colto intercede tra la Memoria e lo spettatore moderno, spesso smarrito nel nichilismo contemporaneo.
Guarigione dal Tempo: Offrendo un'opera che sembra venire da un "altrove" senza tempo, l'artista dona al pubblico un'esperienza di stasi e contemplazione, sottraendolo frenesia del consumo. È un atto di cura spirituale che restituisce dignità al vedere.

Sintesi della figura
L'artista-sacerdote di Sarno è un custode del fuoco: non adora le ceneri (nostalgia), ma mantiene viva la fiamma di una sequenza formale che altrimenti si spegnerebbe nel "tempo vuoto". Egli è colui che garantisce che il dialogo tra l'uomo e la forma non si interrompa mai.



TEORIA DELL'ARTE SOVRASTORICA E ARTE DELLE ICONE

La relazione tra la teoria sovrastorica (Sarno/Kubler) e l'arte delle icone è quasi d'identità speculare: l'icona è, per eccellenza, l'oggetto che incarna la negazione del tempo lineare a favore di una verità immutabile.
Ecco i punti di contatto fondamentali:

L'Atemporalità del Canone: Nell'icona non esiste "progresso" o "stile personale". L'iconografo non deve inventare, ma riprodurre un prototipo eterno. Questo coincide perfettamente con la simesi di Sarno: l'artista non cerca l'originalità, ma la fedeltà a una forma che, essendo "vera", non può essere superata.

La "Copia" come Verità (Kubler): Per Kubler, la replica diffonde il segnale dell'opera prima. Nell'icona, la copia non è un falso, ma una nuova epifania dello stesso prototipo. La teoria sovrastorica eleva la replica a valore assoluto: se la forma è perfetta, ripeterla significa mantenere il mondo nel tempo pieno.

Prospettiva Inversa e Spazio Sovrastorico: L'icona usa una geometria (prospettiva inversa) che proietta l'osservatore fuori dal mondo fisico. Allo stesso modo, l'estetica di Sarno crea uno spazio "sospeso", dove la luce e il volume non appartengono alla cronologia quotidiana ma a una dimensione ontologica superiore.

L'Artista come Strumento: Come l'iconografo dipinge dopo il digiuno e la preghiera, scomparendo dietro l'opera (spesso anonima), l'artista "colto" pratica un'ascesi della tecnica. Entrambi si vedono come trasmettitori di un segnale (il Verbo o la Forma) che preesiste a loro.

L'Icona come "Finestra": In teologia, l'icona è una finestra sull'Assoluto. Nella teoria simulativa, il quadro è una finestra sulla storia delle cose: un punto di accesso dove la sequenza formale interrotta torna a manifestarsi con la stessa potenza dell'origine.

L'arte delle icone è l'applicazione sacra e millenaria di ciò che Sarno e Kubler teorizzano in ambito estetico: la convinzione che la Bellezza sia un'invariante che attraversa i secoli senza mutare sostanza.



LUCE INCREATA DELLE ICONE E LUCE METAFISICA DELLA PITTURA COLTA

Il parallelo tra la "luce increata" (la luce taborica della teologia orientale) e la luce della Pittura Colta (Carlo Maria Mariani) rappresenta il punto di contatto più alto tra mistica e teoria sovrastorica. In entrambe, la luce non serve a illuminare gli oggetti, ma a rivelarne l'essenza immutabile.
Ecco come si sviluppa questa relazione:

1. La Luce come "Sostanza" e non come "Accidente"
Nelle Icone: La luce non proviene da una fonte esterna (sole o candela), ma emana dall'interno delle figure o dal fondo oro. È una luce che non produce ombre portate perché appartiene a un mondo dove non esiste il tempo fisico.
Nella Pittura Colta: Artisti come Carlo Maria Mariani o Alberto Abate utilizzano una luce "congelata", zenitale o diffusa, che non appartiene a un'ora precisa del giorno. È una luce morfologica: serve a evidenziare la perfezione della forma (la "verità formale" di Kubler) sottraendola alla corruzione del divenire.

2. La Luce "Senza Ombra" (L'Atemporalità)
L'ombra è il segno del tempo che passa, del movimento e della finitudine.
Teoria Sovrastorica: Eliminando o stilizzando l'ombra, la pittura simulativa dichiara la fine della cronologia. Se non c'è ombra, non c'è "prima" né "dopo". L'opera abita il Nunc Stans (l'oggi eterno) della liturgia.
Effetto Visivo: Questo crea un senso di sospensione metafisica. L'immagine sembra esistere in un vuoto pneumatico dove il "segnale" di Kubler viaggia senza interferenze atmosferiche.

3. La Luce come "Conoscenza" (Gnoseologia)
In teologia, vedere la luce increata significa accedere alla conoscenza di Dio.
Nella Simesi: La luce limpida e assoluta della Pittura Colta è lo strumento della conoscenza colta. Essa permette di vedere l'opera non come un'impressione fugace, ma come un'entità logica. La luce "rivela" la struttura della serie formale, rendendo visibile la verità sovrastorica che Sarno teorizza.

4. Il Fondo Oro e il Vuoto Metafisico
Icone: L'oro è lo spazio della gloria divina, un "non-luogo" sovrastorico.
Pittura Colta: Spesso le figure sono collocate in spazi astratti, architetture ideali o cieli cristallini. Questo "vuoto" è il corrispondente estetico del silenzio liturgico: è lo spazio necessario affinché la forma pura risuoni senza il rumore del mondo contemporaneo (nichilismo).

La luce nella teoria di Sarno e Kubler ha una funzione sacramentale: trasforma la materia pittorica in una visione dell'eterno. Come l'icona è "scritta" con la luce per mostrare il divino, la pittura sovrastorica è "costruita" con la luce per mostrare la permanenza della Bellezza contro l'oblio della storia.



SINTESI DI CONCETTI E RELAZIONI DELLA MORFOLOGIA SOVRASTORICA

Ecco una sintesi organica dei concetti e delle relazioni che compongono questo sistema di pensiero, dove la morfologia scientifica incontra la teologia della forma:

1. Il Fondamento: La Forma come "Soluzione" (Kubler)
L'arte partecipa della storia delle cose. Ogni opera è una risposta a un problema formale. Queste risposte si aggregano in sequenze (catene di oggetti simili).
Relazione con la scienza: Come in D'Arcy Thompson, la forma è un diagramma di forze logiche e matematiche. Se la soluzione è perfetta, essa è una verità oggettiva che non invecchia.

2. Il Motore: Tempo Pieno e Tempo Vuoto (Kubler)
La storia non scorre in modo uniforme.
Tempo Pieno: È l'istante dell'invenzione (opera prima), quando un nuovo segnale viene emesso.
Tempo Vuoto: È la fase della replica, dove la forma si ripete stancamente.
Relazione: La storia dell'arte è una rete di segnali che possono restare silenti per secoli prima di essere captati di nuovo.

3. L'Azione: La Simesi Sovrastorica (Sarno)
Carlo Sarno trasforma la teoria di Kubler in una prassi estetica chiamata Simesi.
Oltre il Citazionismo: L'artista non copia il passato, ma lo simula e lo esprime. "Abita" una sequenza formale antica (es. il Manierismo) e la riattiva, producendo nuove opere come se fosse un contemporaneo di quell'epoca.
Sovrastoricità: È la convinzione che le forme siano invarianti. Una volta scoperta, una verità formale è disponibile per sempre in un eterno presente.

4. La Dimensione Spirituale: L'Artista come Sacerdote
Questa estetica ricalca la struttura della liturgia cristiana.
Anamnesi: Come la messa rende presente il sacrificio di Cristo, la pittura simulativa rende presente la bellezza antica.
Luce Increata: La luce di queste opere è metafisica e "congelata"; serve a rivelare l'essenza dell'oggetto, sottraendolo al degrado del tempo e del nichilismo contemporaneo.
Relazione: L'artista non è un inventore, ma un tramite (sacerdote) che custodisce e riattiva il Canone della bellezza.

5. La Sfida Finale: Contro la "Morte dell'Arte"
Questo sistema abbatte le teorie di Hegel e Danto.
L'arte non può finire perché le sue sequenze formali sono infinite. Se il tempo è una rete (Kubler) e non una linea, non esiste un traguardo finale, ma solo nuove possibilità di "rientro" nelle forme del passato.
Il Museo diventa così un database di vita potenziale, non un archivio di morti.

In definitiva, la relazione è questa: la Morfologia garantisce l'oggettività della Forma, la Simesi ne permette la riattivazione nel Tempo, e la Liturgia ne definisce la sacralità Sovrastorica contro il vuoto del presente.



CONCLUSIONI

La scienza della forma e la spiritualità dell'arte non sono distinte ma è possibile considerarle in una teoria unitaria.
Il sistema che abbiamo delineato trasforma la storia dell'arte da una linea che si esaurisce (Hegel/Danto) in un corpo vivo e simultaneo. 
Grazie a Kubler, abbiamo capito che le forme sono segnali; attraverso Sarno, abbiamo visto come la simesi permetta di riabitare quei segnali "sovrastoricamente", trasformando l'artista in un custode liturgico di verità immutabili contro il silenzio del nichilismo.
Questa prospettiva ci restituisce un'idea di Bellezza non come moda passeggera, ma come frequenza d'essere sempre accessibile a chi possiede la tecnica, la cultura e la sensibilità per incontrare l'essenza estetica sovrastorica.












mercoledì 1 luglio 2020

La sequenza formale e l'arte come processo sovrastorico, di Carlo Sarno



LA SEQUENZA FORMALE E L'ARTE COME PROCESSO SOVRASTORICO

di Carlo Sarno


Pittura Metafisica, di Carlo Maria Mariani



LA FORMA DEL TEMPO, DI GEORGE KUBLER

La forma del tempo (1962) di George Kubler (1912-1996) è una pietra miliare della storia dell'arte che propone di sostituire il concetto di "stile" con quello di storia delle cose.
Ecco i punti chiave del saggio:

Rifiuto del modello biologico: Kubler critica l'idea classica che l'arte segua un ciclo vitale (nascita, maturità, decadenza). Per lui, l'arte è un processo di risoluzione di problemi formali.
Oggetti come soluzioni: Ogni manufatto è una risposta a un problema specifico. Le opere si muovono in sequenze collegate, dove ogni oggetto eredita e modifica le intuizioni di quello precedente.
Classi e Mutazioni: Introduce i concetti di "opere prime" (le invenzioni originali, rare) e "repliche" (le variazioni ordinarie che diffondono l'invenzione).
Tempo multilineare: Il tempo non è una linea retta, ma un insieme di diverse velocità. Alcune forme mutano rapidamente, altre restano latenti per secoli prima di riemergere.
La posizione dello spettatore: L'importanza di un'opera dipende dal suo posto nella sequenza temporale; un'idea geniale arrivata troppo presto può essere ignorata perché mancano gli strumenti per comprenderla.

In sintesi, Kubler vede la storia dell'arte come una rete di segnali che attraversano il tempo, trasformando il fare artistico in una forma di conoscenza continua.



LA TEORIA ESTETICA DI KUBLER

La teoria estetica di Kubler è profondamente anti-estetica nel senso tradizionale del termine: egli non è interessato alla bellezza o al giudizio di gusto, ma alla logica formale dei manufatti.
Ecco i pilastri del suo pensiero:

L'oggetto come "evento": Per Kubler, un'opera d'arte non è un oggetto statico da ammirare, ma un istante in una trasmissione di energia. È una "soluzione" a un problema strutturale o visivo che si inserisce in una catena temporale.
Contro l'antropocentrismo: Kubler sposta l'attenzione dall'artista (il "genio") alla sequenza. L'artista è quasi un operatore che interviene in un determinato momento di una serie; la sua libertà è limitata da ciò che è già stato fatto e dalle possibilità logiche della serie in quel momento.
La "muta" delle forme: Le forme artistiche si evolvono come segnali radio. C'è un'emissione (l'invenzione), una trasmissione (le repliche) e una perdita di segnale (l'esaurimento della forma). Quando una serie non ha più nulla da dire, si interrompe finché un nuovo bisogno non la riattiva.
Il primato della durata: Un'opera è importante se genera durata, ovvero se apre la strada a nuove variazioni. L'estetica diventa quindi una branca della topologia: lo studio di come le forme si trasformano e occupano lo spazio nel tempo.
Iconografia vs Morfologia: Kubler invita a guardare meno al "cosa significa" (il simbolo) e più al "come è fatto" (la forma). Il significato cambia col tempo, ma la struttura formale possiede una propria legge di sviluppo autonoma.

In breve, la sua estetica è una scienza delle forme che studia come l'umanità "riempie" il tempo attraverso la creazione di oggetti.



TEMPO PIENO E TEMPO VUOTO

Il concetto di tempo pieno e tempo vuoto è fondamentale perché serve a Kubler per spiegare come la storia dell'arte non sia un flusso costante, ma un processo fatto di picchi e silenzi.
Ecco la distinzione:

Tempo Pieno (Tempo dell'Invenzione): È il tempo occupato dalle opere prime e dalle scoperte reali. Si verifica quando un artista o una cultura affrontano un problema formale nuovo, generando una "rottura" o una forte spinta creativa. In questo stato, il tempo è denso perché ogni azione produce un cambiamento significativo nella sequenza delle forme.
Tempo Vuoto (Tempo della Replica): È il tempo della ripetizione, della routine e della copia. In questa fase, non si risolvono nuovi problemi, ma si perfezionano o si stancano soluzioni già trovate. È un tempo "dilatato" in cui la forma si trascina senza innovazione, portando verso quello che Kubler chiama "l'esaurimento della serie".

La dinamica tra i due
Per Kubler, la storia non è una linea retta, ma un'alternanza di questi stati. Un'idea può restare in uno stato di tempo vuoto (latenza) per secoli, finché un nuovo inventore non la riattiva, trasformandola di nuovo in tempo pieno.

Questo significa che:
L'originalità è rara: La maggior parte della storia umana è fatta di tempo vuoto (repliche).
Il valore è relazionale: Un oggetto non è importante per quanto è "bello", ma per quanto tempo pieno riesce a generare (quante nuove soluzioni scatena).



ESEMPIO: COME UNA SERIE FORMALE PASSA DAL TEMPO PIENO AL TEMPO VUOTO

Per spiegare il passaggio dal tempo pieno al tempo vuoto, Kubler utilizza l'immagine della serie formale. Immagina una serie di oggetti (edifici, dipinti, strumenti) come una catena di soluzioni a un problema.
Ecco come si applica questo concetto a casi come il Gotico o il Barocco:

1. La fase del "Tempo Pieno" (Invenzione)
All'inizio di una serie, gli artisti affrontano una sfida strutturale o espressiva inedita.
Esempio Gotico: Il problema era come costruire chiese sempre più alte e luminose scaricando il peso delle volte. Le prime soluzioni (l'arco a sesto acuto, il contrafforte) rappresentano il "tempo pieno". Ogni nuovo edificio in questa fase è un'opera prima perché aggiunge una scoperta reale alla serie.
Caratteristica: Il tempo è denso; c'è un'alta concentrazione di "scosse" creative che cambiano la direzione della storia.

2. La fase del "Tempo Vuoto" (Replica ed Esaurimento)
Una volta che il problema è stato risolto con successo, la serie entra nella fase della replica.
Esempio Barocco/Rococò: Se consideriamo il Barocco come una serie di soluzioni sulla dinamica dello spazio e della luce, col tempo queste soluzioni diventano formule fisse. Nel Tardo Barocco o nel Rococò, l'energia inventiva diminuisce: si aggiungono decorazioni (come nel caso del passaggio al Neoclassicismo che ne rifiuta gli eccessi), ma non si risolvono più nuovi problemi strutturali.
Caratteristica: Il tempo diventa "vuoto" o "dilatato". Gli artisti diventano dei copisti o raffinatori di modelli esistenti. La serie si "stanca" perché le possibilità logiche di quella forma sono state tutte esplorate.

3. L'estinzione o la mutazione
Quando una serie formale arriva al tempo vuoto assoluto, accade una di queste due cose:
Fine della serie: La tradizione muore perché non ha più nulla da dire (come la produzione di punte di freccia in selce dopo l'invenzione dei metalli).
Nuovo ingresso: Un artista geniale compie un "buon ingresso" in una nuova traccia, trasformando il vuoto in un nuovo tempo pieno (ad esempio, il passaggio dal Gotico al Rinascimento che sposta il problema sulla prospettiva e le proporzioni classiche).

Per Kubler il Barocco o il Gotico non sono "stili" che nascono e muoiono come organismi viventi, ma sequenze di problemi che a un certo punto esauriscono la loro capacità di generare novità.



KUBLER E LA MORFOLOGIA DI D'ARCY THOMPSON

La relazione tra George Kubler e D’Arcy Wentworth Thompson (autore di Crescita e forma, 1917) è strettissima: entrambi condividono una visione morfologica della realtà, dove la forma non è un ornamento, ma il diagramma delle forze che l'hanno generata.
Ecco i punti di contatto principali:

La forma come diagramma di forze: Per Thompson, la forma di una conchiglia o di un osso è il risultato di forze fisiche e matematiche. Per Kubler, la forma di un oggetto artistico è il "diagramma" delle forze storiche e logiche (i problemi risolti) che hanno agito in quel momento.

Antideterminismo biologico: Sebbene Thompson sia un biologo, la sua opera sfida il darwinismo puro cercando leggi matematiche universali. Allo stesso modo, Kubler usa Thompson per combattere l'idea che l'arte cresca come un fiore; per entrambi, la forma muta secondo trasformazioni geometriche e topologiche.

Serie e variazioni: Thompson mostra come, deformando una griglia coordinata, la forma di un pesce possa trasformarsi in quella di un altro. Kubler applica questa logica alle serie formali: un'opera è una variazione matematica di quella precedente all'interno di una sequenza continua.

L'oggetto come "soluzione": In entrambi i casi, la forma è la risoluzione ottimale di un problema (fisico per Thompson, formale per Kubler). Una volta trovata la soluzione perfetta (la "forma limite"), la serie si ferma o si ripete in modo stazionario.

In sintesi, Kubler "importa" il rigore della biologia matematica di Thompson nella storia dell'arte per trasformarla in una scienza delle configurazioni, eliminando la componente spirituale o psicologica a favore di quella strutturale.



CARLO SARNO E L'ARTE COME PROCESSO SOVRASTORICO

Il collegamento tra la teoria di George Kubler e la Teoria dell'Arte Simulativa Sovrastorica di Carlo Sarno risiede nell'idea che le forme non muoiano mai, ma restino disponibili come segnali in attesa di essere riattivati.
Ecco i punti di contatto principali tra la visione di Kubler e l'approccio di Sarno:

L'Anacronismo come Metodo: Kubler sostiene che il tempo non è una linea retta, ma un insieme di "segnali" che viaggiano a velocità diverse. Sarno e i teorici della simulazione portano questa idea all'estremo: se il tempo è una rete di segnali, l'artista può "captare" una forma del passato (es. il Manierismo) e riattivarla oggi. L'arte non "progredisce", ma simula stati temporali diversi.

La Forma come Invariante (Sovrastoricità): Per Kubler, una "serie formale" può interrompersi e restare latente per secoli (tempo vuoto). La teoria di Sarno vede in questa latenza la prova che l'arte è sovrastorica: le soluzioni estetiche del passato non sono "morte", ma sono archetipi formali che l'artista contemporaneo può abitare nuovamente, come se il tempo fosse un database infinito di soluzioni.

Il Rifiuto dell'Avanguardia: Entrambi rifiutano il dogma del "nuovo a tutti i costi" tipico delle avanguardie novecentesche. Se per Kubler l'originalità è solo una rara "opera prima" in una sequenza, per la teoria simulativa l'atto creativo consiste nel manipolare le repliche e le memorie storiche, trasformando la citazione in una nuova realtà linguistica.

L'Artista come Sincronizzatore: Nella teoria di Sarno, l'artista è colui che agisce su più piani temporali contemporaneamente. Questo richiama l'idea di Kubler per cui l'importanza di un'opera dipende dal suo "buon ingresso" (good entrance) nella storia: l'artista simulativo cerca di forzare un nuovo "tempo pieno" riutilizzando forme che la storia considerava concluse.

Mentre Kubler descrive scientificamente come le forme viaggiano nel tempo, Sarno usa quella stessa logica per giustificare un'arte che abolisce la distanza cronologica, trattando la storia dell'arte come un repertorio di forme sempre presenti e "simulabili".



STORIA COME SEQUENZA E STORIA COME PROCESSO SOVRASTORICO

La relazione tra la teoria di George Kubler e la visione di Carlo Sarno si articola sulla sovrapposizione tra la storia come sequenza (Kubler) e la storia come processo (Sarno).
Mentre Kubler fornisce lo strumento analitico per capire come le forme viaggiano nel tempo, Sarno trasforma quella dinamica in una prassi operativa "sovrastorica".
Ecco i cardini della loro relazione temporale:

Il tempo "spazializzato": Per Kubler, il tempo non è una freccia, ma una configurazione di fibre (sequenze) che si intrecciano. Sarno radicalizza questa idea: se il tempo è una mappa e non una linea, l'artista può spostarsi su di essa sincronicamente. Non esiste un "prima" o un "dopo" assoluto, ma solo forme che sono più o meno vicine alla sensibilità del momento.

La riattivazione dei segnali: Kubler parla di "segnali trasmessi dal passato" che possono arrivare a noi con ritardo. Sarno vede nell'artista un ricevitore che capta questi segnali (ad esempio il Manierismo o il Barocco) e li "simula" nel presente. Non è un ritorno al passato (nostalgia), ma la riattivazione di una soluzione formale che era rimasta in uno stato di tempo vuoto.

Contro l'esaurimento della serie: Kubler spiega che una serie formale si interrompe quando le sue possibilità logiche finiscono. La teoria di Sarno sfida questo limite: l'arte simulativa sostiene che una serie considerata "chiusa" dalla storia può essere riaperta artificialmente. L'artista non crea una nuova forma dal nulla, ma innesta la propria azione su una sequenza interrotta, rendendola di nuovo "tempo pieno".

La Sovrastoricità come "Presente Continuo": In Sarno, la distinzione di Kubler tra opere prime e repliche sfuma. L'opera d'arte diventa un ipertesto dove ogni citazione è una realtà presente. Se per Kubler l'artista è prigioniero della sua posizione nella sequenza, per Sarno l'artista "sovrastorico" conquista la libertà di abitare qualsiasi punto della cronologia.

In sintesi, se Kubler descrive la "meccanica" del tempo delle cose, Sarno ne usa le leggi per giustificare un'estetica in cui il passato è una risorsa simultanea e mai definitivamente archiviata.



DIVERGENZA DELLA SIMULAZIONE SOVRASTORICA CON IL CITAZIONISMO POSTMODERNO

La distinzione tra la simulazione sovrastorica di Sarno e il citazionismo postmoderno risiede nell'intenzione e nel rapporto con la verità storica.
Mentre il citazionismo postmoderno (tipico della Transavanguardia o dell'architettura di fine '900) usa il passato come un archivio di frammenti da montare con ironia o nostalgia, la teoria di Sarno e la "Nuova Maniera" o "Pittura Colta" propongono un approccio più radicale e "kubleriano".

Le differenze chiave

Ironia vs Identificazione:
Il citazionismo è spesso ironico: l'artista prende un elemento del passato (una colonna, un volto rinascimentale) e lo inserisce in un contesto moderno per sottolineare la distanza storica.
La simulazione di Sarno mira a un'immedesimazione profonda. L'artista non "cita" il passato, ma tenta di abitare nuovamente quella specifica "serie formale" di cui parlava Kubler, comportandosi come se fosse un artista del '500 che risolve problemi di oggi.

Frammento vs Sistema:
Il citazionismo lavora per frammenti: preleva un'icona e la incolla sulla tela (collage mentale).
La simulazione cerca di recuperare l'intero sistema logico e tecnico di un'epoca. È un'operazione "sovrastorica" perché nega che quel linguaggio sia morto; lo considera un software ancora perfettamente funzionante.

Nostalgia vs Realtà Temporale:
Il citazionismo ammette la fine della storia e guarda indietro con malinconia.
Sarno applica la lezione di Kubler: se il tempo è una rete di segnali, il passato non è "indietro", ma è altrove nella rete. Simulare significa sintonizzarsi su quella frequenza per produrre nuove "opere prime" all'interno di una sequenza antica, trasformando il "tempo vuoto" della storia in un nuovo "tempo pieno" creativo.

Superficie vs Struttura:
Il citazionista gioca con la superficie dell'immagine (il look).
L'artista simulativo agisce sulla struttura morfologica: riprende le tecniche esecutive, la preparazione dei supporti e la logica compositiva per rendere la simulazione indistinguibile, a livello di processo, dall'originale storico.

In breve: se il citazionismo è un viaggio turistico nella storia, la simulazione di Sarno è un trasloco definitivo in un altro punto della sequenza temporale di Kubler.



SEQUENZA FORMALE E SIMESI

La relazione tra la sequenza formale di Kubler e la Simesi (o arte simulativa) di Carlo Sarno risiede nell'idea di riattivazione di un segnale interrotto.
Ecco come si collegano i due concetti:

La Simesi come "Rientro nella Sequenza": Per Kubler, una sequenza si ferma quando esaurisce le sue possibilità logiche (diventa "tempo vuoto"). La Simesi di Sarno non è una semplice copia, ma l'atto di riaprire una sequenza che la storia considerava chiusa. L'artista simulativo si inserisce in una catena formale del passato (es. il Manierismo) e ricomincia a produrre varianti come se la sequenza non si fosse mai interrotta.

Contro la "Morte" delle Forme: Kubler sostiene che le forme non muoiono, ma restano latenti. Sarno trasforma questa latenza in presenza assoluta. La Simesi nega la cronologia lineare: se una forma del '500 è ancora logicamente valida, l'artista può abitarla "sovrastoricamente". Non è un ritorno all'antico, ma la dimostrazione che quella sequenza è ancora capace di generare tempo pieno.

L'Opera come "Anello Mancante": Mentre il citazionismo postmoderno incolla frammenti di epoche diverse, la Simesi cerca di produrre un oggetto che sembri un nuovo anello della catena originale. L'obiettivo è creare un'opera che, pur essendo fatta oggi, rispetti la coerenza morfologica della sequenza di riferimento (coerenza di tecnica, luce, struttura).

Dalla Trasmissione alla Simulazione: In Kubler l'artista è un relè in una catena di trasmissione di segnali. In Sarno, l'artista diventa un simulatore di frequenza: non si limita a trasmettere il segnale ricevuto, ma ricostruisce l'intera "stazione trasmittente" (lo stile, il pensiero, il metodo) di un'altra epoca per parlare al presente.

La Simesi è una prassi sovrastorica operativa che comprende la teoria di Kubler: è la metodologia con cui l'artista dimostra che il tempo delle cose è un eterno presente in cui ogni sequenza formali può essere riattivata in qualsiasi momento.



VERITA' FORMALE E VERITA' SOVRASTORICA

La relazione tra la verità formale di Kubler e la verità sovrastorica di Sarno risiede nell'identificazione della "forma" come l'unico elemento oggettivo e permanente dell'arte, capace di sopravvivere al di là delle epoche e dei significati simbolici.
Ecco i punti di contatto fondamentali:

L'autonomia della forma: Per Kubler, la "verità" di un oggetto non sta nel suo messaggio (iconografia), ma nella sua posizione in una sequenza logica. Per Sarno, la verità è "sovrastorica" proprio perché la struttura formale (la simesi) è un linguaggio universale che non invecchia; una volta compresa la regola di una forma, essa è "vera" sia nel 1500 che oggi.

La forma come "segnale" vs "presenza": Kubler vede la forma come un segnale che attraversa il tempo (verità come trasmissione). Sarno trasforma quel segnale in una presenza costante: la verità sovrastorica è la capacità di una forma di essere riattivata nel presente senza perdere la sua coerenza originale.

Contro il "senso del tempo" biologico: Entrambi rifiutano l'idea che un'opera sia "vera" solo se rispecchia lo "spirito del proprio tempo" (Zeitgeist). Per Kubler, un'opera è vera se risolve un problema formale; per Sarno, è vera se riesce a simulare perfettamente quella risoluzione, dimostrando che il tempo cronologico è un'illusione rispetto alla permanenza dei modelli estetici.

Oggettività vs Soggettività: La verità formale di Kubler è scientifica e morfologica (vicina a D'Arcy Thompson). La verità di Sarno è estetica e operativa: l'artista esprime se stesso attraverso la disciplina della forma preesistente.

La verità formale di Kubler è la scoperta che le forme hanno leggi proprie; la verità sovrastorica di Sarno è la scelta di abitare quelle leggi estetiche per annullare la distanza tra passato e presente.



ONTOLOGIA DELL'ARTE

La relazione tra George Kubler e Carlo Sarno nell'ambito dell'ontologia dell'arte (ovvero la natura profonda dell'essere di un'opera) si fonda sul passaggio dall'oggetto come "documento storico" all'oggetto come "entità logica permanente".
Insieme, essi ridefiniscono cosa è un'opera d'arte secondo questi tre pilastri ontologici:

1. L'Essenza come "Segnale" e non come "Espressione"
Per entrambi, l'opera d'arte non è l'espressione dei sentimenti dell'artista (psicologismo) né del suo tempo (storicismo).
Kubler: L'opera è un relè in una trasmissione di segnali. La sua essenza è la sua posizione in una serie.
Sarno: L'opera è una frequenza riattivabile. L'artista "simula" per captare quella verità formale che il tempo cronologico ha solo temporaneamente oscurato.
Relazione: L'essere dell'arte è trasmissivo e strutturale, non sentimentale.

2. La Verità Morfologica contro il Divenire Storico
L'ontologia classica vede l'arte come un processo che nasce, muta e muore. Kubler e Sarno propongono un'ontologia della permanenza:
Kubler (Morfologia): Una soluzione formale (es. la sezione aurea o un incastro di volumi) è una verità matematica che esiste fuori dal tempo.
Sarno (Sovrastoricità): Se la forma è una verità logica, essa è sempre presente. L'opera "sovrastorica" non è una copia del passato, ma la manifestazione di un'essenza che non invecchia.
Relazione: L'opera d'arte "è" in quanto risolve un problema formale universale, rendendo irrilevante la data di creazione.

3. L'Identità dell'Opera come "Evento di Pensiero"
Entrambi spostano l'ontologia dell'arte dal fare istintivo al fare conoscitivo:
Kubler: Creare è risolvere un'equazione visiva. L'opera è la prova tangibile di un pensiero formale.
Sarno: La simesi è un atto intellettuale di altissima precisione. Simulare non significa fingere, ma "essere secondo la regola".
Relazione: L'opera d'arte non è un "oggetto bello", ma un "oggetto mentale" che occupa spazio e tempo secondo leggi proprie.

In sintesi
L'unione tra Kubler e Sarno genera un'ontologia dove l'arte è un sistema di possibilità logiche. Un'opera non "passa", ma entra in uno stato di latenza (tempo vuoto) finché un artista non la riporta all'esistenza (tempo pieno). L'arte non progredisce: semplicemente abita il tempo in modi diversi.



L'ONTOLOGIA DELL'ARTE DI KUBLER E SARNO IN RAPPORTO ALLA MORTE DELL'ARTE DI HEGEL

L'ontologia dell'arte definita da George Kubler e Carlo Sarno si pone in netto contrasto con la celebre tesi di Hegel sulla "morte dell'arte" (o fine dell'arte), proponendo una visione di arte perenne e autosufficiente.
Mentre per Hegel l'arte è destinata a essere superata dalla filosofia e dalla religione nel cammino dello Spirito verso l'Assoluto, Kubler e Sarno negano questo destino.

1. Storia Lineare vs Storia delle Cose
Hegel: L'arte ha un inizio, un culmine (l'arte greca) e un declino. Una volta che lo spirito umano diventa pienamente consapevole di sé, l'arte diventa "cosa del passato".
Kubler: Sostituisce la "storia dell'arte" con la "storia delle cose". Non esiste un culmine, ma una successione ininterrotta di sequenze formali. Finché l'uomo avrà bisogno di risolvere problemi formali, l'arte continuerà a esistere come sistema di segnali.

2. Superamento vs Permanenza
Hegel: L'arte muore perché il suo contenuto (l'Ideale) non può più essere espresso adeguatamente dalla materia sensibile.
Sarno (e Kubler): Sostengono che la forma non è un limite sensibile da superare, ma una verità sovrastorica. Per Sarno, la pittura simulativa dimostra che l'arte non può morire perché i suoi codici linguistici sono sempre disponibili; l'essere dell'arte non è legato a un'epoca, ma alla logica interna della forma.

3. Spirito del Tempo (Zeitgeist) vs Autonomia
Hegel: L'arte è "il proprio tempo appreso col pensiero". Se il tempo cambia, l'arte deve morire o cambiare radicalmente.
Kubler e Sarno: L'arte è autonoma. Un segnale emesso secoli fa può essere captato e riattivato oggi. La "verità" di un'opera non dipende dal rispecchiare lo spirito del tempo, ma dalla sua efficacia morfologica.

In sintesi
Per Hegel, l'arte è un gradino di una scala che lo spirito sale per poi abbandonare. Per Kubler e Sarno, l'arte è un database infinito di soluzioni formali: non c'è nulla da superare, perché ogni forma è una possibilità dell'essere che può tornare in "tempo pieno" in qualsiasi momento. L'arte non muore, semplicemente muta frequenza.



KUBLER, SARNO E LA CRITICA DI ARTHUR DANTO SULLA FINE DELL'ARTE

La relazione tra George Kubler, Carlo Sarno e la critica di Arthur Danto si sviluppa come un dialogo tra tre diverse concezioni del tempo e della sopravvivenza dell'arte. Mentre Danto dichiara la "fine" di una certa storia, Kubler e Sarno ne teorizzano la continuità attraverso la permanenza delle forme.

1. La "Fine dell'Arte" di Danto vs la "Sequenza" di Kubler
Arthur Danto: Sostiene che l'arte è "finita" negli anni '60 (con la Brillo Box di Warhol) perché ha esaurito il suo percorso di auto-definizione filosofica. Da quel momento, l'arte entra in un'era post-storica dove "tutto va bene" (everything goes), ma non esiste più un progresso narrativo.
George Kubler: Rifiuta l'idea di una "fine". Per lui, la storia dell'arte non è una narrazione filosofica, ma una successione di sequenze di oggetti. Finché esiste un problema formale da risolvere, la sequenza continua. Non c'è una "morte", ma solo fasi di tempo vuoto (latenza) in attesa di nuovi "buoni ingressi".
Contrasto: Per Danto la storia è compiuta; per Kubler la storia è una rete infinita di fibre che possono essere riattivate in qualsiasi momento.

2. La Risposta di Carlo Sarno: La Verità Sovrastorica
Carlo Sarno utilizza la struttura di Kubler per superare l'impasse post-storica di Danto attraverso la simesi:
Simulazione vs Post-storia: Se Danto vede il periodo attuale come un deserto di stili senza direzione, Sarno vede la possibilità di abitare la storia. L'artista sovrastorico non accetta la "fine" di Danto, ma usa le sequenze formali di Kubler per dimostrare che i linguaggi del passato sono software attivi.
Ontologia della Forma: Contro il primato del "significato" di Danto (l'arte come embodied meaning), Sarno e Kubler riaffermano la verità della forma. L'opera "è" in quanto struttura morfologica, e questa struttura non può morire perché appartiene a una logica sovrastorica.

3. Sintesi delle Posizioni Temporali

AutoreVisione del TempoStato dell'Arte Oggi
Arthur DantoLineare/TeologicoPost-storico: L'arte è libera ma ha perso la sua spinta evolutiva.
George KublerMultilineare/FibrosoIn trasformazione: Vecchie sequenze muoiono, nuove nascono; il passato è un segnale.
Carlo SarnoCircolare/SimultaneoSovrastorico: Tutte le epoche sono presenti; la simesi riattiva il passato come presente.

In conclusione, mentre Danto osserva le macerie della storia dell'arte, Kubler ne fornisce la mappa morfologica e Sarno gli strumenti per ricostruirla, negando che la "fine" sia un evento definitivo.



LA PITTURA COLTA COME SFIDA ALLA FINE DELL'ARTE DI DANTO

La Pittura Colta (teorizzata da Italo Mussa nel 1982) incarna visivamente la sfida alla "fine dell'arte" di Danto applicando concretamente la rigenerazione delle sequenze temporali di Kubler e Sarno.
Mentre Danto vede il periodo post-storico come un'epoca in cui l'arte ha perso la sua direzione narrativa, gli artisti della Pittura Colta dimostrano che la storia non è finita, ma è un repertorio di verità permanenti.

Come la Pittura Colta sfida la "fine dell'arte"
Rifiuto dell'entropia post-storica: Per Danto, dopo Warhol, l'arte è "libera" ma priva di necessità storica. Artisti come Carlo Maria Mariani, Alberto Abate e Roberto Barni rifiutano questa "deriva" e tornano a una disciplina formale rigorosa, dimostrando che i codici del passato (Neoclassicismo, Manierismo) possiedono ancora una forza ontologica superiore al caos contemporaneo.
La Simesi contro il Citazionismo: A differenza del postmodernismo ironico, questi artisti non "citano" il passato come un frammento morto. Praticano la simesi di Sarno: un'identificazione totale con il processo creativo dei maestri antichi. Questo trasforma l'opera in un nuovo "tempo pieno" (Kubler), negando che quelle forme siano "finite".
L'anacronismo come "buon ingresso": Utilizzando la teoria di Kubler, la Pittura Colta effettua un "buon ingresso" in sequenze formali interrotte. Carlo Maria Mariani, ad esempio, dipinge come un neoclassico del XVIII secolo, ma lo fa oggi: questa azione annulla la cronologia di Danto, provando che la bellezza ideale è una verità sovrastorica che non appartiene a un'unica epoca.

Esempi visivi della sfida

ArtistaStrategia VisivaRelazione con Kubler/Sarno
Carlo Maria MarianiPerfezione neoclassica e mitologica.Dimostra la permanenza di una serie formale che la storia considerava chiusa.
Alberto AbateSimbolismo e iconografia ermetica.Riattiva il segnale di sequenze simboliche antiche nel presente.
Roberto BarniFigure arcaiche in spazi metafisici.Rappresenta l'uomo come entità che attraversa le sequenze temporali di Kubler.

In sintesi, la Pittura Colta risponde a Danto dicendo che l'arte non può finire finché l'artista è in grado di simulare e riattivare le sequenze formali del passato, trasformando la storia dell'arte da una linea retta che si esaurisce in un archivio vivente e perennemente accessibile.



MUSEO COME LUOGO DI SEGNALI ATTIVI E RIGENERANTI

In questa visione teorica, il museo cessa di essere un "cimitero" di oggetti morti per diventare un serbatoio di segnali attivi e un laboratorio di rigenerazione temporale.

1. Il Museo come Centrale di Trasmissione (Kubler)
Per George Kubler, il museo non conserva reliquie, ma depositi di energia formale.
Segnali dal passato: Ogni oggetto nel museo emette un "segnale" che viaggia nel tempo. Il compito dell'osservatore (e dell'artista) è captare questi impulsi, che non sono confinati nel loro "allora", ma agiscono nel nostro "ora" come scosse iniziali per nuove sequenze.
L'oggetto come relè: L'opera esposta funge da punto di partenza per futuri impulsi; il museo è dunque il luogo dove le linee di comunicazione con il passato rimangono aperte, permettendo la propagazione della struttura attraverso i secoli.

2. Il Museo come Dimora della Sovrastoricità (Sarno)
Nella teoria di Carlo Sarno, il museo è il luogo della simultaneità.
Contro la cronologia: Il museo annulla la distanza temporale. Una volta che l'artista "simulativo" entra in una sala del '500, non sta guardando il passato, ma sta accedendo a una verità sovrastorica immediatamente disponibile per la sua pratica attuale.
Il database delle possibilità: Se per Hegel il museo era il segno della fine dell'arte, per Sarno è un database infinito di "software" formali. L'artista non va al museo per imparare la storia, ma per "rubare" segnali e riportarli in uno stato di tempo pieno, rendendo l'istituzione museale un motore di presente continuo.

3. Dal Museo-Archivio al Museo-Laboratorio
La sintesi tra i due autori trasforma la funzione stessa dell'istituzione:
Conservazione vs Riattivazione: Il museo non serve a ricordare che una serie è finita, ma a garantire che possa essere riaperta.
Sincronizzazione: L'opera d'arte nel museo attende il suo "buon ingresso" in una nuova epoca. Il museo è lo spazio in cui avviene questa sincronizzazione tra l'artista moderno e il segnale antico, trasformando la visita museale in un atto di conoscenza morfologica.

In definitiva, il museo è il luogo dove la "forma del tempo" si manifesta nella sua interezza, offrendo all'artista sovrastorico gli strumenti per negare la morte dell'arte e continuare la produzione di verità formali.



SINTESI DI CONCETTI E RELAZIONI SULL'ARTE E IL TEMPO

Ecco una sintesi strutturata dei concetti e delle relazioni che abbiamo esplorato, partendo dalla base scientifica di Kubler fino alla prassi estetica di Sarno.

1. Il Fondamento: George Kubler (La forma del tempo)
Storia delle cose: L'arte non è biologia (nascita/morte), ma una sequenza logica di manufatti che risolvono problemi formali.
Segnali e Serie: Le opere sono segnali che viaggiano nel tempo. Una serie formale nasce con un'invenzione (opera prima) e prosegue attraverso le repliche.
Tempo Pieno vs Vuoto: Il "tempo pieno" è l'istante dell'invenzione creativa; il "tempo vuoto" è la fase della ripetizione stanca e della copia.

2. L'Integrazione: D'Arcy Thompson e la Morfologia
Relazione: Kubler mutua da Thompson l'idea che la forma sia un diagramma di forze. L'opera non è un capriccio estetico, ma la soluzione matematica e strutturale a una necessità, rendendo la storia dell'arte una scienza delle configurazioni.

3. L'Evoluzione: Carlo Sarno e la Sovrastoricità
Simesi (Simulazione): Sarno trasforma la teoria di Kubler in azione. L'artista non "cita" il passato (postmodernismo), ma lo simula, riattivando una sequenza formale interrotta per produrre nuove opere come se il tempo non fosse passato.
Verità Sovrastorica: Se una forma risolve un problema universale, essa è vera per sempre. La "verità" dell'arte non dipende dallo spirito del tempo (Hegel), ma dalla coerenza della sua struttura morfologica.

4. La Sfida Ontologica: Contro Hegel e Danto
Negazione della "Fine dell'arte": Contro Hegel (l'arte muore nella filosofia) e Danto (l'arte finisce nell'autoconsapevolezza post-storica), Kubler e Sarno affermano che l'arte è infinita.
Il Museo come Database: Il museo non è un cimitero di stili morti, ma un serbatoio di segnali latenti. L'artista sovrastorico vi accede per trasformare il "tempo vuoto" della storia in un nuovo "tempo pieno" creativo.

Sintesi delle Relazioni
La forma (Kubler/Thompson) è l'elemento stabile che permette la simesi (Sarno), la quale a sua volta nega la morte dell'arte (Hegel/Danto) dimostrando che ogni sequenza del passato è un presente potenziale.



TABELLA COMPARATIVA

Ecco una tabella comparativa che sintetizza le interconnessioni tra la base scientifico-morfologica di Kubler, la prassi estetica di Sarno e le teorie filosofiche della "fine dell'arte".

Concetto ChiaveGeorge Kubler (La Forma del Tempo)Carlo Sarno (Teoria Simulativa)Contrasto con Hegel / Danto
Natura dell'ArteSequenza di oggetti che risolvono problemi formali.Simesi: riattivazione di codici formali del passato.Per Hegel/Danto l'arte è Spirito o Concetto che si esaurisce.
Il TempoMultilineare: fibre di sequenze con diverse velocità.Sovrastorico: un presente continuo dove tutto è disponibile.Per Hegel/Danto è Lineare: ha un inizio, un culmine e una fine.
L'OperaSegnale: un relè che trasmette un'intuizione formale.Presenza: una verità che non invecchia mai.Per Danto l'opera è un Documento post-storico privo di direzione.
Processo CreativoRisoluzione: trovare una nuova soluzione in una serie.Simulazione: abitare una serie interrotta per riaprirla.Per le Avanguardie è Rottura; per Danto è "tutto va bene".
Il MuseoTrasmettitore: serbatoio di segnali e scosse iniziali.Laboratorio: database di "software" formali attivi.Per Hegel è un Cimitero di forme morte e superate.
Verità dell'ArteMorfologica: legata alla struttura (D'Arcy Thompson).Ontologica: la forma è una verità permanente.La verità è Storica: legata allo "spirito del tempo" (Zeitgeist).
Esito FinaleL'arte non muore, cambiano solo le sequenze.L'arte è Perenne attraverso la riattivazione colta.Morte dell'arte: l'arte finisce nella filosofia.

Sintesi delle Relazioni
Kubler fornisce la mappa (le sequenze e i segnali).
D'Arcy Thompson fornisce la grammatica (la morfologia matematica).
Sarno fornisce il metodo (la simesi) per viaggiare in questa mappa.
La Pittura Colta è la prova visiva che la mappa è ancora percorribile, negando la "fine" teorizzata da Hegel e Danto.



CONCLUSIONI

La connessione tra il rigore morfologico delle sequenze formali di George Kubler e la visione sovrastorica dell'arte simulativa di Carlo Sarno offre una delle alternative più affascinanti e strutturate all'idea della "morte dell'arte".
La forma (Kubler/Thompson) è l'elemento stabile che permette la simesi (Sarno), la quale a sua volta nega la morte dell'arte (Hegel/Danto) dimostrando che ogni sequenza formale del passato è un presente potenziale dell'arte.











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